Il prof. Carlo Pigli Governatore di Livorno.
La nomina del prof. Carlo Pigli a Governatore di Livorno suscitò molte
recriminazioni, e il Guerrazzi se n'ebbe amaramente a pentire e finí
col destituirlo. Il giornale fiorentino _Lo Stenterello_ (n. 34, 15
novembre 1848) ne fece questo ritratto, che è una vera fotografia.
«Il sig. Carlo Pigli, attual Governatore civile e militare di Livorno,
uno de' primi corifei della democrazia-pura, uno de' primi che abbia
in Italia dottoralmente enunciate le antisociali teorie de'
socialisti, potrebbe egli all'uopo provare che la sua condotta,
passata e presente, sia veramente conforme ai principii ch'egli mostra
di professare? Noi temiamo forte di no, e sospettiamo ch'egli non
altro sia che un novello Padre Zappata. E poiché non ignoriamo che
quando si produce un'accusa siam tenuti a darne le prove, noi non
mancheremo di darle. Il pubblico dunque ascolti, e il pubblico dopo
avere ascoltato pronunzi la sentenza. Il sig. dott. Carlo Pigli è
d'Arezzo ed aggirandosi _temporibus illis_ per la casa dell'autocrate
Vittorio Fossombroni, parimenti d'Arezzo, tanto si strisciò, tanto
scodinzolò, che il dottorino si vide nominato professore
all'Università di Pisa. Ma il fare il professore non era come il fare
il leccazampe; il parlar dalla cattedra universitaria non era come il
parlare nel Circolo di Via Maggio, o nella bettola di Via Calzaioli:
il perché il professor novellino fu in breve dispensato, ed invece del
terzo o del quarto, come si ebbero altri, egli ebbe l'intero; e cosí
pel favore del vecchio Ministro si beccò 700 scudi all'anno senza far
niente. Pareva pertanto che l'ex professore avesse dovuto serbare
eterna gratitudine al Fossombroni, a solo il quale egli doveva un sí
grasso benefizio, e a solo il quale doveva dire: _Deus nobis haec otia
fecit._ Eh sí, le zucche! Il dottorino ex-professore, continuando
sempre a frequentare il vecchio Ministro, gli tastava a quando a
quando il polso: ma un bel giorno, preso dalla bellezza di quel
principio, da lui oggi pubblicamente professato, che cioè deve
abolirsi l'aristocrazia della ricchezza, presentò all'aristocrata
Fossombroni un conticino di 1200 scudi per tastature di polso. E se
per tale intimazione l'aristocrata fu per sempre liberato dalla
presenza d'un democratico-puro, fu parimente alleggerito dell'incomodo
peso di cento libbre d'argento. Il principio della democrazia (non per
altro _pura_) essendo stato adottato in Toscana per la promulgazione
dello Statuto, il sig. Pigli fu nominato Deputato d'Arezzo. Si sarebbe
creduto che un uomo non sprovvisto d'un qualche patrimonio, un uomo
che si beccava 700 scudi all'anno senz'altra fatica che quella di
contarli, avrebbe prestato, siccome Deputato, l'opera sua
gratuitamente. Eh sí, le zucche! Egli cominciò dapprima a chiedere 100
scudi per le spese di viaggio. Vedete, la chiesta è discretissima per
il viaggio da Arezzo a Firenze! Quindi chiese per le sue fatiche
l'inezia di scudi 1400 all'anno. Ma poiché il pollo non voleva
lasciarsi pelare senza stridere, e poiché un tale stridere allarmava
il vicinato, il Deputato democratico d'Arezzo si contentò allora della
piccola responsione annua di scudi 900. Ora finalmente il sig. dott.
prof. Deputato democratico puro, sebbene, poveretto! abbia poca
salute, si sobbarca pel bene della pura democrazia al gravoso carico
di Governator di Livorno, cui è annesso lo stipendio annuo di scudi
4000! Certo la democrazia passata e presente del sig. dott. Pigli non
può esser piú pura; certo la sua abnegazione e il suo disinteresse non
posson esser maggiori; certo le sue azioni private e pubbliche non
posson meglio corrispondere ai suoi teorici principii di socialismo!
Evviva dunque il novello P. Zappata!».