IV.

Di quale satira e di quale scherno, e in quanto simile e in quanto no a

quelli dei predecessori, il Giusti lo ha raccontato in quell'aneddotino

tra carnevale e quaresima, che intitolò _I brindisi_. Dove egli,

raccolti in brigata i tipi appunto della sua satira, fa prima

brindisare l'abate volterriano nelle solite sestine da colascione,

lardellate di equivoci tra il grasso e il magro, il sacro e il profano;

e poi s'alza lui, e in strofette saffiche dove il quinario è come

l'aculeo dell'ape che sfiora e della vespa che punge, dà l'aíre al

«Brindisi per un desinare alla buona»:

A noi qui non annuvola il cervello

la bottiglia di Francia e la cucina,

lo stomaco ci appaga ogni cantina

ogni fornello.

. . . . . . . . . . . . . . .

Chi del natio terreno i doni sprezza

e il mento in forestieri unti s'imbroda,

la cara patria a non curar per moda

talor s'avvezza.

. . . . . . . . . . . . . . .

O nonni, del nipote alla memoria

fate che torni, quando mangia e beve,

che alle vostre quaresime si deve

l'itala gloria.

. . . . . . . . . . . . . . .

Tutto cangiò: ripreso hanno gli arrosti

ciò che le rape un dì fruttaro a voi;

in casa vostra, o trecentisti eroi,

comandan gli osti.

E strugger poi, crocifero babbeo,.....

Al qual punto il malcapitato padron di casa interrompe, col pretesto

del caffè; e il poeta ci regala la parte rimastagli in tal modo fra il

bicchierino e la chicchera:

E strugger puoi, crocifero babbeo,

l'asse paterno sul paterno foco,

per poi, briaco, preferire il cuoco

a Galileo;

e bestemmiar sull'arti, e di Mercato

maledicendo il Porco, e chi lo fece,

desiderar che ve ne fosse invece

uno salato?

. . . . . . . . . . . . . . .

Oh beato colui che si ricrea

col fiasco paesano e col galletto!

senza debiti andrà nel cataletto,

senza livrea.

Programma, com'oggi dicesi, del suo poetare; in contrapposto, annotava

egli stesso, alle «brutte facezie, che hanno avuto voga per tanto

tempo, lusingando l'ozio e la scempiataggine».

E nella «Origine degli scherzi», altra saffica che ben a ragione è

stata chiamata la sua «Arte poetica», dice come, dopo avere da giovine

«sbagliato se stesso» e «pagato al Petrarca il noviziato», la coscienza

aveva rettificata la sua vocazione, e di mezzo alle due scuole d'allora

de' Classici e de' Romantici aveva fatto balzar fuori la satira sua

paesana, «nel suo volgare, col suo vestito», satira nutrita d'amarezza

e di sdegno, «riso che non passa alla midolla», come quello del

saltimbanco,

che muor di fame, e in vista ilare e franco

trattien la folla.

La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte 1 Terza serie - Lettere, scienze e arti · 第 18 / 44 题