nacque a Salisburgo li dì 27 Gennaro 1756 da Leopoldo Mozart, maestro
della cappella di quel principe arcivescovo, di cui si dirà in appresso.
Aveva appena tre anni, quando suo padre cominciò a dar lezioni di
cembalo alla di lui sorella in età allora di 7 anni. Mozart palesò ben
presto le sue sorprendenti disposizioni per la musica: era suo diporto
il cercar le terze sul cembalo, e il maggior suo contento imbattersi in
quell'armonioso accordo. All'età di quattr'anni imparò, come per
ischerzo, alcuni minuetti e altri pezzi di musica, e fece de' progressi
sì rapidi, che a cinque anni componeva di già de' piccoli pezzi di
musica, che suonava a suo padre, e che costui si dava cura di scrivere.
Il gusto dello studio prese allora su di lui tale ascendente, che davasi
tutto senza riserba alle occupazioni che gli venivano prescritte, e i
suoi progressi nella musica divenivan sempre maggiori. Suo padre
tornando un dì dalla chiesa con uno de' suoi amici trovò suo figlio
occupato nello scrivere. _Che fai tu dunque, cuor mio?_ gli dimandò.
_Compongo un concerto pel cembalo; e sono quasi al fine della prima
parte — Vediamo un pò questo bel scarabocchio — Se mi permettete, io
prima il finisco._ Il padre intanto prese la carta, e diè a vedere
all'amico quella guerra di note, che potevasi appena diciferare per le
gran macchie dell'inchiostro. I due amici risero dapprima come d'una
bambocceria, ma il padre avendola bene osservata, _Ve' dunque_, disse al
figliuolo, _come la tua composizione va tutta bene secondo le regole; ma
il malanno si è che non può farsene uso perchè troppo difficile, e chi
potrebbe mai sonarla? Ma egli è questo un concerto_, ripigliò il
fanciullo Mozart, _e bisogna studiarlo finchè si giunga a sonarlo bene.
Sentite un pò come deesi eseguire_. E cominciò egli tosto a suonare,
benchè non vi fosse riuscito che quanto bisognava per far vedere quali
fossero le sue idee. Allorchè fu egli all'età di sei anni, tutta la
famiglia Mozart, composta del padre, della madre, della figliuola e di
lui, si rese a Monaco nella Baviera. L'elettore sentì i due ragazzi, e
ne ebbero degli elogj e degli applausi senza numero. Nell'autunno del
medesimo anno 1762, i due piccoli virtuosi furono presentati alla corte
imperiale, ove trovavasi allora il famoso Wagenseil. Mozart che sapeva
già preferire a tutto l'approvazione di un gran maestro, pregò
l'imperatore che lo facesse venire, come _colui che ben se ne
intendeva_. Francesco I fece chiamare Wagenseil, e gli cedette il suo
luogo presso al clavicembalo. _Signore_, gli disse allora il virtuoso di
sei anni, _io sonerò uno de' vostri concerti, bisogna che voi mi
voltaste i fogli._ Sino allora Mozart non aveva sonato che il cembalo,
ma il suo genio non abbisognava di lezioni: egli aveva riportato da
Vienna a Salisburgo un piccolo violino, e si divertiva con questo
stromento. Wenzl, valente violinista, venne a trovare Mozart il padre
per consultarlo intorno a sei trio, che aveva di recente composti. Il
padre doveva suonare il basso, Wenzl il primo violino, ed il secondo
Schachtner; ma il piccolo Mozart importunò talmente per far quest'ultima
parte, che suo padre consenti a lasciargliela sonare sul suo violinetto.
Era questa la prima volta che lo sentiva; ma quale fu la sua sorpresa, o
la sua ammirazione piuttosto, quando vide ch'egli ne uscì a maraviglia.
Nel luglio 1763, nei settimo anno per conseguenza di Mozart, la di lui
famiglia intraprese il suo primo gran viaggio fuori della Germania, e fu
allora che si sparse per tutta l'Europa la riputazione del musico
fanciullo. Fecesi ammirare primamente a Monaco, e successivamente in
tutte le corti elettorali. Nel mese di novembre giunse a Parigi: suonò
egli l'organo a Versailles dinnanzi tutta la corte, nella cappella del
re. Gli applausi fatti a lui ed alla sorella in Parigi giunsero sino
all'entusiasmo. Venne inciso il ritratto del padre e de' due fanciulli,
e Mozart di sett'anni allora compose quivi e pubblicò le due sue prime
opere. Nel 1764, passaron eglino in Inghilterra, e vi ebbero il medesimo
incontro alla corte e alla capitale. I due ragazzi cominciarono d'allora
a suonar da per tutto su due cembali de' concerti a dialogo. Si
mettevano dinnanzi a Mozart differenti pezzi i più difficili di Bach, di
Hendel e di altri, ed egli li eseguiva a primo colpo d'occhio con la
possibile giustezza e nella convenevole misura. Durante il suo soggiorno
in quell'Isola, egli compose in età di otto anni sei sonate, che
dedicate da lui alla regina furono impresse in Londra. Ritornarono in
Francia nel 1765, e si resero in Olanda, ove Mozart compose una sinfonia
a piena orchestra per il possesso del principe d'Orange. Al suo ritorno
in Germania, l'elettor di Baviera gli propose un tema musicale per
istenderlo subitamente senza servirsi nè di violino, nè di cembalo; egli
lo fece in presenza dell'elettore: lo sonò di poi, e riscosse
l'ammirazione del principe e di tutti gli astanti. Tornato a Salisburgo
sulla fine del 1768, Mozart si diede con un nuovo ardore allo studio
della composizione. Emmanuele Bach, Hasse ed Hendel furono sue guide e
modelli, senza trascurar non per tanto gli antichi maestri italiani. Suo
padre che era anche teorico, gli diè lezioni di contrappunto. Nel 1764 i
due fanciulli suonarono in Vienna dinanzi l'imperatore Giuseppe II, che
diè a comporre a Mozart di undeci anni la musica di un'opera buffa. Ella
era la _Finta semplice_, che ebbe l'approvazione di Hasse e di
Metastasio, benchè non fu poi rappresentata. L'anno d'appresso
all'apertura della chiesa della casa degli orfani, compose egli la
musica della messa, e del mottetto: e la diresse egli stesso alla
presenza della corte imperiale. Nel dicembre del 1769, suo padre partì
con lui solo per l'Italia, ed egli è facile lo immaginarsi come il
giovinetto virtuoso dovette esser quivi ben accolto, nel paese ove la
musica e tutte le arti sono generalmente coltivate. “Quel maestro
d'ingegno, _dice il Carpani_ (_Lett. 5_), scrisse la sua prima opera in
Milano all'età di 13 anni in concorrenza dell'Hasse, il quale diceva in
udirlo: _questo ragazzo ci farà dimenticar tutti_.” In Bologna il cel.
P. Martini ed altri rinomati professori di musica davano in trasporti
nel vedere con qual maniera il ragazzo Mozart sviluppava i più difficili
soggetti di fuga, e senza esitare un momento li eseguiva sul cembalo con
tutta la precisione possibile. Dopo d'aver fatta in Firenze la medesima
sensazion, giunse in Roma nella settimana santa. La sera del mercordì si
portò con suo padre nella cappella _Sistina_, per sentire il famoso
_Miserere_, di cui era vietato sotto pena di scomunica il dare o prender
copia. Prevenuto di questo divieto, l'udì egli con tale attenzione, che
tornando in casa, lo notò intieramente. Fu eseguito la seconda volta il
venerdì santo: nel tempo dell'esecuzione egli tenne la musica
manoscritta nel suo cappello, e ciò gli bastò per farvi alcune
correzioni. Questo aneddoto fece molto romore in Roma, ed in un concerto
cantò egli questo _Miserere_ accompagnandosi col cembalo: il primo
soprano, che cantato l'aveva nella cappella, riconobbe con sua sorpresa,
che la copia ne era compita e fedele. Passò in Napoli, e al suo ritorno
in Roma, il papa, che il volle vedere, lo creò cavaliere dello speron
d'oro. Nel passar nuovamente in Bologna, egli ricevette una distinzione
più lusinghevole. Dopo le prove requisite, alle quali soddisfece con
sorprendente prontezza, fu unanimamente nominato membro della Società
filarmonica. Secondo il costume, fu egli rinchiuso solo, dopo avergli
dato a comporre un'antifona a 4 voci, il di cui soggetto era d'una
difficoltà proporzionata all'idea che si era formata del suo talento: ed
egli terminò a capo di mezz'ora. A Milano scrisse di ritorno il
_Mitridate_, opera seria, nel carnovale del 1771, e vi si replicò oltre
a venti sere di seguito. Per giudicare del suo successo, basta il sapere
che l'impresario fece ben tosto con lui un'accordo per iscritto con
l'obbligo di scrivere la prima opera dell'anno 1773; egli non aveva
allora che quindici anni. Il dramma fu _Lucio Silla_, che riuscì non
meno del Mitridate, ed ebbe 26 rappresentazioni consecutive. Nel 1771
egli aveva scritto colà _Ascanio in Alba_, e nel 1772 a Salisburgo _il
Sogno di Scipione_, per l'elezione del nuovo arcivescovo. Chiamato
quindi a Vienna, a Monaco ed altrove, tra le altre opere compose la
_Finta Giardiniera_, musica burlesca; due solenni messe per la cappella
dell'elettor di Baviera, e per il passaggio dell'Arciduca Ferdinando a
Salisburgo _il Re Pastore_: ciò fu nel 1775. Egli era giunto al colmo
della sua arte: la sua gloria si era sparsa in tutta l'Europa, e non
aveva che diciannove anni. L'elettore di Baviera ordinogli di scrivere
l'_Idomeneo_ pel teatro di Monaco: egli ne compose la musica co' più
favorevoli auspicj: aveva allora venticinque anni, e quel che gliela
inspirò fu l'amore da lui concepito per la persona che sposò poco dopo.
Questa passione e 'l suo amor proprio raffinati ad un estremo grado,
fecero produrgli un'opera ch'egli riguardò sempre come una delle
migliori, e di cui spesso ha preso egli in imprestito alcune idee nelle
posteriori sue composizioni. Da Monaco Mozart si rese a Vienna, dove
entrò al servigio dell'Imperatore, a cui rimase finchè visse
attaccatissimo: e sebbene non ne ricavasse che un molto tenue
trattamento, ricusò egli costantemente le offerte vantaggiose che gli
vennero fatte da altri sovrani, e precisamente quella del re di Prussia.
Fra questo tempo sposò egli madamigella _Weber_, virtuosa di un
particolare merito, ed ebbe da essa due figli. Giuseppe II incaricò
Mozart di mettere in note il _Matrimonio di Figaro_, che trionfava
allora su i teatri tutti. Questa musica occupò il teatro di Praga
l'intero inverno del 1787; egli compose quivi per i Boemi il _Don
Giovanni Tenorio_, il di cui successo fu eziandio più brillante di
quell'altro dramma. Il _Don Giovanni_ non fu molto ben accolto in Vienna
nelle prime rappresentazioni. Se ne parlava un giorno in una numerosa
adunanza, dove trovavasi la più parte de' conoscitori della capitale,
tra' quali Haydn. Tutti eran di accordo nel dire ch'ella era questa una
pregevolissima opera, di ricco genio, e d'una brillante fantasia; ma
ognuno vi trovava ad opporre qualche cosa: avevano tutti profferito già
il lor sentimento, eccetto l'Haydn. Mozart, non era presente: fu pregato
dunque costui a dir quel che ne sentiva. _Io non sono in istato di
giudicare questa contesa_, disse egli colla sua usata modestia: _Quel
che so si è, che Mozart è il più gran compositore che esista al
presente_. Ben solenne testimonianza diede altresì l'_Haydn_ del
concetto in che teneva il _Mozart_, allorchè nell'incoronazione di
Leopoldo II fu chiamato a Praga per comporvi in concorrenza del
suddetto. Egli disse allora, che _dove scriveva un Mozart, Haydn non
poteva mostrarsi_. Questo generoso e modesto rivale “non lasciava mai di
correre e sentire la musica di Mozart, ovunque sapeva eseguirsene. Mi
diceva (_scrive il Carpani_) d'aver sempre imparato qualche cosa ogni
volta che udito aveva le composizioni di quel talento prodigioso.”
_Mozart_ agiva nella stessa maniera riguardo all'_Haydn_: egli dando
alla luce i suoi _quartetti_ non solo li dedicò a questo grand'uomo, ma
nella dedica ingenuamente confessa d'avere da lui imparato come da
maestro. Mozart infatigabile sino alla tomba, negli ultimi mesi di sua
vita produsse i suoi tre capi d'opera: il _Flauto magico_ che è il più
sublime modello d'ogni musica drammatica, la _Clemenza di Tito_, e la
famosa _Messa di Requiem_, che potè appena terminare. La storia di
questo _Requiem_ è molto singolare. Un giorno che Mozart era immerso,
secondo il suo costume, nelle sue malinconiche meditazioni, sente
fermare una carrozza alla sua porta. Se gli annunzia un incognito, che
chiede di parlargli. Si fa entrare: era questi un uomo d'una certa età,
che aveva tutte le apparenze d'una persona di distinzione. _Io sono
incaricato_, disse quel forestiero, _da un uomo di gran considerazione
di venire da voi._ _Chi è costui?_, interruppe Mozart — _Egli non vuol
esser conosciuto_ — _Benissimo, e che brama egli?_ — _Vien questi di
perdere una persona a lui molto cara, e la cui rimembranza gli sarà
sempremai preziosa: vuol celebrare ciascun anno i suoi funerali, e vi
prega a comporre un Requiem per tal funzione._ Mozart s'intese penetrar
vivamente da questo discorso, dal tuon grave con cui proferivasi,
dall'aria misteriosa di tutta cotesta avventura. La disposizione del suo
animo accresceva vie più siffatte impressioni, e promise di fare il
_Requiem_. Proseguì l'incognito: _Impiegate in quest'opera tutto il
vostro genio: voi faticate per un buon intendente di musica._ — _Tanto
meglio._ — _Quanto tempo vi abbisogna?_ — _Quattro settimane_ — _Eh
bene! io tornerò da qui a questo tempo: qual prezzo esiggete voi della
vostra fatica?_ — _Cento ducati._ L'incognito numerogli la somma sul
tavolino, e disparve. Mozart resta per alcuni momenti immerso in
profonde riflessioni: ad un tratto dimanda da scrivere, e malgrado le
rimostranze di sua moglie si mette a comporre. Proseguì per più giorni
oltre l'ordinario a faticare e giorno e notte: ma la sua macchina non
potè resistere a questo sforzo. Svenne un giorno senza conoscenza, e fu
costretto a sospendere la composizione. Alcun tempo dopo, trattenendosi
con la moglie su i funesti pensieri che l'occupavano, confidolle di
esser ben persuaso, che travagliava a quella messa per servire a' suoi
funerali, e che credeva certo di avere avuto il veleno. Nulla potè
frastornarlo da quell'idea, e rimesso alcun poco de' suoi sfinimenti,
proseguì a faticare al suo _Requiem_, come Rafaello travagliava al suo
quadro della Trasfigurazione, colpito ancora dall'idea d'una vicina
morte. Mozart sentiva diminuir le sue forze; e 'l suo travaglio avanzava
lentamente; già erano scorse le quattro settimane che aveva dimandato, e
vide entrare un giorno in sua casa l'incognito: _Non mi è stato
possibile_, gli disse Mozart, _di mantener la parola._ — _Non vi prendete
pena_, rispose il forestiero, _quanto tempo ancor vi bisogna?_ — _Quattro
altre settimane. L'opera mi ha inspirato più interesse di quel che io
credeva: e molto più l'ho sentito di quel che volessi._ — _In questo caso
egli è giusto di crescere la vostra paga. Ecco cinquanta ducati di
più._ — _Signore_, disse Mozart vie più sopraffatto, _chi siete voi
dunque?_ — _Ciò non fa niente al caso, io tornerò di qua a quattro
settimane._ Mozart spedì tosto al partir di costui un suo domestico per
andar dietro a quest'uomo singolare, e sapere dove anderebbe a fermarsi,
ma questi nulla potè rintracciare. Saltò allora in capo al povero
Mozart, che non era costui un essere della comune, ch'egli aveva certo
relazione con l'altro mondo, e che eragli spedito dal cielo per
annunziargli il suo prossimo fine. Non travagliò frattanto con meno
ardore al suo _Requiem_, ch'egli riguardava come il più durevole
monumento del suo genio. Nel corso della fatica ricadde più volte in
peggiori svenimenti, ma l'opera fu compiuta prima delle quattro
settimane. Il giorno di sua morte fè portare il _Requiem_ dinanzi al suo
letto: _Non aveva io ragione_, sclamò egli in mezzo alle lagrime,
_quando affermava che per me componeva questo Requiem?_ Egli era questo
l'ultimo addio alla sua famiglia ed all'arte. Mozart morì a 5 dicembre
del 1792, non compiti ancora i 36 anni di sua vita. Tornò l'incognito al
termine convenuto, ed egli più non esisteva: gli si consegnò quella
musica, ma la vedova avevane conservata la partitura. Questo gran genio
non parlava mai delle sue opere, e solo qualche volta per giudicarne con
severità. Componeva in mezzo a' suoi amici, e passava le intiere notti
al travaglio: non poteva alle volte compire un'opera se non allo stesso
momento che bisognava eseguirsi: ciò gli avvenne nella sinfonia del _don
Giovanni_. Non la compose egli se non la notte avanti della prima
rappresentazione, ed allorchè erasene fatta la prova generale. “Mozart
in ispecie, _dice il D. Lichtenthal_, fu quel genio unico, che prevalse
in tutti i generi della musica, cosa che non si trovò in tutti i suoi
antecessori, nè forse si troverà mai più. Egli fu quello il quale
rigettò tutti i principj che assoggettavano la maniera libera di
comporre che si usò prima. Egli guidò co' voli del suo genio ad una
riforma universale sul gusto delle note, e il suo genio ordinò quei
quadri ne' quali, onde raccogliere il tutto d'una situazione ricca di
sentimenti, aveva con tanta fantasia e perspicacia inseguito ogni minimo
sentimento, sino al più impercettibile grado, ed egli quindi regnò, per
la sua vasta conoscenza dell'arte pratica in tutto l'ambito del sistema
musico.” La sua musica, dalla sinfonia sino a quella de' balli, dei
drammi serii e burleschi sino alle semplici canzoncine, è tutta
eccellente. Quel che più vi si ammira egli è una prodigiosa fecondità di
motivi franchi e felici, di sviluppamenti che si succedono con molta
destrezza, e nei quali il più profondo travaglio nulla nuoce alle
grazie; egli è questa una nuova ed abil maniera di usar dell'orchestra e
degli istromenti da fiato; e finalmente, uno straordinario talento per
trasportare nell'accompagnamento le ricchezze dell'armonia, con una
espressione, una forza ed un'immaginazione che non ha pari. Un genio
così strepitoso non poteva non produrre il più vivo entusiasmo. Commossa
da' di lui fortunati successi la servile greggia degli imitatori si è
precipitata sulle sue tracce; ma, come avviene assai volte, nelle loro
mani le bellezze del modello degenerarono in difetti: null'altro eglino
han fatto che rappezzare dei motivi sciapiti e triviali, con una penosa
fatica ed una affettazion pedantesca: come Mozart, hanno eglino
sopraccaricati i loro spartiti di tutta la massa degli instromenti, ma
non hanno saputo trarne, com'egli, veruno effetto: il loro canto, da
nulla per altro, ed insignificante, è rimasto soffogato del fracasso
dell'orchestra. Si sono essi dimenticati che due condizioni formano il
compositore perfetto: il _genio_ che è innato, e la _scuola_ che è il
risultato dello studio ben diretto. Mozart, tra i compositori di musica,
stimava a preferenza gli Italiani, come Leo, Durante, Porpora, Al.
Scarlatti, ma del pari il più celebre tedesco Hendel. Egli sapeva a
memoria le principali opere di questo gran maestro: apprezzava anche
molto il Jommelli. _Quest'artista_, diceva egli, _ha de' luoghi dove
brilla, e brillerà per sempre; ma non avrebbe dovuto uscirne, come
allorquando volle fare musica da chiesa sull'antico stile._ Riguardo a
Vincenzo Martin lo Spagnuolo, autore della _Cosa rara_, che era allora
in gran voga: _vi sono_, egli diceva, _in questa musica delle cose assai
belle: ma di quà a vent'anni, niuno vi farà più attenzione._ Vi sono
nove opere di Mozart con parole italiane: _Mitridate_; _Lucio Silla_;
_Idomeneo_; e _la clemenza di Tito_, drammi serj; e la _Finta semplice_;
_la Finta Giardiniera_; _le Nozze di Figaro_; _il Don Giovanni Tenorio_,
e _Così fan tutte_, burleschi. Tre altre opere con parole tedesche: _Il
Ratto dal Serraglio_, _il Direttor de' spettacoli_; ed _il Flauto
Magico_, ove vi ha un terzetto de' preti che incomincia _O Iside ed
Osiride_ scritto nello stile di chiesa, di cui così ragiona il Sig.
_Niemetschek_ nel suo libro intitolato: _lo Spirito di Mozart_. “O
discepoli della musica! se avete studiato la partitura _di tal capo
d'opera_ fino a questo sublime e commoventissimo punto; e se la gioja
quieta che spira, e quella purezza di effetti, quel dolce scioglimento,
non vi hanno invaso l'anima con simpatico calore, nè strappata una dolce
lagrima dagli occhi; disperate pure per sempre! Non avrete mai il sacro
dono di commovere i cuori, poichè la dispensiera delle gioje, Natura, vi
ha negato l'eco delle più soavi armonie, che la sua magica onnipotenza
diffonde.” In Palermo siamo debitori al Sig. barone Pisano uomo di genio
e di gusto, intendentissimo di questa bell'arte, di averci fatto
conoscere la divina musica del Mozart. Egli è stato il primo tra noi,
che si sia provvisto di alcune delle sue opere, e precisamente del _Don
Giovanni_, e del sullodato dramma, come anche del famoso _Requiem_.
Quest'ultimo è stato per ben tre volte eseguito da numerosa orchestra
nello scorso novembre in questa Capitale, in occasione de' solenni
funerali di S. M. la Regina, con riscuotere l'entusiasmo, il piacere e
gli applausi di tutto il pubblico. Chi desidera de' più minuti dettagli
intorno a Mozart e le sue opere, potrà consultare M. Schlichtegroll, nel
_Necrologio allemanno_ del 1793, t. II, e M. Ginguené nel t. 31 della
_Decade Filosofica_; _Lo spirito di Mozart_, in tedesco del professore
Niemetschek, e la _Notice sur Mozart_ di M. de Sèvelinges, in fronte
alla partitura del _Requiem_, impressa in Parigi nel 1805.
MOZART (Leopoldo), padre del precedente, fece i suoi studj a Salisburgo,
e nel 1743 fu ammesso nel corpo de' musici della cappella
dell'arcivescovo, come musico della corte. Egli era buon compositore, e
suonator di violino: nel 1762, ebbe il posto di sotto-direttore della
cappella di quel principe. I doveri del suo impiego alla cappella ed
alla corte non assorbivano tutto il suo tempo: e buon teorico ne impiegò
il resto a dar lezioni di composizione musicale, e di violino. Nel 1756
pubblicò ad Ausburgo un'opera col titolo: _Versuch eines_ ec. ossia
_Saggio di una scuola fondamentale di violino_, di cui ne fu fatta una
traduzione in francese da Valentino Rouser nel 1770. Secondo la
testimonianza de' più gran maestri, questo metodo ha servito a formare
tutti gli eccellenti violinisti della Germania nella seconda metà del
sec. 18, il che è un sufficiente elogio di quest'opera. Egli scrisse
ancora dodici oratorj, ed altri pezzi per teatro, oltre la musica per
chiesa e alcune sonate per cembalo impresse nel 1759. Il giovinetto
_Mozart_ figlio di Giov. Crisostomo, e nipote di costui fa onore
all'illustre nome di questa famiglia in Vienna colle sue composizioni, e
nel 1806 egli, e la vedova madre, come narra il Carpani, “solennizzarono
il giorno natalizio di Haydn con un concerto che diedero al teatro della
Wieden, e _Mozart_ il giovane vi produsse una sua cantata in lode del
sommo maestro che aveva indicate le vie del bello instrumentale al non
men celebre suo genitore, e il pubblico accolse come doveva questo
omaggio reso a un grande uomo dal figlio d'un suo grand'emulo, seguace e
rivale.” (_Letter. 14_)
MURIS (Giov. de), canonico della chiesa di Parigi e dottor della Sorbona
fioriva sul principio del decimoquarto secolo. Egli applicossi alla
musica, su la quale scrisse alcuni trattati assai buoni per quell'epoca
che trovansi inserti nella pregevole Collezione dell'Ab. Gerbert nel
vol. terzo. Nella _Summa Musicæ_, tratta egli della musica, de' suoi
inventori, delle sue diverse specie, delle proporzioni e degli
intervalli. Nella _Musica speculativa_, insegna l'arte di ben situare le
voci, ed i mezzi per accordarle insieme: parla quindi del monocordo,
della sua divisione, degli istromenti, della musica pratica, delle note,
e delle loro figure. Il di lui trattato _de Musicâ theoricâ_ porta la
data dell'anno 1323. Il p. _Jumilhac_ nel suo libro intitolato: _l'Art
du plainchant_, in 4.º a Paris 1673, dà un estratto della dottrina di
questo autore. M. Rousseau ne ha parlato nel suo Dizionario con molta
inesattezza, ed in maniera a far credere ch'ei non l'abbia mai letto. Il
principe ab. Gerbert ha rilevati molti abbagli de' Scrittori intorno a
Giov. de Muris, fra gli altri quello di averlo spacciato inventore del
canto misurato, quantunque sia a costui anteriore di tre secoli.
N
NANI (Emmanuele), nato in Malta circa 1770, da Angelo Nani veneziano,
celebre violinista e discepolo del famoso Nazari: suo padre fecelo
applicare agli studj delle lettere, destinar volendolo al foro, in cui
si era fatto buon nome in Venezia il suo avolo Girolamo Nani: ma sin da'
primi anni dimostrò egli gran trasporto per la musica e pel violino,
onde si mosse il di lui padre a dargli, benchè di raro, qualche lezione,
ma i progressi ch'egli vi fece, furono così rapidi, che in meno di due
anni fu in istato di eseguire nel teatro di Malta una sinfonia
concertata a due violini obbligati, facendo gli _a solo_ egli e suo
padre. Riscosse allora i più distinti applausi non che de' Cavalieri
dell'ordine, ma da' più bravi professori, che in gran numero quivi
risiedono. Portossi egli di poi in Italia, e benchè assai giovane, fu
per alcun tempo primo violino e direttore dell'orchestra nel teatro di
Camajore nello stato di Modena, dove trovavasi impresario dell'opera
buffa un certo Azzarello palermitano, suonator di contrabbasso. In
occasione della gran festa di Lucca in Settembre, Nani volle condurvisi;
e dopo essersi esposto all'esame solito farsi per essere ammesso nella
gran musica, vinse in quello il suo rivale, e sonò da primo violino del
concertino. Quivi egli ebbe degli applausi, e venne chiamato per sonare
_a solo_ nel palazzo del Doge insieme col cel. Rolla e con Rovalli e
Gros virtuosi in quell'epoca del duca di Parma. Egli sorpassò la comune
espettazione nell'esecuzione di un suo concerto, ed i fogli di quel
tempo dandone avviso celebrarono la chiarezza del suo suono, la
rotondità e dolcezza insieme della corda, ed una singolare giustezza
nell'esecuzione. Tornato in Malta acquistossi la celebrità di un deciso
ed esatto improvvisatore sul suo instrumento: e di un suonatore di brio
e di gusto: egli volle apprendere eziandio il contrappunto sotto il
bravo maestro _Vincenzo Anfossi_, e pubblicò varie sue composizioni di
musica sì vocale, che instrumentale. Passò quindi come virtuoso di
camera al servigio di S. A. il principe de Rohan, e viaggiò seco sino in
Costantinopoli ed in Francia, d'onde scoppiata essendo la fatale
rivoluzione del 1789, partì per l'Italia, ed indi per Sicilia. Egli si
trova attualmente stabilito in Catania, come primo violino di quel
teatro e della cattedrale, ove gode di un'ottima riputazione presso il
pubblico.
NANINI (Giov. Maria), da Vallerano, condiscepolo ed amico del
Palestrina, studiò il contrappunto sotto Rinaldo del Mell. Circa 1577,
era cantante nella cappella del Papa, dove conservansi le sue eccellenti
composizioni. Fu quindi il successore di Palestrina, come maestro di
cappella di _S. Maria Maggiore_. Antimo Liberati fa anche menzione di
_Bernardino Nanini_ minore fratello di Giovanni, e dice che le di lui
composizioni brillavano per il genio e l'originalità. Il P. Martini
rapporta nel t. 1 della sua storia _un Trattato di contrappunto con la
regola per far contrappunto a mente_, che ha ambidue per autori.
NARDINI (Pietro), nato in Livorno nel 1725, fu il più rinomato e 'l più
diletto scolare di Tartini, presso il quale soggiornò lungamente in
Padova. Di lui e di Pagin, dice il Conte di S. Raffaele, “con paterna
tenerezza faceva menzione il Tartini, dai quali nel pregio della
esecuzione ei confessavasi vinto; e confessavalo con quella patriarcal
lealtà ch'è un troppo raro fenomeno a dì nostri.” (_Dell'Arte del
suono_). Nardini, dopo di essere stato alla corte del duca di
Vittemberga come suo virtuoso, venne nel 1767 a Livorno, ove compose
quasi tutte le sue opere: portossi quindi in Padova nel 1769, per
rivedere il suo maestro Tartini, e ne prese una particolar cura nella
sua ultima malattia, mostrandogli la tenerezza di un figlio. L'anno
d'appresso entrò egli al servigio del gran duca di Toscana, come primo
suo violinista in Firenze, dove nel passaggio dell'imperatore Giuseppe
II ebbe l'onore di eseguire in sua presenza molti concerti: questo
principe in attestato della sua soddisfazione gli fè dono di una scatola
d'oro riccamente smaltata. Nardini brillava principalmente
nell'esecuzione degli _adagio_: alcuni, che l'hanno conosciuto,
assicurano che allorquando si sentiva senza vederlo, tale era la magia
del suo arco, che pareva sentire una voce piuttosto anzichè un
istromento. Lo stile delle sue sonate è sostenuto, chiare ne sono le
idee, ben condotti i motivi, ed espressivi e naturali i sentimenti, ma
analoghi al carattere serioso dell'autore. Evita il difficile, e tutto
sta il suo fare nell'arte e nel maneggio dell'arco, ch'egli possedeva
nell'ultima perfezione. Ecco perchè le sue sonate non fanno più lo
stesso effetto, se eseguite non vengono secondo la sua scuola. Veggasi
il _Saggio sul gusto della musica_, del Sig. Rangoni, Livorno 1790, in
12º. Nardini morì in Firenze nel 1796.
NASELLI (don Diego), della famiglia de' principi di Aragona, nobile
palermitano, allievo di Perez per la musica, alla di cui protezione ben
può dirsi che dovette questo maestro la sua fortuna. Il Cavalier Naselli
studiò così profondamente la musica, che compose più opere per i teatri
d'Italia, che ebbero allora grande incontro. Non volendo però comparirne
autore, facevale correre nel pubblico sotto il nome di _Egidio Lasnel_,
anagramma del suo vero nome. L'_Attilio Regolo_ rappresentossi con sua
musica in Palermo nel 1748, e il _Demetrio_ in Napoli nel 1749.
NASOLINI, compositore italiano nato circa 1767, ha scritto la musica di
più drammi in diverse città dell'Italia con buon successo. L'_Andromaca_
fu da lui composta in Londra nel 1790. Invitato a scrivere per il
carnovale del 1798 in Venezia, in vece di occuparsi della composizione
della sua opera, si diè ai divertimenti ed a' stravizzi con tale
eccesso, che ne divenne la vittima, e morì pria che avesse potuto
terminare la sua musica. Nel magazino di Ricordi si trova di lui la
_Merope_, dramma serio, e li _Opposti caratteri_ burlesco.
NAUMANN (Amedeo) nacque a Blasewitz nel 1745. Mostrato avendo dalla
prima età delle disposizioni straordinarie e de' gran talenti per la
musica, cominciò a studiarla dapprima in Dresda, e nell'età di 13 anni
venne a tale oggetto in Italia senz'altro ajuto che i suoi talenti e la
sua fortuna. Giunto in Padova, il cel. Tartini graziosamente lo accolse,
e gli diè delle lezioni. Dopo otto anni di soggiorno in Italia, la brama
di rivedere la patria, i parenti, gli amici, e di consacrare al servigio
del suo principe i talenti che aveva acquistati, lo determinò a mandare
a suo padre una delle sue composizioni, pregandolo di farla giungere
alla corte. Per soddisfare alla sua dimanda, sua madre portossi a Dresda
ed ebbe la buona fortuna di consegnarla alle mani dell'elettrice vedova
M. Antonietta. Questa principessa assai dotta nella musica, avendo
scorso quella composizione alla presenza della madre di Naumann, le diè
congedo con dirle che dubitava molto che fosse quella una vera
composizione del giovinetto, ma che ne prenderebbe informazione.
Assicuratasi quindi della verità mercè le testimonianze unanimi de'
migliori professori di musica dell'Italia, ai quali aveva fatto
scrivere, e che convenivan tutti nel fare l'elogio di quel giovane
virtuoso, essa gli inviò la sua nomina alla cappella di Dresda, alla
quale unì insieme la somma necessaria pel suo ritorno. Naumann
affrettossi allora di ritornare alla patria nel 1766. Questo viaggio non
fu frattanto che una visita passeggiera, stanteche i suoi impegni in
Italia ve lo richiamarono alcun tempo appresso, e dopo un secondo
soggiorno di due anni in questa patria delle arti, tornò a Dresda e vi
ottenne il posto di maestro di cappella in attività di servigio. Pur
nondimeno nel 1768 egli venne in Sicilia, e scrisse in Palermo
l'_Achille in Sciro_, che piacque moltissimo. In questa Capitale era
seco il cel. Schuster allora assai giovane, e mi ricordo, benchè fossi
io allora molto ragazzo, che Naumann invitò un giorno mio Padre a
sentire in sua casa alcuni suoi concerti, ed una sinfonia di Schuster;
io vi fui condotto ed ho presente tuttora la fisonomia di ambidue questi
grand'uomini. Nel 1774, Naumann fece un terzo viaggio in Italia, e
scrisse pel teatro di S. Marco in Venezia _le Nozze disturbate_, dramma
comico; _l'Isola disabitata_, e _l'Ipermestra_ di Metastasio; il
_Solimano_ di Migliavacca, per il teatro di S. Benedetto. Scrisse ancora
a Copenaghen nel 1785 _l'Orfeo_ in lingua danese, che ebbe quivi tale
successo, che la corte gli offrì il posto di maestro della cappella
reale, con le più vantaggiose condizioni, ma il suo amore per la patria
gli fece ricusar queste offerte, e l'elettor di Sassonia ne lo
ricompensò nominandolo capo, e direttor generale della cappella di
Dresda, con l'onorario di tre mila scudi. Alcuni anni prima della sua
morte egli si era consecrato quasi esclusivamente alla musica di chiesa.
Egli ha posto in musica quasi tutti gli Oratorj di Metastasio, un _Te
Deum_, 18 messe, vespri, litanie, mottetti ec. per la corte di Dresda.
Nel 1801 passeggiando nella villa elettorale finì subitamente di vivere
colpito di apoplesia. Il celebre Wieland ha dato nel nuovo Mercurio
allemanno del 1813, un interessante ragguaglio della vita di Naumann; e
nello stesso anno Meisner pubblicò alcune memorie per servire alla di
lui biografia, in un vol. in 8vo. Tutta la di lui musica si distingue
per una melodia dolce e naturale conforme alla buona scuola italiana, e
la sua armonia per quella chiarezza e semplicità d'instromentale, che di
rado si trova presso i compositori tedeschi.
NAUZE (Louis de la), dell'Accademia delle Iscrizioni e Belle-Lettere di
Parigi, nel di cui tomo X vi ha di lui _Dissertation sur les chansons de
l'ancienne Grèce en deux Mémoires_ 1733, n. 18 e 9. Egli tratta questa
materia con molta esattezza ed eleganza.
NEEFE (Cristiano) nacque a Chemnitz nella Sassonia nel 1748; studiò il
dritto e nello stesso tempo la musica in Lipsia, sotto il maestro di
cappella Hiller. Animato dalla costui approvazione intorno ad alcune sue
composizioni consacrossi interamente alla musica, e pose in note più
drammi comici per il teatro di Lipsia con tal successo, che ottenne il
posto di direttor della musica. Fu quindi maestro di cappella della
corte dell'elettore di Colonia a Bonn, e nel 1783 il suo onorario
montava alla somma di 2400 franchi. Nel Museo allemanno del 1776 vi ha
una sua _Dissertazione su le ripetizioni in musica_; e nel Magazino di
Cramer an. 1783, un'altra _Dissertazione sullo stato della musica a
Bonn_. (_V. Gerber_).
NEIDHART (Giov. Giorgio), maestro di cappella del re di Prussia a
Konisberga, morto nel 1740, è autore di un'opera tedesca che
ha per titolo: _Divisione perfetta e mattematica del canone
diatonico-cromatico, e temperato del monocordo_, 1732, con un rame di
figure. In essa mostra l'A. di qual maniera si possono trovare tutti i
temperamenti, ed esprimerli per via di linee e di cifre. Se n'è fatta
una seconda edizione in Lipsia nel 1734.
NEUKOMM (Sigismondo), nato a Salisburgo nel 1778, cominciò ad apprender
la musica all'età di sei anni, ma non lasciò di fare gli altri studj
nell'università di Salisburgo, e suo padre professore in quella di
calligrafia mostrò somma diligenza per la sua educazione scientifica e
musicale. Sua madre essendo in parentela con la moglie del maestro di
quella corte Michele Haydn, costui con quella bontà, che ne distingueva
il carattere, prestò l'opera sua nell'insegnargli la composizione, e lo
impiegò nelle sue funzioni come primo organista della corte. Nel 1798.
Neukomm portossi in Vienna, ove Giuseppe Haydn, sulla raccomandazione di
Michele suo fratello, lo accettò come allievo. Profittò egli per il
corso di sette anni di tale inapprezzabile fortuna, procurando sempre di
meritare in qualche maniera le buone grazie di sì gran maestro, che dal
canto suo lo trattò come un suo figlio. Nel 1804 si rese egli a
Pietroburgo, dove appena giunto fu nominato maestro di cappella e
direttore dell'opera, ma i rigori di quel clima nocendo alla sua salute
gli fu d'uopo rinunziare quel posto, e andarsene via. Nel 1807 fu eletto
membro dell'accademia reale di musica a Stockolm, e l'anno di appresso,
della società filarmonica di Pietroburgo. Tornato in Vienna ebbe la
sorte di abbracciare il suo caro maestro quattro mesi prima che fosse
morto. Da lì passò egli in Francia nel 1810. Neukomm si è provato in
tutti i generi, come far dovrebbe ogni giovane artista per indovinar
quello a cui è destinato dalla natura; egli ha creduto aver delle
disposizioni per il grave. Disperando di fare una sinfonia, che star
potesse a fronte di quelle di Haydn, e di Mozart, rinunziò del tutto a
tal genere di musica, e compose dei capricci a piena orchestra. Egli ha
scritto eziandio molta musica vocale sì latina, che tedesca, francese,
italiana, e russa; e molte opere per il forte-piano, e diversi
instromenti da fiato.