AMASIO. (Io non so se sia l'ora constituita, ché a me par ogni minimo
indugio una gran lunghezza di tempo. I pericoli mi atterriscono, la
fortuna mi spaventa, un amor m'affida: i pericoli per amore non son
pericoli. Ma non so che sia per la strada, che non mi vuol dar luogo
che me ne vada per il fatto mio).
DULONE. Ma perché desideri tedeschi, svizzeri e scavezzacolli e
diavoli, se la rabbia l'hai solo con Cintio che con i suoi ruffianesmi
t'ha tolta l'innamorata?
AMASIO. (Io non posso passar innanzi se non scaccio costor prima dalla
strada).
CAPITANO. Adesso lo desidererei cosí all'oscuro che non potesse
dir:--Siatemi testimoni!--né avesse speranza che fossimo spartiti. O
Dio! se comparisse qui, subito me li presenterei con la punta su gli
occhi; e s'egli sfugisse il colpo di vita, cambierei cosí de piedi e
gli sarei sopra con un mandritto; e s'egli cedesse alla furia e si
ritirasse adietro--ché parar di lama sarebbe mal sicuro, ché lo
fenderei per mezo insino al centro della terra,--io con un salto a piè
pari gli sarei nel fianco e con uno stramazzone e con un falso filo ne
farei centomilla quarti.
AMASIO. (Chi è questo squartatore in aria? sará certo quel ballon da
vento del capitano, né sará per levarsi di qua se non lo scaccio per
forza).
DULONE. Oh che ventura, capitano, ecco Cintio, quel che tu tanto
desideravi! Vorrebbe passare innanzi e non può per esser visto da voi.
CAPITANO. Cintio è costui? Cintio? Per vita di Marte, altri che lui
non desiava: non mi posso piú tenere che non mi lassi correre! Olá,
chi sei? passa alla larga: non s'incontri meco chi vuol pace!
AMASIO. Perché ti ho sofferto troppo, sei fatto cosí insolente; chi
sei, olá? fatti innanzi!
CAPITANO. Costui non dice a me, ché se sapesse chi sono tremerebbe dal
capo alle piante.
AMASIO. A te dico, capitano, se sei uomo da bene fatti innanzi!
CAPITANO. Non fui, non sono né voglio essere uomo da bene.
DULONE. (O cosa da crepar delle risa!).
CAPITANO. Ma tu chi sei?
AMASIO. Son chi vuoi tu che sia, quel Cintio che desiavi.
CAPITANO. Se sei Cintio, non vo' nulla da te: che occasion mi desti di
adirarmi mai teco?
AMASIO. Desiavi le compagnie di tedeschi, di sguizzeri, di genti
d'arme per azzuffarti con loro; or temi di me solo.
CAPITANO. Tu non sei compagnie né di svizzeri né di tedeschi. Vien qui
con un essercito e ti porrò in vero quanto n'ho detto.
AMASIO. Fatti innanzi, ti dico.
CAPITANO. Staria ben fresco l'onor mio, che dopo aver combattuto
cinquanta volte in steccato e debellato i superbi capi del mondo,
voglia far questioni con un figliolaccio.
AMASIO. Eccoti il figliolaccio!
CAPITANO. Questa è bastonata, in malora! le conosco per prattica.
AMASIO. Eccone un'altra; ché la medicina per buona che sia, se non è
continuata, non fa effetto. Io ti disfido.
CAPITANO. Va' va', poni la barba prima e poi mi disfida. Che onor mi
sarebbe pormi con un par tuo?
AMASIO. Perché non vuoi far questione meco?
CAPITANO. Per ragion di Stato.
AMASIO. Dove fuggi?
CAPITANO. Io fuggo? ahi, ciel traverso, io seguo te! Oimè, che ho
avuto a rompermi il collo!
AMASIO. Codardaccio, ora ti pestarò!
CAPITANO. Oh che onore! ferir un caduto è cosa da gentiluomo?
AMASIO. Alzati, ché non vo' offenderti mentre giaci.
CAPITANO. Se questo è, non m'alzerò mai. Renditi a me se non mi rendo
io a te.
AMASIO. Se ti partirai di qui tosto, farò teco la pace.
CAPITANO. M'hai ferito, non ci è l'onor mio! vo' la sodisfazione.
AMASIO. Se ti ho dato bastonate, fu per tua colpa, e son ben date e te
l'hai meritate; ma se te ne ho dato piú del dovere, ne farò
sodisfazione.
DULONE. (Tutto coperto di ferro e tutto armato, e pur teme! In somma,
tutte l'armi del mondo non armarebbono la paura: quel pugnal li serve
per busar le botti. Giá s'è alzato e se ne fugge, il poltrone).
CAPITANO. Qua qua, poltrone, volgeti a me!
AMASIO. Eccomi; dove sei? Mi scappa di man come un'anguilla; mi
provoca e poi fugge.
CAPITANO. Eccomi qua innanzi: mostri di non vedermi; dove fuggi?
AMASIO. Fermati, dove sei balzato? Non so come trapassa per questi
vicoli, ché me lo retrovo sempre dietro.
CAPITANO. Tu non vuoi vedermi né ti piace incontrarti con me. Eccomi
qui: dove sei?
AMASIO. Corro alla voce e gionto al luogo lo sento altrove. Se ti
giungo ti farò ricordare di questa notte e di questo luogo.
DULONE. (Dove si vede mai la piú bella festa? lo sfida da un capo
della strada, e come quel viene, se ne fugge per un vicolo e
comparisce per un'altra strada; lo chiama, quel viene, ed egli
scampa!).
CAPITANO. Qua qua, se tu ne vuoi.
AMASIO. Qui sento la voce, altrove sento il calpestio. Orsú vieni, ché
non vo' che tu muoia per mia mano: la mia vendetta sia la tua vita
infame: sopravivi alla tua codardia!--Questa è la casa di Lidia; vo'
fare il segno: _fis, fis_.
DULONE. (Ah, traditore, or sí che m'accorgo che tutto è vero quanto ho
suspetto!).