CAPITANO. Pedofilo, buon giorno, poiché tua figlia ha dato a costui la
buona notte.
PEDOFILO. Chi te l'ha detto?
CAPITANO. Dimandate chi me l'ha detto? tutto il mondo.
ERASTO. Capitano, dite come passò il tutto e con veritá, e quanto
avete visto.
PEDOFILO. (Sará piú difficoltá a far dir a costui una veritá che a
farlo sudar di mezo gennaio).
CAPITANO. Quel che dico l'ho visto con questi occhi. Alle due ore di
notte vidi Amasia nella casa di Cintio venir ad incontrar Erasto fin
in mezo la strada, abbracciarlo e baciarlo; ed egli, condottola poi
su, se l'ha goduta in sino a giorno; poi l'accompagnò sin alla strada
e si licenziò da lui.
ERASTO. Anzi io volea portarla insin a casa in braccio; e per
l'impedimento che costui mi diede, mi scappò dalle mani: ch'io volea
che voi non l'aveste a veder piú mai se non dopo concessalami per
moglie.
PEDOFILO. E questo è vero?
CAPITANO. Se questo non è vero, che questa mia spada non magni piú
cuor di principi né beva piú sangue di colonelli.
PEDOFILO. L'arai tu visto in sogno questo?
CAPITANO. Se fusse altri che tu che ardisse cosí mentirmi sul viso, a
questa ora arebbe veduto il ciel della luna.
PEDOFILO. E se altri che tu avesse avuto ardir far tal testimonianza,
m'arebbe fatto adirar da dovero; ma ben ti conosco che cosí dici in
questo il vero come nelle altre tue cose.
CAPITANO. Ti mostravi assai schivo di darmi tua figlia per isposa, che
non l'accetterei per una fante di cucina: io te la renunzio ancorché
sapessi che per me ne avesse a crepar di martello. Adio. PEDOFILO. Va'
va'.
ERASTO. Ma ecco la balia di Cintio, viene a tempo: questa è pur stata
mezana de' nostri amori.