XXIII.

_Nella casa del conte Luigi Porro. — Silvio Pellico e il

_Conciliatore_. — Carlo Porta in mezzo ai Carbonari. — Si accorse

egli del suo pericolo? — La lotta fra romantici e classicisti. —

Perchè Carlo Porta la combattesse. — Il suo verismo. — Giovanni

Berchet portabandiera dei romantici. — Il Manzoni difeso con

buon umore dal Porta. — Sua lettera da Parigi. — Un giudizio del

Manzoni riportato da Ruggero Bonghi. — Un giudice in tribunale

strapazza i romantici: risate del Porta. — Giornali in zuffa

letteraria. — Le solite soavi polemiche letterarie. — Vincenzo

Monti contro l'Acerbi. — Francesco Cherubini. — Abbattimenti del

Porta e sgridata del Grossi._

La bella casa del conte Luigi Porro in _Via dei tre monasteri_,

detta poi _Via di Pietà_, ricca di oggetti d'arte rarissimi, talchè

i forestieri di buon gusto si facevano premura di visitarla, non si

apriva soltanto ad ospiti stranieri celeberrimi di passaggio per Milano

come Lord Byron, il grande poeta della passione dolorosa e ardente

carbonaro; accoglieva anche altri carbonari e romantici d'azione, sì

lombardi che d'altre terre.

La polizia austriaca, onnipotente, e il governatore austriaco (che

talvolta doveva obbedirle) vigilavano attentissimi quel focolaio di

idee sovversive.

Il conte Porro teneva seco in casa, com'è notissimo, Silvio Pellico,

istitutore de' suoi figliuoli e compilatore indefesso d'un periodico

che, nella storia del giornalismo italiano, rifulge di splendore

imperituro: _Il Conciliatore_, fondato e mantenuto specialmente

coi denari del ricchissimo conte. La lotta del _Conciliatore_ e del

cenacolo che vi scriveva (Berchet, Pellico, Federico Confalonieri,

Porro....) non mirava soltanto a combattere i classicisti

convenzionali, freddi, verbosi; mirava a ben altro: a combattere

il Governo austriaco e a sostituirsi ad esso con tutto un programma

di governo liberale e innovatore; programma pubblicato, quale prima

sinfonia orchestrale, nel periodico animoso. L'ufficio austriaco di

censura fu allora raddoppiato di forze e di forbici. Tagliava, mutilava

implacabile gli articoli. Alla fine, il _Conciliatore_, che veramente

non poteva conciliare l'irriducibile, venne soppresso.

Ora, come possiamo figurarci il prudente Carlo Porta nel ribelle

cenacolo dei carbonari e dei romantici del _Conciliatore_?

Bisogna dire che egli non ebbe sentore di ciò che fremeva sotto la

lotta anti-classicista, alla quale prese sì fervida parte con la sua

irridente musa meneghina. Quel giorno in cui egli si fosse accorto

d'essere cascato fra quei nemici giurati dell'impero d'Austria, che lo

compensava puntuale ogni mese del suo lavoro d'impiegato, avrebbe certo

abbandonati quei contatti pericolosi.

Fortuna per lui che i romantici d'azione subodorarono facilmente

l'amico del quieto vivere, e non tentarono (ci sembra) d'avvolgerlo

nelle spire della loro cospirazione carbonara, che, scoperta, finì con

le atroci condanne e con gli orrori dello Spielberg.

Un bel giorno, a Carlo Porta e a Tommaso Grossi arriva questo biglietto:

«Luigi Porro celebra domani romanticamente la festa del suo santo

pranzando cogli estensori del _Conciliatore_. Sarebbe gratissimo ai

dottori Porta e Grossi, autori della bella poesia per le nozze Verri

e Borromeo, se volessero fargli il favore di venire a pranzo coi

romantici».

Il Porta, come sappiamo, non era dottore: il Grossi sì, laureato in

legge. Quella poesia nuziale era una canzonatura del vecchio dio

Apollo, del rancido convenzionalismo dei classicisti di mestiere;

pungeva gli anti-romantici rabbiosi, li derideva. Sestine, delle quali

quelle auspicate nozze servivano di comodo pretesto, sestine polemiche,

oggi foglie inaridite.

Lo s'immagina Carlo Porta là, nel vivo, ribelle cenacolo dei

carbonari-romantici, col calice in mano per brindare a uno de' suoi

capi più possenti?

Egli non fu carbonaro, sicuramente; abbracciò la causa dei romantici

per uno spirito di gusto innovatore, per un sentimento d'estetica.

Notiamo, peraltro, che egli fu, in realtà, con l'esempio, un verista,

come quasi tutt'i poeti vernacoli d'Italia; sovranamente verista.

Il Porta, il Grossi, il Manzoni combatterono il Classicismo a puro

scopo d'arte, e lo combatterono col ridicolo: il Porta con tutta

una corona di sonetti contro l'anti-romantico arrabbiato Francesco

Pezzi (direttore dell'ufficiale _Gazzetta di Milano_ e portavoce

ubbidientissimo del Governo), con le sestine _El Romanticismo_ e ben

altre satire frizzanti; il Grossi col poemetto milanese _La pioggia

d'oro_, dove gli eroi mitologici sono derisi; il Manzoni con _L'ira

d'Apollo_.

I classicisti si radunavano in casa delle corteggiatissime sorelle

Londonio; là dominava il maestoso Vincenzo Monti, turbato dalla nuova

scuola, contro la quale sciolse l'immaginoso eloquente sermone _Audace

scuola boreal_, in difesa dei classicisti, egli, che talvolta attingeva

ai romantici con la facilità del suo magnifico estro assimilatore.

Il Porta si rivolse a una di quelle sorelle per sostenere i diritti

del Romanticismo sopra il Classicismo. La poesia _El Romanticismo_ è

un discorso a _madamm Bibin_, ch'era l'ammirata Angelina Londonio,

avversa ai romantici. Quella poesia si può chiamarla il programma

dei romantici, in meneghino. Le scurrilità l'offendono; e dànno più

fastidio pensando che il poeta parla a una signora «bella, graziosa,

delicada». Aveva ragione di dire che la poesia doveva abbandonare, alla

fine, le finzioni mitologiche, e che

.... st'arte la stà tutta in la magìa

De mœuv, de messedà come se vœur[104]

Tutt i passion, che gh'emm sconduu[105] in del cœur;

ma aveva torto d'affermare

Carlo Porta e la sua Milano · 第 33 / 46 题