Quando, allo spuntar del giorno, Emilia aprì la finestra, restò
sorpresa contemplando le bellezze che la circondavano. La casa era
ombreggiata da castagni, misti a cipressi e larici. A settentrione e a
levante gli Appennini, coperti di boschi, formavano un anfiteatro
superbo e maestoso. Le loro falde verdeggiavano di vigne e di oliveti.
Le ville elegantissime della nobiltà toscana, sparse qua e là sui
colli, formavano una vista sorprendente. L'uva pendeva a festoni dai
rami dei pioppi e dei gelsi. Prati immensi costeggiavano il ruscello
che scendeva dalle montagne; a ponente ed a mezzogiorno, si scorgeva
il mare a gran distanza. La casa era esposta a mezzogiorno, e
circondata da fichi, gelsomini e viti dai rubicondi grappoli, che
pendevano intorno alle finestre: il praticello innanzi alla casa era
smaltato di fiori e d'erbe odorifere. Quel luogo era per Emilia un
boschetto incantato, la cui vaghezza comunicò successivamente al di
lei spirito la calma, che non aveva gustata da tanto tempo.
Fu chiamata all'ora della colazione dalla figlia del contadino,
fanciulla di fisonomia interessante, dell'età di circa diciassette
anni. Emilia vide con piacere che parea animata dalle più pure
affezioni della natura: tutti quelli che la circondavano, annunziavano
più o meno cattive disposizioni: crudeltà, malizia, ferocia e
doppiezza; quest'ultimo carattere distingueva specialmente la
fisonomia di Dorina e di suo marito. Maddalena parlava poco, ma con
voce soave ed un'aria modesta e compiacente che interessarono Emilia.
Le donne fecero colazione in casa mentre Ugo, Bertrando ed il loro
ospite mangiavano sul prato prosciutto e formaggio, inaffiati di vini
toscani. Appena ebbero finito, Ugo andò in fretta a cercare la sua
mula. Emilia seppe allora ch'egli doveva tornare ad Udolfo, mentre
Bertrando sarebbe rimasto alla capanna.
Quando Ugo fu partito, Emilia propose una passeggiata nel bosco; ma
essendole stato detto che non poteva uscire se non in compagnia di
Bertrando stimò meglio ritirarsi nella sua stanza.
Preferendo la solitudine alla società di quello scellerato e de' suoi
ospiti, Emilia pranzò in camera, e Maddalena ebbe il permesso di
servirla. La di lei conversazione ingenua le fece conoscere che i
contadini abitavano da molto tempo in quella casa, la quale era un
regalo di Montoni in ricompensa d'un servizio resogli da Marco,
stretto parente del vecchio Carlo. «Sono così tanti anni, signora,»
disse Maddalena, «ch'io ne so pochissimo; ma sicuramente mio padre deve
aver fatto del gran bene a sua eccellenza, perchè la mamma ha detto
spessissimo, che questa casa era il menomo regalo che potesse fargli.»
Emilia ascoltava con pena questo racconto, che dava un colore poco
favorevole al carattere di Marco. Un servizio che Montoni ricompensava
così, non poteva essere che delittuoso; e si convinceva sempre più di
non essere stata mandata in quel luogo se non per un colpo disperato.
«Sapete voi quanto tempo sarà,» disse Emilia, pensando all'epoca in
cui la signora Laurentini era sparita dal castello, «sapete voi quanto
tempo sia che vostro padre ha reso al signor Montoni il servizio di
cui mi parlate?
--Fu un po' prima che venisse ad abitare in questa casa; saranno circa
diciotto anni.»
Era l'epoca in cui si diceva presso a poco che fosse sparita la
signora Laurentini. Venne in mente ad Emilia che Marco avesse potuto
servir Montoni in quell'affare misterioso, secondando forse un
omicidio. L'orribile pensiero la piombò in angosciose riflessioni.
Restò sola fino a sera, vide tramontare il sole, ed al momento del
crepuscolo le sue idee furono tutte occupate di Valancourt. Riunì le
circostanze relative alla musica notturna, e tutto ciò che appoggiava
le sue congetture sulla di lui prigionia nel castello, e si confermò
nell'opinione di averne udita la voce. Stanca d'affannarsi, si gettò
finalmente sul letto, e cedè al sonno. Un colpo battuto all'uscio non
tardò a svegliarla. L'immagine di Bertrando con uno stile alla mano,
si presentò alla di lei immaginazione alterata. Domandò chi fosse.
«Son io, signorina, aprite, non abbiate timore, sono la Lena.
--Che cosa vi adduce sì tardi?» disse Emilia facendola entrare.
--Zitto, signora, per l'amor del cielo, non facciamo rumore. Se ci
sentissero, non me la perdonerebbero. Mio padre, mia madre e Bertrando
dormono,» soggiuns'ella chiudendo la porta. «Siccome voi non avete
cenato, vi ho portato uva, fichi, pane ed un bicchier di vino.» Emilia
la ringraziò, ma le fece conoscere che si esponeva al risentimento di
Dorina, quando si fosse accorta della mancanza dei frutti.
«Riprendeteli, Lena,» le disse, «io soffrirò meno a non mangiare, che
se sapessi doveste domani esserne sgridata da vostra madre.
--Oh! signora! non v'è pericolo,» soggiunse la Lena; «mia madre non
può accorgersi di nulla, poichè è la mia parte di cena; mi fareste
dispiacere ricusando.» Emilia fu talmente intenerita della generosità
della buona fanciulla, che le vennero le lagrime agli occhi. «Non
v'affliggete,» le disse la Lena; «mia madre è un po' viva, ma le passa
presto. Non vi accorate dunque. Ella mi sgrida spesso, ma io ho
imparato a soffrirla; e se mi riesce di scappare nel bosco, quando ha
finito, mi scordo di tutto.»
Emilia sorrise, malgrado le sue lagrime, disse a Lena che aveva un
ottimo cuore, ed accettò il dono. Desiderava molto sapere se
Bertrando, Dorina e Marco avessero parlato di Montoni e dei suoi
ordini in presenza di Maddalena; ma non volle sedurre l'innocente
fanciulla, facendole tradire i discorsi de' suoi genitori. Quando se
ne andò, Emilia la pregò di venire a trovarla più spesso che poteva,
senza però mancare ai doveri di figlia; Lena lo promise, ed augurolle
la buona notte.
Emilia per alcuni giorni non uscì mai di camera, e la Lena veniva a
trovarla solo nel tempo de' pasti. La sua dolce fisonomia e le sue
maniere interessanti consolavano la solitaria nostra eroina. In
quest'intervallo il di lei spirito, non avendo ricevuta alcuna nuova
scossa di dolore o di timore, potè giovarsi del divertimento della
lettura. Ritrovò alcuni abbozzi, carta e matite, e si sentì disposta a
ricrearsi disegnando qualche parte della magnifica prospettiva che
aveva sott'occhio.
La sera d'un dì che faceva gran caldo, Emilia volle provarsi a fare
una passeggiata, benchè Bertrando dovesse accompagnarla. Prese la Lena
ed uscì seguita dallo scherano, che la lasciò padrona di scegliere la
strada. Il tempo era sereno e fresco: Emilia ammirava con entusiasmo
quella bella contrada.
Il sole all'occaso dorava ancora la cima degli alberi e le vette più
alte. Emilia seguì il corso del ruscello lungo gli alberi che lo
costeggiavano. Sulla riva opposta alcune bianche pecorelle spiccavano
fra il verde. D'improvviso, udì un coro di voci. Si ferma, ascolta
attenta, ma teme di farsi vedere. Fu la prima volta che riguardò
Bertrando come il suo protettore; ei la seguiva davvicino discorrendo
con un pastore. Rassicurata da questa certezza, si avanza dietro una
collinetta; la musica cessò, e di lì a poco sentì una voce di donna
che cantava sola. Emilia, raddoppiando il passo, girò dietro la
collina, e vide un praticello coronato da alberi altissimi. Vi osservò
due gruppi di contadini che stavano intorno ad una giovinetta, la
quale cantava, tenendo in mano una ghirlanda di fiori.
Finita la canzone, alcune pastorelle si avvicinarono ad Emilia ed alla
Lena, le fecero sedere in mezzo a loro, e le presentarono uva e fichi.
Quella placida scena campestre la commosse oltremodo, e quando tornò a
casa, si sentì lo spirito più calmato.
Dopo quella sera passeggiò spesso in compagnia della Lena, ma sempre
colla scorta di Bertrando. La tranquillità in cui viveva, le faceva
credere che non si avessero cattivi disegni su di lei; e senza l'idea
probabile che Valancourt in quel momento fosse prigioniero nel
castello, avrebbe preferito di restare colà fino all'epoca del suo
ritorno in patria. Riflettendo però ai motivi che potevano aver deciso
Montoni a farla passare in Toscana, la sua inquietudine non diminuiva,
non essendo persuasa che il solo interesse della di lei sicurezza
l'avesse deciso a condursi in questa guisa.
Emilia passò qualche tempo nella capanna prima di ricordarsi che,
nella precipitosa partenza, aveva lasciato ad Udolfo le carte della
zia relative ai beni della Linguadoca. Ciò le fece pena, ma poi sperò
che il nascondiglio sarebbe sfuggito alle ricerche di Montoni.