_Signore e Signori,_
Chi dice «poesia del Giusti» (della quale, in relazione con la poesia
italiana, mi propongo parlarvi) intende comunemente qualche cosa
di agevole e svelto, nato senz'ombra di artifizio, un concepimento
simultaneo e un'unione così schietta d'idea e di parola, che la parola
vela appena l'idea senza punto impacciarla, e letto che si è ci pare
che la cosa non potesse proprio esser detta altro che in quel modo lì.
Nè fanno ostacolo il verso o la rima: perchè i metri sono quasi sempre
i più snelli, i più vivaci, i più carezzevoli; nè il verso chiede mai
al metro nulla di più di quello che il metro, secondo il suo naturale
congegno e le pose sue ovvie, conceda; e la rima, la rima sembra
appostata in fondo al verso a riceverlo a braccia aperte, e che se vi
accadesse di ripetere quelle cose conversando, incappereste in quelle
rime anche voi. Conversando, sicuro; perchè il Giusti è il poeta più
conversevole che vi paia aver mai conosciuto: e quando egli scherza con
voi, voi ne sentite la voce, voi lo vedete sorridere, e ammiccare, e
comporre il viso, come il discorso richiede; cosicchè non manchi a quel
tanto che la parola scritta ha di muto, non manchi (tale è, leggendo,
l'illusione) l'avvivamento del tono, dello sguardo, dell'atteggiamento,
del gesto.
Qual altro dei nostri poeti ci fa simile impressione? qual altro ci
procura sensazioni consimili?
Ma la dimanda è troppo affrettata. Prima di rispondere, bisogna, a
voler rispondere con giustizia, bisogna pure riflettere, se alcun
altro de' nostri poeti facili e piacevoli ci fa pensar tante cose e
tante altre sentirne; e dico, cose alte, nobili, a pensare, profonde o
commoventi a sentire; quante si sentono o si pensano leggendo i suoi
versi. Tutto quel «piccolo mondo antico» fra il '31 e il '49, che ci
sfila gaiamente dinanzi per la lanterna magica di quei componimenti
motteggevoli e ironici; co' suoi personaggi grotteschi e contraffatti,
o disorpellati delle loro lustre, o messi addirittura al nudo del loro
brutto e cattivo, o piantati alla berlina con le loro debolezze, o
trascinati al _redde rationem_ delle opere loro: cotesto piccolo mondo,
del quale egli v'invita a ridere, ve lo atteggia per modo dinanzi, che
nel giudicarne voi dobbiate sempre fare appello ai sentimenti vostri
migliori. Al sentimento della rettitudine, nel giudicare i Gingillini
e i Girella, i Granchi e i Ventola, i Presidenti di buon governo e i
loro Birri a congresso — al sentimento dell'umana dignità, nel far la
debita stima di quell'aristocrazia sfiaccolata, di quei parassiti del
regio rescritto, di quelle croci di Santo Stefano sul petto dei mal
arricchiti, di quelle scritte matrimoniali combinate fra l'albagìa
spiantata e l'ambizione plebea: — al sentimento della moralità
educatrice, se motteggia sull'imperiale e real giuoco del lotto, o
sul reuma d'un cantante, sull'abuso sentimentale del cloroformio,
sulle bugie degli epigrafai: — al sentimento sanamente affermato
della umana fraternità, se sfata con ironica iperbole le pericolose
utopie umanitarie, le ipocrisie degli abolitori della guerra: — al
sentimento della pedagogia naturale, o diciamo senz'altro al prezioso
senso comune, se fra gl'Immobili e i Semoventi rivendica la libertà del
fanciullo che i taumaturghi del metodo vorrebbero plasmare a macchina,
e averne fantocci tutti d'un pezzo e d'un getto: — al rispetto delle
memorie ispiratrici, se vi descrive il ballo esotico nel vecchio
palazzo appigionato dai posteri di Farinata, o scaglia sul viso dei
gaudenti, dimentichi in carnevale perpetuo, il brindisi che esalta le
gloriose quaresime degli eroi trecentisti: — alla carità santa d'Italia
madre, quando per l'incoronazione austriaca sfilano in complice schiera
i principotti italiani; o lo Stivale fa, dall'orlo al tallone, la sua
storia dolorosa; o il poeta in Sant'Ambrogio di Milano, fra que' poveri
Croati e Boemi mandati qua a odiare ed essere odiati, sospira una
patria per se e per loro; o inculca e ribadisce a quelle polizie miopi
e sordastre il _delenda Carthago_ dell'indipendenza dallo straniero;
o protesta al suo Gino Capponi contro l'insulto codardo alla Terra dei
morti.
E poi, quando lo scherzo ha meno alta intonazione, e ritien più del
bonario e del familiare, ma sempre con qualche vena di malinconico;
le Memorie di Pisa, il Giovinetto romantico, il Profugo di Rimini,
l'Amor pacifico, il San Giovanni canonizzato sugli zecchini d'oro, Momo
salmista e predicatore, le virtù della Chiocciola, il re Travicello;
nessuna di queste geniali comunicazioni della benevola ironia del Poeta
passa pel vostro spirito, senza lasciarvi altresì qualche grano di
moralità gentile, fermentatrice di bene.
E abbiate altresì presenti fin d'ora altre poesie del Giusti (pur
abbandonando alla bibliografia le generiche e non caratteristiche,
o nate morte che vogliate chiamarle) abbiate, dico, presenti, fra le
vitali e vive quelle che non appartengono alla sua Satira: nelle quali,
sia nelle poesie che chiamerei addirittura sentimentali, sia in quella
Canzone reminiscente all'Alighieri maestro, egli è quanto alla forma
un altro poeta, ma l'anima del Poeta, anche in codeste liriche, voi la
sentite pur sempre la stessa.
Poeta, dunque, di profondo sentimento è, per sua propria missione,
questo pur così amabile ed agile verseggiatore; questo umorista è,
innanzi tutto, un moralista; questo satirico, nell'atto che ammonisce
e sgrida, altresì persuade e commuove. E rilevati espressamente tali
suoi caratteri, i quali è facile si accompagnino a difetti di aridità,
pesantezza, accigliatura pedantesca; se, tuttavia, ci rinnoviamo la
dimanda: Chi altri de' nostri è, alla pari del Giusti, poeta (come mi
è venuto detto) conversevole? la risposta, nella quale credo dobbiamo
convenire lettori e critici, è che nessun altro.
Di quanti altri, invero, sappiamo a memoria tanto e così svariatamente
e a pezzi e bocconi, quanto di lui? E non è un saperne a memoria
per averne voluto o dovuto imparare; è l'essersi egli fatto imparare
senza che noi ce ne accorgessimo, solo per quel farci tanto pensare
e sentire, con immagini e parole e locuzioni e rime trovate così a
proposito e tanto di nostro genio: