Secondo intermezzo

Le campane della cattedrale suonano a festa. È la consacrazione. Sul

sacrosanto altare si ripete il grande prodigio di Betlemme. Il Verbo

incarnato vi discende sotto le specie di candido pane ed il sacerdote

alza, tra nubi d'incenso, la bianca Ostia e la mostra al popolo, il

quale l'adora riverente.

Mirabile degnazione del Verbo! A Betlemme cela i bagliori della sua

divinità sotto la natura umana assunta; sull'altare la divinità

gloriosa e la umanità trasfigurata, il corpo glorificato e l'anima

beata, sotto le sacrate specie.

Molti fedeli comprendono la poesia del grande istante, fissano

commossi la sacra particola e più d'uno piange.

Il suono delle campane è giunto anche nella sua stanza ed egli si

desta. La camera è buia.

--Maledette campane! è il primo pensiero che gli si affaccia, e poi

ricorda, colpito, stupito, ammirato; ed il ricordo gli desta un grande

spavento, un infinito disagio.

--Non è vero!--esclama.--Non è vero!

Allunga il braccio e chiude la corrente elettrica. La stanza viene

inondata da una luce intensa, bianchissima, che lo abbarbaglia per un

istante. Troppo rapido è il passaggio dalle tenebre a quella luce

infinita. Chiude gli occhi e poi li apre di nuovo, a poco, a poco.

Volge il capo e guarda l'orologio a pendolo, appeso alla parete.

--La mezza! Mi sono coricato alle ventitrè ed ho udito battere i tre

quarti. Neppure un'ora! E tanti, tanti anni di vita. Egli aveva

ragione. Vi sono altre misure. Ed allora?

Non tirò la conseguenza. Il ricordo delle immagini vedute nel sogno

non lo voleva abbandonare. Rivedeva.... E il ricordo gli creava grande

disagio; gli ripeteva con insistenza certe verità, alle quali

rifiutava fede, che non poteva, non voleva ammettere. Eppure.....

eppure.....

--No, no!--urlò adirato.--Maledette campane! Il loro suono!

Tese il braccio ed interruppe la corrente. Nella stanza si fece di

nuovo scuro; tutto ripiombò nelle tenebre.

Gli venne un pensiero. Allo stesso modo tu fai volontariamente tenebre

al tuo spirito.

No, no! Egli non voleva le tenebre, voleva la luce; l'aveva cercata

sempre; l'aveva trovata, e quella mattina... La bomba... la bomba!

Sogni pazzi di notte di Natale, causati dalle stupide osservazioni

dell'amico, dal suono delle campane, e dal microbo della superstizione

che ammorba tuttora l'Italia.

Dormire, e non sognare, oppure sognare rivoluzioni, bombe, tiranni

uccisi, aristocratici e borghesi sfracellati in un mare di sangue;

sognare vescovi scannati, papi col ventre squarciato; la rivoluzione,

la grande rivoluzione, operazione terribile ma necessaria, che sola

può salvare l'Italia.

Maledette campane! Si avvolge ben bene nelle coltri, cela la testa nel

lenzuolo e cerca sonno.

Morfeo fa scendere lentamente fiori di papavero sul suo capo.

Sbadiglia; le idee gli si confondono; dimentica il luogo dove si

trova; dimentica che è la notte di Natale.

Dorme...

I sogni dell'Anarchico · 第 35 / 49 题