_Nella casa del conte Luigi Porro. — Silvio Pellico e il
_Conciliatore_. — Carlo Porta in mezzo ai Carbonari. — Si accorse
egli del suo pericolo? — La lotta fra romantici e classicisti. —
Perchè Carlo Porta la combattesse. — Il suo verismo. — Giovanni
Berchet portabandiera dei romantici. — Il Manzoni difeso con
buon umore dal Porta. — Sua lettera da Parigi. — Un giudizio del
Manzoni riportato da Ruggero Bonghi. — Un giudice in tribunale
strapazza i romantici: risate del Porta. — Giornali in zuffa
letteraria. — Le solite soavi polemiche letterarie. — Vincenzo
Monti contro l'Acerbi. — Francesco Cherubini. — Abbattimenti del
Porta e sgridata del Grossi._
La bella casa del conte Luigi Porro in _Via dei tre monasteri_,
detta poi _Via di Pietà_, ricca di oggetti d'arte rarissimi, talchè
i forestieri di buon gusto si facevano premura di visitarla, non si
apriva soltanto ad ospiti stranieri celeberrimi di passaggio per Milano
come Lord Byron, il grande poeta della passione dolorosa e ardente
carbonaro; accoglieva anche altri carbonari e romantici d'azione, sì
lombardi che d'altre terre.
La polizia austriaca, onnipotente, e il governatore austriaco (che
talvolta doveva obbedirle) vigilavano attentissimi quel focolaio di
idee sovversive.
Il conte Porro teneva seco in casa, com'è notissimo, Silvio Pellico,
istitutore de' suoi figliuoli e compilatore indefesso d'un periodico
che, nella storia del giornalismo italiano, rifulge di splendore
imperituro: _Il Conciliatore_, fondato e mantenuto specialmente
coi denari del ricchissimo conte. La lotta del _Conciliatore_ e del
cenacolo che vi scriveva (Berchet, Pellico, Federico Confalonieri,
Porro....) non mirava soltanto a combattere i classicisti
convenzionali, freddi, verbosi; mirava a ben altro: a combattere
il Governo austriaco e a sostituirsi ad esso con tutto un programma
di governo liberale e innovatore; programma pubblicato, quale prima
sinfonia orchestrale, nel periodico animoso. L'ufficio austriaco di
censura fu allora raddoppiato di forze e di forbici. Tagliava, mutilava
implacabile gli articoli. Alla fine, il _Conciliatore_, che veramente
non poteva conciliare l'irriducibile, venne soppresso.
Ora, come possiamo figurarci il prudente Carlo Porta nel ribelle
cenacolo dei carbonari e dei romantici del _Conciliatore_?
Bisogna dire che egli non ebbe sentore di ciò che fremeva sotto la
lotta anti-classicista, alla quale prese sì fervida parte con la sua
irridente musa meneghina. Quel giorno in cui egli si fosse accorto
d'essere cascato fra quei nemici giurati dell'impero d'Austria, che lo
compensava puntuale ogni mese del suo lavoro d'impiegato, avrebbe certo
abbandonati quei contatti pericolosi.
Fortuna per lui che i romantici d'azione subodorarono facilmente
l'amico del quieto vivere, e non tentarono (ci sembra) d'avvolgerlo
nelle spire della loro cospirazione carbonara, che, scoperta, finì con
le atroci condanne e con gli orrori dello Spielberg.
Un bel giorno, a Carlo Porta e a Tommaso Grossi arriva questo biglietto:
«Luigi Porro celebra domani romanticamente la festa del suo santo
pranzando cogli estensori del _Conciliatore_. Sarebbe gratissimo ai
dottori Porta e Grossi, autori della bella poesia per le nozze Verri
e Borromeo, se volessero fargli il favore di venire a pranzo coi
romantici».
Il Porta, come sappiamo, non era dottore: il Grossi sì, laureato in
legge. Quella poesia nuziale era una canzonatura del vecchio dio
Apollo, del rancido convenzionalismo dei classicisti di mestiere;
pungeva gli anti-romantici rabbiosi, li derideva. Sestine, delle quali
quelle auspicate nozze servivano di comodo pretesto, sestine polemiche,
oggi foglie inaridite.
Lo s'immagina Carlo Porta là, nel vivo, ribelle cenacolo dei
carbonari-romantici, col calice in mano per brindare a uno de' suoi
capi più possenti?
Egli non fu carbonaro, sicuramente; abbracciò la causa dei romantici
per uno spirito di gusto innovatore, per un sentimento d'estetica.
Notiamo, peraltro, che egli fu, in realtà, con l'esempio, un verista,
come quasi tutt'i poeti vernacoli d'Italia; sovranamente verista.
Il Porta, il Grossi, il Manzoni combatterono il Classicismo a puro
scopo d'arte, e lo combatterono col ridicolo: il Porta con tutta
una corona di sonetti contro l'anti-romantico arrabbiato Francesco
Pezzi (direttore dell'ufficiale _Gazzetta di Milano_ e portavoce
ubbidientissimo del Governo), con le sestine _El Romanticismo_ e ben
altre satire frizzanti; il Grossi col poemetto milanese _La pioggia
d'oro_, dove gli eroi mitologici sono derisi; il Manzoni con _L'ira
d'Apollo_.
I classicisti si radunavano in casa delle corteggiatissime sorelle
Londonio; là dominava il maestoso Vincenzo Monti, turbato dalla nuova
scuola, contro la quale sciolse l'immaginoso eloquente sermone _Audace
scuola boreal_, in difesa dei classicisti, egli, che talvolta attingeva
ai romantici con la facilità del suo magnifico estro assimilatore.
Il Porta si rivolse a una di quelle sorelle per sostenere i diritti
del Romanticismo sopra il Classicismo. La poesia _El Romanticismo_ è
un discorso a _madamm Bibin_, ch'era l'ammirata Angelina Londonio,
avversa ai romantici. Quella poesia si può chiamarla il programma
dei romantici, in meneghino. Le scurrilità l'offendono; e dànno più
fastidio pensando che il poeta parla a una signora «bella, graziosa,
delicada». Aveva ragione di dire che la poesia doveva abbandonare, alla
fine, le finzioni mitologiche, e che
.... st'arte la stà tutta in la magìa
De mœuv, de messedà come se vœur[104]
Tutt i passion, che gh'emm sconduu[105] in del cœur;
ma aveva torto d'affermare