_Come furono cacciati i guelfi di Rieti e da Spoleto._
De mese d’aprile, del detto anno 1354, i guelfi di Rieti avendo il
governamento della città, e podestà e capitano dal re Luigi, montati
in superbia per animo di parte oltraggiavano i ghibellini di quella
terra, e tanto montarono gli oltraggi, ch’e’ guelfi mossono romore per
cacciare i ghibellini, e catuna parte fu sotto l’arme, e di cheto senza
fare altra novità s’acquetarono a quella volta; e nondimeno catuna
parte rimase in gran sospetto e riguardo l’uno con l’altro, e in questo
modo erano stati lungamente. Avvenne che i guelfi, avendo a loro stanza
gli uficiali della terra, con ordine fatto, una domenica mattina a dì
20 d’aprile subito presono l’arme e corsono alla piazza, gridando:
muoiano i ghibellini. I cittadini di quella parte temendo del subito e
non pensato romore, francamente s’armarono e corsono alla piazza per
difendersi, e quivi cominciò aspra e crudele battaglia, e senza alcuno
riguardo uccideva e fediva l’uno l’altro, e durò assai, che niuno
perdeva di suo terreno; in fine ghibellini disperati di loro salute
ruppono una barra incatenata che gli dividea da’ guelfi, e con grande
empito d’amaro cuore assalirono i guelfi per sì fatto modo, che gli
ruppono, e senza ritegno gli seguitarono uccidendone quanti giugnere ne
poteano. E in questa rotta furono morti venticinque cittadini di nome
e assai più degli altri, e molti per campare si gittarono nel fiume, e
sommersi annegarono in quello. I ghibellini seguendo loro avventurato
caso cacciarono i rettori che v’erano per lo re Luigi, e rimasi signori
della città riformarono il reggimento di quella a loro volontà, e per
questa novità di Rieti furono cacciati di Spoleto i caporali guelfi che
v’erano, ma non con battaglia nè a furore di popolo.