ER TEMPO BBONO. (II. 415).

Una ggiornata come stammatina

Senti, è un gran pezzo che nnun z'è ppiù ddata.

Ah bbene mio! te senti arifiatata;

Te s'opre er core a nnu sta ppiù in cantina!

Tutta la vòrta der celo turchina;

L'aria odora che ppare imbarzimata:

Che ddilizzia! che bbella matinata!

Propio te disce: cammina, cammina.

N'avem'avute de ggiornate tetre,

Ma oggi se po' ddì una primavera.

Varda che ssole, va': spacca le pietre.

Ammalappena eh'ho ccacciato er viso

Da la finestra, ho ffatto stammatina:

Hàh! cche ttempo! è un cristallo: è un paradiso.

Sebbene molti saggi e forse troppi io abbia riferito per rendere

l'immagine vera dell'arte belliana, di cui un solo aspetto è

popolarmente noto, molti e molti altri dovrei citarne. Ma mi

accontenterò di un ultimo, che è quasi la sintesi di quell'arte, per

l'acutezza dell'osservazione psicologica, la vena tra umoristica e

sarcastica, la filosofica rassegnazione e la consueta sincerità ed

efficacia di forma. Si tratta dell'_Amore delle donne_; le colte e

gentili uditrici non se l'abbiano a male, pensando che il Belli era un

pessimista, e molto gli deve essere perdonato: (IV. 387).

L'amore d'una donna io te lo do

A uso de quadrini e ssantità;

Credilo sempre metà ppè mmetà:

Pijjelo, e ttira via come se po'.

Er bene che llei disce che tte vo',

E ttutte le scimmiate che tte fa,

Quarche vvorta ponn'esse verità,

E cquarche vvorta e un po' ppiù spesso, no.

Indòve l'occhio tuo nun po' vvedè

Ssi cce n'è un po' de meno o un po' de ppiù,

Quint'azzecca, Matteo, quanto sce n'è.

Co' le donne hai da fa ccome fai tu

Quanno bbevi favetta pe' ccaffè:

Striggni le labbra e bbon zuàr Monzù.

Per concludere, i sonetti del Belli costituiscono una enciclopedia

romanesca; pensieri, sentimenti, costumi, frasi; satira religiosa e

satira politica, satira di borghesi e satira di plebe: chiesa, governo,

arti, mestieri, pregiudizi: ignoranza e rozzezza popolare, pettegolezzi

di vicinato, dolcezze di famiglia e crudeltà di coltello, sentimento

della natura, psicologia pratica, moralità e sfrenata licenza; tutto

è osservato, raccolto, vivificato dall'arte. La storia e la cronaca

sono inquadrate nei loro episodi e nei loro aneddoti; la rivoluzione

e il colèra. Don Marino e il dragone ubbriaco, la morte del Pinelli e

del Mucchielli, i trionfi della Bettini, della Cerrito e della Grisi;

Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, è il Cardinal Tosti e il Cardinale

Lambruschini, la scandalosa causa Cesarini, il Canova, i pranèzi degli

Arcadi, la pubblica colletta pel terremoto, l'abusivo passaggio della

carrozza cardinalizia attraverso il cammino del Papa e gli sdegni

di Gaetanino Moroni, la Madonna dell'Arco de' Cenci, l'editto dei

doni vietati fra amanti, il Cardinal De Simone e la casa di piacere

scoperta, tutto è rammentato e rappresentato.

Cotesta vita palpitante, nella sua varietà, dal pianto al riso, risorge

innanzi alla fantasia con tal forza di carattere e classica semplicità

di forma da parere opera di natura, anzichè d'arte. E però il Belli,

che pur deve alla plebe romana la sua gloria, è passato ai futuri come

uno dei maggiori poeti nostri del secolo: la vita romana dal 1830

al 1848, già così lontana da noi e morta per sempre, vive e vivrà,

com'egli prediceva, nel monumento dell'arte, per opera sua.

La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte 1 Terza serie - Lettere, scienze e arti · 第 34 / 44 题