Il giorno dopo arrivarono alle Poggiola due lettere, che Giacomo depose
al solito sulla scrivania del padrone assente. Erano queste:
_Ill.mo signor Conte,_
In obbedienza ai suoi riveriti ordini significatimi con pregiatissima
lettera del dì 15 stante, intorno alla prolungata assenza del signor
Luigi, già segretario ed ora facente funzione di cassiere, assenza
tanto dall’ufficio, quanto dalla sua casa di abitazione, via de’
Pucci, n. 5, secondo piano, ove da sei giorni non si è più veduto; mi
faccio un dovere di notificarle che stamani con l’opera del fabbro,
in presenza del notaro e di due testimoni cogniti ed idonei, si è
aperto la cassa dello scrittoio, la cui chiave sta nelle mani del
signor Luigi summentovato; e numerati così i denari contanti, come i
titoli contenutivi (de’ quali tutti Le unisco qui analoga noticina) e
confrontate le somme con quelle da me segnate nei libri di riscontro,
si è trovato tutto essere in regola; salvo un’eccedenza di lire dugento
quindici, verificatasi nella cassa e proveniente dallo stipendio del
mese di marzo spettante al più volte ricordato signor Luigi, stipendio
da me già allibrato, ma da lui non peranche riscosso.
E in attesa de’ suoi pregiati comandi ho il bene di segnarmi con
profondo ossequio
Di Lei Ill.mo signor Conte,
_Dallo scrittoio, 21 aprile,_
Devot. e Obblig. Servo
TORELLO SAVI, computista.
Altra della stessa data:
_Ill.mo signor Conte,_
Aggiungendo ragguagli alla mia di stamani, mi faccio un dovere di
parteciparle senza frapporre indugio, che ieri sera, sulle sponde
dell’Arno presso il ponte di Signa, fu rinvenuto da alcuni pescatori il
cadavere del povero signor Luigi. I magistrati, accorsi prontamente sul
luogo, pare riconoscessero che l’infelice si era da sè volontariamente
gettato nel fiume. S’ignorano fin qui le cagioni che possono averlo
condotto a risoluzione così deplorevole.