«L'IDOLO.»
Giordano Mari si è fermato un giorno di più a Roma dopo la conferenza,
e deve poi rimanere tre o quattro giorni di più anche a Bologna.
Come si fa? Egli non vede l'ora di essere un po' fuori del mondo, non
vede l'ora di riposare, ma anche a Bologna, dopo la sua lezione molto
applaudita, gli studenti gli offrono un banchetto... e non può dir di
no!
Giordano continua a telegrafare ad Emma per avvertirla di tanti
ritardi, per esprimere il suo dispiacere e per chiederle notizie.
Ma Emma, dopo il telegramma spedito a Roma, e la lettera mandata a
Bologna, non si è fatta più viva.
— Povera piccola! È in collera! È arrabbiatissima perchè sono ancora
a Bologna! Chi sa, così gelosa, quanti timori, quanti sospetti!... Ma
faremo la pace all'Argentera!
Adesso che da qualche giorno ne è lontano. Giordano Mari sente davvero
la mancanza di sua moglie, e si commove piacevolmente nel rileggere
quella sua ultima lettera così carina e così affettuosa, così piena
della sua grazia, delle sue carezze, del suo spirito e di quel suo
profumo _à la peau d'Espagne_, così inebriante.
— No, non gli metteremo nome Ambrogio!... Ma nemmeno Venceslao! — E
pensando ai varii nomi della famiglia di sua moglie e della famiglia
sua, dà in uno scoppio di risa: — Tancredi? Ecco! Trovato! Lo
chiameremo Tancredi!... E perchè no? Se quell'animale volesse lasciarmi
tutto il suo... Del resto, col tempo, chi sa? Non ci sono altri
parenti, e se non sono io l'erede, sarà mio figlio! (_Sorridendo_) Mio
figlio o mia figlia?... Ancora non si sa! (_Accarezzandosi la barba,
pavoneggiandosi_) Diremo: ai miei figli... per non sbagliare!... Cara
quella mia piccola!
Emma merita davvero ch'egli si sacrifichi per lei!... E, in fatti,
Giordano Mari rinuncia a un invito a pranzo della marchesa Malvolti e
ad una colazione offertagli dal professor Ercolani, e subito, dopo il
banchetto degli studenti, la notte stessa, parte per l'Argentera.
Non ha telegrafato: conta di arrivare alla mattina presto.
— Emma, forse, dormirà ancora... Le voglio fare un'improvvisata!
Il fattore, avvertito dal giardiniere, il quale ha visto Giordano Mari
da lontano, gli corre incontro premurosamente.
— Come mai, signor padrone? A piedi? Senza avvertirci?
— Sono venuto colla ferrovia fino a Venegono. Anzi, manderà subito alla
stazione a prender la mia roba! (_Guardando l'orologio_) Da Venegono
all'Argentera ci ho messo soltanto venticinque minuti! Abbiamo la gamba
buona, signor Formenti; gamba da cacciatore!... E il cane, a proposito,
c'è?
— C'è, e famoso! È un bracco da ferma e da leva. Lo conosco e lo posso
garantire, signor padrone.
— Bravo! Dopo colazione lo proveremo. Mia moglie dorme ancora?
— Non l'ho veduta, ma starà certo alzandosi. Ieri sera ha ordinato la
carrozza, come al solito, per le dieci, e prima fa colazione.
GIORDANO (_ridendo_) Ah! Ah! A passeggiare in carrozza, alle dieci del
mattino!.. Si vede che non ha paura del freddo.
Il signor FORMENTI. Va fino a Val d'Olona... (_Giordano si volta: lo
fissa. Dall'occhiata che gli dà il padrone, il signor Formenti teme di
aver commessa un'imprudenza e cerca di rimediarvi_) A Val d'Olona, per
sentire le notizie del signor Borghetti e per prendere il dottore che
accompagna fino alla stazione di Tradate.
GIORDANO (_fissando sempre il fattore che vede impacciato, confuso_) E
quel povero Borghetti è spedito, non è vero?
Il signor FORMENTI. Ma... da qualche giorno, pare che ci sia un buon
miglioramento. Certo, che è stato malissimo, e ancora stenterà molto a
cavarsela!
Giordano Mari ha mutato faccia: è diventato di pessimo umore.
Nell'attraversare il grande viale del parco vede due _camerops_ che non
furono bene impagliati, chiama il giardiniere e gli dà una strapazzata
da levargli la pelle e continua a gridare arrivando fin sotto la villa:
— Siete tutti una massa d'imbecilli! Non fate altro che mangiare il
pane a tradimento! Finirò col mandarvi tutti, l'un dopo l'altro, fuori
dei piedi! Voglio far casa pulita! Voglio essere servito a modo mio!
Emma, che sta vestendosi, sente la voce del marito, manda via la
Carolina e chiude l'uscio della sua camera a chiave. Essa non ha
avuto un tremito. Soltanto, da pallida che era, è diventata livida,
aggrottando le ciglia, increspando le labbra ad un sorriso beffardo,
provocante:
— Finalmente!... In faccia!... Tutto in faccia!
Si butta addosso, in fretta, un vestito, una giacca, si stringe un
_foulard_ attorno al collo.
GIORDANO (_che ha trovato l'uscio chiuso: sforzando la chiave_) Apri...
(_gridando_) Per Dio!... Apri!
EMMA (_avvolgendosi, puntandosi i capelli sul capo: con voce ferma,
aspra_) Aspetta... Un momento!
GIORDANO (_battendo violentemente contro l'uscio anche coi piedi_)
Apri!... Per Dio, apri!
EMMA (_si abbottona la giacca, si dà un'occhiata nello specchio, poi
va ad aprire e ritorna in mezzo alla camera fermandosi, guardando fisso
suo marito, aspettando_).
GIORDANO (_entra con impeto, sempre gridando, ma subito si arresta
colpito, sconcertato dal pallore, dalla faccia, dagli occhi di sua
moglie: si guarda attorno, domandandole sottovoce_) La Carolina?
EMMA. Siamo soli, soli: io e te!
GIORDANO (_torna all'uscio, lo chiude, poi si mette ritto, le braccia
incrociate, dinanzi ad Emma, che rimane immobile_) Allora ti dirò che
non hai nessuna ragione, nessun diritto di farmi una scena perchè io
ho ritardato qualche giorno a ritornare!.. Perchè ho dovuto fermarmi
a Bologna, costretto dal mio lavoro, dalle mie lezioni, dai miei
impegni!... Mentre tu, tutti i giorni, non hai fatto altro che andare
innanzi e indietro dall'Argentera a Val d'Olona! Non negare! Mi hanno
detto tutto! So tutto!
Emma ha un lampo negli occhi, fa un passo, fa per parlare, ma non
può. La collera, i battiti violenti del suo cuore, la vista stessa di
quell'uomo così sicuro di sè, così sfacciato, la soffocano, le serrano
la gola. Essa continua ad avvicinarsi a suo marito, a fissarlo faccia
a faccia e a ridere; ma l'espressione del suo volto diventa così
terribile e l'espressione del suo riso così sinistra, che Giordano
stesso ne rimane quasi spaventato:
— In fine, che c'è? Che cos'hai?... Che è successo?
Emma lo fissa ancora, così, con quel suo riso, per un momento, poi
di colpo si slancia sul cassettone, lo apre, afferra il fascio delle
cambiali, di tutte le lettere, e sempre muta, senza un grido, lo getta
in faccia a suo marito.
Giordano diventa a sua volta pallidissimo, guarda per terra quelle
carte, quei fogli sparpagliati, li raccoglie a uno a uno... pensa... e,
a un tratto, ha come un barlume di quanto deve essere successo. Egli
da tanto tempo era così lontano, non ci pensava nemmeno più ai suoi
debiti di Padova, a quelle lettere! Come mai erano arrivate in mano a
sua moglie?... E torna a guardare Emma, non più minaccioso, ma come per
interrogarla, sbalordito, istupidito.
EMMA (_senza muovere un passo: sempre appoggiata al cassettone, col
viso, cogli occhi stravolti_) E, adesso, va via! Va via!
GIORDANO (_si sforza per contenersi, per dominarsi: alzando il capo,
facendo l'atto di mettersi tutte quelle lettere in saccoccia, domanda
arrogantemente_) Come?... Perchè?... «Va via?...»
EMMA (_con un grido_) Le mie lettere, no! Non voglio lasciarti le mie
lettere! No! No! Mai! (_Si avventa contro Giordano, afferrandogli
il pugno ch'egli tien chiuso, stretto col fascio delle carte_) Le
mie lettere no! Le daresti ancora in pegno! Le venderesti!... Le mie
lettere no!...
E, pur di riuscire a strappargli quelle carte, nell'ira, nel furore gli
graffia le mani, tenta persino di morderlo.
GIORDANO. È roba mia! Questa è roba mia! (_Non riuscendo a respingere
Emma, fuor di sè, l'afferra per i capelli, per difendersi, per
allontanare la sua faccia, i suoi denti_).
EMMA (_colla voce rotta_) Dammi le mie lettere, o chiamo, o grido a
tutti, forte, che hai dato le mie lettere in pegno, a Padova, ai tuoi
usurai! (_Con un urlo di collera e di dolore_) Aiuto! Aiuto!
GIORDANO (_spaventato, dandole le lettere, lasciandola andare_) Prendi
le tue lettere! Basta! Taci! Taci, per Dio!
EMMA (_anelante, col viso graffiato, sfigurata: tutti i capelli
sciolti che le cadono sulla faccia, sulle spalle_) Se chiamo il signor
Formenti, il giardiniere, sai che obbediscono a me, non a te!..
Abbassa la voce e va via! Se tu non mi vorrai costringere, io non
farò scandali! E così... nè per i trionfi, nè per i tuoi interessi,
non avrai niente da temere! Io ti cedo fin d'ora l'Argentera, i miei
danari, tutto!... Dunque, tu puoi continuare la tua vita, godere la tua
celebrità, salire sempre più in alto!... Metto una sola condizione.
Fra me e te, più nemmeno una parola. Saremo affatto estranei e
affatto liberi l'uno dall'altra. E... se avrò un figlio, lo voglio io,
dev'esser mio, soltanto mio. Del resto, ripeto, fuori di me e della mia
creatura, se ci sarà, sei padrone di tutto. Sei disposto ad accettare
questi patti, in silenzio, tacitamente? Bene. — In caso diverso, te li
imporrò col mezzo del tribunale e faremo uno scandalo!
GIORDANO (_colle lacrime nella voce_) Ma io non ti comprendo... Io
credo di sognare!... Io sogno!... È un sogno!... (_Congiungendo le mani
quasi supplichevole_) E sei tu?... Tu, che mi parli così?... Tu, la mia
Emma?... Emma!
EMMA. Non chiamarmi Emma!... Non proferir più il mio nome!... Non
voglio! Ho voluto vederti per questo! Per dirti che, per te, io non ci
sono più!... (_Ridendo ironicamente_) Ah! Ah! Ti conosco! Finchè non te
lo avessi detto io, io stessa... finchè tu non lo avessi letto nei miei
occhi, sulla mia faccia, non lo avresti mai creduto! Avresti sempre
sperato di potermi ingannare! Adesso sei persuaso?.. Sei convinto?..
Dunque, basta. — Non volevo altro da te. Va via!
GIORDANO. Andrò via, sì! Non mi vedrai mai più... Ma, prima, ascoltami.
EMMA. No.
GIORDANO. Devi ascoltarmi!
EMMA. No. Va via.
Giordano fa qualche passo per la stanza, poi nuovamente si avvicina ad
Emma, calmo, quasi sorridente:
— Tu hai voluto offendermi, e mi hai offeso con le parole più
sanguinose... eppure, vedi?.. io sono rimasto tranquillo! (_Sospirando,
fissandola amorosamente, quasi cercando di sedurla, di affascinarla
col ricordo delle loro carezze, col sorriso della bella bocca dai denti
bianchissimi_) Appunto, io sono tranquillo, buono, affettuoso, perchè
in questo momento... non sei tu, non è la tua ragione, non è il tuo
cuore che parla! Sei un'altra! Sei diventata un'altra, sei diventata
pazza! Ma che cosa credi? Che cosa ti hanno fatto credere? Che cosa
pensi?... Che io abbia perdute, lasciate in giro, date ad altri le
tue lettere? Ma come?... Forse... non so, non capisco! Me le avranno
rubate! Non ricordi più come io sono partito da Padova?... Il Borghetti
mi aveva telegrafato che tu stavi male!... Io ho perduto la testa, sono
precipitato a Milano.
EMMA. Basta. Finiamola. Io voglio tenermi le mie lettere; non le tue
cambiali. Prendile! Non so che farmene. (_Gliele dà_) E guarda...
questa! Leggi qui, qui sotto, che cosa vi ha scritto tuo fratello!...
GIORDANO (_legge: dopo un momento di esitazione, di angoscia_) Ebbene,
sì. Non voglio negare. È vero. Avevo la corda al collo!... Tu non
conosci ancora tutta la mia vita! Tutte le mie disgrazie! Quelle
cambiali non pagate, protestate, sarebbero stata la mia rovina, e la
mia rovina, in quel momento, voleva dire perderti, perderti!... Tu non
puoi giudicarmi, tu, perchè non puoi comprendere, capire, che cos'era
la mia passione. Per te, per averti, avrei commesso anche un delitto!
Disprezzami! Ma non odiarmi! Disprezzami, ma non abbandonarmi! Io ti
amo come il primo giorno! Ti amo ancora di più! E ti domando perdono in
ginocchio... (_scoppiando in lacrime_) Emma!... Emma!... Mia! Cara!...
Perdonami.
EMMA (_battendogli sulla spalla con un impeto di collera e di
ribrezzo_) Su! Su! alzati... Va via!
GIORDANO. Pensa... bada... che cosa fai!... Bada bada, Emma!... Non
spingere un uomo, un uomo come me, alla disperazione!
EMMA. Ammazzarti?.. Tu?.. No. Rileggi ciò che ti scrive tuo fratello.
Avrai tutte le tue cambiali, i tuoi debiti puoi pagarli. Perchè?... Per
chi vorresti ammazzarti?
GIORDANO. Non io! Non ho detto di voler ammazzar me. No! No! Prima
qualchedun altro! (_Minacciandola_) E se devo uscire da questa
casa, scacciato, abbandonato da te... Pensaci. Posso andare da...
(_s'interrompe, fissandola_).
EMMA (_tornando a sorridere con sarcasmo, con disprezzo_) Da chi?...
GIORDANO. Sai bene, da chi.
EMMA (_provocando_) Da chi?... Parla!
GIORDANO. Da Carlo Borghetti. Dal tuo... (_si ferma: esita ancora_).
EMMA (_prorompendo_) Sì! Sì! Dal mio amante!.. Dal mio amante! Voglio
sentirlo dire! Voglio sentirlo da te!... Da Carlo, sì, dall'autore del
tuo _Sant'Ambrogio_, dal mio amante!
GIORDANO (_con un'alzata di spalle e una risata_) E tu... vorresti
farmelo credere?.. A me?.. Tu?.. Emma?... Emma?
EMMA (_trasalendo al suo nome ripetuto, poi calmandosi_) No. Ciò che
tu vuoi o puoi credere, mi è ormai indifferente. Soltanto, per farti
ben comprendere che cosa tu sei diventato per me, ti avverto che ho
detto tutto e che ho fatto vedere la cambiale, colle... quattro righe
di tuo fratello, a Carlo e al dottore. No, no, no!... Non fare quel
viso, quegli occhi! Non minacciarmi, non mi fai paura. Sei tu che
devi aver paura di me! E tu farai tutto ciò che io voglio, perchè tu
temi lo scandalo ed io.. per me, no. Ora io vado a Val d'Olona, e non
torno più qui, all'Argentera, finchè tu ci rimani. Hai capito? Va,
sta, fa ciò che vuoi! Parlerai col dottore; combinerete insieme, vi
metterete d'accordo su ciò che si deve dire e fare, per nascondere,
il più che sarà possibile, la verità, al babbo, alla mamma, a tutti.
(_Avvolgendosi, fermandosi di nuovo i capelli sul capo, mettendosi
un berrettino di lontra_) E, adesso, ti ripeto che sono inutili le
minaccie, e che non mi fai paura! — Lasciami passare! (_Suonando forte
il campanello e chiamando ad alta voce_) Carolina!
Si sentono nel corridoio i passi della cameriera. Giordano, vivamente,
si allontana dall'uscio.
EMMA (_passandogli dinanzi per uscire e fissandolo, in atto di sfida,
colle mani nelle tasche della giacchetta: sottovoce_) E se dovessi
anche... morir presto... non credere che sia per te! No! No! Soltanto
per il ribrezzo di essere stata tua!