CAPITOLO XXXII

Quando, allo spuntar del giorno, Emilia aprì la finestra, restò

sorpresa contemplando le bellezze che la circondavano. La casa era

ombreggiata da castagni, misti a cipressi e larici. A settentrione e a

levante gli Appennini, coperti di boschi, formavano un anfiteatro

superbo e maestoso. Le loro falde verdeggiavano di vigne e di oliveti.

Le ville elegantissime della nobiltà toscana, sparse qua e là sui

colli, formavano una vista sorprendente. L'uva pendeva a festoni dai

rami dei pioppi e dei gelsi. Prati immensi costeggiavano il ruscello

che scendeva dalle montagne; a ponente ed a mezzogiorno, si scorgeva

il mare a gran distanza. La casa era esposta a mezzogiorno, e

circondata da fichi, gelsomini e viti dai rubicondi grappoli, che

pendevano intorno alle finestre: il praticello innanzi alla casa era

smaltato di fiori e d'erbe odorifere. Quel luogo era per Emilia un

boschetto incantato, la cui vaghezza comunicò successivamente al di

lei spirito la calma, che non aveva gustata da tanto tempo.

Fu chiamata all'ora della colazione dalla figlia del contadino,

fanciulla di fisonomia interessante, dell'età di circa diciassette

anni. Emilia vide con piacere che parea animata dalle più pure

affezioni della natura: tutti quelli che la circondavano, annunziavano

più o meno cattive disposizioni: crudeltà, malizia, ferocia e

doppiezza; quest'ultimo carattere distingueva specialmente la

fisonomia di Dorina e di suo marito. Maddalena parlava poco, ma con

voce soave ed un'aria modesta e compiacente che interessarono Emilia.

Le donne fecero colazione in casa mentre Ugo, Bertrando ed il loro

ospite mangiavano sul prato prosciutto e formaggio, inaffiati di vini

toscani. Appena ebbero finito, Ugo andò in fretta a cercare la sua

mula. Emilia seppe allora ch'egli doveva tornare ad Udolfo, mentre

Bertrando sarebbe rimasto alla capanna.

Quando Ugo fu partito, Emilia propose una passeggiata nel bosco; ma

essendole stato detto che non poteva uscire se non in compagnia di

Bertrando stimò meglio ritirarsi nella sua stanza.

Preferendo la solitudine alla società di quello scellerato e de' suoi

ospiti, Emilia pranzò in camera, e Maddalena ebbe il permesso di

servirla. La di lei conversazione ingenua le fece conoscere che i

contadini abitavano da molto tempo in quella casa, la quale era un

regalo di Montoni in ricompensa d'un servizio resogli da Marco,

stretto parente del vecchio Carlo. «Sono così tanti anni, signora,»

disse Maddalena, «ch'io ne so pochissimo; ma sicuramente mio padre deve

aver fatto del gran bene a sua eccellenza, perchè la mamma ha detto

spessissimo, che questa casa era il menomo regalo che potesse fargli.»

Emilia ascoltava con pena questo racconto, che dava un colore poco

favorevole al carattere di Marco. Un servizio che Montoni ricompensava

così, non poteva essere che delittuoso; e si convinceva sempre più di

non essere stata mandata in quel luogo se non per un colpo disperato.

«Sapete voi quanto tempo sarà,» disse Emilia, pensando all'epoca in

cui la signora Laurentini era sparita dal castello, «sapete voi quanto

tempo sia che vostro padre ha reso al signor Montoni il servizio di

cui mi parlate?

--Fu un po' prima che venisse ad abitare in questa casa; saranno circa

diciotto anni.»

Era l'epoca in cui si diceva presso a poco che fosse sparita la

signora Laurentini. Venne in mente ad Emilia che Marco avesse potuto

servir Montoni in quell'affare misterioso, secondando forse un

omicidio. L'orribile pensiero la piombò in angosciose riflessioni.

Restò sola fino a sera, vide tramontare il sole, ed al momento del

crepuscolo le sue idee furono tutte occupate di Valancourt. Riunì le

circostanze relative alla musica notturna, e tutto ciò che appoggiava

le sue congetture sulla di lui prigionia nel castello, e si confermò

nell'opinione di averne udita la voce. Stanca d'affannarsi, si gettò

finalmente sul letto, e cedè al sonno. Un colpo battuto all'uscio non

tardò a svegliarla. L'immagine di Bertrando con uno stile alla mano,

si presentò alla di lei immaginazione alterata. Domandò chi fosse.

«Son io, signorina, aprite, non abbiate timore, sono la Lena.

--Che cosa vi adduce sì tardi?» disse Emilia facendola entrare.

--Zitto, signora, per l'amor del cielo, non facciamo rumore. Se ci

sentissero, non me la perdonerebbero. Mio padre, mia madre e Bertrando

dormono,» soggiuns'ella chiudendo la porta. «Siccome voi non avete

cenato, vi ho portato uva, fichi, pane ed un bicchier di vino.» Emilia

la ringraziò, ma le fece conoscere che si esponeva al risentimento di

Dorina, quando si fosse accorta della mancanza dei frutti.

«Riprendeteli, Lena,» le disse, «io soffrirò meno a non mangiare, che

se sapessi doveste domani esserne sgridata da vostra madre.

--Oh! signora! non v'è pericolo,» soggiunse la Lena; «mia madre non

può accorgersi di nulla, poichè è la mia parte di cena; mi fareste

dispiacere ricusando.» Emilia fu talmente intenerita della generosità

della buona fanciulla, che le vennero le lagrime agli occhi. «Non

v'affliggete,» le disse la Lena; «mia madre è un po' viva, ma le passa

presto. Non vi accorate dunque. Ella mi sgrida spesso, ma io ho

imparato a soffrirla; e se mi riesce di scappare nel bosco, quando ha

finito, mi scordo di tutto.»

Emilia sorrise, malgrado le sue lagrime, disse a Lena che aveva un

ottimo cuore, ed accettò il dono. Desiderava molto sapere se

Bertrando, Dorina e Marco avessero parlato di Montoni e dei suoi

ordini in presenza di Maddalena; ma non volle sedurre l'innocente

fanciulla, facendole tradire i discorsi de' suoi genitori. Quando se

ne andò, Emilia la pregò di venire a trovarla più spesso che poteva,

senza però mancare ai doveri di figlia; Lena lo promise, ed augurolle

la buona notte.

Emilia per alcuni giorni non uscì mai di camera, e la Lena veniva a

trovarla solo nel tempo de' pasti. La sua dolce fisonomia e le sue

maniere interessanti consolavano la solitaria nostra eroina. In

quest'intervallo il di lei spirito, non avendo ricevuta alcuna nuova

scossa di dolore o di timore, potè giovarsi del divertimento della

lettura. Ritrovò alcuni abbozzi, carta e matite, e si sentì disposta a

ricrearsi disegnando qualche parte della magnifica prospettiva che

aveva sott'occhio.

La sera d'un dì che faceva gran caldo, Emilia volle provarsi a fare

una passeggiata, benchè Bertrando dovesse accompagnarla. Prese la Lena

ed uscì seguita dallo scherano, che la lasciò padrona di scegliere la

strada. Il tempo era sereno e fresco: Emilia ammirava con entusiasmo

quella bella contrada.

Il sole all'occaso dorava ancora la cima degli alberi e le vette più

alte. Emilia seguì il corso del ruscello lungo gli alberi che lo

costeggiavano. Sulla riva opposta alcune bianche pecorelle spiccavano

fra il verde. D'improvviso, udì un coro di voci. Si ferma, ascolta

attenta, ma teme di farsi vedere. Fu la prima volta che riguardò

Bertrando come il suo protettore; ei la seguiva davvicino discorrendo

con un pastore. Rassicurata da questa certezza, si avanza dietro una

collinetta; la musica cessò, e di lì a poco sentì una voce di donna

che cantava sola. Emilia, raddoppiando il passo, girò dietro la

collina, e vide un praticello coronato da alberi altissimi. Vi osservò

due gruppi di contadini che stavano intorno ad una giovinetta, la

quale cantava, tenendo in mano una ghirlanda di fiori.

Finita la canzone, alcune pastorelle si avvicinarono ad Emilia ed alla

Lena, le fecero sedere in mezzo a loro, e le presentarono uva e fichi.

Quella placida scena campestre la commosse oltremodo, e quando tornò a

casa, si sentì lo spirito più calmato.

Dopo quella sera passeggiò spesso in compagnia della Lena, ma sempre

colla scorta di Bertrando. La tranquillità in cui viveva, le faceva

credere che non si avessero cattivi disegni su di lei; e senza l'idea

probabile che Valancourt in quel momento fosse prigioniero nel

castello, avrebbe preferito di restare colà fino all'epoca del suo

ritorno in patria. Riflettendo però ai motivi che potevano aver deciso

Montoni a farla passare in Toscana, la sua inquietudine non diminuiva,

non essendo persuasa che il solo interesse della di lei sicurezza

l'avesse deciso a condursi in questa guisa.

Emilia passò qualche tempo nella capanna prima di ricordarsi che,

nella precipitosa partenza, aveva lasciato ad Udolfo le carte della

zia relative ai beni della Linguadoca. Ciò le fece pena, ma poi sperò

che il nascondiglio sarebbe sfuggito alle ricerche di Montoni.

I misteri del castello d'Udolfo, vol. 3 · 第 13 / 20 题