CAP. LVIII.

_Come fu tagliata la testa a Bordone de’ Bordoni._

In questi dì, del mese di febbraio sopraddetto, essendo podestà

di Firenze messer Paolo Vaiani di Roma, uomo aspro e rigido nella

giustizia, avendo presa informazione di mala fama contro a Bordone

figliuolo che fu di Chele Bordoni, antico e grande e potente popolano

di Firenze, essendo questo giovane sopra gli altri leggiadro e di

grande pompa, il fece pigliare per ladro, apponendogli molti furti, e

tutti per martorio gliel fece confessare. I suoi consorti, ch’erano

in grande stato in comune, co’ priori e collegi il difendeano, e non

parea loro che il podestà il dovesse condannare a morte; il mormorio

del popolo minuto era contro a lui, e ’l podestà non si volea muovere

ad alcuno priego de’ signori; onde avvenne, per male consiglio, ch’e’

priori, acciocchè ’l podestà non potesse fare uficio, cassarono tutta

la sua famiglia. Costui più inacerbito lasciò la bacchetta della sua

podesteria a’ priori, e tornossi al palagio come privato uomo. Il

mormorio si levò grande nella città contro a’ priori, e parendo loro

avere fatto male, con ogni preghiera cercarono di poterlo ritenere;

ma l’astuto Romano, sentendo scommosso il popolo, la notte montò a

cavallo e andossene a Siena. Il popolo sentendolo partito, quasi come

comunità rotta trassono al palagio de’ priori e a quello della podestà,

e doleansi dicendo, che i potenti cittadini che facevano i grandi mali

non voleano che fossono puniti, e i piccoli e impotenti cittadini

d’ogni piccolo fallo erano impiccati, e smozzicati, e dicollati; e per

questa novità fu la città in grande smovimento, operandosi l’animosità

delle sette. I signori vedendo la città a cotal condizione, di subito

gli mandarono ambasciadori, e con fiorini duemilacinquecento d’oro che

gli diedono per suoi interessi fecionlo ritornare: e ritornato, per

grazia fece dicollare Bordone, e il popolo fu racquetato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 62 / 214 题