BALIA di Lidia, AMASIO, LIDIA, DULONE.
BALIA. Cintio mio, sète voi qui?
AMASIO. Sí ben, balia mia cara.
BALIA. Lidia, Lidia figlia, che badi che non corri a ricevere il tuo
Cintio?
LIDIA. Cintio, anima mia, dove sei?
AMASIO. Eccomi; e voi sète Lidia mia?
LIDIA. Cosí fussi polvere e cenere non essendo riamata da voi!
AMASIO. Avete il torto a dir cosí.
LIDIA. Tutto il mondo vi predica per un tempio di cortesia e di
gentilezza, solo a me usate tanta disamorevolezza e discortesia; ma io
vi veggio, e appena lo credono gli occhi miei. Certo che disconviene
ad una anima bella come la vostra l'esser sitibonda e ingorda
dell'altrui sangue.
AMASIO. (Dubito non poter contenermi ne' termini dell'onestá, perché
vorrei rispondere come devo; ma se mi mostro cosí volontaroso,
l'empirò di suspezione e forse accorgerassi dell'inganno).
LIDIA. Giá penso che sia diventata molle quella dura durezza che sí
gran tempo è stata d'intorno al durissimo vostro cuore, e mossasi a
pietá della mia fede, la qual omai meritarebbe d'esser riconosciuta da
voi.
AMASIO. Sappiate, Lidia, dolcissima anima mia, che voi sempre foste la
piú dolce fiamma del mio core; ma l'ho sempre con simulata rigidezza
cosí ben finto che voi non ve ne siate giamai accorta, dubitando che
il vostro amor non fusse stabile e solido ma capriccioso e convenevole
all'etá d'una fanciulla come sète, e che tra poco avreste voi mutato
cervello. Ma poiché v'ho conosciuta fermissima e l'amar convenevole ad
una gentildonna sua pari, ecco mi vi scuopro, ché non fu mai fiamma
cosí ardente come quella che ha per amor vostro consumato e brusciato
il mio petto.
BALIA. Ascolta, figlia, perché si è mostrato cosí crudo: ed era ben di
ragione.
LIDIA. O mio penoso diletto, non conoscevate le mie fiamme palesi,
anzi scolpite nel fronte, e ch'io era assai piú vostra che di me
stessa? conoscerete le mie pene forse quando sarò morta?
DULONE. (Chi crederebbe ch'una fanciulla scoprisse cosí bene la sua
passione?).
AMASIO. Anima mia, perché conosco il vostro amor non da scherzo ma
degno d'una persona come voi sète, con le ginocchia del core e
dell'anima chine ve ne cerco perdono, pregandovi che siate cosí
intiera padrona di me come io tutto mi vi dono per servo.
LIDIA. Orsú, Cintio mio, poiché voi affermate che cosí voi m'amate
come v'amo io, e che i vostri amori non sono vani o lascivi ma da
sposi, con licenza de' nostri padri potremo sposarci insieme.
AMASIO. Eccovi qui prontissima la mia fede d'esservi sposo e servo
mentre vivo; però calate giú, anima mia, accioché la possiamo insieme
stringere.
LIDIA. Cintio mio, conosco ben quanto un innamorato è infido guardiano
della sua amata, e principalmente quando conosce che sia amato da lei;
però io non verrò costí, ché dubito anch'io non potermi contener ne'
termini dell'onestá.
AMASIO. Ma che tradimento si porebbe imaginare maggiore che tradir
sotto la fede?
LIDIA. Temo: se mi assecurate con giuramento, verrò subito.
AMASIO. Signora mia, questo richiedermi del giuramento è una occolta
maniera di notarmi d'infedeltá: perché non posso mostrarvi se vi amo o
no, perché, conoscendomi voi modesto, stimarete ciò faccia costretto
dal giuramento.
BALIA. Credegli, figlia, credegli, ch'io verrò teco in compagnia, ché
non dandovi la fede cosí da presso non vi manterrá quanto v'ha
promesso.
LIDIA. Ecco, ne vengo a voi.
DULONE. (Non calar giú, Lidia, ché costui è un cattivello, e si t'ará
le mani adosso, non so come andrá la cosa poi).
AMASIO. (Amasio, non perderti d'animo, desta in te stesso l'ardire:
ché se mi scappa questa ventura dalle mani, mi morrò di dolore, avendo
lasciato di far cosí bell'opra).
LIDIA. Eccovi la mia fede.
AMASIO. Vita dell'anima mia, la fede senza il bacio non val nulla.
LIDIA. Questo è stato soverchio; orsú, tiratevi indietro, ché è mal
cosa star l'esca appresso al foco. Dove mi spengete? di grazia, non
fate oltraggio all'onor mio.
AMASIO. Non sète voi mia moglie? non posso far di voi quel che mi
piace?
LIDIA. Se voi volete esser cosí mio come io son vostra, non bisogna
far altra violenza; ché cosí facendo mostrate il poco amore. Balia
balia, aiutami, dove sei?
BALIA. Son qui impedita; verrò or ora. E che pensiate che sia ciò?
DULONE. (O povero padrone, se vedeste con gli occhi vostri quel che ho
visto io, areste dato credito alle parole d'un vostro fidelissimo
servidore, poiché non l'avete data per lo passato. Va', fidati
d'amici, va'. Ecco gli amici d'oggi: tutti interessi e dissegni. Chi
mostrò ad uomo amicizia piú leal di costui? e or gli fa cosí gran
tradimento. Oh quanto desiderarei ch'egli fusse qui adesso per fargli
veder il tutto con gli occhi suoi!).