XXIV. Che non faccia lega o confederazione con alcuno contro la Chiesa.

XXV. Che debba tener pronti mille Cavalieri oltramontani, apparecchiati

per Terra Santa o altro affare della fede.

Queste sono quelle convenzioni, delle quali spesso _Marino di

Caramanico_, _Andrea d'Isernia_ e gli altri nostri Scrittori fanno

memoria, quando trattano de' pesi, che nell'investitura data a Carlo

furono da Papa Clemente aggiunti.

Accordate in cotal maniera queste Capitolazioni, e vie più sollecitando

Clemente la venuta del Conte, intraprende questi il passaggio, ed

avendo fatta accompagnare la Contessa Beatrice sua moglie da molti

Capitani e Cavalieri franzesi e provenzali, costoro fecero il viaggio

per terra; ed egli da Provenza, essendosi posto intrepidamente con

pochi legni a solcar il mare, dopo aver miracolosamente scampate

l'insidie, che Manfredi gli avea tese con 80 galee, finalmente giunge

con somma felicità nel mese di maggio di quest'anno 1265 a Roma,

ove fu da' Romani con molti applausi, e segni d'allegrezza ricevuto

e careggiato; e narra l'_Anonimo_[94], che fu tanta la leggerezza e

vanità dei Romani, che ritenendo essi, per la dignità Senatoria, un

picciol vestigio dell'antica loro libertà, vollero anche di quella

spogliarsi, ed esclusi i loro Nobili, crearono Carlo lor Signore e

Senatore perpetuo di Roma.

Questa sì felice, e presta venuta di Carlo, gli diede tanta riputazione

e fama di Principe valoroso e magnanimo, che pareva, per tutta Italia,

la persona sua valesse per un grandissimo esercito; onde vennero tosto

da lui tutti que' della fazione Guelfa a visitarlo e ad offerirsi di

servirlo. Ed intanto l'esercito di Carlo, che per terra erasi avviato,

dopo varj avvenimenti, era finalmente giunto in Italia, e la Contessa

Beatrice a Roma; onde Carlo desideroso d'entrar presto nel Regno, per

timore, che troppo in Roma trattenendosi, non venisser a mancargli

i denari per supplire alle paghe de' soldati, sollecitò fortemente

l'espedizione, unendo tutta la sua milizia per combattere l'esercito di

Manfredi.

§. I. _Coronazione di CARLO in Roma._

Ma prima d'uscire di Roma, volle che Clemente colle celebrità solite

l'incoronasse Re, ed insieme gl'inviasse l'investitura, secondo ciò

ch'erasi stabilito. Il Pontefice, ch'era a Perugia, gli spedì sua

Bolla, per la quale commise a cinque Cardinali, che in S. Giovanni

Laterano avanti all'altare pubblicassero la Bolla dell'investitura,

e ricevessero dal Conte il giuramento di fedeltà, del ligio omaggio e

dell'osservanza di que' Capitoli di sopra notati, e colle debite forme

l'incoronassero Re dell'una e l'altra Sicilia. Li Cardinali destinati a

questa celebrità furono Rodolfo Vescovo di Albano, Archerio Prete del

titolo di S. Prassede, Riccardo di S. Angelo, Goffredo di S. Giorgio

al Velo d'oro, e Matteo di S. Maria in portico, Diaconi Cardinali, li

quali nel giorno dell'Epifania a' 6 Gennajo di quest'anno 1266 colle

solite cerimonie incoronarono Carlo Re d'ambedue le Sicilie insieme

con Beatrice sua moglie, essendo presenti molti Prelati e Signori con

infinito popolo.

(Di questa Beatrice si legge il Testamento, che fece a Lagopensile

nell'anno 1266 rapportato da Lunig[95]).

Si lesse la Bolla dell'investitura fatta da Clemente per la quale con

que' patti di sopra riferiti l'investiva del Regno di Sicilia, _et de

tota Terra, quae est citra Pharum, usque ad confinia terrarum ipsius

Romanae Ecclesiae, excepta Civitate Beneventana cum toto territorio, et

omnibus districtibus, et pertinentiis_.

All'incontro i Cardinali riceverono il ligio omaggio dal Re ed il

giuramento di fedeltà, la di cui formola insieme coll'istromento

dell'incoronazione vien rapportata dal Tutini[96] ed è del seguente

tenore: _Nos Carolus Dei gratia Rex Siciliae, Ducatus Apuliae, et

Principatus Capuae, ec. Vobis Dominis Rodulpho Albanensi Episcopo,

Archerio, ec. Diaconis Cardinalibus quibus per literas suas Dominus

Papa commisit receptionem ligii homagii, quod pro Regno Siciliae, ac

aliis Terris Nobis a predicta Ecclesia Romana concessis tenemur, eidem

Dom. Clementi Papae IV et ejus successoribus canonice intrantibus, et

predictae Ecclesiae Romanae facere, ac in manibus vestris, vice, et

nomine ipsius Domini Clementis Papae, et hujusmodi ejus successorum,

ac predictae Romanae Ecclesiae, et per nos eidem Dom. Papae, ejus

successoribus ac Romanae Ecclesiae ligium homagium facimus pro Regno

Siciliae, ac tota Terra, quae est citra Pharum, usque ad confinia

Terrarum, excepta Civitate Beneventana cum toto territorio, et omnibus

districtibus, et pertinentiis suis, nobis, et haeredibus nostris a

predicta Ecclesia Romana concessis, ec._

Donò ancora questo Principe in ricompensa, e memoria di quest'atto al

Capitolo di S. Pietro e suoi Canonici in perpetuo le rendite e proventi

della Bagliva della città d'Aitona, e l'altre rendite, che la Camera

regia esigeva sopra di quella sita negli Abruzzi, come per una carta

dell'Archivio regio rapporta il Tutino[97], e di più ogni anno in

perpetuo 50 once d'oro sopra la Dogana di Napoli[98].

Il Sommario della Bolla di quest'investitura co' Capitoli di sopra

esposti vien rapportata dal Summonte, e parte della medesima vien anche

rapportata da Baldo[99] ne' suoi Comentarj al nostro Codice. E questa è

la prima scrittura, nella quale questi due Regni vengon la prima volta

chiamati di Sicilia _citra et ultra Pharum_, leggendosi quivi: _Clemens

IV infeudavit Regnum Siciliae citra, et ultra Pharum_. E da qui in

progresso di tempo ebbe origine l'altro moderno titolo: _Rex utriusque

Siciliae_. Non già che Carlo l'usasse mai ne' suoi diplomi e privilegj;

poichè ritenne sempre gli antichi titoli, de' quali s'erano valsi i Re

Normanni e Svevi, siccome si è osservato nella riferita scrittura del

ligio omaggio, ed in molte altre fatte nei seguenti tempi osservarsi il

medesimo fa vedere Agostino Inveges ne' suoi Annali di Palermo.

Il Biondo, Platina, ed alcuni altri affermano, che ora Carlo ricevesse

anche il titolo e la corona di Re di Gerusalemme; ma sono di gran lunga

errati, poichè questo titolo ancora non era stato tolto a Corradino,

che per Jole madre di Corrado suo padre il riteneva, e 'l Papa non glie

lo contrastò mai. Pervenne poscia a Carlo dopo la morte di Corradino

nell'anno 1276 per cessione di Maria d'Antiochia; onde avvenne, che ne'

suoi privilegj si leggono per questa cagione in maggior numero gli anni

di Sicilia, che quelli di Gerusalemme[100].

Terminate le feste della coronazione, il Re Carlo senza perder tempo

si pose in cammino con le sue genti contro Manfredi, e per la Campagna

di Roma s'avviò verso S. Germano. Il Papa non cessava di sollecitarlo,

e per agevolar l'impresa mandò in Sicilia il Cardinal Rodolfo Vescovo

d'Albano, acciò _crocesignasse_ i Siciliani, e sollevasse que' popoli

contro Manfredi. Altra _Crociata_ avea già pubblicata in Italia, dove

per la fortuna e felicità di Carlo la parte Guelfa era notabilmente

cresciuta di seguito, ed all'incontro i Ghibellini tutti depressi.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5 · 第 16 / 49 题