Una ggiornata come stammatina
Senti, è un gran pezzo che nnun z'è ppiù ddata.
Ah bbene mio! te senti arifiatata;
Te s'opre er core a nnu sta ppiù in cantina!
Tutta la vòrta der celo turchina;
L'aria odora che ppare imbarzimata:
Che ddilizzia! che bbella matinata!
Propio te disce: cammina, cammina.
N'avem'avute de ggiornate tetre,
Ma oggi se po' ddì una primavera.
Varda che ssole, va': spacca le pietre.
Ammalappena eh'ho ccacciato er viso
Da la finestra, ho ffatto stammatina:
Hàh! cche ttempo! è un cristallo: è un paradiso.
Sebbene molti saggi e forse troppi io abbia riferito per rendere
l'immagine vera dell'arte belliana, di cui un solo aspetto è
popolarmente noto, molti e molti altri dovrei citarne. Ma mi
accontenterò di un ultimo, che è quasi la sintesi di quell'arte, per
l'acutezza dell'osservazione psicologica, la vena tra umoristica e
sarcastica, la filosofica rassegnazione e la consueta sincerità ed
efficacia di forma. Si tratta dell'_Amore delle donne_; le colte e
gentili uditrici non se l'abbiano a male, pensando che il Belli era un
pessimista, e molto gli deve essere perdonato: (IV. 387).
L'amore d'una donna io te lo do
A uso de quadrini e ssantità;
Credilo sempre metà ppè mmetà:
Pijjelo, e ttira via come se po'.
Er bene che llei disce che tte vo',
E ttutte le scimmiate che tte fa,
Quarche vvorta ponn'esse verità,
E cquarche vvorta e un po' ppiù spesso, no.
Indòve l'occhio tuo nun po' vvedè
Ssi cce n'è un po' de meno o un po' de ppiù,
Quint'azzecca, Matteo, quanto sce n'è.
Co' le donne hai da fa ccome fai tu
Quanno bbevi favetta pe' ccaffè:
Striggni le labbra e bbon zuàr Monzù.
Per concludere, i sonetti del Belli costituiscono una enciclopedia
romanesca; pensieri, sentimenti, costumi, frasi; satira religiosa e
satira politica, satira di borghesi e satira di plebe: chiesa, governo,
arti, mestieri, pregiudizi: ignoranza e rozzezza popolare, pettegolezzi
di vicinato, dolcezze di famiglia e crudeltà di coltello, sentimento
della natura, psicologia pratica, moralità e sfrenata licenza; tutto
è osservato, raccolto, vivificato dall'arte. La storia e la cronaca
sono inquadrate nei loro episodi e nei loro aneddoti; la rivoluzione
e il colèra. Don Marino e il dragone ubbriaco, la morte del Pinelli e
del Mucchielli, i trionfi della Bettini, della Cerrito e della Grisi;
Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, è il Cardinal Tosti e il Cardinale
Lambruschini, la scandalosa causa Cesarini, il Canova, i pranèzi degli
Arcadi, la pubblica colletta pel terremoto, l'abusivo passaggio della
carrozza cardinalizia attraverso il cammino del Papa e gli sdegni
di Gaetanino Moroni, la Madonna dell'Arco de' Cenci, l'editto dei
doni vietati fra amanti, il Cardinal De Simone e la casa di piacere
scoperta, tutto è rammentato e rappresentato.
Cotesta vita palpitante, nella sua varietà, dal pianto al riso, risorge
innanzi alla fantasia con tal forza di carattere e classica semplicità
di forma da parere opera di natura, anzichè d'arte. E però il Belli,
che pur deve alla plebe romana la sua gloria, è passato ai futuri come
uno dei maggiori poeti nostri del secolo: la vita romana dal 1830
al 1848, già così lontana da noi e morta per sempre, vive e vivrà,
com'egli prediceva, nel monumento dell'arte, per opera sua.