_Come fu tagliata la testa a Bordone de’ Bordoni._
In questi dì, del mese di febbraio sopraddetto, essendo podestà
di Firenze messer Paolo Vaiani di Roma, uomo aspro e rigido nella
giustizia, avendo presa informazione di mala fama contro a Bordone
figliuolo che fu di Chele Bordoni, antico e grande e potente popolano
di Firenze, essendo questo giovane sopra gli altri leggiadro e di
grande pompa, il fece pigliare per ladro, apponendogli molti furti, e
tutti per martorio gliel fece confessare. I suoi consorti, ch’erano
in grande stato in comune, co’ priori e collegi il difendeano, e non
parea loro che il podestà il dovesse condannare a morte; il mormorio
del popolo minuto era contro a lui, e ’l podestà non si volea muovere
ad alcuno priego de’ signori; onde avvenne, per male consiglio, ch’e’
priori, acciocchè ’l podestà non potesse fare uficio, cassarono tutta
la sua famiglia. Costui più inacerbito lasciò la bacchetta della sua
podesteria a’ priori, e tornossi al palagio come privato uomo. Il
mormorio si levò grande nella città contro a’ priori, e parendo loro
avere fatto male, con ogni preghiera cercarono di poterlo ritenere;
ma l’astuto Romano, sentendo scommosso il popolo, la notte montò a
cavallo e andossene a Siena. Il popolo sentendolo partito, quasi come
comunità rotta trassono al palagio de’ priori e a quello della podestà,
e doleansi dicendo, che i potenti cittadini che facevano i grandi mali
non voleano che fossono puniti, e i piccoli e impotenti cittadini
d’ogni piccolo fallo erano impiccati, e smozzicati, e dicollati; e per
questa novità fu la città in grande smovimento, operandosi l’animosità
delle sette. I signori vedendo la città a cotal condizione, di subito
gli mandarono ambasciadori, e con fiorini duemilacinquecento d’oro che
gli diedono per suoi interessi fecionlo ritornare: e ritornato, per
grazia fece dicollare Bordone, e il popolo fu racquetato.