Via del Corso, 35.
DI MOLTI VARII E DIVERSI PAESI CHE SONO DI LÀ, E DEL MONTE ATALANTE, E
DELLA CITTÀ DI TRABISONDA, DOVE GIACE SANTO ATANAGIO, E DI MOLTI REAMI
DI BARBARIA.
Poi che io v'ò detto e scritto di sopra el magnifico[1] della Terra
Santa, e del paese d'intorno, e di molte vie per andare a quele
tere e al monte Sinai, e della minore Babillonia, e degli altri
luoghi sopradetti, oramai è tempo di parlare, se vi piace, del paese
confinante e de le altre province e isole di diverse gente e bestie
che sono oltre a quegli confini, perchè nel paese di là sono di molte
strane contrade e molte diverse regione per cagione di quatro fiumi che
vengono dal paradiso terrestre, perchè Mesopotamia, il Reame di Caldea
e Arabia sono tralle due riviere di Tigris ed Eufrates: e i Reami di
Artusia, di Assiria, di Media e di Persia sono tralle riviere del Nilo
e di Tigris: e Soria, della quale v'ò parlato di sopra, e Palestina e
Finice sono tra il fiume di Eufrates e il mare mediterraneo; el qual
mare mediterraneo dura di lungo da Maroch sopra il mare di Spagnia
infino al mare grande, sì che e' dura oltra Gostantinopoli oltre a
CCCº. XL. leghe lombarde, verso el mare Occeano. In India è il mare di
Sithia, il quale è sempre serrato di montagnie: e poi di sotto Sithia,
dal mare Caspio infino al fiume di Tanai, è Amazonia, cioè terra di
femine, ove non sono se non femine: e poi il Reame di Albania, el quale
è molto grande; e chiamasi Albania, perchè le gente del paese sono più
bianche che l'altre d'intorno. In questi paesi son cani sì grandi e
sì forti, che uccidono e lioni. E poi appresso v'è Ircania, Ibernia
e molte altre regione. E tra el mare rosso e el mare Occiano, verso
mezo dì, è la regione di Etiopia e la superiore Libia; la quale Libia
comincia al mare di Spagnia, dove sono le colonne d'Ercole, e dura
infino inverso Etiopia e Egitto. E in questo paese di Libia è assai el
mare più alto che la tera, e pare che la tera si deba coprire d'acqua;
niente di meno l'acqua non passa il suo termine. E vedesi da quel
paese il monte Atalante che passa le nuvole, dove non si può andare;
ma chi va inverso oriente, in questo paese, l'ombra del suo corpo gli
va a man dritta, sì come abiamo di qua a man sinistra. In questo mare
di Libia non vi si truova pesci, però che pel caldo del sole l'acqua
è tanto calda, che non vi posono vivere. In questa Libia son molti
Reami e diversi paesi, e quali sarebe cosa lunghissima a parlarne e a
narrargli. E similmente nelle parti basse, inverso il mare di Spagna,
vi sono molte regioni; come il reame di Zeb, e il reame di Terruza,
e il reame di Raugia, e il reame di Algarbo, e il reame di Turnita di
bella marina, e di Maroch, e di Monte Fiore, di Cartagine e di Affrica,
e molti altri sono inverso cristianità; de' quali tutti non vi potre'
racontare, ma assai appresso vi parlerò più pienamente delle parte
orientale. Adunque chi volessi andare verso Tartaria e verso Persia,
verso Caldea, verso India, enterebe nel mare a Genova, a Vinegia, o
vero ad alcuni altri porti sopraddetti; e vassi per mare a una buona
città chiamata Trabisonda, che soleva essere chiamata Porto di Porti.
E ivi è il porto de' persi, e de' medii e altre contrade di là. In
questa città giace santo Attanagio, che fu vescovo d'Alesandria. Questo
vescovo fu gran dottore in teologia e fece il simbolo: _Quicumque vult
salvus esse_. Il quale, perchè profondamente parlava della Divinità
e della Trinità, fu acusato per eretico e imprigionato per lo papa; e
fece il detto simbolo in prigione, e mandollo al papa, domandandogli
se lui era eretico, ciò era perchè gli articoli di quelo simbolo non
erono buoni[2]. E poi che 'l papa l'ebe veduto, disse, che quella era
la nostra fede, e comandò che si cantassi ogni dì a prima, e riputollo
vescovo valente e vero cristiano, e fu liberato; ma mai non volle
ritornare al suo vescovado, però che per invidia era stato acusato di
eresia. Trabisonda soleva esere dello imperadore di Gostantinopoli, ma
un ricco uomo, mandato per lo imperadore per guardia del paese contro
a' turchi, ha usurpato la terra e subgiogato il paese, e chiamasi
imperadore. Di Trabisonda si va per la piccola Armenia, chi vuole.
DEL CASTELLO DI SPARVERI, DOVE STA UNA BELLA DONNA DE' DONI DI VENTURA,
LA QUALE DÀ, A CHI FA LA VEGHIA VII. DÌ NATURALI, QUELLO CHE 'L SA
ADOMANDARE.
E in questo paese sono dua castegli antichi, le mura de' quali sono
alquanto coperte di edera, e sono di sopra a un monte. E uno di quegli
castegli è chiamato[3] Castello delli Sparvieri, e è posto oltra la
città di Laiais, e è assai apresso della villa di Persipea, la quale
è del signore di Zench, il quale è ricco e valente e buono cristiano.
In questo castello si truova uno sparviere sopra una pertica, molto
bello e pulito, e una bella donna di doni di ventura, la quale guarda
questo sparviero; e chiunche vegliasse sopra questo sparviero sette
giorni naturali, et alcuni dicono tre soli, sanza dormire nè tanto nè
quanto, questa donna verrebbe a lui, fatta la veghia, e domanderebbeli
el primo augurio che egli si sapesse augurare delle cose terrene.
Questa medesima veghia già gran tempo fece uno valente principe, Re di
Armenia; e da poi che ebbe veghiato, la donna venne a lui e dissegli,
che egli havea ben fatto il dovere. Il Re rispose, che era assai gran
signore e bene in pace, e havea assai gran riccheze, e che non si
augurarebbe altro al suo volere, che havere il corpo di questa donna.
La donna rispose, che ella non sapeva, perchè egli domandava così
fatta cosa, e ch'e' non la potrebbe havere, e che non doveva chiedere
altro che cosa terrena, e che ella non era terrena, anzi spirituale.
Il Re disse, che non voleva altre cose. E la donna disse: Poi ch'io
non vi posso ritrare del vostro volere e stolto core, io vi fo un dono
sanza aguriare, che tutti quegli che discenderanno di voi, per insino
al nono grado, sempre abbiate guerra senza ferma pace, e sarete in
subiezione di vostri inimici, e harete bisogno di riccheze. E dapoi in
qua, nessuno Re d'Armenia è stato in pace, e non è stato abondevole,
e sempre è stato sotto tributo de' saracini. Item, il figliuolo d'uno
povero il simile fece una volta la veghia, e sì si augurò, che elli
si potessi ben guardare dalla fortuna e d'essere bene avventurato in
mercatanzia. E la donna gli concesse, e diventò il più rico e 'l più
famoso mercatante che potesse essere nè in mare nè in terra. E tanto
fu ricco, ch'el non sapeva la millesima parte di ciò che egli haveva;
e costui fu più savio in augurarsi, che non fu il Re. Uno cavaliero
del tempio per lo simile veghiò, e augurossi una borsa sempre piena
d'oro, e la donna gliel concesse, ma li disse che haveva dimandato
la destruzione di casa sua e del suo ordine, sì per la fidanza di
questa borsa, sì per la grande superbia che harebbe; e così avenne. Ma
guardisi bene tutta via colui che farà la detta vigilia, che egli non
potrebbe sì poco dormire, che egli sarebbe perduto in tutto, e mai più
non si rivedrebbe. Questa non è però punto la dritta via per andare
alle prenominate parte, ma chi volesse vedere sì fatta maraviglia, lo
potrebbe fare. E chi vuole andare per la dritta via a Trebisonda verso
la grande Armenia, va a una cittade, chiamata Articon. Questa soleva
essere molto buona e abondante, ma li turchi l'hanno molto guasta. Ivi
d'intorno nasce poco vino e pochi altri frutti. In questo paese è la
terra molto alta, e èvi gran fredi, e sonvi assai buone acque di fonte,
che vengono da uno fiume del paradiso terrestre, e viene di sotto
terra et è chiamato Eufrates, e è dilungi el fiume dalla città quasi
una giornata; e viene questa riviera sotto terra d'India, e risurge
alla terra di Altasar, e passa apresso a Armenia, e entra nel mare di
Persia. Da questa città di Articon si viene a una montagna, chiamata
Sabisacola.
DELLA MONTAGNA DI ARARATH, DOVE SI FERMÒ L'ARCA DI NOÈ, E DELLA CITTÀ
DI LAIDENGE, E DELLA CITTÀ DI THAURISSA, E DELLA ABONDANZIA SUA.
Et ivi allato è un'altra montagna, chiamata Ararath, e li giudei la
chiamano Camon[4], dove si fermò l'arca di Noè dopo il diluvio; e
ancora oggidì v'è sopra questa montagnia l'arca, e vedesi quando el
tempo è ben chiaro. È questa montagnia alta ben VII. leghe; e dicono
alcuni, che vi sono stati, che ànno veduto e toccato l'arca e posto
el dito nel buco per lo quale uscì el nimico, quando Noè disse:
_Benedicite _: ma tutti questi che ciò dicono partono a lor piacere,
però che niuno vi poterebe salire suso. Per la grande abundanzia delle
neve, che sempre vi stanno il verno e la state, uomo niuno non vi
poterebe montare, nè mai montò dopo il diluvio di Noè, salvo che un
monaco, el quale per la divina grazia se ne portò un pezo dell'arca, la
quale è al presente appiè della montagna in una chiesa. Questo monaco
aveva grande disiderio di montare insu questa montagnia, e sforzossi
un dì per salire; ed essendo montato infino alla terza parte del monte,
trovossi molto lasso e stanco: più oltre non potea andare, e riposossi
a dormire; e isvegliato che fu, si ritrovò a piè de la montagnia. E
allora dolcemente pregò el nostro Signiore, che gli volessi concedere
e aconsentire, che vi salisse. Onde uno angelo vi venne, e dissegli,
che montasse un'altra volta, e così fece, e reconne quel pezo; e dapoi
niuno mai non vi salì; ma così fatte parole non sono però da credere.
A piè di questa montagnia era la città di Laigdenghe, la quale edificò
Noè; e dall'altra parte, assai d'appresso, la città di Ani, nella
quale soleva esere mille chiese. Da questa città si va alla città
di Thaurissa, che soleva esere chiamata Farsi, la quale è una bella
città, e grande, e una delle magiori che sia al mondo per mercatanzia.
Qui vanno mercatanti per comperare roba di pregio: questa è la terra
dello imperadore di Persia, e dicesi che lo imperadore à più rendita di
questa città, per cagione della mercatanzia, che non à il più ricco Re
de' cristiani di tutte le sue terre, però che quivi sono mercatanzie
d'ogni sorte sanza numero. In questa città è una montagnia di sale,
della quale ogni uomo ne toglie quanto n'à bisogno. Ivi dimorano molti
cristiani sanza trebuto de' saracini; e da questa città si passa per
molte ville e per molte castella, andando verso India; e vassi a una
città chiamata Sodoma, ch'è dilungi da Taurissi X. giornate, ed è molta
nobile città e grande, e ivi la state sta lo imperadore di Persia;
imperò che 'l paese è assai fresco; e qui sono di molte riviere, che
portono navilii. E dipoi si va al camino di verso India per molte
giornate e per molte città, e passasi a una città chiamata Cassach,
la quale è molto nobile città e abundante di biade e di vino e d'altre
cose. Questa fu la città onde si trovorono e si ragunorono insieme, per
la divina e inmensa grazia, e tre Re per andare a Bethlem per vedere
e adorare e presentare il nostro Signiore Iesù Cristo. E da questa
città infino a Bethlem sono LIII. giornate. Da questa città si va a
una altra città, chiamata Tech, la quale è a una giornata dal mare
arenoso. Questa è la magiore città che abia el Re di Persia, e in tutta
la sua terra dicono al vino _vape_, e alla carne _dagabo_: e i pagani
dicono, che in questa città non possono lungamente vivere e cristiani,
e però poco vi stanno; e di ciò non so la cagione. Poi si va per molte
città e per molte ville, delle quale sarebe lunghissimo contare, infino
alla città di Cornea, la quale soleva esere tanta grande, che le mura
d'intorno tenevono XXV. leghe di circuito: le mura parevono dipinte;
ma non è la città così grande, come solea. E da Cornea si va per molte
città et eziandio per molte terre e molte ville infino alla terra di
Iob; e ivi finisce la terra de lo 'mperadore di Persia: e se volete
sapere le lettere de' persi, e come son chiamate, legete qua[5].
DELLA TERRA DI IOB E DELLA ABUNDANZIA D'ESSA, E COME SI RICOGLIE LA
MANNA, E DELLA PROPRIETÀ SUA.
Poi, partendosi da questa città di Cornea, si entra nella città di Iob.
Questo è bel paese, e ivi è grande abundanzia d'ogni bene, e chiamasi
la terra Sichessa: e in questo paese è la città di Tenian. Iob fu
pagano, figliuolo fu del Re Aredengorza: e' tenea questa tera a modo di
principe del paese, ed era sì ricco, che non sapea la centesima parte
di ciò che aveva; e quantunque fussi pagano, non di meno serviva al
nostro Signore Idio, sicondo la sua legge; e il nostro Signore Idio
aveva a grado il suo servigio; e quando lui cadde in povertà era d'età
d'anni LXXVIII. E poi che 'l Signor vide la sua grandissima pacienzia,
lo rimisse nella sua grandeza e richeza, e nella sua alteza; e poi
fu Re di Idumea, dopo el re Esaù. E quando e' fu Re, e' fu chiamato
Iobab: e in quel reame Iob visse CºLXX anni; e quando lui murì aveva
CCXLVIII. In quela terra di Iob non è mancamento di cosa alcuna a
l'uomo bisognoso. Ivi sono montagnie, dove si truova magiore e migliore
abundanzia di manna più che in niun'altra parte. Manna è chiamata pane
degli angioli, ed è una cosa bianca e molto dolce e dilettevole, e asai
più dolce che mele o zuchero, e viene dalla rugiada del cielo, e cade
sopra all'erbe di quel paese, e poi aggelasi e viene bianca e dolcie: e
di quella si mette in medicine per gli ricchi uomini; però che netta il
ventre e purga il cattivo sangue e leva la malinconia dal cuore. Questa
tera di Iob confina col reame di Caldea.
DEGLI ORNAMENTI DE' CALDEI, E QUALI SONO BEGLI UOMINI, E LE FEMMINE
SONO BRUTTE E MAL VESTITE.
Il Reame di Caldea è molto grande, e questo linguaggio[6] è el magiore
che sia di là dal mare. Di qui si passa per andare alla terra di
Babillonia, cioè la grande Babillonia, della quale v'ò altre volte
parlato, là dove e linguagi furono in prima trovati; ed è quatro
giornate di qua da Caldea. E nel Reame di Caldea sono gli uomini begli,
e sono nobilmente apparati di corege dorate, e i drappi loro sono
ornati con fregi d'oro, di perle e di pietre preziose nobilisimamente:
e le donne loro sono bruttissime e mal vestite, e vanno a piedi ignudi,
e portano una brutta foggia di vestimenti, larga e corta infino a'
ginochi, e sono le maniche larghe a modo d'uno scapolare da monaco; e
queste maniche pendono infino a' piedi: e queste femine ànno e capegli
neri e scompigliati, e spenzolano giù per le spalle: e sono le dette
femmine molto nere, brutte e non punto graziose; e sono spaventose
a risguardare, e in loro si truova tanta bruttura, che io non saprei
scriverlo. In questo reame di Caldea è una città chiamata Hus, e ivi
stette Thar, padre d'Abraam patriarca, e fu nel tempo di Nino, che
fu Re di Babillonia, di Arabia e di Egitto. Questo Nino fece la città
di Ninive, la quale avea Noè cominciata a fare; e poi che Nino l'ebe
compiuta, sì la chiamò del suo nome, Ninive. Ivi giace Tubbia profeta,
del quale parla la santa Scrittura. Da questa città d'Hus, per lo
comandamento di Dio, si partì Abraam dopo la morte di suo padre e menò
seco Sara, sua moglie, e Loth, figliuolo del suo fratello, però che
lui non aveva figliuolo. E poi dimorò Abraam nella terra di Canaan in
un luogo chiamato Sichem; e questo luogo fu salvato quando Soddoma e
Gomorra e altre città furono arse e somerse in abisso, là dove ora è
il mare morto, sì come v'ò detto altre volte. In quela tera di Caldea
egli ànno lor proprio linguagio e lor propie lettere fatte come qui di
sotto.[7]
DEL REGNO DELLE AMAZONE E DE' LOR COSTUMI E USANZA, E DI TRAMEGITTA,
DOVE ALESSANDRO MAGNO FECE EDIFICARE ALESSANDRIA.
Da poi, oltre a Caldea, è il paese di Amazonia, cioè la terra di
femine. Questo è un reame dove non abita se non femine, non punto come
alcuni dicono, che gl'uomini non vi poterebono vivere, ma le femine
non vogliono che gli uomini abino signoria sopra di loro; però che
anticamente fu uno Re, el quale era Re di quello paese, e maritavansi
gli uomini colle donne, come altrove si fa[8]; e quello re era chiamato
Colapino. Guerregiando col Re d'Africa, fu morto in battaglia insieme
col nobile sangue del suo Reame; e vedendo la Reina, insieme con altre
nobile donne, che elleno erono rimase tutte vedove, e che la gentilezza
di quel paese era perduta; a modo che disperate, tutte s'armorono, a
ciò che tutte l'altre femine del regnio della loro veduità le facesono
compagnia, e uccisono tutto el resto degli uomini del paese; e d'allora
in qua non ànno voluto che niuno uomo abiti fra loro più di sette dì,
e non vogliono compagnia d'uomini: elle si riducono inverso le terre
de' lor confini, e ivi truovono e loro amici che le vicitono e con
esse dimorono X. giorni, e poi ritornono indietro. E se elle ànno
figliuoli maschi, o sì ch'elle gli uccidono, o vero che dipoi che
eglino sono d'anni due, che eglino ànno apparato a mangiare da loro e
andare, gli mandono ai lor padri; e le femine che nascono di gentil
sangue gli tagliono, o vero cautarizano la mammella sinistra, a ciò
che sien più atte a portar lo scudo: e s'elle son femine populare, gli
tagliono la destra poppa, acciò che non le 'mpacci a saettar coll'arco
turchesco, però ch'elle tragono molto bene. In questa terra si è una
Reina, la quale governa tutto el paese, e tutte le femine ubidiscono
a lei. Questa Reina si fa sempre per elezione, ed è eletta quella
che è più valente in arme. Queste femine sono molte buone guerriere,
prode e savie e valente, e spesse volte vanno al soldo per guadagnare,
e aiutono degli altri signiori e mantengonsi vigorosamente. Questa
terra de Amazonia è una isola tutta circundata d'acqua, salvo che in
dua luoghi, per li quali sono due entrate, e allato di queste entrate
stanno e loro amici, colli quali elle vanno a sollazare a lor volontà.
Allato Amazonia è la terra di Tramegitta, la quale è un paese molto
buono e dilettevole. Per la grande bontà del paese, il Re Alesandro
fece fare prima ivi la sua Alesandria, la quale è ora chiamata
Cielsite: dall'altra parte di Caldea è Etiopia, un gran paese, el quale
si stende infino a' confini d'Egitto.
DI ETIOPIA, E COME IVI SONO GENTI DI DIVERSE MANIERE, PERCHÈ ALCUNI NON
ÀNNO PIEDI, ALTRI SONO FANCIUGLI E ÀNNO CANUTI E CAPEGLI, E QUANDO SON
VECHI GLI ÀNNO NERI.
Etiopia è partita in due parte principale, cioè nella parte occidentale
e nell'altra parte meridionale: la parte meridionale si chiama
Montagnia, e ivi sono le persone più nere che altrove. Ivi è una fonte
che di dì è tanta fredda, che niuno none può bere; e di notte è tanto
calda, che niuno vi poterebe tenere le mani dentro. E più oltre a
questa parte meridionale, tutta via inverso al mezo dì, al passare del
gran mare Occeano, quivi è una gran terra e un gran paese, ma niuno
non vi poterebe abitare per lo gran caldo del sole, che sopra a questo
paese dirittamente sparge li suoi ragi. In Etiopia tutti' fiumi sono
turbi, e l'acque sono insalate per cagione del gran mare Occeano. Le
genti del paese spesso si imbrodono, cioè imbriacono[9], e non ànno
mai grande apetito di mangiare, e ànno comunemente flusso di corpo,
e vivono poco tempo. In Etiopia sono gente di diverse maniere, tra
le quali è una gente che non à se none uno piede tanto largo, che,
distendendosi in terra, coprono tutto il resto del corpo, e corono sì
forte, ch'è una maravigliosa cosa a vedere; e sono chiamati Cussia.
Ivi i fanciugli ànno i capegli canuti; quando diventon grandi, si fanno
neri. Item, in Etiopia è la città di Sabba, de la quale fu signiore uno
de' tre Re, e quali vicitorno il nostro Signiore in Bethlem. Di Etiopia
si va in India per molti e diversi paesi, la quale si chiama India
alta e magiore, la quale è paese caldissimo: in India mezana è il paese
temperato.
COME SI FA IL CRISTALLO, COME NASCONO LE PERLE, E COME NASCONO E
DIAMANTI, E COME CRESCONO; E DELLA VIRTÙ E PROPIETADE SUA, E COME E'
PERDONO LA VIRTUDE, E COME SI CONOSCONO E BUONI DA' CATTIVI.
India minore, che è la terza parte et è verso settentrione, è paese
freddissimo, nella quale, per la continua freddura dell'acqua, si fa
cristallo sopra e sassi. Di questo cristallo nascono buoni diamanti,
e quali ànno similitudine di colore di cristallo torbido e giallo,
che trae al colore d'olio: e questi diamanti sono tutti duri che non
si possono pulire. Altri diamanti sono che si truovono in Arabia, che
non sono così buoni, e sono più bruni, e sono più teneri, e truovasene
ancora nelle terre di Macedonia, ma e migliori e più preziosi sono in
India. E molte volte si truovono diamanti nella massa della minera
d'oro, quando, affinando, si rompe, e sono molti duri, ma e' si
conviene rompere la massa per minuti pezi; e truovasene alle volte de'
grandi come uno quattrino fiorentino, e tal volta minore; e sono così
duri, come quegli d'India e tagliono l'acciaio e 'l vetro legiermente.
E quantunque in India sopra e sassi di cristallo si truovino buoni
diamanti, niente meno si ne truova sopra e sassi di may[10] e sopra le
montagnie dove è miniera d'oro. E diamanti si truovono e crescono molti
insieme, l'un piccolo e l'altro grande, et àvvene alcuno della grandeza
d'una fava[11]; e lo più grosso, che possa esere naturalmente, è della
groseza d'una nocciuola; e tutti son quadrati e acuti, per natura senza
opera d'uomo, e sono chiamati in India Ameseth, e si truovono, come
di sopra t'ò detto, nella via dove passa la miniera d'oro, e crescono
insieme maschi e femine, e sì si nutricono della rugiada del cielo,
e sì concepono e generono de' piccoli a lato a loro, e comunemente
multiplicono e crescono ogni anno. Io ò molte volte esperimentato,
che, mettendo el diamante a la rugiada colla punta in suso e spesso
molificarlo della rugiada di maggio, elli crescono, e li piccoli si
fanno buoni, grandi e grossi, sicondo la loro natura. E veri diamanti
fanno come fanno le perle, che si concriono alla rugiada del cielo[12];
e come le perle naturalmente pigliono ritondità, così e diamanti
per divina virtù pigliono quadratura. Ogni diamante, portato dallato
sinistro, è di magiore virtù che portarlo dallato destro, perchè la
forza dell'origine loro viene da settentrione, che è la sinistra parte
del mondo, ed è alla sinistra parte de l'uomo quando volge la faccia
verso oriente. Se voi volete sapere la virtù del diamante, quantunque
voi abiate li vostri lapidari, non dimeno, perchè ogni uomo non lo sa,
io la metterò qua, secondo che dicono e afermano quegli d'oltrammare,
da' quali è proceduto ogni scienzia e profezia. Il diamante, a colui
che 'l porta, dona ardire e forza a custodire e membri corporali
interi: dona vittoria di inimici in piato e in guerra[13], se la
cagione è giusta; e tiene il portatore in buono stato e sentimento, e
difendelo da lite, e contese, e cattivi spiriti; e qualunque volesse
afatturare, o incantare colui che 'l porta, per la virtù della pietra,
le fatture, o vero incantazioni, tornerebono sopra de' maestri:
niuna bestia salvatica arebe ardire d'assalire colui che 'l porta.
Il diamante debbe essere donato sanza miseria d'avarizia e sanza
comperarlo, e allora à magior virtù, e fa l'uomo più forte e più fermo
contro a' suoi inimici, e libera e lunatici e li indemoniati; e se
veleno o altra mala puntura o animale venenoso son posti in presenzia
del diamante, subito diventa umido e comincia a sudare. In India sono
alcuni diamanti che sono violati, o vero più bruni che violati, i
quali sono ben duri e preziosi; ma alcuni non gli amono punto tanto
quanto gli altri, ma io, quanto per me, gli amerei bene altrettanto,
imperò che io gli ò veduti isperimentare. E d'altra maniera ne sono,
bianchi quanto cristalo, ma pur alquanto più torbidi, e son buoni
e di gran virtù, e tutti sono acuti; e tali quadrati; altri ànno
sei coste, e altri tre: sono così di natura formati: però li grandi
signori, scudieri, cavalieri, e altri gran maestri, che cercono onore
in fatti d'arme, o vero nelle guerre e nelle battaglie, gli portono in
dito. Quantunque io alquanto mi dilunghi dalla materia mia, nondimeno,
a ciò che egliono non sieno ingannati da' barattieri del paese che
gli vanno vendendo, io parlerò alquanto più de' diamanti. Chi vuol
comperare diamanti, gli conviene che gli sapia conoscere, però che gli
contraffanno di cristallo giallo e di zafiro; di luopa e di citrino;
d'una pietra chiamata Iris, e d'alcune piccole pietre che si truovono
ne' nidii delli sorci, cioè ratti, che sono molte dure; ma tuttavia e
contrafatti non sono così duri come e naturali, e la punta leggiermente
si rompe; e sì si puliscono meglio; ma alcuni rubaldi non gli puliscono
maliziosamente a ciò che si creda che non si possino pulire per sua
fineza. La esperienza del diamante si fa in questo modo: prima si
pruova a tagliare in zafiro o in altre pietre preziose, e in cristallo,
e in acciaio; poi si toglie una pietra di calamita buona, cioè la
pietra de' marinari, che tira a sè il ferro; e se la calamita non fussi
troppo grossa, sopra di questa pietra si mette el diamante, e poi si
mette apresso un ago; e se 'l diamante non è contrafatto, anzi sia
diamante vero, mentre che 'l diamante sarà presente, mai la calamita
non trarrà l'ago, s'ella non fusse troppo grossa, la calamita[14].
Questa è la pruova che fanno quegli d'oltrammare. Ma interviene, che un
perfetto diamante perde la virtù per lo inconveniente di colui che 'l
porta, e alora è di bisognio fargli ritornare la propia virtù, o vero
che sarà di minore virtù e valuta.
DI INDIA E DELLA DIVERSITÀ DELLA GENTE CHE VI SI TRUOVONO; E DE L'ISOLA
DI ORIENS; E DE L'ISOLA DI CANNA, DOVE SI FANNO DIVERSE ADORAZIONE, E
LA RAGIONE PERCHÈ FANNO QUESTO; E PERCHÈ NON SOTTERRONO E LORO MORTI.
In India sono molti diversi paesi e molte diverse contrade, ed è
chiamata India per uno fiume, el qual corre per lo paese, apellato
Indo. In questo fiume si truovono anguille lunghe XXX piedi; e le gente
che abitono intorno a questo fiume sono tutte verde e gialle. In India,
e qui intorno a India, son più di V. Mª isole, buone e grande, sanza
quelle che sono inabitabili e piccole. In ciascheduna isola è grande
numero di città e di ville e di gente sanza numero, però che gl'Indiani
sono di così fatta maniera, che egli non escono del suo paese; perchè
eglino non sono mobili, perchè e' sono sotto el primo clima, cioè
Saturno, ch'è tardo e poco mobile, però che sta XXX. anni a voltarsi
pe' XII. segni del zodiaco, e la luna passa quegli XII. segni in un
mese: e perchè Saturno è di così tardo movimento, per questo le gente
che son sotto poste a lui non curono di muoversi del luogo loro. Nel
nostro paese è tutto el contrario; noi siamo sotto el settimo clima,
cioè della luna, la quale è di legieri movimento, ed è di pronta via da
caminare per diverse vie, di cercare cose strane[15], e la diversità
del mondo; però che ella circunda la terra più presto che altro
pianeto, come di sopra ò detto. Item, pel mezo d'India si va per molte
e diverse contrade infino al mare Occeano, e poi si truova una isola
che si chiama Ormes, dove vanno spesso mercatanti viniziani e genovesi
e d'altri confini per comperare mercatanzie. In questa isola è così
gran caldo che, per la stretta del caldo, gli testicoli degli uomini
gli escono di corpo, e ivi pendono infino alle gambe per la grande
disoluzione; ma le gente che sanno la natura del paese, si fanno legare
bene fermamente e ugnere d'uno unguento ristorativo e rinfrescativo
per tenere e testicoli nel corpo, che altrimenti non poterebono vivere
in questo paese. E in Etiopia e in altro paese le gente stanno nude
nelle riviere dell'acqua, uomini e femine tutti insieme, da l'ora di
terza in fino a bassa nona, e giaciono nell'acqua infino alla faccia
pel caldo, ch'è tanto ismisurato, che apena si può fugire; e non ànno
le femine punto vergogna de gl'uomini, ma giaciono privatamente a lato
a lato infino che 'l caldo è abattuto. Ivi si possono vedere di molte
brutte figure ragunate, spezialmente apresso a di buone ville. Ad
Ormes sono le nave di legnio sanza chiovi di ferro per li sassi della
calamita, della quale nel mare è tanta quantità, che è una maraviglia.
E se per questi confini passassi una nave che avessi ferro, di subito
perirebe; però che la calamita tira a sè per natura el ferro. Per la
quale cagione tirerebe a sè la nave, nè più di là si poterebe partire.
Di qui si va per mare a un'altra isola, chiamata Cana, nella quale è
grande abbondanza di biade e di vino. Quella isola soleva essere grande
e solevavi essere buono porto, ma al presente il mare l'à fortemente
guasta e sminuita. Il Re di questa soleva esere tanto potente, che
guerreggiava col Re Alessandro. Le genti di queste terre ànno diverse
legge, però che alcuni adorono il sole, alcuni il fuoco, alcuni gli
alberi, alcuni e serpenti, alcuni altri la prima cosa che iscontrono
la mattina, alcuni simulacri e altri idoli; ma tra' simulacri e idoli
si fa diferenzia. Simulacri sono figure fatte a similitudine d'uomo o
di femine o del sole o di bestie, o vero d'altre cose naturali: idolo
si è una certa immagine fatta stoltamente, la quale non si potrebe
assimigliare ad alcuna cosa naturale, come sarebe una immagine di
quattro teste e uno uomo colla testa d'un cavallo o d'un bue, o d'altra
bestia, che non vide niuno giammai, sicondo la disposizione naturale.
E sapiate, che ognuno che adora simulacri, il fa per riverenzia
d'alcuno valente uomo, già stato, come fu Ercole, e molti altri, e
quali nel tempo loro feciono molte maraviglie. E però queste gente
dicono, che egli sanno bene, che questi tali valenti passati non sono
dii, anzi è un solo Dio di natura, il quale criò tutte le cose, ed è
suso nel cielo; e che e' sanno bene, che loro non poterebono fare le
maraviglie che fanno, se none per la speziale grazia di Dio; e perchè
costoro furono amati da Dio, loro li adorono. E il simile dicono del
sole, però che egli muta il tempo e dà caldo e nutrimento a ogni cosa
sopra la terra: e però che il sole è di tanta e sì perfetta virtude,
e' sanno bene, che questo aviene, perchè Dio l'ama più che l'altre
cose, onde egli gl'à donato le magiore virtù che a cosa che sia del
mondo. Adunque è ragionevole, come e' dicono, che sia onorato e fattoli
reverenzia. E il simile dicono nelle loro ragioni degl'altri pianeti
e del fuoco, però che gli è utile. E degl'idoli dicono, che il bue è
la più santa bestia che sia in terra e dell'altre la più utile, imperò
che fa di molti beni e niun male; e sanno che ciò non poterebe essere
sanza spezial grazia di Dio; e però loro tengono il loro Dio mezo bue
e mezo uomo, imperò che l'uomo si è la più nobil criatura, che sia in
terra, e à signoria sopra a tutte le bestie. E il simile fanno de'
serpenti e de l'altre cose che iscontrono la mattina, spezialmente
tutte le cose che ànno buono incontro; e questo ànno lungamente
sperimentato; e però dicon loro, che buono iscontro non può venire
se none per la grazia di Dio, e però fanno fare gli dei simiglianti
al buono iscontro, per riguardargli e adorargli prima la mattina che
egli scontrino cosa contraria. Alcuni cristiani dicono, che alcune
bestie ànno buono iscontro, e alcune cattivo, come si dice ch'è stato
provato molte volte, che la lepre è cattivo iscontro, un porcello, e
più altre cose. Per lo simile, uno sparviere e altri uccegli da rapina,
volando innanzi a gente d'arme, se 'l piglia, è buon segnio; e se nol
piglia, è cattivo. E altri dicono, che 'l corbo è cattivo iscontro.
In simili cose molte volte le genti credono (ma non se gli debba dare
fede, ch'è gran peccato, da poi che li cristiani, che sanno la santa
dottrina, sono a lor vietate queste oppenioni) e a tal credenza egli
dànno credito. Adunque ora non è da maravigliare, se' pagani, e quali
non ànno altra dottrina che la naturale, e' per la loro semplicità più
largamente le credono. E veramente io ò veduto pagani e saracini, che
chiamono auguri, che, combattendo noi in arme, o vero in alcuna parte
contro ai nostri nimici, per voli d'uccegli egliono ci promettono per
tutto quel dì vittoria; e tutto quello che poi noi troviamo e facciamo,
egli molte volte mettono per pegnio la lor testa, che così sarà; e
quantunque tutto ciò, ch'egli dicono, avenisse, niente di meno non si
debe dar fede a così fatte cose, anzi si dee avere ferma credenza nel
nostro Signiore, il quale può fare e disfare tutto ciò che gli piace.
Questa isola di Canna ànno guadagnata e saracini, e sì la tengono. In
questa isola e in molte altre non si sotterrono e corpi morti, però che
'l caldo è sì grande, che in brieve tempo la carne si consuma infino
all'ossa. Da questa isola si va per mare verso India magiore, e a una
gran città chiamata Zarba, la quale è bellissima e buona. Quivi stanno
di molti cristiani di buona fede, e quivi sono molte religione, e
spezialmente di mediani. Da questa città si va per mare insino a Lomba.
In questa terra cresce il pepe in una foresta, chiamata Combar, la
quale dura XVIII. giornate.
COME NASCE IL PEPE E COME SI COGLIE, E DI QUANTE MANIERE DI PEPE SI
TRUOVA, E CHE MODO SI TIENE PER LI SERPENTI CHE IVI STANNO.
In questa foresta sono due buone città, l'una chiamata Flandrina e
l'altra Ginglante, e sono molte isole, e in ciascuna di quelle stanno
gran numero di cristiani e di giudei, però che 'l paese è buono, ma è
molto caldo. Voi dovete sapere, che 'l pepe cresce a modo d'una vignia
salvatica posta appiè d'uno albero, al qual si possono e palmiti[16]
di quella sostenere; il frutto pende a modo di grappoli d'uve, e
caricansi tanto gli alberi, che pare che tutti si debono rompere. E
quando è maturo, è tutta via verde a modo che sono badie di edera, e in
quela ora si vendemiono a modo che si fa le vignie, e poi il seccono
al sole tanto, che diventa nero e crespo. In uno albero viene tre
maniere di pepe; il primo pepe è lungo, el sicondo è nero, e l'ultimo
pepe è bianco. Il pepe lungo è chiamato Sorbotin, el nero Sulfur, e 'l
bianco Bavos. Il primo, che viene quando la foglia incomincia a venire,
s'asomiglia alquanto a la fazione[17] del fiore de le nocciuole, che
viene prima che le foglie, e pende a basso: e poi viene il nero, che à
la foglia a modo di grappoli d'uva, molto verde e ricolto: dopo il nero
viene il bianco, el quale è asai migliore del nero, e di questo non se
ne porta in questo paese, perchè egli lo tengono per loro, però che è
migliore e più temperato che 'l nero, e non ànno sì grande abundanzia
del bianco, come del nero. In questo paese son molte maniere di serpe
e d'altri vermini per lo gran caldo del paese e del pepe. Alcuna gente
dicono, che quando si ricoglie il pevaro, che si fa fuoco a pie' degli
albori per cacciare le serpi e colubri, ma salvo la grazia di quanti
ciò dicono, egli non metterebono fuoco per cosa alcuna del mondo, però
che secherebono e arderebono così quegli alberi, come gli altri; ma
quando egli vogliono ricorre el pepe, e' s'ungono le mani e' piedi di
sugo di limoni, o vero che e' portono erbe con loro che ànno grande
odore; per lo quale odore le serpi fuggono, sicchè, quando sono unti,
vanno sicuramente a vendemmiare, e non ànno paura che serpe nè altri
vermini sì si approssimino per nulla. Item, verso il capo di questa
foresta è la città di Palomba, sopra la quale è una montagnia chiamata
Palomba, per la qual piglia el nome la città.