Annetta venne da lei la mattina senza fiato. «Oh! signorina,» le disse
con tronche parole, «quante cose ho da raccontarvi! Ho scoperto chi è
il prigioniero, ma non era il prigioniero; è quello chiuso in quella
camera, di cui vi ho parlato, ed io l'aveva preso per un'ombra!
--Chi era quel prigioniero?» chiese Emilia, ripensando al caso della
notte scorsa.
--V'ingannate, signora, non era prigioniero niente affatto.
--Chi è dunque?
--Beata Vergine! come son rimasta! L'ho incontrato poco fa sul
bastione qui sotto! Ah! signora Emilia, questo luogo è proprio strano.
Se ci vivessimo mill'anni, non finirei mai di stupirmi. Ma, come vi
diceva, l'ho incontrato sul bastione, e certo pensava a tutt'altro che
a lui.
--Queste ciarle sono insopportabili; di grazia, Annetta, non abusare
della mia pazienza.
--Sì, signorina, indovinate? chi era mo; è una persona che voi
conoscete benissimo.
--Non posso indovinarlo,» rispose Emilia con impazienza.
--Ebbene, vi metterò sulla strada. Un uomo grande, col viso lungo, che
cammina con gravità, che porta un gran pennacchio sul cappello, che
abbassa gli occhi quando gli si parla, e guarda la gente di sotto le
ciglia negre e folte! Voi l'avete veduto mille volte a Venezia; era
amico intimo del padrone. Ed ora, quando ci penso, di che aveva egli
paura in questo vecchio castello selvaggio per chiudervisi con tanta
precauzione? Ma adesso prende il largo, ed io l'ho trovato poco fa sul
bastione. Tremava nel vederlo; mi ha fatto sempre paura; ma non voleva
che se ne accorgesse. Allorchè mi è passato vicino, gli ho fatto una
riverenza, e gli ho detto: Siate il ben venuto al castello, signor
Orsino.
--Ah! dunque era Orsino?
--Sì, signora; egli stesso, colui che ha fatto ammazzare quel signore
veneziano.
--Gran Dio!» sclamò Emilia; «egli è venuto a Udolfo! Ha fatto
benissimo a star nascosto.
--Ma che bisogno c'è di tante precauzioni? Chi potrebbe mai
immaginarsi di trovarlo qui?
--È verissimo,» disse Emilia, ed avrebbe forse concluso che la musica
notturna veniva da Orsino, se non fosse stata certa non aver egli nè
gusto, nè talento per quell'arte. Non volendo aumentare le paure di
Annetta parlando di ciò che cagionava la sua, le domandò se fossevi
alcuno nel castello che sapesse suonar qualche istrumento.
«Oh, sì, signorina, Benedetto suona bene il tamburo, Lancellotto è
bravo per la tromba, e anche Lodovico suona bene la tromba. Ma ora è
ammalato. Mi ricordo che una volta...
--Non avresti tu intesa una musica,» disse Emilia interrompendola,
«dopo il nostro arrivo in questo luogo, e segnatamente la notte
scorsa?
--No, signora; non ho inteso mai altra musica, fuor quella dei tamburi
e delle trombe. E quanto alla notte passata, non ho fatto altro che
sognare l'ombra della mia defunta padrona.
--La tua defunta padrona?» disse la fanciulla tremando; «tu sai dunque
qualcosa? Dimmi tutto quello che sai, per carità.
--Ma, signorina, voi non ignorate che nessuno sa cosa sia accaduto di
lei: è dunque chiaro che ha preso l'istessa strada dell'antica padrona
del castello, della quale nessuno ha saputo più nulla.»
Emilia, profondamente afflitta, congedò la cameriera, i cui discorsi
avevano rianimato i terribili di lei sospetti sul destino della zia,
ciò che la decise a fare un secondo sforzo per ottenere qualche
certezza in proposito, dirigendosi un'altra volta a Montoni.
Annetta tornò di lì a poche ore, e disse ad Emilia che il portinaio
del castello desiderava parlarle avendo un segreto da rivelarle.
Quest'ambasciata la sorprese, e le fece dubitare di qualche insidia;
già esitava ad acconsentire; ma una breve riflessione gliene dimostrò
l'improbabilità, e arrossì della sua debolezza.
«Digli che venga nel corridoio,» rispos'ella, «e gli parlerò.»
Annetta partì, e tornò poco dopo dicendo:
«Bernardino non ardisce venire nel corridoio, temendo di essere
veduto. Si allontanerebbe troppo dal suo posto, e non può farlo per
adesso. Ma se volete compiacervi di venire a trovarlo al portone,
passeremo per una strada segreta ch'egli mi ha insegnata, senza
traversare il cortile, e vi racconterà cose che vi sorprenderanno
assaissimo.»
Emilia, non approvando quel progetto, negò positivamente di andare.
«Digli,» soggiunse, «che se ha da farmi qualche confidenza,
l'ascolterò nel corridoio quando avrà il tempo di venirci.»
Annetta andò a portar la risposta, ed al suo ritorno disse ad Emilia:
«Non ho concluso nulla, signorina; Bernardino non può in verun modo
lasciare la porta in questo momento; ma se stasera, appena farà notte,
volete venire sul bastione orientale, egli potrà forse allontanarsi un
minuto e svelarvi il suo segreto.»
Emilia, sorpresa ed allarmata al tempo stesso dal mistero che colui
esigeva, esitava sul partito da prendere; ma considerando che forse
l'avvertirebbe di qualche disgrazia, od avrebbe da darle notizie della
zia; risolse di accettare l'invito. «Dopo il tramonto del sole,»
disse, «io sarò in fondo al bastione orientale; ma allora sarà
appostata la sentinella; come farà Bernardino a non esser veduto?
--È appunto ciò che gli ho detto, ed esso mi ha risposto aver la
chiave della porta di comunicazione fra il cortile e il bastione, per
la quale egli si propone di passare; che quanto alle sentinelle, non
ne mettono alcuna in fondo al bastione, perchè le mura altissime e la
torre di levante bastano da quella parte per guardare il castello, e
che quando sarà oscuro, non potrà esser veduto all'altra estremità.
--Ebbene,» disse Emilia, «sentirò ciò che vuol dirmi, e ti prego di
accompagnarmi stasera sul bastione: intanto di' a Bernardino di esser
puntuale all'ora indicata, giacchè potrei ancor io esser veduta dal
signor Montoni. Dov'è egli? Vorrei parlargli.
--È nel salotto di cedro, a parlamento con altri signori. Io credo che
voglia dare un banchetto per riparare il disordine dell'altra notte:
in cucina sono tutti occupatissimi.»
La padroncina le domandò se aspettavano nuovi ospiti. Annetta non lo
credeva. «Povero Lodovico!» diss'ella; «sarebbe allegro come gli altri
se fosse ristabilito! Il caso però non è disperato: il conte Morano
era più ferito di lui, e intanto è guarito e se n'è tornato a Venezia.
--Come facesti a saperlo?
--Me l'han detto ier sera, signorina; mi sono scordata di contarvelo.»
Emilia la pregò di avvertirla quando Montoni fosse solo. Annetta andò
a portar la risposta a Bernardino, che l'aspettava impaziente. Il
castellano intanto fu così occupato per tutto il giorno, che Emilia
non ebbe l'occasione di calmare i suoi timori sul destino della zia.
Volse i suoi pensieri all'ambasciata del portinaio: si perdeva in
mille congetture, e man mano che si avvicinava l'ora del misterioso
colloquio, cresceva la sua impazienza. Il sole finalmente tramontò:
sentì appostare le sentinelle, ed appena giunse Annetta, che doveva
accompagnarla, scesero insieme. Emilia temeva d'incontrar Montoni, o
qualcuno de' suoi. «Rassicuratevi,» disse Annetta, «sono ancora tutti
a tavola, e Bernardino lo sa.»
Giunte al primo terrazzo, la sentinella, gridò: _Chi va là?_ Emilia
rispose, e s'incamminarono al bastione orientale, ove furono fermate
da un'altra sentinella, e dopo una seconda risposta, poterono
continuare. Emilia non amava esporsi così tardi alla discrezione di
quella gente, impazientissima di ritirarsi, accelerò il passo per
raggiunger Bernardino, ma non trovandolo si appoggiò pensierosa al
parapetto. Il bosco e la valle eran sepolti nell'oscurità, un lieve
venticello agitava solo la cima degli alberi, e tratto tratto si
udivano voci nell'interno del vasto edifizio.
«Cosa sono queste voci?» disse Emilia tremante.
--Quelle del padrone e de' suoi ospiti che gozzovigliano,» rispose
Annetta.
--Gran Dio! com'è mai possibile che un uomo sia così allegro quando
forma l'infelicità del suo simile!... E la fanciulla guardò con
raccapriccio la torre di levante presso cui si trovava: vide una fioca
luce attraverso la ferriata della stanza inferiore: una persona vi
passava col lume in mano; tale circostanza non rianimò le sue speranze
a proposito della signora Montoni, poichè, avendola cercata colà
appunto, non vi aveva trovato che una vecchia divisa e delle armi.
Nulladimeno si decise a tentar di aprire la torre al di fuori, appena
Bernardino si fosse partito da lei.
Passava il tempo, e costui non compariva. Emilia, inquieta, esitò se
dovesse aspettarlo ancora; avrebbe mandata Annetta a cercarlo, se non
avesse temuto di restar sola.
Mentre ragionava colla seguace della tardanza, lo videro comparire.
Emilia si affrettò a domandargli che cosa voleva dirle, pregandolo di
non perder tempo, poichè l'aria notturna l'incomodava.
«Licenziate la cameriera, signorina,» le disse Bernardino con voce
sepolcrale, che la fece fremere, «il mio segreto non posso rivelarlo
che a voi sola.» Emilia esitò, ma finì a pregare Annetta di
allontanarsi alcuni passi; indi gli disse: «Ora, amico mio, son sola,
cosa volete dirmi?»
Egli tacque un momento, come per riflettere poi, rispose: «Io perderei
certo il mio impiego se lo sapesse il padrone. Promettetemi,
signorina, che non paleserete a chicchessia sillaba di ciò che son per
dirvi. Chi si è fidato di me in quest'affare me ne farebbe pagare il
fio se venisse a capire ch'io l'avessi tradito. Ma mi sono interessato
per voi, e voglio dirvi tutto.» Emilia lo ringraziò accertandolo della
sua segretezza, e lo pregò di continuare. «Annetta mi ha detto nel
tinello, quanto voi state in pena per la signora Montoni, e quanto
desiderate essere informata del suo destino.
--È vero, se lo sapete ditemi tosto ciò che ha di più terribile; son
parata a tutto.
--Io posso dirvelo, ma vi veggo così afflitta, che non so come
cominciare.
--Son parata a tutto, amico,» ripetè Emilia con voce ferma ed
imponente, «e preferisco la più terribile certezza a questo dubbio
crudele.
--Se è così, vi dirò tutto. Già sapete che il padrone e sua moglie non
andavano d'accordo; non tocca a me conoscerne il motivo, ma credo che
ne saprete il risultato.
--Bene,» disse Emilia, «e così?
--Il padrone, a quanto pare, ha avuto ultimamente un forte alterco con
lei: io vidi tutto, intesi tutto, e più di quel che possono supporre;
ma ciò non riguardandomi, io non diceva nulla. Pochi giorni sono egli
mi mandò a chiamare e mi disse: Bernardino, tu sei un brav'uomo, e
credo potermi fidare di te... Lo assicurai della mia fedeltà. Allora,
per quanto mi ricordo, mi disse: Ho bisogno che tu mi serva in
un'affare importante. Mi ordinò ciò che doveva fare; ma di questo non
dirò nulla, chè concerne soltanto la padrona.
--Cielo! che faceste? qual furia poteva indurvi ambidue ad un atto
così detestabile?
--Fu una furia,» rispose Bernardino con voce cupa, e tacquero
entrambi. Emilia non aveva coraggio di domandarne davvantaggio.
Bernardino pareva temere di spiegarsi più particolarmente; alfine
soggiunse: «È inutile riandare il passato. Il padrone fu troppo
crudele, sì, ma voleva essere obbedito. Se io mi fossi ricusato, ne
avrebbe trovato un altro meno scrupoloso di me.
--L'avete uccisa?» balbettò Emilia; «io dunque parlo con un sicario?»
Bernardino tacque, e la fanciulla mosse un passo per lasciarlo.
--Restate, signorina,» ei le disse; «voi meritereste di lasciarvelo
credere, giacchè me ne stimaste capace.
--Se siete innocente, ditelo tosto» soggiunse Emilia quasi moribonda;
«non ho forza bastante per ascoltarvi maggior tempo.
--Or bene, la signora Montoni è viva per me solo; essa è mia
prigioniera: sua eccellenza l'ha confinata nella camera di sopra del
portone, e me ne affidò la custodia. Voleva dirvi che avreste potuto
parlarle; ma ora...»
Emilia, sollevata a tai parole da inesprimibile angoscia, scongiurollo
di farle vedere la zia. Egli vi acconsentì senza farsi pregar molto, e
le disse che la notte seguente, allorchè Montoni fosse a letto, se
voleva recarsi alla porta del castello, potrebbe forse introdurla
dalla prigioniera.
In mezzo alla riconoscenza che le ispirava siffatto favore, parve alla
fanciulla di scorgere ne' di lui sguardi una certa soddisfazione
maligna, mentre pronunziava quest'ultime parole. Sulle prime scacciò
tale idea, lo ringraziò di nuovo, e raccomandò la zia alla di lui
pietà, assicurandolo che l'avrebbe ricompensato, e sarebbe esatta
all'appuntamento indicato; quindi gli augurò buona sera, ed andossene.
Passò qualche ora prima che la gioia, eccitata in lei dal racconto di
Bernardino, le permettesse di giudicare con precisione dei pericoli
che minacciavano ancora la zia e lei stessa. Quando la sua agitazione
si calmò, riflettè che la zia era prigioniera d'un uomo, il quale
poteva sacrificarla alla vendetta o all'avarizia sua. Allorchè pensava
all'atroce fisonomia del portinaio, credeva che il suo decreto di
morte fosse già firmato; immaginando colui capace di consumare
qualunque atto barbaro. Queste idee le rammentarono l'accento col
quale le aveva promesso di farle vedere la prigioniera. Le venne mille
volte in idea che la zia potesse esser già morta, e che lo scellerato
era forse incaricato d'immolare anche lei all'avarizia di Montoni, il
quale di tal guisa sarebbe entrato in possesso dei suoi beni in
Linguadoca, che avevan formato il tema d'una sì odiosa contestazione.
L'enormità di questo doppio delitto gliene fece alla fine respingere
la probabilità; ma non perdè tutti i timori, nè tutti i dubbi
ispiratile dalle maniere di Bernardino.
La notte era già molto avanzata, ed ella si afflisse quasi di non
sentir la musica, della quale aspettava il ritorno con sentimento più
forte della curiosità. Distinse lunga pezza le risa smoderate di
Montoni e de' suoi convitati, le canzoni lubriche, e sentì finire ben
tardi i loro rumorosi discorsi. Susseguì un profondo silenzio
interrotto soltanto dai passi di quelli che si ritiravano ne'
rispettivi alloggi. Emilia, ricordandosi che la sera precedente aveva
intesa la musica press'a poco all'istess'ora, aprì pian piano la
finestra, stando in attenzione della soave armonia.
Il pianeta da lei osservato al primo sentire della musica, non si
vedeva ancora, e cedendo ad una impressione superstiziosa, guardava
attenta la parte del cielo in cui doveva apparire, aspettando la
melodia nello stesso momento. Alfine esso comparve, rifulgendo sopra
le torri orientali. Emilia tese l'orecchio, ma indarno. Le ore
scorsero in ansiosa aspettativa; nessun suono turbò la calma solenne
della natura. Ella rimase alla finestra finchè l'alba non cominciò a
biancheggiare le vette de' monti, e persuasa allora che la musica non
si sarebbe altrimenti sentita, se ne andò a letto.