DULONE servo, ERASTO.
DULONE. Morto, arcimorto, piú di lá de' morti, ascoltate.
ERASTO. Come vuoi che ascolti se dici che son morto? i morti non
ascoltano.
DULONE. Rivocate l'animo a voi mentre vi racconto quanto ho
fatto.--Andai col presente a Pandora mia amica e intrinseca di Amasia,
le narrai i progressi de' vostri amori: come per mezo di Cintio vostro
amico siate sposati insieme e come è pregna di voi vicina al parto, e
che l'avete fatta chiedere a Pedofilo per moglie, il qual, se ben al
principio s'è mostrato alquanto ritrosetto, speravate che presto ve la
concederebbe....
ERASTO. Presto alla conclusione, ché sto attaccato alla corda.
DULONE.... E come la domenica passata giaceste seco tutta la notte.
Ella ne restò tutta stupefatta, che, essendo Amasia tanto sua amica e
intrinseca, in una cosa di tanta importanza non si fusse fidata di
lei. E dice che la domenica passata fu con lei in un festino in casa
di una sua vicina insino alle sei ore, e che poi dormí in sua camera
insino al giorno, e che era impossibile che voi fuste giaciuto seco.
Di piú, che l'ha spogliata e vestita mille volte e che in conto alcuno
ha segno di pregnanza, anzi il ventre è cosí scarno e ritratto in
dentro che non par femina....
ERASTO. Uccidimi presto e non farmi morire d'una ferita immortale.
DULONE.... Al fin le diedi i dieci ducati per amor vostro e le diedi
la collana, ché la portasse ad Amasia. Andò molto volentieri: e dice
che Amasia restò molto meravigliata, e che non solo non era vostra
sposa ma che né col pensiero ci era caduta mai, e che ha sí ben
amicizia con Cintio ma che di voi non mosse parola mai; all'ultimo,
che l'avevate presa in cambio: e le tornò la collana. Eccola. Avete
inteso?
ERASTO. Cosí fusse nato sordo! Ma non lo credo.
DULONE. Perché non lo credete?
ERASTO. Perché se lo credessi morirei.
DULONE. Non lo credete perché vi dispiace.
ERASTO. Ma tu non sai che la domenica passata giacque meco e l'ebbi
nuda in queste braccia? come dice che dormí seco in sua camera?
DULONE. Dite che nol credete, e pure il domandate.
ERASTO. Cerco la veritá del fatto.
DULONE. Quanto piú cercherete peggio troverete: ché quel Cintio, che
voi stimate cosí buon amico, è...; basta.
ERASTO. Che vuol dire quel «basta»? che dici balbottando? che ti
riservi fra la lingua?
DULONE. M'ha ciera di un traforello, di un traditorello.
ERASTO. Ma che piú bella ciera si potrebbe veder di quella sua? come
sotto quel color di latte e rose può covar tradimento? come è
possibile che quel che dentro si covasse non apparisse di fuori?
DULONE. Io non so perché tanta affezione.
ERASTO. Mi ama, mi onora, mi serve con ogni affetto e ne ricevo
continui benefici, che è la maggior catena che attacchi la
benevolenza.
DULONE. V'ama e vi serve con amor simulato e con nemicizia coperta,
con desegni.
ERASTO. Che utile ne può sperar egli da me?
DULONE. Che so io?
ERASTO. Parla, col tuo malanno!
DULONE. Dubbito non ve la facci doppia.
ERASTO. Come doppia?
DULONE. Che mentre egli vi trattiene in casa sua con qualche puttana
vecchia in letto sotto nome di Amasia, si giaccia con Lidia vostra
sorella.
ERASTO. Perché tu non avesti mai né bontá né fede, col paragon del tuo
animo fai giudicio degli altri e pensi sia qualche traditore.
DULONE. Io non lo penso ma lo credo.
ERASTO. A che te ne sei avvisto?
DULONE. Quando egli viene a casa a trovarvi, Lidia a scavezzacollo
corre agli usci, alle fenestre per vederlo; si tramuta di cento
colori; e se la onestá di donzella non gliel vietasse, correrebbe in
mezo la strada per vederlo.
ERASTO. Di questo me ne sono avveduto anch'io, lo confessa ella e l'ha
fatto chiedere al padre per suo sposo; ma egli risponde che non vuol
ammogliarsi. Se l'amasse come tu dici, l'accettarebbe per isposo.
DULONE. Pazzo è chi accetta per isposa chi può giacer seco quando gli
piace.
ERASTO. Taci, lingua fradicia! Non so io il costume di servi, che come
veggon un che sia caro al padrone se gli congiurano contro? tu cerchi
turbar una coppia di amici cari come noi siamo.
DULONE. Questo s'acquista per dirsi il vero a' padroni e per tener dal
suo onore.
ERASTO. Non mi sono accorto io che da certi giorni in qua tu l'odii?
DULONE. Perché da certi giorni in qua m'accorgo che vi tradisce.
ERASTO. È gentiluomo, non fará cosa cattiva.
DULONE. Quel che non fa la natura, lo fa il mal uso. Ma io dubito che
voi siate come colui che ha la febre al cervello, che vede una cosa
per un'altra. Dice madonna Pandora ch'ella non vi conosce, che non ha
ventre gonfio per pensiero; e voi dite che è vicina al parto.
ERASTO. Pandora deve esser qualche porca come tu sei: vi sète
accordati insieme per farmi cadere in odio Cintio. La domenica notte
l'ebbi in braccio a suo e tuo dispetto: non sognava o stava in estasi,
e credo piú a me stesso che a niuno.
DULONE. Non dico io che non siate giaciuto con una donna e che non si
l'abbiate impregnata, ma non è Amasia.
ERASTO. Quella con la quale io giaccio ha il piú bel corpo che mai si
sia visto, i piú gentili costumi che sieno in donna, la maggior
accortezza che s'udí mai.
DULONE. Dubito che non siate come quello che dorme, che sempre sogna
quel che desia, e desto poi trova il contrario; ma il giorno avete la
mente cosí ripiena dalla sua imagine che la notte pur al buio vi par
di godere l'istessa bellezza. Però vi dovreste risolvere di vederla
ben di giorno e non starne con l'animo cosí dubioso.
ERASTO. Se potesse essere saria giá fatto.
DULONE. Usate l'ingegno o la forza.
ERASTO. Non vorrei turbarla o farle dispiacere, siché offesa nella
fede o nell'onore si sdegnasse meco e non l'avessi a godere piú mai.
DULONE. Non è vostra moglie? non è per partorir tra poco? È bisogno
che si sappia, o le piaccia o dispiaccia.
ERASTO. Orsú, cosí son rissoluto di vederla a mio modo, e se non posso
di giorno, di notte avendola in braccio: vo' per forza portarla a
casa, e seguane quel che si voglia, rovini il mondo, ancorché avesse a
romper seco l'amicizia e uccidermi con Cintio.
DULONE. Concorro con voi in un istesso volere, e sol ciò ho voluto
tutto oggi significarvi.