AMASIO, CINTIA, ERASTO, LIDIA, BALIA di Lidia.
AMASIO. (Desiderarei veder passar per costá Cintio per mostrar a Lidia
che m'affatico a servirla. Ma non vorrei che Cintio s'accorgesse del
fatto e che per mio mezo s'amassero da dovero e io fussi ministro del
mio male; ma ragionando con lui vo' ingannar l'uno e l'altra, e
trattando di altra cosa li facesse ascoltar solo quelle parole che
facessero a suo proposito).
CINTIA. (Parlerò con Amasia ma non di Erasto, percioché, se da dovero
s'amassero insieme e si scoprisse l'inganno, sarebbe spacciato il
fatto mio ed io stesso m'arei data dell'ascia ne' piedi. Ma bisogna
ingannarlo, e se l'inganno non mi riesce, son rovinata. Parlerò di
modo che alcune parole ne ascolterá egli che li parranno che vadino in
suo favore, e parlerò basso poi quelle che non voglio che ascolti. Dio
me la mandi buona!).
AMASIO. (Ma ecco la balia di Lidia che vien fuori dalla sua casa).
Balia balia! accostati a me.
BALIA. Eccomi, signora mia.
AMASIO. Di' a Lidia che ascolti dalla fenestra ch'ora ragionerò di lei
a Cintio, perché me ne porge occasione; e aiutami come m'hai promesso.
BALIA. Molto volentieri; ma siate destra che né Cintio s'accorga di
lei, né pur ella dell'inganno.
CINTIA. (Io vo' salutarla).
AMASIO. (Io vo' salutarlo). Signor Cintio, Dio vi dia ogni contento!
CINTIA. Ne arei bisogno, signora Amasia mia padrona! E a voi doni
Iddio ogni contento e felicitá; né bisogna ch'io domandi come stiate
ché vi veggio bellissima.
AMASIO. L'affezion che mi portate vi fa parer cosí.
CINTIA. Anzi è cosí il grido universale, che dove voi apparite come un
lampo offuscate lo splendor di ciascheduna: e questa mattina in chiesa
se ne vide il paragone al giudicio di tutti e principalmente di un
__fidelissimo e affezionatissimo vostro servitore che vi ama e
riverisce fra tutti__.
ERASTO. (Certo ch'ora le vuol ragionar di me, ché ha detto: «un
fidelissimo e affezionatissimo vostro servidore che vi ama e riverisce
fra tutti»).
AMASIO. Chi è costui che voi dite?
CINTIA. __Era stamane__ io cogli altri in chiesa, che la giudicai
tale.
ERASTO. (Non tel dissi io? ben l'indovinava: ha detto «Erasto»).
CINTIA. Non son io vostro servidore?
AMASIO. Anzi, __mio carissimo padrone__.
ERASTO. (Ha risposto che son suo «padrone». O Cintio mio galante, o
Cintio mio realissimo amico!).
CINTIA. Le vo' chieder __una grazia__,...
AMASIO. Che mi comanda?
ERASTO. (Le chiede «una grazia»: certo le dirá che venghi a giacer
meco questa notte).
CINTIA.... la qual perché sète __solita__ concedermi altre volte, mi
prometto tanto del suo favore che so non mi mancherete:...
AMASIO. Dite via, presto.
CINTIA.... che mi prestiate le vostre vesti, ché vogliam recitare una
comedia; e mi servono __dalle due ore di notte insino all'alba__....
ERASTO. (L'ha dimandato «una grazia solita». E poi non so che ha
detto, ché non l'ho potuto intender bene; ma ará detto che venghi
«alle due ore di notte insin all'alba»).
CINTIA.... E se volete venir in casa nostra a vederla, ci onorarete
con la vostra presenza.
AMASIO. Se volete questa será al vostro comando, __né bisogna me ne
abbiate obligo alcuno, ché ho piú a caro servirlo che voi, o esser
servito__; del venir a veder recitar la comedia non posso prometterlo,
ché tra noi donne vogliam far maschere questa sera.
ERASTO. (Ha detto: che «questa sera» verrá per servirlo, né di ciò
bisogna che ce ne abbi «obligo alcuno», e che ha «piú a caro servirlo
che d'esser servito». All'ultimo non so che ha detto. O felice mia
ventura!).
CINTIA. Ma quando io vi reservirò tanta grazia?
AMASIO. Farei altra cosa per amor vostro.
CINTIA. __Vorrei un'altra grazia da Vostra Signoria__:...
AMASIO. Comandate liberamente.
ERASTO. (Le chiede «un'altra grazia»: certo sará da farsi veder
liberamente in fenestra).
CINTIA.... che quando mi mandate le vesti, me le porgeste per quel
vicolo con una pertica e che __non le faceste veder per la fenestra
sopra la porta senza gelosia__;...
ERASTO. (Giá l'ha pregata che compara «su la fenestra senza gelosia
sopra la porta»).
CINTIA.... accioché le genti vedendole non pensino alcun male....
AMASIO. Farò quanto da voi mi vien comandato.
ERASTO. (O vita mia, quanto ce l'ha concesso liberamente! Ma non so
che altra cosa ha detto piú bassamente. O Cintio mio caro, e con
quanto bel modo ne la priega! Dove sei, o Dulone, ché l'ascoltassi,
ché conosceresti Cintio quanto fusse lealissimo amico?).
CINTIA.... E questo per un effetto importantissimo:...
AMASIO. Io non vi ho inteso. Accostatevi un altro poco: dove sète?
CINTIA. Dove __era sto__.--... dico, per un effetto importantissimo.
ERASTO. (Ha nominato «Erasto», e dice: «per un effetto
importantissimo»).
AMASIO. (Giá Lidia compar su la fenestra--oh, mia ventura!--e la balia
le sta a lato: certo ne aiuterá al bisogno).--Signor Cintio, una
__vostra umilissima serva ancora vi supplica d'un favore__.
LIDIA. (Certo adesso le deve ragionar de' fatti miei).
CINTIA. Chi è «questa umilissima mia serva»? quella corteggiana
dell'altro giorno di cui mi ragionaste?
AMASIO. Il malanno che __Dio li dia! è la vostra umilissima serva
Amasia__.
CINTIA. __Costei è degnissima mia padrona__.
BALIA. (Ascolta, figlia, che ha detto che «Lidia è vostra umilissima
serva», ed egli ha risposto che sète la sua «dignissima padrona»).
LIDIA. (O Amasia mia cara, in quanto obligo tu mi poni! ben conosco
che m'ami!).
CINTIA. Che dunque mi comanda ella?
AMASIO. __Che questa notte alle due ore vengate a casa__ a portarmi le
vostre vesti; ed io le manderò a tôrre, acciò li dia ad una sua amica,
ché vogliam far maschere tra noi.
BALIA. (Li ha detto che venghi «alle due ore di notte a casa di
Lidia»).
LIDIA. (Giá l'ho inteso benissimo).
CINTIA. __Farò quanto dalla mia padrona mi sará imposto__.
LIDIA. (O felicissima Lidia, ecco quello che non ha potuto il padre,
la balia e tutto il mondo, Amasia mia dolce l'ha conseguito in un
subito: aver accettato che vuol venire insino a casa!).
CINTIA. Se volete questa che ho adosso, __questa será certissimo__.
LIDIA. (Ha replicato: «questa sera certissimo»).
AMASIO. Quelle istesse che altre volte m'avete prestato, ché siam
simili di persone.
LIDIA. (Non ho potuto intendere quel che ha detto ora: ha parlato pian
piano).
BALIA. (Dice che in ogni modo verrá in persona).
AMASIO. Non mi mancate, di grazia, se m'amate.
CINTIA. Mancherei piú tosto a me stesso.
AMASIO. Io adesso vo a spogliarmi per mandarvele; adio.
CINTIA. Adio, signora mia.
LIDIA. (O felice e contenta Lidia, ché alle due ore di notte vedrò qui
Cintio, sfogherò seco i miei ardori raccontandogli le mie pene! Balia,
vattene a casa sua e fatti raccontare appuntino ogni cosa che han
detto, ché non ho potuto intendere ben il tutto).
BALIA.(Andrò or ora).