Subito che il Conte se ne fu andato, Rina corse, quasi per istinto,
a chiudere la porta a chiave; poi si gettò sopra una poltrona, e coi
gomiti appoggiati ai ginocchi e la testa chiusa tra le palme, pensò.
Pensò subito, s’intende, a Federigo, ai giuramenti di lui, alle sue
lettere; le parve di potersi fidare e il fidarsi era in quel momento
così dolce per lei! Poi riandò, con quella minuzia di analisi che è
tutta propria delle donne, ogni frase pronunziata, ogni atto compiuto
in quella sera da suo marito; e, bisogna pur dirlo, conchiuse che ella
aveva fatto quanto le ordinavano l’affetto e la dignità. Perchè Rina
pensava con la propria testa e sebbene non le prendesse mai, e molto
meno in quella congiuntura, la voglia di filosofare, pure le vagava
per la testa indistinto il problema, che ha incuriosito e tormentato le
donne di tutte le generazioni.
“Perchè una legge darà me, donna inerme, debole, bisognosa di
assistenza e di affetto a un uomo che non mi ama e che non amo neppur
io? Perchè mi toglierà all’uomo di cui sono il desiderio solo e la
sola speranza? E chi mi fa colpevole, colui che adoro o colui che mi
disprezza?„
Si alzò come per divagarsi e passeggiò per la stanza. Adocchiò per caso
un ritratto di sua madre che stava appeso alla parete, vi si fermò
lungamente davanti cogli occhi inumiditi. — Povera mamma! — pensò, —
mi sorride! Chi sa se quel sorriso è un artifizio del pittore? Sarà
stata felice lei?.... Avevo due anni solamente quando morì e dicono che
facesse un gran piangere per lasciare me tanto piccina.
E si rivide bambina, ricca di vestiti e di trastulli, povera di baci.
— Se avessi un bambino io! Dio, come gli vorrei bene!
Oh! se le donne sapessero che negli amori colpevoli stanno chiusi
insieme il peccato e la penitenza! Se sapessero che la vera gioia della
loro vita è un bambino concepito senza paure, carezzato senza rimorsi;
memoria e speranza ad un tempo, raggio che illumina equamente le
floride rive della giovinezza e i freddi orizzonti della vecchiaia! E
l’hanno detto, ma invano: il vero tipo della donna contenta è Maria che
allatta Gesù.
— Come gli vorrei bene! — ripetè; ma le tornarono alla mente, come
uno scherno crudele, le ultime parole del marito; si sentì mancare la
forza, si buttò sul letto e pianse.
Quando si riscosse sonavano le cinque; due ore era stata
senz’accorgersene in quel torpore cocente.
Allora ritornò col pensiero più tranquillo ai casi di quella sera, al
— _domani_ — di suo marito e ci vide chiara, aperta una minaccia di
mandarla via.
Dove sarebbe andata? Che avrebbe fatto?
I chiacchiericci, le mormorazioni del mondo non le davano pensiero; e
poi, in quel momento, se anche avesse sentito il rossore della vergogna
salirle alle gote non avrebbe saputo far altro che nascondere il viso
sul petto di Federigo.
Si vestì alla meglio; ma cercando nell’armadio questa cosa e
quell’altra, le venne tra mani un libro di preghiere colle iniziali del
suo nome da ragazza. Era un premio che le avevano dato in convento; e
ripensò alla vita di allora, alle sue compagne; ne compianse alcune,
quelle principalmente che le erano parse fredde, egoiste; quando si
fu sul punto dell’invidiare — un difetto col quale le più fra le donne
nascono e di cui guariscono di rado — passò in rassegna le più ricche,
le più contente delle sue giovani amiche; le vide liete nella famiglia,
circondate di rispetto e di cure, ma non ne invidiò nessuna; nessuna
era, come lei, amata da Federigo.