CAPITOLO IV.

_Seggi di Napoli riordinati ed illustrati da CARLO._

Napoli città greca (siccome fu detto nel primo libro di quest'Istoria)

ebbe sin da' suoi principii i suoi Portici, ovvero Teatri, detti

ancora Tocchi, li quali ora Piazze, ovvero Seggi s'appellano, così come

l'ebbero tutte le altre città greche di queste nostre province, poichè

non fu ciò pregio solamente di questa città, siccome altri crede.

Essi non erano, che luoghi particolari delle città, per lo più vicini

alle porte di quelle[330], ove alcune famiglie nobili di quel rione, o

quartiere s'univano a menar tempo allegro in conversando fra di loro, e

con tal opportunità confabulare ancora e conferire de' pubblici affari,

e d'altro bisogno della città, ed anche de' loro privati interessi;

e poichè per lo più in quelli non solevano convenire se non gli

sfaccendati, i quali vivendo nobilmente non stavano attaccati ad alcun

mestiere o arte per vivere, perocchè veniva ad essi somministrato ciò

che loro bisognava, o da' lor ampi e ricchi poderi, o dalla milizia,

ovvero da qualche altra carica della Repubblica: perciò s'introdusse

per questi Seggi come una divisione e distinzione tra cittadini, per li

quali i Nobili si vennero a separare da' Popolani, i quali impiegati, o

nello studio delle lettere e discipline, o nelle mercatanzie, o nelle

arti meccaniche, o ne' lavori di mano, o nell'agricoltura, ovvero in

altre opere di braccia, non potevano aver quest'ozio di convenir nelle

Piazze a trattar co' Nobili de' pubblici affari, o d'altri bisogni

della città.

I Greci non aveano città la quale non avesse queste ragunanze, ovvero

_sodalitadi_, o Confraterie, ch'essi chiamavan _Fratrie_, nelle quali

i cittadini per lo più convenivano per trattar i negozi. E Sigonio

rapporta, che gli Ateniesi ne' Portici della loro città trattavano

i loro affari. Nè altrimente si praticava a Cuma, città parimente

greca, la quale teneva questi Teatri, ovvero _Fratrie_. Onde Pio II

ne' suoi Commentari[331] portò opinione, ch'essendo stati i Cumani i

primi fondatori di Napoli, avessero essi ad imitazione della loro città

istituiti questi Teatri in Napoli, ove i Nobili passeggiando, e quivi

diportandosi, soleano trattare de' pubblici affari: _Cumanos quoque

Theatra, deambulationes, conventusque frequenter posuisse_.

E non può dubitarsi, siccome altrove fu rapportato che in Napoli

non fossero antichissimi, per la testimonianza di Strabone, il quale

noverando i riti, e costumi greci, che ancor'a' suoi tempi riteneva

questa città, fra gli altri, scrisse che siccome l'altre città greche,

così Napoli avea questi Portici, che ancor'a' suoi tempi i Napoletani

chiamavano con greco vocabolo _Fratrie_. E Varrone[332] pur ne fece

memoria quando disse: _Phratria, est Graecum vocabulum partis hominum,

ut Neapoli etiam nunc_. Ove Turnebo notò, ch'essendo Napoli città

greca, a somiglianza d'Atene avea queste ragunanze particolari, e

separazioni, dette _Fratrie_[333].

Quanti di questi Seggi avesse prima avuti Napoli, Cammillo Tutini[334]

dall'antiche sue regioni e contrade, e da molti altri monumenti, con

molta diligenza ed accuratezza andò ricercando; e veramente essendo

costume de' Greci dividere le loro città in quattro parti, siccome

d'Atene testifica Guglielmo Postello[335], non è fuor di proposito il

credere, che anche Napoli in quattro principali parti fosse ripartita:

ciò che par, che si confermi dal nome istesso di _Quartiere_, che

ancor oggi si ritiene. Ciascuna di queste quattro regioni, ovvero

Quartieri, racchiudeva dentro di se molte altre regioni, ovvero Piazze

minori, che sono come tanti membri, che formano il corpo della città.

Queste quattro principali regioni non può difficoltarsi, che secondo

l'antico sito di questa città fossero stati i Quartieri di _Capuana_,

di _Forcella_, di _Montagna_ e di _Nido_.

Il Quartiere di _Capuana_, così detto, perchè da questa contrada

prendeasi il cammino verso Capua, oltre la maggior sua Piazza,

abbracciava molte altre minori strade o vicoli, i quali (siccome tutti

quelli dell'altre tre regioni) per la maggior parte prendevano il nome,

o dalle famiglie, che vi abitavano, o da' Tempj, o da altri pubblici

edificj, che vi erano. Così in questo quartiere leggiamo i vicoli del

Sole, e raggio di Sole, per lo famoso Tempio d'Apollo, che quivi era

costrutto. Quelli di Dragonario, Corneliano, Corte Torre, di S. Lorenzo

_ad Fontes_, delle Zite, Corte Pappacavallo, Ferraro, Santi Appostoli,

da' Filimarini, de' Barrili, Gurgite, Rua de' Fasanelli, Caracciolo.

Boccapianola, de' Zurli, de' Carboni, Manoccio e Rua de' Piscicelli.

Perciò, oltre il maggior Seggio di _Capuana_, erano in questo quartiere

cinque altri Seggi minori, che presero il nome o dalle famiglie, che

solevano ivi abitare, o da Tempj, ovvero dal nome comune di quel luogo

dove erano fabbricati. Così in questo Quartiere leggiamo i Seggi di

_S. Stefano_, di _Santi Appostoli_, di _S. Martino_; ond'è, che poi

essendosi questo unito al maggior Seggio di Capuana, per conservarne la

memoria, si vede dipinto questo Santo a cavallo nel muro del Seggio, il

Seggio de' _Melazzi_ e l'altro de' _Monocci_.

Il Quartiere di _Forcella_ chiamossi dagli antichi Scrittori _Regione

Erculense_, come chiamollo S. Gregorio nelle sue epistole[336], perchè

quivi fu fondato il Tempio d'Ercole; e talora _Regione Termense_, per

le antiche Terme, ch'erano nel suo seno[337]. Come da poi si chiamasse

di _Forcella_, non è di tutti conforme il sentimento. Alcuni vogliono,

che fuori d'una porta, ch'era vicina a questa contrada, fossero

piantate le forche per castigo de' malfattori. Altri perchè quivi fosse

la scuola di Pitagora, che per impresa faceva una lettera biforcata,

detta _Ypsilon_. Ma altri con maggior senno dissero, che quella forca,

che sinora si vede scolpita in un antico marmo sopra la porta della

chiesa di _S. Maria a Piazza_, dove anticamente era il Seggio, fosse

particolar insegna del Seggio, che diede nome al quartiere.

Abbracciava questa regione molte altre regioni minori, ovvero vicoli,

come l'Ercolense, Cupidine, Lampadio, Placido, Granci, Pizzofalcone,

Regionario, Verde, di S. Epulo, Pubblico Bajano, Fistola, Corario,

Termense, Capo d'Agno, Corte Bagno nuovo, Corte Greca, Sennarino,

degli Agini, degli Orimini, di San Giorgio Cattolico maggiore, Cimbri,

Pistaso.

Erano perciò in questo secondo Quartiere, oltre al maggiore di

Forcella, ch'era posto avanti l'Atrio della chiesa, detta oggi perciò

_S. Maria a Piazza_, due altri Seggi: quello de' _Cimbri_; e l'altro di

_Pistaso_.

Il terzo Quartiere, ovvero Contrada fu chiamato di _Montagna_, ovvero

di Somma Piazza, perch'era nella più alta parte della città. Fu detta

ancora la regione del Teatro e del Foro; per aver nel suo recinto il

Teatro ed il Foro; ed anche regione Palatina dall'antico Palazzo che

ivi era, ove si trattavano i pubblici affari.

Le minori Piazze o vicoli di questa Contrada erano: il vicolo della

Luce, Bell'aere, Circolo, Piazza Augustale, Piazza Segno, Sopramuro,

Marmorata, de' Giudei, Casurio, Formello, Dodici Pozzi, Carmignano,

Ferraro, Friggido, Burgaro, de' Tori, de' Maj, Vertecilli, Casatino,

de' Marogani, de' Masconi.

Erano perciò in questa Regione, oltre il maggior Seggio di Montagna,

detto anche di S. Angelo per essere allato della Parocchial Chiesa di

S. Angelo, otto altri Seggi minori. Il I Seggio di _Talamo_. II dei

_Mamoli_. III di _Capo di Piazze_. IV de' _Ferrari_. V de' _Saliti_. VI

de' _Canuti_. VII de' _Calandi_. VIII de' _Carmignani_.

La quarta Regione è quella, che oggi diciamo di _Nido_, e che gli

antichi nominavano _Vestoriana_ e _Calpurniana_. Fu appellata ancora

_Alessandrina_, o per la frequenza de' Mercatanti d'Alessandria, che

venuti a Napoli a mercatantare dimoravano in quella regione, come

vuole il Giordano, o per una Chiesa, che v'era dedicata a S. Attanagio

Patriarca d'Alessandria, come stima il Tutini. Perciò si vede essere

stata quivi collocata la statua del fiume _Nilo_, che diede poi il

nome al Quartiere, e che oggi ancora il ritiene, ancorchè, corrotta dal

tempo la voce, di _Nido_ s'appelli.

Nel suo distretto ha più strade, o vicoli minori, che sono di S. Biase,

Scorfuso, Fontanola, Capo di Monterone, Daniele, Cortegloria, Pretorio,

Casanova, Camillo, Montorio, Scalese, Misso, degli Acerri, degli

Offieri, de' Vulcani, Salvonato, Australe, Arco Bredato, Ficarolo,

della Giosa, Celano, Quattropozzi, a due Amanti, del Sole e della Luna,

Settimo Cielo, Capo di Trio, Don Orso ed Ursitato, e Corte Pagana.

Questa Contrada, oltre al Seggio maggiore di _Nido_, avea quattro altri

Seggi minori. Quello d'_Arco_; l'altro di _S. Gennarello ad Diaconiam_;

l'altro di _Casanova_ vicino il Monastero di Monte Vergine, non già,

come vuole il Costanzo[338], che questo Seggio fosse il medesimo di

quello di Portanova, e che mutasse il nome di Casa in Porta; e l'altro

di _Fontanola_ nel vicolo oggi detto di Mezzo Cannone.

Queste quattro regioni con l'altre minori Piazze, che le componevano,

ebbero, siccome si è veduto, altrettanti principali Seggi, e gli altri

minori erano diciannove, che uniti con que' quattro arrivavano al

numero di ventitre. Tutti erano rinchiusi dentro le mura dell'antica

Napoli; ma essendo stata questa città da varj Imperadori greci, sotto

la di cui dominazione durò lungo tempo, ampliato ed allargato il suo

recinto vennero perciò a rinserrarsi i Borghi e gli altri luoghi,

ch'eran fuori di quella; onde s'accrebbero due altre regioni, che

furono quelle di _Porto_, e l'altra di _Portanova_, ed in conseguenza

due altri Seggi maggiori, oltre i minori, a' primi s'aggiunsero.

La regione di _Porto_, che anticamente era borgo fuori della città,

chiamossi così, perchè stava vicino al mare dov'era l'antico porto

della città. Abbracciava più minori contrade, chiamate: Morocino

piccolo, Severino, Monterone, Bagno di Platone, Aquario, Fusario,

Scotelluccio, delle Calcare, della Lopa, Media, ovvero Melia, Rua

de' Caputi, Serico, Volpola, Griffo, Appennino di S. Barbara, Albina,

Petrucciolo, Cervico.

Oltre il suo Seggio maggiore di _Porto_, teneva due altre Seggi minori,

quello d'_Aquario_ così detto per l'abbondanza dell'acque, ch'era

in quella contrada; e l'altro de' _Griffi_, che prese tal nome dalla

famiglia Griffa di quella Piazza.

Il Quartiere di _Portanova_ era prima detto di Porta a mare, per una

Porta antica della città, ch'era dalla parte del Mare; ma ampliata la

città, nelle nuove muraglie si fece una nuova Porta, onde prese poi

questo nome. Racchiude queste minori contrade: Patrociano, Appennino

de' Moccia, de' Costanzi, de' Grassi, S. Salvatore, Acciapaccia,

Giorgito, Alburio, Barbacane, Sinocia, Porta de' Monaci, Ferula, delle

Palme.

Oltre il suo maggior Seggio, ve n'erano due altri minori: quello degli

_Acciapacci_, e l'altro de' _Costanzi_.

Erano adunque a' tempi del Re Carlo I d'Angiò 29 Seggi in questa città,

sei maggiori e ventitrè minori, come si è detto.

Tutti questi Seggi, ed in cotal maniera disposti, trovò Carlo, quando

si rese padrone di Napoli e del Regno; onde non è punto vero ciò, che

alcuni Scrittori sognarono, che Carlo I d'Angiò istituisse i Seggi

in Napoli, come ben a lungo, e coll'autorità di pubblici ed antichi

monumenti dimostrò il Tutini[339]. Non è punto ancora vero, che questo

Re di 29 ch'erano, gli avesse ridotti ne' soli cinque, che sono al

presente; poichè dalle scritture rapportate dal medesimo, si vede

chiaro, che anche a' tempi del Re Carlo II suo figliuolo, e di Roberto

suo nipote non s'erano ancora uniti. Siccome non deve riputarsi Carlo

autor della divisione tra la Nobiltà ed il Popolo, quasi che egli

fosse stato il primo a separare in questa città i Nobili da' Popolari;

essendo chiarissimo, che in tutti i tempi, così de' Romani, come de'

Goti, de' Greci, dei Longobardi, Normanni e Svevi, furon sempre in

Napoli divisi i Nobili dal Popolo, come da molti marmi rapportati

dal Grutero[340], dall'epistole di Cassiodoro[341], da quelle di S.

Gregorio M.[342], d'Innocenzio III e d'altri romani Pontefici[343] si

è potuto notare ne' precedenti libri di quest'Istoria.

Nè Carlo ne' Seggi medesimi separò i Popolari dai Nobili, quasi che

quelli promiscuamente, e di Nobili e di Popolari si componessero:

poichè, siccome ben pruova il Tutini[344], que' Seggi di soli Nobili

si componevano, e de' primi della città, ancorchè non si praticasse

quel rigore, che s'usa oggi, di non ammettere in essi i Popolani; come

spesso si faceva allora, quando o vivessero nobilmente, o imparentati

con Nobili, o d'altra prerogativa cospicui ne fossero stati stimati

meritevoli.

Carlo solamente gli rese più cospicui e chiari, dando loro marche

più notabili di distinzione dal Popolo, e rendendogli più eminenti

ed illustri sopra gli altri Seggi delle altre città del Regno; onde

la Nobiltà di Napoli si rese similmente più chiara ed illustre sopra

la Nobiltà di tutte l'altre città del Regno. E ciò avvenne per più

cagioni.

Primieramente per aver Carlo ornato quasi tutti que' Nobili col

cingolo militare, facendogli Cavalieri; II essendosi per la di lui

residenza renduta questa città capo e metropoli del Regno, concorrevano

in essa tutti i Baroni del Regno, ed i maggiori Signori e Feudatari

a dimorarvi, i quali per venire ammessi allora con facilità, anzi

pregati, a que' Seggi, gli resero più numerosi, e cospicui; III dalla

residenza dei maggiori Ufficiali della Corona e della Milizia, i quali

illustrarono anch'essi quelle Ragunanze; perchè non volendo essere

del Popolo s'arrolavano co' Nobili; IV i tanti Nobili franzesi e

provenzali, che portò seco Carlo di Francia e di Provenza, i quali per

essere stati premiati da lui con feudi e cariche pubbliche, fermati

perciò in Napoli ed arrolati co' Nobili, resero più cospicue le loro

Piazze, introducendosi in quelle molte famiglie franzesi: al che Carlo

vi cooperava per altro fine, cioè per aver contezza di quanto in quelle

si trattava.

E per ultimo, vivendosi in Napoli a' tempi di Carlo per collette,

concedè questo Principe molte prerogative a' Nobili intorno a

tali pagamenti, perchè volle, che contribuissero co' Popolari, ma

che separatamente dal Popolo i Nobili le pagassero; onde i Nobili

esigevano per la Nobiltà, ed i popolani per lo Popolo. E per allettare

maggiormente la Nobiltà napoletana, nel primo anno del suo Regno

confermò il privilegio concesso loro dal Re Manfredi, di dividersi

tra essi la sessagesima parte del jus delle mercatanzie, ch'entravano

in Napoli, tanto per terra, quanto per mare[345]: ciocchè fu una più

distinta marca di divisione tra' Nobili, e que' del Popolo.

Ma tutte queste belle prerogative non poterono far tanto estollere

la nobiltà di questi Seggi sopra tutti gli altri Seggi del Regno, e

rendergli in quella maniera pregevoli, nella quale si vedono oggi,

quanto i rigorosi regolamenti seguiti da poi intorno all'ammettere

nuove famiglie, e l'essersi poi tutti questi ridotti a soli cinque.

Prima ne' tempi stessi di Carlo e degli altri Re angioini suoi

successori, non vi era tanto rigore nelle aggregazioni: i Popolari e'

Forastieri vi erano indifferentemente ammessi. Questo costume da tempi

antichissimi traeva la sua origine; poichè Napoli come città greca,

seguendo l'esempio de' Tebani, che come dice Aristotele[346], a lungo

andare ammettevano alla loro Nobiltà que' del Popolo, ch'erano ascesi a

grandi ricchezze e quegli ancora, che per lungo tempo eran nobilmente

vivuti, ed aveano lasciato il mercatantare, ed altri simili mestieri;

riceveva le famiglie così nazionali, come forastiere, che per lungo

tempo avean serbato il decoro della Nobiltà, e che per lungo tempo eran

vivute con arme e cavalli. Così ne' tempi, nei quali siamo di Carlo

I, Fusco Favilla vivendo nobilmente con armi e cavalli, fece istanza

al Re di farlo contribuire co' Nobili, e 'l Re acconsente, dicendo:

_Eo quod vivit cum armis, et equis, contribuat cum militibus_[347]. Il

simile leggiamo di Marino di Madio, di Ademaro di Nocera, e di Nicolò

Canuto cittadino napoletano[348]. E Carlo II suo figliuolo a M. Dono

da Fiorenza commorante in Napoli l'ammise a qualsivoglia Seggio, e di

poter contribuire _cum militibus illius Plateae, in qua habitaverit,

usque ad regium beneplacitum, ex gratia speciali_[349]. E moltissimi

altri esempi se ne leggono ne' regali registri, ammettendo i Re

le famiglie ne' Seggi in tal guisa; poichè questa era la nota, che

distingueva i Nobili da' Popolani; cioè che costoro contribuivano le

collette col Popolo, e coloro colla Nobiltà.

Ma, tolte via le collette, cessa questo modo d'aggregar ne' Seggi; ed

a' Nobili s'appartenne l'aggregare, i quali niente di rigor usando,

ammettevano indifferentemente tutti quelli, che per lungo tempo

erano nobilmente vivuti in Napoli, sì cittadini, come forastieri, che

aveano contratta parentela co' Nobili, ed abitavano nel Quartiere di

ciascun Seggio: così la famiglia Sassone vivendo nobilmente in Napoli

nel quartiere di Portanova, ed imparentando co' Nobili di Piazza fu

aggregata al Seggio di Portanova. E nel libro dei Parlamenti leggesi

l'aggregazione fatta nell'anno 1480 di Giulio Scorciato, _ch'era

uomo nuovo in Napoli, allora venuto dalla Castelluccia, e perch'era

Dottore e Consigliere del Re Ferrante, ed avea la casa nello tenimento

della Montagna, lo chiamarono alla Congregazione dello detto Seggio_.

E questo era il consueto stile d'aggregare allora, leggendosi

nel processo d'Ettorre d'Anagni con la Piazza di Nido, che _così

anticamente erano chiamati nelle Piazze quelli, che abitavano nello

quartiero, gente ben nate, ricche, dotte, che viveano nobilmente, a

dare il loro parere nella Congregazione delli Seggi_[350].

Quindi avvenne, che nelle cause di reintegrazioni, l'aver avute le

case ne' quartieri a' Seggi vicini, era riputato alto possessivo di

Nobiltà in quel Seggio, e così furono reintegrate molte famiglie,

come la Pandona, e la Mariconda a Capuana; la Majorana a Montagna, la

Mastrogiudice a Nido, e moltissime altre.

Da poi si vennero pian piano a restringersi le aggregazioni; poichè

i Nobili delle Piazze infra di loro fecero alcuni stabilimenti, con

ricercare altri requisiti, senza i quali non erano ammessi. Così i

Nobili della Piazza di _Capuana_ nell'anno 1500 per pubblico istromento

conchiusero, che chiunque volesse essere ammesso nella lor Piazza,

dovea esser Nobile di quattro quarti di nome e d'arme, senza alcuno

_ripezzo_: che fosse legittimamente nato, e figliuolo di legittima

persona: che per lungo tempo avesse praticato con Nobili, e con essi

contratta ancora parentela: che non fosse macchiato di alcun vizio, che

offender potesse la Nobiltà. La Piazza di _Nido_ fece ancor essa molti

altri Capitoli così in detto anno 1500 come negli anni 1507 e 1524.

Quella di _Montagna_ nell'anno 1420 pur fece i suoi, che poi nell'anno

1500 accrebbe d'altri, i quali tutti possono vedersi in Tutini.

Siccome anche fecero i Nobili di _Porto_ e _Portanova_, i Capitoli de'

quali non si sanno, per essersi gli antichi libri di questi due Seggi

perduti.

Ridotto per questi nuovi Capitoli l'esser nobile di Seggio in più alta

stima, così per lo rigore, che praticavasi nell'aggregazioni, come

anche per passare i negozi più importanti per le mani de' Nobili, e

perchè i Signori Vicerè nel trattare gli affari regi avean sovente

bisogno di essi, onde quando prima non molto si curavano queste

aggregazioni, si fece da poi così desiderabile esser di Piazza, che

non vi era famiglia, nè Signore o Ministro regio, che non movesse

ogni impegno per aggregarvisi; sicchè infastidite le Piazze per le

tante dimande, si tolsero per sè medesime l'autorità di aggregare,

risegnandola in mano del Re; di modo che ordinò Filippo II, che

senza sua saputa e licenza non si potesse trattare aggregazione o

reintegrazione alcuna nelle Piazze di Napoli; e volendosi di ciò

trattare, s'ottenesse prima licenza di Sua Maestà, e poi congregati

tutti i Nobili di quel Seggio, e propostasi la dimanda, non essendovi

discrepanza, fosse ammesso colui, che dimandava l'aggregazione,

altrimenti, discrepando uno d'essi Nobili, il trattato fosse nullo:

ciò che riusciva molto difficile, ed era esporsi ad un cimento molto

pericoloso. Per la qual cosa molti impresero più tosto per via di

giustizia pretender reintegrazione, portando, che alcuni de' loro

maggiori avessero goduto in quelle Piazze, che esporsi al cimento

difficile dell'aggregazione. Sicchè al presente il Re tien deputati

cinque Consiglieri, ed un Fiscale nel S. C. a sentenziare sopra

le loro istanze, ottenuta prima licenza dal Re di potersi trattare

la reintegrazione. Al cui esempio le città minori delle province,

alcune delle quali hanno Seggi chiusi, ottennero parimente dal Re,

che senza sua licenza non potessero trattarsi reintegrazioni, ovvero

aggregazioni.

L'altra cagione, onde questi Seggi si fossero resi cotanto pregevoli,

si fu di 29 ch'erano in prima, essersi ultimamente ridotti a soli

cinque, di Capuana, Nido, Montagna, Porto e Portanova. Quando si fosse

fatta tal restrizione, non è di tutti conforme il sentimento, poichè

non vi sono scritture che ci possano accertare del tempo preciso; ma

poichè quest'unione non si fece tutta in un tratto, egli è verisimile,

che negli ultimi anni del Regno di Roberto quella si perfezionasse.

Ed il modo come tutti que' Seggi minori s'unissero a questi cinque,

fu così naturale e proprio, che sarebbe maraviglia se s'osservasse il

contrario; poichè quasi tutti questi Seggi si componevano di sei o otto

famiglie, quante forse n'erano in quelle minori contrade, ed essendo

dipendenti dal Seggio maggiore, in decorso di tempo sovente accadeva,

che spenta la maggior parte d'esse, e poche famiglie rimaste, queste

se ne passavano al suo principale Seggio, e restavano estinti i minori;

onde si vede, che poi i Nobili del principal Seggio vendevano il luogo,

ove era il Teatro o portico[351]; così vedesi il Seggio de' _Melazi_,

appartenente al Seggio di Capuana, ne' tempi di Roberto, intorno l'anno

1325 essere stato venduto dalla Piazza di Capuana, per essere spente

le famiglie, che quello componevano. Così ancora nell'anno 1331 per

comandamento della Regina moglie di Roberto fu abbattuto il Seggio

delli _Griffi_. Ed il Seggio di _Somma Piazza_, altrimente detto il

Seggio de' _Rocchi_, essendo mancate le famiglie, che lo componevano, e

rimasto per ricettacolo de' malfattori, la Reina Giovanna II lo donò ad

Antonello Centonze da Tiano. Parimente i Nobili di Montagna venderono

il Seggio de' _Cimbri_, come cosa lor propria, a D. Fabio Rosso. Ed in

questa maniera tratto tratto si ridussero tutti a' loro Seggi maggiori.

Ma come, ed in qual tempo si facesse l'unione d'un Seggio maggiore ad

un altro parimente maggiore, come fu quello di _Forcella_ a quello

di _Montagna_, è d'uopo che si narri. Alcuni portarono opinione,

ch'essendo mancate ne' tempi di Carlo I nella Piazza di Forcella molte

famiglie, si fosse fatta da poi nel Regno di Carlo II suo figliuolo

questa unione. Ma siccome notò prima il Summonte[352], e da poi il

Tutini[353], ciò è falso; poichè tra' Collettori dell'anno 1300 nel

Regno di Carlo II destinati all'esazione delle collette, si legge

Niccolò Saduccio Collettor di Forcella, e ne' _Capitoli_ del Re

Roberto, si vede convenire Giacomo Chianula per la Piazza di Forcella,

insieme con gli altri deputati nobili dell'altre Piazze[354].

Non è da rifiutarsi perciò l'opinione del Tutini, che credette

quest'unione essersi fatta negli ultimi anni del Regno di Roberto, con

l'occasione della discordia nata fra' Nobili delle due Piazze, Capuana,

e Nido, co' Nobili dell'altre Piazze, intorno alla quale Roberto

avendo ordinati alcuni stabilimenti, rapportati dal Summonte[355] e

dal medesimo Tutini, e facendo in quelli solamente menzione di sei

Eletti, comprendendo in essi quello del Popolo, si ricava, che in

questi tempi la Piazza di Forcella era già unita a quella di Montagna.

Ciò che maggiormente si conferma da una carta della Regina Giovanna I.

rapportata dall'istesso Tutini, nella quale, avendo ne' primi anni del

suo Regno ordinato, che si facesse inquisizione di tutti i Feudatari

del Regno, si notano i Feudatari de' Seggi di Napoli Piazza per Piazza,

e non si fa in essa altra menzione, se non de' soli cinque.

Nella quale unione è da notarsi, che per essere il Seggio di Forcella

Seggio maggiore, che s'unì ad un altro maggiore, perciò la Piazza di

Montagna fa due Eletti, uno per se, e l'altro rappresentando quel di

Forcella. Ciò che non avvenne nell'unione degli altri Seggi minori

uniti alle principali loro Piazze, perchè essendo questi dipendenti da

quelli, bastava un Eletto per tutti. Solo per conservar la loro memoria

è rimasta l'elezione degli Ufficiali, che ciascuno di questi cinque

Seggi crea con nome di sei, e cinque Capitani de' Nobili, i quali

uniti tutti insieme, fanno il numero de' 29 rappresentanti ciascuno

d'essi uno di quegli antichi Seggi[356]. Questi hanno prerogativa

di far convocar i Nobili per trattar i pubblici affari, propongono i

punti, che devono risolversi, ricevono i voti ed hanno grand'autorità

nell'assemblee, e sono da' Nobili creati ogni anno, ed oggi tengon

titolo di Deputati.

Ridotti adunque ed incorporati tutti questi Seggi a' soli cinque, e

disfatti tutti gli altri, cominciarono in varii e diversi tempi ad

ampliare con magnifici edifici i loro teatri, e ridursi i portici

in quella magnificenza, che oggi si vede; ed essendo poi di tempo in

tempo con nuovi edifici ampliata la città, e venuta a quella portentosa

grandezza, che oggi s'ammira, crebbero a proporzione i loro quartieri

e si resero più spaziosi. Sono tutti cinque uguali, e non hanno

maggioranza infra di loro, ancorchè que' di Capuana e Nido, per lo

splendore de' loro Nobili, per cagion degli ampii Stati e ricchezze che

possedono, vantino sopra gli altri maggiore preminenza.

Hanno molte prerogative, non solo di creare gli Eletti, i quali con

quello del Popolo governano la città, convenendo insieme nel loro

Tribunale a trattare i negozi del Pubblico, ma esercitano ancora

molte giurisdizioni, e fra l'altre di dichiarar i Popolani nobili del

Popolo napoletano, e conceder lettere di cittadinanza. Hanno parimente

i Nobili di queste Piazze autorità di creare il Sindico, che ne'

Parlamenti generali ed in altre pubbliche funzioni, appresso il Vicerè

rappresenta non meno la città, che tutto il Regno. Comunicano insieme i

Nobili di Capuana e Nido, quando s'uniscono per trattare i negozi del

pubblico, potendo l'uno andare al Seggio dell'altro, con dar i voti;

ma non perciò possono ricevere uffici, se non ognuno nel suo proprio

Seggio. Hanno ancora una legge fra loro circa il contrarre i matrimoni,

detta la nuova maniera di Capuana e Nido. Ed i Nobili di Montagna

aveano anch'essi anticamente nuovo modo circa il dar delle doti alle

Gentildonne della loro Piazza. Ed in Napoli ancora nell'età vetusta

v'era un altro modo di contratto dotale all'usanza delle Contesse e

Baronesse del Regno.

Non riconoscendosi nella città di Napoli se non che due Ordini, di

Nobiltà e di Popolo, poichè lo Stato ecclesiastico, che in Francia

fa ordine a parte, presso di noi non è riputato Ordine separato; ma

(siccome l'Ordine de' Magistrati) è rimasto mescolato tra la Nobiltà

e Popolo, perciò nel governo della medesima, non si ammettono se non

Nobili e del Popolo. Quindi è, che appartenendosi il governo della

medesima non meno a' Nobili che al Popolo, siccome fu sempre, come ben

pruova il Tutini[357], perciò oltre le cinque soprannomate Piazze,

evvene un'altra del Popolo, la quale non altrimenti che quelle de'

Nobili, elegge il suo Eletto, crea i suoi Ufficiali, tiene le sue

regioni minori, che chiamano Ottine, ed è partecipe insieme co' Nobili

del governo delle città, e di tutti gli altri onori e preminenze[358].

Ma all'incontro, dimorando in questa città molte nobili ed illustri

famiglie, le quali non comunicano nè con la Nobiltà, nè col Popolo:

perciò queste si riputano come fuori del Corpo della cittadinanza,

traendo esse la maggior parte l'origine da altre città di dentro e

fuori del Regno. Nè tal Nobiltà ha sede o luogo; perchè altrimente

dovrebbe ancor ella aver parte nei paesi, e negli onori insieme con gli

altri Nobili de' cinque Seggi.

Per questa cagione a' tempi di D. Pietro di Toledo, allora Vicerè,

cadde in pensiero a molte famiglie, che non erano aggregate a' Seggi,

nè comunicavano col Popolo, di supplicar Carlo V, che traendo esse

origine da famiglie illustri, nobilitate con feudi, per lunghi anni

signore di vassalli, ed imparentate con Nobili di Piazze, che dovessero

ammettersi a' Seggi ovvero di conceder loro licenza, che potessero

edificare un nuovo Seggio, e goder degli onori e pesi, che godono i

Nobili della loro città. Ma trovandosi allora implicato l'Imperadore

alla guerra di Siena, non potè darvi alcun provvedimento; ed intanto

perchè molte di quelle famiglie furono poi ammesse a' Seggi, non vi

si fece altro. Ma da poi correndo l'anno 1558 si rinovò la dimanda da

quelle Case, che non furono aggregate, e da molte famiglie spagnuole,

le quali ne supplicarono il Re Filippo II ma rimesso dal Re l'affare a

giustizia, s'impose a quello perpetuo silenzio. Ultimamente nell'anno

1637 molte illustri famiglie, come gli Aquini, Eboli, Filangieri,

Gambacorti, Ajerbi d'Aragona, Concobletti, Orsini, Marchesi, Franchi,

Leiva, Mendozza ed altre, posero di nuovo in tratto d'ergere un

nuovo Seggio, e ne ricorsero al Re Filippo IV; ma dopo un lungo

aspettare, secondo la solita tardità e lunghezza di quella Corte,

stancati finalmente i pretendenti, non ne fecero più parola, tanto che

proccuraron da poi d'essere aggregati negli antichi Seggi, dove sono

stati ammessi.

§. I. _Parlamenti generali cominciati a convocarsi in Napoli._

Da' precedenti libri di quest'Istoria si è potuto notare che i Re

di Sicilia, quando o per occasione di stabilir nuove leggi, ovvero

per altri bisogni dello Stato convocavano le Corti generali, non in

Napoli, ma in varie città del Regno l'intimavano. Così ora in Melfi,

ora in Ariano, ora in Bari, in S. Germano, Capua, Barletta ed altrove

tennero Parlamenti. Ma da poi che Carlo d'Angiò, residendo per lo più

in Napoli, invitò ad abitare in quella quasi tutti i Baroni, i Signori

ed i maggiori Ufficiali del Regno, fu questa città riputata la più

acconcia e comoda, per potersi quivi convocare le generali Assemblee,

dove trovandosi la maggior parte de' Baroni, e venendo i Sindici delle

altre città e terre del Regno, s'univano i due Ordini della Nobiltà

e del Popolo a deliberare delle cose importanti e rimarchevoli dello

Stato; poichè presso di Noi, siccome in tutti gli altri Stati della

Cristianità, toltone il Regno di Francia, lo Stato ecclesiastico

non fa Ordine a parte, ma non altrimente che facevano i Romani de'

loro Preti, li quali li lasciavano mescolati fra i tre Stati, gli

lasciamo nell'Ordine della Nobiltà e del Popolo; ond'è, che tra noi ne'

Parlamenti il Clero non ha luogo a parte, e se talora vi sono invitati

i Prelati, v'intervengono come Baroni, siccome l'Abate di Monte Cassino

che vanta essere il primo Barone del Regno, l'Arcivescovo di Reggio

e tanti altri. Quindi per essersi Napoli renduta capo e metropoli del

Regno, quasi tutti i Parlamenti che si tennero da poi, in questa città

si convocarono, _tanquam in solemniori, et habiliori loco_ come Carlo

II stesso lo qualifica[359]. Ciò che poi imitarono Giovanna I, Carlo

III, Luigi II, Alfonso I e gli altri Re suoi successori[360], tantochè

avendo il Re Alfonso intimato un Parlamento in Benevento, i Napoletani

se ne offesero, e feron sì, che il Re lo convocasse in Napoli.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5 · 第 26 / 49 题