— Voi, — riprese Teresa con voce aspra, e guardava il marito, — voi che
state là che sembrate di stucco, dovreste mostrarvi uomo e parlare!
Pietro scrollò le spalle e rispose:
— Non mi seccare!
— Come seccare? — continuò la donna levando la voce. — Come seccare?...
Non è vostro figlio, Giorgio?... Vi piacerebbe che morisse?...
— Uff, quante chiacchiere!... — disse Pietro. — Ce ne sono tanti che
partono!
— Ma io no! — urlò Giorgio. — Io no perchè è ingiusto! Fate partire
i signori chè son loro che vogliono questa guerra! Partite voi, se vi
piace, ma io no! Poi, — soggiunse battendo il pugno su la tavola, — poi
se nessuno ha core di parlare al Vecchio, gli parlerò io!
— No, tu starai zitto! — disse Teresa. — Tu starai al tuo posto!
— La vedremo!
I piccini avevano approfittato dal battibecco per picchiar sodo su la
tavola con i cucchiai. Clotilde li redarguì.
Giovanni disse:
— Con la calma si accomoderà tutto!
— Ma che calma! — urlò Giorgio.
— Ha ragione! — dissero in coro Livio, Cesare e Umberto.
— È una guerra ingiusta!... Io non mi sento di andare ad ammazzar gli
altri in casa loro. Che direste se qualcuno entrasse qui e volesse
mandarvi via? Si farebbe a mori e ammazza per difender la roba nostra
e avremmo ragione! Così l’hanno loro. No, io non parto, e se tutti
pensassero come me e se non ci fossero degli imbecilli, vedreste la
bella sorpresa!... Altro che patria e patria!... La patria è dove si
mangia!...
— Ha ragione!... — ripeterono il fratello e i due cugini. — Ha ragione!
— Ed essi pure aggiunsero una grossa bestemmia alle innumerevoli
delle quali Giorgio, il buon comiziatore, aveva infarcita la sonante
discorsa.
I bimbi avevano levato il capo di su, la tavola e stavano ad ascoltare,
edificati.
— Mi pare che potreste fare a meno di bestemmiare! — mormorò Clotilde
che ancora sentiva un lontano pudore della sua fede semispenta.
— Ecco la bigotta! — fece Cesare ghignando.
E Giorgio che ormai era in calore e gli pareva di rifare il mondo con
le sue parole, soggiunse:
— Non ci vorrebbe altro che il vostro Dio per farci ancora più servi!
Ma a questo punto una voce forte gridò:
— Imbecille!
E tutti ammutolirono. Il Vecchio era giunto inavvertito; dietro di lui
stava Rinotta.
Colpito dalla parola improvvisa, Giorgio abbassò gli occhi chè non
resse lo sguardo del Vecchio, e non fiatò altra sillaba.
Neppure un volto si levò a guardare il sopraggiunto; passò come un gelo
improvviso da core a core e l’imbelle volontà del pecorume si sentì
soggiogata.
Poi il silenzio non fu più interrotto.
Il Vecchio spartì il pane e sedette a capotavola.
I bimbi mangiavano compunti chè sentivano la nuvola nera passar su
l’anima del nonno e dei parenti.
Solo Teresa guardava Pietro e lo incitava a parlare, gestendo muta.
E quando la cena stava per compirsi, il pover’uomo, temendo le segrete
furie della sua compagna, parlò e disse:
— Babbo, sapete nulla della guerra?
Il Vecchio rispose:
— So che hanno richiamata la classe dell’ottantotto.
E guardò Giorgio.
Pietro inghiottì la saliva amara.
Dopo una sosta penosa, riprese:
— E.... che ne dite di questa guerra?
— Dico che è necessaria! — rispose il Vecchio.
Giorgio si accontentò di mugolare qualcosa che non fu inteso e Teresa
soggiunse senza guardare la chiara faccia del temuto:
— Già.... voi leggete i giornali!
L’impresa doventava sempre più ardua.
— Così.... il nostro Giorgio dovrà partire! — soggiunse Pietro.
— Già!
— Noi avevamo pensato.... — S’interruppe. — Sapete, Edoardo.... Edoardo
Fambri.... ha scritto dalla Germania.... e invita Giorgio laggiù, chè
c’è lavoro!
— Ah!
— Noi.... avevamo pensato che.... forse sarebbe la sua fortuna....
e.... se a voi non dispiacesse.... lo faremmo partire!...
Il Vecchio non rispose, si rivolse a Giorgio e gli domandò:
— E tu, che ne pensi?
— Io la penso come mio padre, — rispose il giovine.
— No, come tua madre!
— Sicuro, anche come lei!... Come tutti quelli che ragionano!
Il Vecchio ebbe un impeto che solo si rivelò per il bagliore degli
occhi, ma ancora seppe rattenersi e disse:
— Domani ti presenterai al Distretto.
— Ma....
— Ho detto che domani ti presenterai, e ti condurrò io stesso!
Il giovine era di brage. Brontolò:
— La vedremo!
Allora il gran pugno nocchieruto dell’avo scese violentemente su la
tavola; i bimbi n’ebbero un tremo:
— E bada, bada di non disubbidire!... Bada che se ho detto “voglio!„
non se n’esce!...
Teresa e Pietro cercavano invano di frenare e con gli occhi e coi gesti
la furia del loro figliuolo. Questi, che ormai ne era travolto, non
cedeva.
— Io credo, — disse, — credo che potrò fare della mia vita ciò che mi
piace!
— Quando ti sarai sbattezzato, sì! Allora potrai essere vigliacco e
disertore. Ma fin che sarai degli Antoni, no!... E non mormorare!...
Alza quella faccia e parla forte!
— Io dico che non partirò!...
L’avo sbiancava.
— Bada, bambino, non t’impuntare, non mi mettere nel caso di dover fare
ciò che non voglio! — E la nativa violenza forzava i freni. — — Se ho
detto che partirai.... vedi.... anche se ti dovessi legare con queste
mie mani e portarti così al tuo posto di uomo, lo farei.... lo farei
per il nome d’Iddio e per il nome nostro che vuoi disonorare!...
— Che c’entrate voi, dopo tutto?
— Che cosa dici?
— Dico che non sono più un bambino e che non ho dovere di ubbidirvi!
— Ah no?
— No!
— Tu puoi fare ciò che vuoi?
— Se è vero che mi chiamo Giorgio, sì!
— Tu puoi andare, stare, disporre come vuoi da intiero padrone?
— Per ciò che mi riguarda, sì.
— Giorgio! Giorgio!... — urlò Teresa spaurita, chè sentiva la nera
tempesta sopravvenire.
— Lasciatelo dire! — disse il Vecchio. E continuò: — E se ti piace di
essere disertore, lo sarai?...
— Potete togliervi dal capo l’idea ch’io parta!
— E non darai retta a nessuno?
— Solo ai compagni del mio Partito!
— Ah!... solo al tuo Partito, dunque? Solo ai tuoi compagni?.... — E si
levava lentamente. — Solo ai vigliacchi pari tuoi? — E il suo corpo di
vecchio atleta tremava forte.
— Babbo, babbo!... — gridarono i suoi figliuoli, — che fate babbo?...
Non gli date retta!... Non sa quel che si dice!
Solo Rinotta si levò col Vecchio. Era accigliata e bianca.
Questi si diresse lentamente verso la parete, ne staccò la doppietta.
Giorgio lo guardava fare, livido ed impietrito.
Poi si volse, si avvicinò di tre passi al caparbio che ancora era
seduto e, fra un pauroso silenzio, gli disse, e scandì le parole:
— Ora lèvati e camminami innanzi!
— Babbo.... per carità!... — implorò Giovanni e fece per levarsi ma il
Vecchio lo fermò a mezzo.
Giorgio aveva conserte le braccia su la tavola e il capo sopravi. Dalle
contrazioni del suo corpo pareva singultasse.
— Che cosa ti ho detto? — riprese il Vecchio.
Poi come vide che l’altro non rimuoveva, abbassò lentamente la
doppietta e l’impostò su la spalla.
— O ti levi, o t’ammazzo!...
Passò un attimo tragico in cui non una bocca ebbe un respiro, nè un
volto un moto; gli occhi eran come di pietra e le femmine spasimavano.
Si era alla risoluzione, al punto in cui non è via d’uscita se l’una
delle due forze in contrasto non piega. Ogni secondo era eterno.
Il cocciuto si rimosse, levò il volto di morte, sfigurato in guisa
che pareva scarnito e disfatto dall’attimo della furia e dell’orrore,
guardò il Vecchio, si contrasse, si rannicchiò, s’aggomitolò contro
il cugino, su la panca; tese innanzi le braccia, vi nascose la faccia
e d’improvviso schiantò dai singhiozzi. E quel pianto ne raddusse
molt’altri.
Allora Rinotta, che era diritta dietro l’avo, si fece innanzi, si
accostò al giovine, lo prese per un braccio e gli disse:
— Su, vieni via!... Su.... vieni con me!...
Giorgio ubbidì, travalcò la panca, si avviò incurvo e tremante per
il suo pianto, al fianco di Rinotta. Gli pareva ch’ella dovesse
comprenderlo, ch’ella dovesse dirgli una parola confortevole.
Furono all’uscio, scomparvero. Tutto ciò avvenne nel tempo di un
battibaleno.
Nella corte i due pastori fanciulli erano addossati tuttavia al muro:
dormivano con la testa su le ginocchia e il bianco cane ai loro piedi.
La notte era buia. Si udiva lontano lontano il grand’urlo del mare.
Come furono soli, nel buio, Giorgio cominciò a dire a dire, fra i
singulti, nel tremore dell’anima sua e Rinotta, diritta vicina a
lui, l’ascoltava. Ma quando il ribelle tacque, quando credette che
il giovane cuore di Rinotta l’avesse compreso ed assolto per l’amore
ch’egli da tanto tempo invocava invano da lei, quando tese le mani a
conforto, la ragazza si scostò di un passo e non seppe dirgli che una
parola:
— Vigliacco!
Allora egli levò i pugni a minaccia ma Rinotta non si scompose.
Il Vecchio li guardava di su la soglia.