CAPITOLO II.

_Spedizione di CLEMENTE IV e conquiste di CARLO D'ANGIÒ, da lui

investito del Regno di Puglia e di Sicilia._

Re Manfredi intesa la morte di Papa Urbano ne prese grandissimo

piacere, sperando esser in tutto fuor di pericolo, non meno per

le discordie che a quei tempi soleano sorgere tra' Cardinali per

l'elezione, onde nasceva lunga vacazione della Sede Appostolica, che

per la speranza avea che fosse eletto alcun Italiano, il quale non

avesse interesse co' Franzesi, e che avesse abborrimento d'introdur

gente oltramontana in Italia; ma restò di gran lunga ingannato,

perocchè i Cardinali, che si trovavano averlo offeso e dubitavano, che

egli ne avesse presa vendetta, studiaronsi di creare un Papa d'animo

e di valore simile al morto: e di comune consenso a febbrajo del

nuovo anno 1265 crearono Papa il Cardinal di Narbona. Costui non solo

era di nazione franzese, ma vassallo di Carlo[85]: ebbe già moglie

e figliuoli; e fu uno de' primi Giureconsulti della Francia: fu poi,

morta sua moglie, fatto Vescovo di Pois, indi di Narbona, ed appresso

Cardinale, ed ora si trovava Legato in Inghilterra. Tosto che seppe

l'elezione, partissi di Francia, ed in abito sconosciuto di mendicante,

secondo il Platina, o di mercatante, come vuol Collenuccio, venne a

Perugia, ove da' Cardinali con somma riverenza ricevuto, fu adorato

Pontefice e chiamato Clemente IV; indi con molto onore a Viterbo 'l

condussero.

La prima cosa, che e' trattò nel principio del suo Ponteficato, spinto

da natural affezione che la Nazion franzese suol portare a' suoi

Principi, fu la conclusione di seguitare quanto per Papa Urbano suo

predecessore era stato cominciato a trattare con Carlo d'Angiò, per

mezzo dell'Arcivescovo di Cosenza.

(Clemente IV successore d'Urbano, rivocò prima l'investitura data ad

Edmondo; e la Bolla di questa rivocazione è rapportata da Lunig[86];

e da poi nell'istesso anno 1265 investì del Regno Carlo d'Angiò, e la

Bolla di questa investitura con tutti i suoi patti e gravami, si legge

pure presso Lunig[87], siccome anche il giuramento dato da Carlo nel

1266 a Viterbo, pag. 979).

E perchè trovò il Collegio tutto nel medesimo proposito, mandò subito

con gran celerità l'Arcivescovo a sollecitare la venuta di Carlo.

Confermò ancora il Cardinal Simone di S. Cecilia Legato in Francia,

dal suo predecessore eletto; e gli scrisse che assolvesse tutti i

_Crocesignati_ Franzesi per Terra Santa, commutando loro il voto nella

conquista di Sicilia, come si raccoglie da un'epistola di Clemente

stesso riferita da Agostino Inveges[88]. Scrisse ancora al S. Re

Lodovico, che desse aiuto a Carlo suo fratello; ed essendosi renduto

certo, che così il Conte di Provenza, come il Re suo fratello erano

disposti per l'impresa, commise al Cardinal di Tours, che accordasse

i patti, co' quali egli voleva, che si fosse data l'investitura;

ed ancorchè non potesse alterar niente di ciò ch'erasi convenuto

con Urbano sopra le modificazioni già fatte, nulladimanco, ora che

vide Carlo impegnato, volle di gravi e pesanti condizioni obbligarlo

nell'istesso tempo che gli dava l'investitura.

Aveva Urbano, come si è detto, tentato in questa nuova investitura

che s'offeriva al Conte di Provenza, ricavarne per la Sede Appostolica

gran profitto, proccurando allora con ogni industria, che la provincia

di Terra di Lavoro con Napoli e l'isole adiacenti, non altrimente che

Benevento, fosse eccettuata e si aggiudicasse alla Chiesa; ma Carlo

non volle sentir parola: poichè finalmente non se gli concedeva un

Regno, la cui possessione fosse vacante, ma dovea egli colle sue forze

discacciarne il possessore Manfredi, ed il Papa non vi metteva altro

che benedizioni ed indulgenze ed un poco di carta per l'investitura;

poichè le sue forze erano così deboli, che non poteva nemmeno

mantenersi in Roma. Clemente per tanto, non potendo appropriar a se

quella provincia, proccurò almeno gravare l'investitura di tanti patti

e condizioni, che veramente rese il nuovo Re ligio, spogliandolo di

molte prerogative, delle quali prima eran adorni i predecessori Re

normanni e svevi.

I Capitoli stipolati e giurati da Carlo, nel modo che il Papa gli avea

cercati, secondo che vengono rapportati dal Summonte, da Rainaldo[89]

e da Inveges, sono i seguenti.

I. Fu da Clemente investito Carlo Conte di Provenza del Regno di

Sicilia _ultra_ e _citra_, cioè di quell'isola e di tutta la terra,

ch'è di quà dal Faro insino a' confini dello Stato della romana Chiesa,

eccetto la città di Benevento con tutto il suo territorio e pertinenze:

e ne fu investito _pro se, descendentibus masculis, et foeminis:

sed masculis extantibus, foeminae non succedant; et inter masculos,

primogenitus regnet. Quibus omnibus deficientibus, vel in aliquo

contrafacientibus, Regnum ipsum revertatur ad Ecclesiam Romanam_[90].

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5 · 第 12 / 49 题