_CORRADO insospettito di MANFREDI lo spoglia d'ogni autorità e de' suoi
Stati; avvelena il suo minor fratello ERRICO; ed egli poco da poi se ne
muore da consimil morte; onde MANFREDI assume di nuovo il Baliato del
Regno._
Intanto Corrado per le crudeltà usate alle città debellate ed a Napoli,
e per lo genio suo aspro e severo, era entrato in grandissimo odio e
malevolenza presso ogni grado ed ordine di persone; ed affatto ignudo
di quelle virtù civili e militari, che ornavano l'animo di Federico suo
padre, riusciva a' suoi sudditi molto pesante e duro il suo imperio.
All'incontro Manfredi uomo d'ingegno e di valore, con destrezza
mirabile andava mitigando l'azioni crudeli del Re, per acquistarsi
benevolenza da' Popoli e da' Baroni; talchè in breve nacque opinione
per tutto il Regno, che tutto quel male, che lasciava di fare il Re,
e l'esercito de' Tedeschi, fosse per intercessione, e benignità di
Manfredi.
Occultava ancora questo Principe con mirabile dissimulazione il
dispiacere, che Corrado insospettito di lui gli avea dato per molti
torti fattigli; poichè scorgendolo d'elevati pensieri e d'animo regio,
ed atto più a dominare, che a governare come Balio il Regno, venne
in sospetto non la sua potenza e l'amore che s'avea acquistato de'
Popoli, lo facessero aspirare al Regno. Deliberò per tanto trovar modi
d'abbassarlo, ciò che non volendo far apertamente un dì gli disse,
ch'avea in pensiero di rivocare tutte le donazioni, che l'Imperador suo
padre avea fatte nel suo testamento, come quelle, ch'erano dannosissime
allo Stato, e portavan detrimento grandissimo alla sua Corona; e perchè
gli altri Baroni con animo pacato il sopportassero voleva incominciar
da lui, acciocchè dal suo esempio s'inducessero gli altri. Con non
dissimil arte simulò Manfredi di crederlo, e mostrandosi con prontezza
di secondarlo, volle esser il primo spontaneamente a rinunciar in sue
mani il Contado di Monte S. Angelo, e la città di Brindisi, che per
ragion del Principato di Taranto possedeva[13].
Tolsegli ancora di tempo in tempo, secondo se gli presentavano le
congiunture, li Contadi di Gravina, di Tricarico e di Montescaglioso,
che possedeva per concessione di Federico suo padre; e sol gli rimase
il Principato di Taranto assai diminuto; ed affinchè nemmeno da quel
Principato rimastogli potesse riceverne profitto, e gli riuscisse
inutile, impose agli uomini di quello una pesante, e gravissima general
colletta, la quale faceva egli esigere, ed applicare al suo regio
Erario. Rimosse dal Principato suddetto il Giustiziero, che soleva
recarsi da Manfredi, e vi pose il suo, siccome a tutte l'altre province
del Regno praticavasi. Tolsegli ancora il mero imperio e potestà che
Federico gli avea conceduto sopra quel Principato, e ordinò che il
Principe sopra di quello non avesse altra giurisdizione, che nelle
cause civili solamente[14]; poichè in questi tempi non soleva a' Baroni
concedersi il mero imperio sopra i Feudi, ma solamente ad alcuni Grandi
e della Casa regale, o suoi congiunti per ispezial favore e grazia del
Re rare volte si concedeva: ciò che poi a' tempi d'Alfonso I d'Aragona
cominciossi a dare a quasi tutti i Baroni; onde nacque, che ora non vi
è Barone, ancorchè picciolo, che non l'abbia.
Nè fermossi qui l'astio di Corrado contro quel Principe; ma volendolo
ridurre all'estrema bassezza per liberarsi da ogni sospetto, sotto
mendicate occasioni e pretesti, comandò che dal Regno uscissero
tutti i suoi congiunti ed affini, ch'e' teneva del lato materno. Ne
mandò via Gualdano Lancia, che avea così bene e con tanta fedeltà e
prudenza servito l'Imperador Federico, onde n'era stato da quello
creato suo Vicario in Toscana, ove per molti anni avea con molta
fede esercitato quel supremo comando. Il medesimo fece con Federico
Lancia suo fratello, con Bonifacio di Anglono zio materno di Manfredi,
con tutti gli altri suoi consanguinei ed affini, e con esso loro le
mogli, madri, sorelle, figliuoli e figliuole grandi e piccoli, che si
fossero. I quali tutti usciti dal Regno, essendosi ricovrati in Romania
presso Costanza Imperatrice di Costantinopoli sorella di Manfredi,
mandò Corrado Bertoldo Marchese di Honebruch in Romania far intendere
all'Imperadore, che gli avrebbe fatto un dispiacer grandissimo, se
ritenesse presso di se quegli esuli; onde fu duopo a quell'Imperadore
che gli facesse partire anche da' suoi Stati[15].
Tutte queste offese sofferiva il Principe Manfredi con una prudenza
e dissimulazion d'animo maravigliosa; poichè non perciò tralasciava
con ilarità di ajutarlo, e di seguirlo in tutte l'imprese, come fece
in Terra di Lavoro, quando debellò i Conti d'Acquino, in Capua ed
in Napoli, ed ora in Puglia, simulando il suo acerbo dispetto; e
nell'istesso tempo con astuzia grandissima cattivandosi i Baroni ed i
Popoli, era nell'amore e benevolenza di quelli.
Accadde a questo tempo, che mentre era Corrado in Melfi, Errico
suo fratello, che non avea più che dodici anni, venne in Sicilia a
visitarlo; ed ancorchè l'Anonimo non faccia autor Corrado di tanta
scelleratezza, non mancano però gravi Autori, che rapportano, che per
mezzo di Gio. Moro Capitano saraceno, ch'Errico avea seco portato da
Sicilia, lo facesse crudelmente avvelenare. Coloro che narrano avere
Corrado fatto morire Errico per torgli il Regno di Sicilia, dicendo che
Federico non poteva, nè dovea separarlo dal Regno di Puglia, errano
all'ingrosso; poichè Federico non il Regno di Sicilia, ma quello di
Gerusalemme, ovvero Alcarense ad elezion di Corrado gli avea lasciato
nel suo testamento: e Manfredi mandò Errico in Sicilia per contenere
i Siciliani nell'ubbidienza di Corrado, come si è di sopra narrato.
Altri credono che l'avesse fatto morire, per avere la maggior parte
del tesoro dell'Imperador Federico, che era in suo potere. Che ne sia,
narra Matteo Paris[16], che Corrado diede non leggieri sospetti d'esser
egli stato autore della morte di quell'innocente fanciullo; poichè da
allora in poi non mostrò Corrado il suo volto così sereno e giocondo
come prima. E negli Atti d'Inghilterra, ultimamente fatti imprimere
dalla Regina Anna, si legge una lettera di Corrado scritta nell'anno
1254 al Re d'Inghilterra zio d'Errico, nella quale, per togliere questo
romore che s'era sparso d'averlo fatto avvelenare, diedegli l'avviso
della morte di suo nipote, con sentimenti molto appassionati, fingendo
molta afflizione e dolore, per la morte di quel Principe; ma Papa
Innocenzio, fomentando l'inimicizia nata perciò tra Corrado ed Errico,
offerì il Regno di Sicilia ad _Edmondo_ figliuolo d'Errico, ch'era
ancor fanciullo.
(Presso _Lunig_[17], si leggono alcune lettere d'Alberto Legato
d'Innocenzio in Inghilterra, per le quali dassi l'Investitura del Regno
ad Edmondo, e la conferma del Papa nel 1254 coll'avviso, che dà ad
Alberto di tal conferma. Ma questo trattato per la morte d'Innocenzio
rimase interrotto).
E notasi in questi Atti, che Innocenzio non tralasciò cos'alcuna, per
impegnar il padre a mettersene in possesso, fino a dar ordine al Clero
d'Inghilterra di prestar denari a questo Principe, e d'impegnar perciò
i beni delle loro Chiese. Ma da poi tutto questo denaro fu dissipato,
ed impiegato ad altri usi dal medesimo Papa; onde questo secondo
trattato anche rimase in tutto svanito.
Avendo intanto Corrado in cotal guisa ridotte le città del Regno
fluttuanti sotto la sua obbidienza, si disponeva di passare altrove
verso le parti dell'Imperio; ma ecco, che mentre nella Primavera di
quest'anno 1254 s'accingeva a tal viaggio, ne' campi vicino Lavello
fu assalito da mortal febbre, che in pochi giorni nel più bel fiore
della sua età, non avendo più che 26 anni, a' 21 maggio lo tolse a'
mortali[18], avendo durato il suo regno poco più che tre anni: onde
di questo Principe nè leggi, nè altro attinente alla politia di queste
province, abbiamo.
Pure gli Scrittori dalla parte Guelfa, infesti non meno a Federico,
che alla sua progenie, narrano, che Manfredi per mezzo d'un medico lo
facesse avvelenare, con isperanza, morto Errico e lui, non essendovi
della linea di Federico altri, che Corradino, che era nato l'anno
avanti, figliuolo d'esso Corrado, potesse agevolmente occupare l'uno
e l'altro Regno: e che Corrado, non sapendo, che moriva di veleno,
fattogli dare da Manfredi, lasciasse nel suo testamento erede Corradino
e Balio l'istesso Manfredi.
Ma se dobbiamo prestar fede all'Anonimo Scrittor contemporaneo, nè
avremo Manfredi per Autore di tale scelleratezza, nè per Balio lasciato
da Corrado.
Narra questo Scrittore, che mentre Corrado era infermo, Bertoldo
Marchese di Honebruch, allora potentissimo per lo favore de' Tedeschi,
vedendo l'inclinazion di Corrado, ch'era di lasciar Manfredi per Balio
del Regno, con sottil arte dimandò a Manfredi se volesse assumere
quel peso, per iscorgere l'animo suo. Manfredi conoscendo l'arte del
Marchese, gli rispose, ch'egli non avrebbe accettato il Baliato, ma
che ben se lo meritava la prudenza del Marchese, al quale in ciò per
ogni rispetto dovea cedere: ciò che fece con somma astuzia, così per
non esporsi all'odio de' Tedeschi, come anche perchè conoscendo, che
Bertoldo, come insufficiente, tosto avrebbe con sua vergogna avuto
a soccombere al grave peso, i Magnati del Regno avrebbero chiamato
lui per Balio, come seguì. Bertoldo, ricevuta questa risposta, avendo
al moribondo Corrado riferito che Manfredi non avrebbe accettato il
Baliato, fece che il Re nominasse lui per Balio del Regno.
Fece Corrado prima di morire il suo testamento, nel quale avendo
lasciato erede il _piccolo Corrado_ suo figliuolo, e Balio il Marchese
di Honebruch, fra l'altre cose, prevedendo gli sconvolgimenti, che
avrebbe potuto cagionargli Innocenzio IV, raccomandò al Balio, che
proccurasse usar ogni studio d'ottener per _Corradino_ la grazia e la
pace della Sede Appostolica, per non vedere implicato quel fanciullo in
nuove guerre col Pontefice.
Il Marchese avendo assunto il Baliato, e postosi in mano tutto il
tesoro della Camera regia, volle ubbidire al testamento del Re, e mandò
Legati al Pontefice Innocenzio, chiedendogli in nome di Corradino la
pace e la sua buona grazia, siccome Corrado aveagli raccomandato nel
suo testamento. Innocenzio che, morto Corrado, credeva aver per le mani
la più opportuna congiuntura d'impossessarsi del Regno, reputò questa
Legazione più tosto un'argomento della debolezza della parte Regia,
che atto di devozione; onde rendutosi più animoso che mai, rispose a'
Legati, che in tutte le maniere egli voleva prender la possessione
del Regno devoluto già alla Chiesa romana: che venuto alla pubertà
Corradino, quando fosse maggiore, allora si sarebbero esaminate le sue
pretensioni, e che forse, se la Sede Appostolica ne l'avesse reputato
degno, gli avrebbe conceduta la sua grazia[19].
Questa risposta fece avvertito il Marchese ed i Baroni del Regno, che
l'animo del Papa era già tutto rivolto ad occupare il Regno, e ben
tosto se ne videro gli effetti; poichè cominciava già a ragunare un
conveniente esercito per invaderlo; ed oltre di ciò si erano scoverti
alcuni trattati, che teneva con molti Baroni affezionati della Chiesa,
perchè l'ajutassero alla conquista; i quali mal soddisfatti del governo
del Marchese, e dell'insolenza de' Tedeschi, amavano meglio sottoporsi
al dominio della Chiesa, che vivere oppressi sotto la loro servitù.
Il Marchese volle riparare all'imminente invasione; ma scoverto, che
molti Baroni, da' quali egli sperava ajuto, s'erano dati dalla parte
del Pontefice, e che l'esercito Papale era già per invadere i confini
del Regno, atterrito dall'impresa, avvilissi in maniera, che pentitosi
d'aver assunto il Baliato, quello, non senza suo rossore, rifiutò, e
vergognosamente depose[20].
I Conti e' Baroni e gli altri Magnati del Regno, che erano rimasi fermi
nella fede del Re, vedendo il Marchese aver abbandonato il governo,
tosto ricorsero al Principe Manfredi, pregandolo e scongiurandolo, che
per non veder ruinato il Regno, ed esposto a perdersi, riprendesse
egli il Baliato, a cui di ragion s'apparteneva. Manfredi ripugnava,
dicendo che ora che le cose erano in istato pur troppo calamitoso, non
voleva perdere il suo onore; ma i Baroni incessantemente rampognandolo,
e protestandosi che sarebbe il Regno perduto, finalmente l'indussero
a pigliarne il governo. Movea ancora un'altra ragione fortissima,
perch'essendosi sparsa la voce che Corradino fosse morto, il Papa era
entrato in maggior speranza d'occupare il Regno. All'incontro Manfredi,
che reputava, secondo il testamento dell'Imperador Federico suo padre,
dover egli succedere ne' suoi Stati, determinò di prenderne il governo,
affinchè se il pupillo vivea, gli avrebbe per lui amministrati, e
per lui ripressi gli sforzi dell'emolo Innocenzio, se all'incontro
fosse vero il rumore della morte, con facilità se ne sarebbe potuto
incoronare[21].
Avendo adunque Manfredi assunto il Baliato del Regno, si fece giurare
fedeltà dall'istesso Marchese, dalli Conti, Baroni, e da tutti i fedeli
del Regno, in cotal maniera, che se vivea il picciolo Re, giurassero a
lui come general suo Balio; se fosse morto, avessero da ora a riputarlo
per loro Re e signore del Regno[22].