La morte del Re Carlo I accaduta in Foggia nel cominciar del nuovo anno
1285 siccome fu opportuna al Re Pietro d'Aragona, non solo per averlo
stabilito nel Regno di Sicilia, ma anche per avergli tolto il pericolo
dì perdere i suoi paterni Regni, invasi da Filippo Re di Francia, così
fu acerba e lagrimevole al Regno di Puglia, ed al Principe Carlo suo
figliuolo: poichè rimase il Regno non solo esposto all'invasione di
Ruggiero di Loria, il quale avendo preso Cotrone e Catanzaro, ed alcuni
altri luoghi di quella provincia, minacciava le altre vicine regioni:
ma anche perchè si vide senza Re e senza governo, per la cattività
del Principe di Salerno, che dovea succedere al Regno, il quale era
ritenuto prigione in Spagna. Essendovi per tanto sol rimasa l'infelice
Principessa _Maria_ sua moglie, con _Carlo Martello_ primogenito del
Principe, che allora non avea più che tredici anni: il Pontefice
Martino per profittare dell'occasione, vi rimandò subito Gerardo
Cardinal di Parma Legato appostolico, perchè insieme colla Principessa
lo governasse. Ma Filippo Re di Francia dolorosissimo della morte
del Re suo zio, dubitando che la compagnia del Legato con una donna,
ed un fanciullo, non recasse pregiudizio alle supreme regalie del
Principe, vi spedì tosto Roberto Conte di Artois suo figliuolo[453],
perchè avesse cura della Casa regale, e prendesse egli il governo del
Regno. Contuttociò per lo bisogno, che s'avea allora del Pontefice,
e per l'accuratezza del Legato, non ne fu questi escluso; anzi seppe
far valer tanto la sua autorità, che fatto convocare in quest'istesso
anno un Parlamento in Melfi di molti Prelati e Baroni, stabilì
alcuni _Capitoli_[454] per lo buon governo del medesimo, per dovergli
conferire col Pontefice Martino, affinchè confermati da costui, si
fossero poi pubblicati, e fatti osservare nel Regno come sue leggi,
come diremo.
Intanto Re Pietro, vedendosi per la morte di Carlo, sicuro del Regno
di Sicilia andò subito colle forze siciliane ad opporsi in Aragona al
vittorioso Re di Francia, il quale avea già preso Perpignano, Girona e
molte altre terre di quel Regno, per acquistarlo a Carlo di Valois suo
figliuolo secondogenito, che n'avea avuto il titolo e l'investitura
dalla Chiesa romana; e benchè si trovasse con forze assai dispari,
per lo grandissimo ardir suo naturale, accresciuto dal favor della
fortuna sino a quel dì, volle attaccar la battaglia; ma rotto il suo
esercito, ed egli rimasto ferito, a gran pena ritirandosi, si salvò
a Villafranca, dove di là a pochi giorni, a' 6 ottobre di quest'anno
1285, trapassò. Re certo dignissimo di lode e di memoria eterna: poichè
con pochissime forze, coll'arte e con l'industria, solo difese da
due Re potentissimi, e da un Papa acerbissimo nemico, due Regni tanto
distanti l'uno dall'altro, trovandosi sempre pronto colla persona ove
il bisogno richiedeva che fosse. Di lui rimasero quattro figliuoli
maschi, _Alfonso_, _Giacomo_, _Federico_ e _Pietro_, e due femmine,
_Isabella_ e _Violante_. Ad _Alfonso_ lasciò il Regno d'Aragona, ed a
_Giacomo_ quel di Sicilia, con condizione, che se Alfonso moriva senza
figliuoli, Giacomo gli succedesse in quel Regno e nella Sicilia.
Certamente il Regno d'Aragona, per la morte di Re Pietro, sarebbe
venuto in mano de' Franzesi se non l'avesse salvato da una parte una
gravissima pestilenzia, che venne all'esercito del Re di Francia; e
dall'altra, la gran virtù di Ruggiero di Loria, il quale, fin dentro
il Porto di Roses, andò a bruciare l'armata franzese, dopo l'incendio
della quale fu costretto Re Filippo di ritirarsi a Perpignano, per aver
perduta la comodità delle vettovaglie, che gli somministrava l'armata;
ed infermato in Perpignano, passò di questa vita quest'anno a' 23 di
settembre, e gli succedè Filippo il Bello suo figliuolo.
Fu quest'anno anche lugubre, per la morte di Papa Martino, il quale a'
28 di marzo 1285[455] morì in Perugia, e tosto in suo luogo fu rifatto
_Onorio IV_ romano, della nobilissima famiglia Savelli.
Papa Onorio calcando l'orme del suo predecessore, ancorchè italiano,
fu tutto inteso a favorire la Casa d'Angiò, e nell'istesso tempo, per
mezzo del Legato Girardo fece provvedere a' bisogni del vedovo Regno;
e perchè il Conte d'Artois, il quale avendo intesa la morte del Re
Pietro, e che per testamento avea lasciati divisi i Regni, era entrato
in isperanza di ricovrar la Sicilia di mano del Re Giacomo, onde avea
tutti i suoi pensieri a quell'impresa rivolti; volle ancor Onorio
profittando dell'occasione intrigarsi nel governo civile del Regno,
ed a provvederlo di nuove leggi conformi alli desiderj de' Baroni, ed
universalmente di tutti i Regnicoli; ma più d'ogni altro a ristabilire
i privilegi ed immunità delle persone ecclesiastiche di quello. A
questo fine con una sua particolar Bolla spedita a' 17 settembre di
quest'anno 1285 confermò que' Capitoli, che Carlo Principe di Salerno
mentr'era Vicario del Regno statuì nel Piano di S. Martino; ma que'
soli che riguardavano l'immunità e privilegi degli Ecclesiastici, la
qual Bolla, esemplata dal suo originale, che si conserva nell'Archivio
della Trinità della Cava, si trova anche inserita da Ferdinando I
d'Aragona nelle nostre prammatiche, ed è tutto altra, come si disse, di
quella, della quale saremo ora a ragionare.