II.

Se Alberto Valmarana avesse avuto venti anni, egli uscendo dal palazzo

Dolgornki, imbrancatosi con gli amici, sarebbe andato probabilmente

a far colazione con loro, avrebbe bevuto alla salute della sua bella

e, senza nominarla, adoperato per guisa da fare a tutti intendere

facilmente chi fosse.

Alberto s’avvicinava ai trenta e voleva godere le estreme gioie della

gioventù, goderle col desiderio prima, colla memoria poi, e se ne

andava a casa solo mentre sonavano le nove della mattina, pensando

all’appuntamento che Clara gli aveva dato per le nove della sera; ci

pensava come se quello fosse stato il loro primo convegno segreto.... e

non era.

Io che so di raccontare una storia vera, m’impensierisco se imagino che

qualcheduno già dica fra sè:

— Oh Dio! questo Alberto! come si sente subito che è il personaggio di

un romanzo.

Lo so. Lei, uomo sodo, che piglia il mondo come viene, che s’è

avvezzato oramai a sorridere delle passioni umane, lei dirà che Alberto

non aveva tutti i suoi giorni.

Lei, signora mia, che strascicando faticosamente amori infiacchiti

perdè non pure il ricordo, ma il desiderio delle commozioni prime, lei

dirà che Alberto la fa ridere.

Pazienza! Alberto era così ed io non posso mutare l’indole sua per far

piacere a lor signori; se lo avessi educato io me lo sarei tirato su

un egoista, giovandomi dei consigli preziosi di lei, uomo sodo, e dei

suoi, anche più preziosi, signora mia; ma lasciato a sè stesso egli,

povero ragazzo, crebbe pieno d’ubbìe; aveva tra l’altre quella d’amare,

vivendo in mezzo a gente che a mala pena ha vigori sufficienti per fare

all’amore.

Quando Alberto entrò in casa, il cameriere gli si fece incontro.

— C’è il signor Mario.

— Dove?

— In salotto.

Alberto aprì la porta; sopra il canapè Mario Loveni, più che amico

fratello suo, dormiva saporitamente, ravvolto in un cappotto alla

maremmana.

Reno, un bel cane da caccia di razza spagnola, dormiva anch’esso vicino

al padrone.

Racconti(#75764) · 第 42 / 69 题