Il monaco

Egli era in preda ad un'angoscia infinita. Le notizie, giunte qualche

minuto fa al suo orecchio, erano state così truci. Le aveva avute da

un uomo che fuggiva terrorizzato, schiacciato dal peso di una sciagura

infinita.

Quell'uomo era stramazzato al suolo, estenuato, avanti alla sua casa.

Egli lo aveva rialzato, si era preso cura di lui, gli aveva offerto

cibo ed una ciotola di latte. L'uomo aveva bevuto avidamente il latte;

aveva divorato il pane, la carne, e raccontato all'agricoltore la

propria sventura.

Egli era stato pure un agricoltore assiduo, laborioso. Aveva dissodato

il terreno, lo aveva concimato, seminato, lavorato; lo aveva bagnato

coi suoi sudori e costretto a dare quanto poteva: pane a sè, ai propri

figli.

Il suolo, grato per quelle cure, per quei lavori assidui, non si era

rifiutato di mantenere l'onesto lavoratore ed egli si era trovato bene

in quel bell'angolo d'Umbria.

Era stato così felice, colla moglie sana, robusta, lavoratrice essa

pure; un bel pezzo di donna, capace di guidare i bovi e di governare

l'aratro, e che gli aveva donato sette figli sani, forti, una vera

benedizione del cielo, i futuri lavoratori assidui del suolo. Egli

riposava, alle volte, seduto sul supremo gradino della bassa scala che

conduceva all'uscio della sua piccola casa; i bambini lo attorniavano,

e guardava felice i campi, che aveva lavorato, le sue mandrie, che

ritornavano dal pascolo, i suoi bovi aratori, e lo sguardo spaziava

lontano, fino all'estremo lembo del suo possesso, e più lontano

ancora, fino ad un bianco mucchio di casolari, dai quali usciva una

fabbrica maggiore, la chiesa, l'abitazione di Dio sulla terra.

Era così felice d'essere agricoltore, di possedere la sua terra; amava

tanto i suoi campi, la sua casa, la sua Umbria, la sua Italia, questa

terra, che gli aveva dato la vita e della quale egli si sentiva

figlio, rampollo e parte; fibra del corpo amoroso di lei, ed era grato

a Dio, che lo aveva voluto figlio d'Italia, agricoltore assiduo, che

gli aveva dato una patria, una famiglia, la sua fede.

Ed ora tutto era perduto. La moglie assassinata, i figli morti o

prigionieri, la sua casa incendiata, le sue mandrie rapite o scannate;

scannati i bovi, bruciate le messi, devastati i campi, ed egli povero,

fuggiasco, orbato della patria, della famiglia, dei suoi cari,

costretto a fuggire.

--Come?--lo aveva richiesto l'ospite.

Dal nord, dal di là delle Alpi, erano calate barbare schiere, le quali

rinnovavano tutti gli orrori delle antiche invasioni. Egli faceva,

tremante, alcuni nomi, che aveva udito con spavento dai genitori,

dagli avi: Genserico, i Vandali, Odoacre, Teodorico, che era piombato

tra le fiamme del vulcano Stromboli, Attila, flagel di Dio! Ma i

barbari novelli, superavano tutti in malizia atroce. Erano goti,

guidato da Totila, a devastare l'Italia.

--Maledetti!--dissero i due lavoratori del suolo,--Che venite a

cercare nelle nostre terre? Lasciateci in pace! Abbiamo diritto alla

patria, alla famiglia, al lavoro!

Un pugno di questi barbari aveva assalito la sua casa; egli si era

messo alla difesa, ma era stato atterrato. Lo avevano creduto morto ma

non lo era; e quando rinvenne vide la casa in fiamme; in fiamme le

biade e le messi biondeggianti, mature; vide il cadavere di sua

moglie; vide i morti pastori; uno, ferito, gli disse, che i suoi figli

erano stati, parte uccisi e parte fatti schiavi; vide il lontano

villaggio: ardeva; ardeva la casa del Signore. Una paura pazza lo

incolse; un infinito timore; e si allontanò a gran corsa, fuggendo,

spaventato, dal teatro di quelle sventure, dalla sua casa in fiamme,

dal cadavere della moglie che aveva sepolto in fretta e furia, per

salvare la vita e poi.... e poi.... Già. Voleva ricercare i propri

figli, senza avere però speranza di ritrovarli, di riscattarli.

--Resta presso di me, lo invitò l'ospite.

--No, no! Fuggi tu pure! Vieni con me! Prendi teco i tuoi cari.

Fuggiamo! Essi mi sono alle calcagna! Vieni; andiamo! La salvezza è

nella fuga! Vieni! Mettiamo in salvo la vita! Non sai quanto sono

brutti, orridi, crudeli! Vieni, andiamo!--insistè il fuggiasco, in

preda ad un orgasmo indicibile.

L'altro cercò di calmarlo ma non riuscì. L'impressione, lasciata da

quegli orribili eventi sull'animo del lavoratore assiduo dei campi era

stata troppo atroce. Non potè, non volle rimanere. Essa dava ali ai

suoi piedi; lo aveva reso irrequieto; non gli dava pace; novello

Asvero, l'impressione prodotta dalla casa in fiamme e dalla moglie

uccisa; il grande eccidio di quanto gli era più caro al mondo, lo

spronavano a correre, a fuggire; non gli dava pace; lo rendeva

errante, ramingo, senza patria.

E l'altro rimase solo, sulla soglia della sua casa, pensando.

I sogni dell'Anarchico · 第 25 / 49 题