A MARIA.

Maria, ricordi la valletta aprica,

Incantata dagli echi della sera,

Dalla rana, dal grillo e dall’amica

Voce dell’usignol, sulla peschiera?

Come lucciola erravi per la mesta

Luce crepuscolare intorno oscura,

Quando una vaga sinfonia si desta

Dalla terra, dall’acqua e dalle mura.

Que’ richiami, di tenero desìo

Diffusi in ogni fibra, in ogni stelo,

Quell’anelare sì iterato e pio

Di voci sparse, e insieme oranti al cielo;

Non ti feriano allor l’alma bambina,

Ma già si conosceva al picciol fiore,

Quale sarebbe poi della divina

Ebe, in te, l’avvenenza e lo splendore.

Oggi qual sei, Maria?... le rosee bende

Ti trattengono ancor nel dolce incanto

Dei sogni attesi, o il verme reo t’offende,

E più del riso in cor t’abbonda il pianto?...

Un’ombra trista di celati affanni,

Dal dì che più non seppi del tuo fato,

Eco di tomba fe’ parermi gli anni,

E il mio vivere un albero sfrondato.

Forse sei sola, o indarno fidanzata,

A un inutil lamento il cor richiami;

Forse sei moglie afflitta, e condannata

Agli amplessi d’un uomo che non ami.

Ovver benigno ti concesse Iddio

Nello sposo e nel pargolo adorato,

D’appagar del tuo cor tutto il desìo,

D’ignorar l’empia febbre del peccato.

Sia qualunque il destin che ti governa,

Degl’integri è la vita in forte gioia;

Ma integrità non dura: è legge eterna

Che tutto si corrompa, e tutto muoia.

Eri sì buona, allegra e sorridente

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Sentì appressarsi nel corridoio il puzzo d’una pipa ed un passo

grave, e la strofa, che già coglieva, gli fuggì via come una

rondine spaventata: nascose in fretta quei poveri versi sotto un

_incartamento_; alzò la testa voltandosi all’uscio, ed entrò l’usciere

a consegnargli un dispaccio. Egli l’aprì, e lesse:

«Grave epidemia tifoidea sviluppatasi comuni di questa provincia,

reclama pronta venuta medico provinciale».

«Il prefetto

«_Caccianemico_».

Il dottore, addetto alla provincia di Villapluvia, serviva anche, per

le solite ragioni d’economia, nella provincia limitrofa, donde gli

veniva ora la chiamata del prefetto Caccianemico.

Il dottore andò subito a congedarsi dal suo superiore immediato, il

prefetto Tummistufetti. Lo trovò di bonissimo umore.

— Vada pure, caro Stellini: vada, e si diverta — gli disse — già loro

medici provinciali hanno inventato i microbi, i disinfettanti, le

epidemie: guardi però con questi freddi di non pigliare un malanno: si

cuopra bene, per carità!

— Grazie, arrivederla.

E dopo un’ora il dottore saliva in treno, accompagnato dal suo fido

Speranza.

Il peccato del dottore · 第 15 / 53 题