Il dottore, come ha fatto annunziare dal signor Formenti, arriva
all'Argentera il dì appresso, verso mezzogiorno.
Egli si è preparata una faccia molto scura: spera in tal modo che
ad Emma faranno maggiore impressione tutte le raccomandazioni e le
prescrizioni che reputa necessarie.
— Avere dei figli è una funzione ordinaria, naturale. Anzi, quando
l'organismo è ben costituito, può essere, in massima, più giovevole che
dannoso; ma bisogna sottomettersi pazientemente a tutte quelle cautele
che l'esperienza insegna e la prudenza impone.
Nel giardino dell'Argentera, dinanzi alla villa.
_Il dottore_ (_smontando di carrozza, al signor Formenti che gli corre
incontro_) Buon giorno, signor Formenti! Bella giornata, vero?
Il signor FORMENTI. Saprà, forse, che la signora padrona non è
all'Argentera?
_Il dottore_. Già... (_pausa_)... Me lo sono immaginato. È andata a
Brenzonino dalla mamma.
— No. È andata a Val d'Olona dal signor Borghetti.
Il dottore, senza parlare, dà un'occhiata di traverso al signor
Formenti, e la sua faccia diventa ancor più scura.
Il signor FORMENTI. È partita stamattina prestissimo. Non erano ancora
le otto.
_Il dottore_ (_lisciandosi, grattandosi la barba: assai preoccupato_)
Quasi quasi, andando a Val d'Olona, potrei arrischiare d'incontrarla,
strada facendo. (_Pausa_) Già, potrei incontrare la signora Emma,
appunto, mentre ritorna a casa.
— Probabilissimo. Qui, non ha lasciato nessun ordine.
_Il dottore_ (_si volta lentamente per rimontare in carrozza, poi si
ferma pensoso_, fissando la testa del cavallo) E... come è ritornata da
Roma? Bene?... La cera? Buona?...
— Buonissima, quando è arrivata. E ha pranzato anche con appetito! Ma
poi, ieri, deve aver preso freddo, deve aver preso un po' di umidità
durante il viaggio, si è sentita male, così... verso l'una o le due,
e si è messa a letto. Non ha voluto mangiare; non ha voluto veder
nessuno. Fortunatamente, il male è passato presto. Stamattina, alle
sette, era già in piedi. E si è alzata sola, senza nemmeno chiamare la
Carolina. Ha ordinato subito la carrozza e non l'ha voluta aspettare.
Con quel freddo è andata avanti, sola, a piedi.
_Il dottore_ (_continua a scrollare il capo e a fissare la testa del
cavallo_) Benedetta _tosa_! (_Poi si leva di tasca una brancata di
lettere, di bigliettini, di telegrammi: li guarda: sospira_) Tutte
visite che avrei dovuto fare stamattina. (_Pausa_) Sono preso in
questi giorni da tutte le parti. Sicuro. Dovrò tornare subito a Milano
in fretta e in furia. (_Un'altra pausa ancora più lunga_) Mah! (_Al
cocchiere, montando in carrozza_) Allora... — Sai, vero?... — Prendi
la strada a sinistra, dopo la chiesa, e puoi andare un momento in su,
verso Val d'Olona.
Il signor Formenti prende il cavallo per il morso e aiuta il cocchiere
a fare la voltata.
_Il dottore_ (_in carrozza, sulla strada di Val d'Olona cercando
la «Perseveranza» nelle tasche del paltò_) Sarà stato appunto un
po' di freddo... preso allo stomaco... Benedetta _tosa_!... Perchè
precipitarsi in questo modo a Val d'Olona, senza prima aspettare,
consultarmi?.. Carlo è appena imbastito, alla bell'e meglio! Per il
momento! Vedersi Emma comparir davanti, improvvisamente, può risentirne
una scossa tale, da farlo andare in pezzi un'altra volta. Mah!... E
poi, non è il momento questo, nemmeno per Emma, di affaticarsi, di
strapazzarsi, di prender freddo. Il cuore!... Il cuore!... (_Scrollando
il capo e spiegando la «Perseveranza»_) Il cuore è una bellissima
cosa... quando se ne può fare a meno! (_Vede sulla «Perseveranza»
il grande successo della conferenza di Giordano Mari_) Bravo!...
(_Continuando a leggere_) Anche per Emma è una soddisfazione, una
grande compiacenza. Chi sa che contentezza!... Che smanie!... Il suo
idolo!.. Figuriamoci!... Infatti, è una bella vittoria, tanto più che
a Roma, in principio, non ne volevano sapere! Ma, già, è l'invidia,
l'interesse, in tutte le professioni!... L'Italia è un paese così
fatto, lungo e stretto: quando uno appena si muove o allunga un momento
le gambe — tàffete! — tutti gli altri hanno paura di essere buttati in
acqua!... (_Ride: poi torna serio, ripiegando il giornale_) E dire,
per altro, che anch'io, a primo aspetto... di questo Giordano...
— proprio! — ... non avrei dato nemmeno un soldo! Invece anche la
_Perseveranza_ lo porta alle stelle! Emma l'ha indovinata: ha avuto più
occhio di noi!.. Brava! (_A un tratto strizzando l'occhio per mirare
lontano_) Eccola là! (_Cacciando il capo fuori dello sportello_) È in
giacchettina!... Con questo freddo! (_Sorridendo, diventando rosso per
il piacere di rivederla, si alza in piedi nella carrozza, minacciandola
colla mano e gridando_): Senza la pelliccia!... Benedetta tosa!...
(_Tirando il cocchiere per il mantello_) Ferma! Ferma! (_Salta dalla
carrozza e corre incontro ad Emma, che gli si butta fra le braccia_).
_Il dottore_ (_cogli occhi gonfi di lacrime: commosso da
quell'abbraccio, da quell'effusione_) Vediamo un po'... Vediamo un
po', la mia bellezza... Ma sai?... Sembri diventata persino... più
grande! (_Con due dita sotto il mento, alzandole la faccia_) Vediamo...
Vediamo _la cerina_!.. Ma... ma come?.. Sei pallida... Smunta... Hai
quegli occhi lividi che non mi piacciono! (_Osservandola, scrutandola a
lungo_) Che cosa vuol dire? Hai forse sospeso l'estratto di china?...
Ieri, mi ha detto il signor Formenti, hai preso un po' di freddo —
vero? — e sei stata poco bene... Ma, ma, ma... giudizio! giudizio!
Specialmente... Da brava... (_Mettendosi il braccio di Emma sotto il
suo e battendole affettuosamente sulla mano_) Ho sentito che... ci sono
novità?
EMMA (_colla voce torbida, concitata_) Sì; pur troppo!
_Il dottore_ (_fermandosi su due piedi_) Pur troppo?
EMMA. Non posso esser libera come vorrei! Anche Carlo me lo consiglia,
quasi me lo impone!... In faccia al mondo, anche colla mia famiglia,
dovrò sopportare, se non la presenza, il nome di quell'uomo che
detesto, che odio!... Dio, Dio, come lo odio!
_Il dottore_ (_trasecolato, stupefatto_) Ma chi?.. Tuo marito?... Il...
Giordano?
EMMA. Dammi il braccio: mi sento affranta, morta.
_Il dottore_. Vieni in carrozza!... Montiamo in carrozza!
EMMA (_trattenendolo_) No! Potrebbe sentire il cocchiere! Torniamo a
Val d'Olona a piedi. Non è distante.
_Il dottore_. Aspetta! (_Corre a prendere lo scialle dalla carrozza_)
Aspetta. Ti darò, almeno, il mio _plaid_! (_Al cocchiere_) Sai — vero?
— dov'è la villa del signor Borghetti?... L'architetto?
— Sì, sì. Ci sono stato un'altra volta.
_Il dottore_. Allora, puoi andar avanti, al passo. (_Ad Emma, mentre
comincia a imbacuccarla nello scialle_) Ma perchè hai fatto tanta
strada?
EMMA. Carlo desiderava alzarsi, ed io, intanto, ti son venuta incontro.
Abbiamo immaginato, io e Carlo, che saresti arrivato, press'a poco,
a quest'ora. (_Fermandosi a un tratto, con impeto, cambiando voce,
cambiando viso_) Senti, quell'uomo... — ed è mio marito!... mio
marito!... — quell'uomo è di un'infamia tale... Peggio, peggio!... È
di una tale abiezione, di una tale bassezza, che mi fa ribrezzo!... E
me lo sento sempre addosso, sulla faccia, nella carne... Che orrore!...
Che orrore!... Che ribrezzo!... Che schifo!
Emma non appare più stanca, sfinita: lo sdegno, la collera le dànno una
nuova forza, una nuova vigoria. È l'impeto, è l'urto di tutto ciò che
si spezza in lei!
_Il dottore_ (_fuori di sè_) Il Giordano?... Ma se anche adesso, in
questo punto, leggevo la _Perseveranza_... Ne fa un monte di elogi!
(_Cercando il giornale_) Aspetta; voglio farti leggere...
EMMA. So! So! La conferenza _Sant'Ambrogio e Marcellina_! Rubata!
Rubata a Carlo!... Sì, sì!... Ma ciò che importa?... Niente. Ha
approfittato, abusato della bontà, della confidenza di un amico! Non
è che un'indelicatezza! (_Con un riso stridulo, amaro_) Sai che cosa
ha fatto di più?... Vuoi sapere che cosa ha fatto? Ha dato in pegno le
mie lettere, le mie prime lettere, comprendi?... La mia anima, il mio
pudore e il mio onore — il mio onore, perchè non ero ancora sua moglie!
— ha dato in pegno le mie lettere a Padova, a suo fratello, alla sua
serva, ai suoi usurai, per avere del danaro, per... per certe cambiali,
perchè era pieno di debiti!
_Il dottore_ (_agitato, ansante, per la forte commozione_) Cioè?
Spiegati!... Le tue lettere?... In pegno!
EMMA (_ridendo più forte_) Ah! Ah! Non capisci!... Tu non arrivi
nemmeno a capire tanta infamia. E anch'io, sai? Anche per me c'è voluto
del tempo, molto tempo. Ho dovuto studiare, pensare, indovinare. E
ho dovuto guardar la faccia, la vera faccia di quell'uomo, e tornare
indietro, e ricordarmi tutte le sue parole, tutte le sue cattiverie,
giorno per giorno, ora per ora, e vederlo — finalmente! — vederlo
a occhi aperti, non come lo avevo pensato, creduto, immaginato col
mio cuore, colla mia fantasia, io stupida, io cieca, io innamorata,
io pazza, ma come era lui veramente, realmente, lui, lui, falso,
egoista, vano, volgare! E quasi non si dava nemmeno la pena di mentire,
d'ingannarmi! Era sicuro. Sapeva che io era una stupida. Che mi
ingannavo da me stessa. Oh, c'è voluto del tempo! Tanto tempo! E c'è
voluto che le avessi io nelle mie mani, quelle lettere, quelle cambiali
di suo fratello! Oh, anche a te, sì, sì, farò leggere! Farò vedere
tutto anche a te!
_Il dottore_. Sì, ma intanto... calmati. Cerca di calmarti.
EMMA (_con uno scoppio di risa e di lacrime_) E io lo credevo geloso
di Carlo! Invidia! vanità! Sì, perchè quell'uomo non ha che la vanità,
soltanto la vanità, di vero, di forte, di grande, di sensibile. Geloso?
Guarda un po' se era geloso di mio zio? Per il suo interesse, per i
suoi trionfi, per la sua cattedra, per un articolo di giornale, mi
avrebbe buttato in braccio a mio zio! In braccio a tutta Roma!
_Il dottore_ (_scandolezzato, imponendole colle mani di tacere_) Da
brava! Da brava! Non voglio sentirle certe esagerazioni!
EMMA. E le mie lettere? Le mie lettere non le ha fatte correre fra le
mani di tutta quella gentaglia di Padova? E non c'ero io — tutta io! —
nelle mie lettere? Ti ricordi quei giorni? Io diventavo matta di amore,
di dolore, di angoscia. Ti ricordi quei giorni? In collera col babbo,
in collera colla mamma, in collera anche con te! Sai com'ero ammalata?
Ti ricordi? Eppure, di notte, disfatta dal male, dalla febbre, gli
volevo scrivere — almeno una parola, un bacio! — e mi sforzavo di parer
lieta per non impressionarlo, per non spaventarlo! Ebbene, sono quelle
mie lettere piene d'amore, di passione, di abbandono, sono quelle
parole, sono i miei baci, ch'egli ha venduto, ch'egli ha dato in pegno
a suo fratello, ai suoi creditori, ai suoi usurai! È il mio pudore,
sì, il mio pudore, me stessa, tutta me stessa, io, come sono, svestita
anima e corpo, ch'egli ha buttata in braccio a tutta quella gente!
_Il dottore_ (_tremante, diventato in viso quasi terreo, con due
solchi sotto gli occhi, profondi, lucenti_) Calmati! Calmati! Per amor
del cielo! Se mi par di comprendere, se è proprio vero, hai tutte le
ragioni; ma vuoi anche ammalarti?
EMMA (_rossa di fuoco, stravolta in viso, ma senza una lacrima_) Senti,
ascoltami. Al primo colpo, è stato tale il disinganno, il dolore, la
vergogna — più di tutto la vergogna — che volevo uccidermi, buttarmi
dalla finestra! Sì, sì, è vero, te lo giuro! Poi — non voglio farmi
diversa da quella che sono — non è stato il pensiero della mia famiglia
che mi ha trattenuta, nè della condizione in cui mi trovo; ma è stato
l'odio, la febbre, la smania di buttargli in faccia le mie lettere,
la lettera di suo fratello, tutto, tutto quanto! Una smania, la smania
prepotente del mio orgoglio, delle mie fibre, del mio pudore, di fargli
vedere — proprio vedere! — che non lo amo più, più, più; che mi fa
ribrezzo, ribrezzo, nient'altro! Poi... sono corsa da Carlo. Volevo
vendicarmi, volevo morire, ma a un tratto ho perduto tutte le forze,
ho sentito un gran bisogno di piangere e sono corsa da Carlo. Erano
tante tante ore che diventavo matta perchè non potevo piangere! Avevo
bisogno di vedere qualcheduno, di sfogarmi con qualcheduno... Da chi
potevo andare? Dalla mamma, no. Era stata contraria al mio matrimonio,
e avrebbe creduto di consolarmi vantandosi di aver sempre ragione. Dal
babbo? Povero babbo! Lo avrei addolorato e non sarebbe stato capace
di aiutarmi. Tu non c'eri e sono corsa a Val d'Olona! (_Afferrandogli
tutte e due le mani e fissandolo con un impeto di disperazione_)
Salvami Carlo, sai! Adesso devi salvarlo! Non voglio anche il rimorso
di aver fatto morir Carlo per quell'uomo!
_Il dottore_. Carlo... Vedremo! (_Accomodandole lo scialle sulle spalle
e attorno al collo_) Ma tu, intanto, non devi pigliar freddo. Invece
procura di calmarti. È un fatto così inaspettato, straordinario. Così,
su due piedi, non si saprebbe nemmeno che consiglio dare. Mi farai
vedere — vero? — anche questa lettera del fratello? Insomma, io ho
bisogno ancora di precisare le idee! Pensa per altro, da brava, pensa
che, nel tuo stato presente, non hai il diritto di farti del male! È un
caso di coscienza.
EMMA. E penso anche, ricordati bene, che io non sono più la moglie di
quell'uomo, che io non ho più nulla di comune con quell'uomo!
_Il dottore_. Certo, sussistendo il fatto, appunto, bisognerà vedere...
bisognerà studiare, pensare a un qualche provvedimento. Ma intanto
io direi... Senti, cara la mia _tosa_, io direi di andare subito a
Brenzonino e di sentire anche la mamma. La mamma, certe volte, e, più
che per altro, per le sue continue sofferenze, sembra, forse, un po'
contraddicente... un po' dura... ma non è vero — veh! — E poi la mamma
è sempre la mamma! Da brava, resta ben coperta, e adesso, appena a Val
d'Olona, ci faremo dare un the molto caldo con una goccia di rhum. La
mamma, dunque, ha diritto, specialmente in un caso simile, così fuori
del... del consueto, di saper tutto!
_Emma_. Io invece credo di no, e non sono del tuo parere. No; perchè
il giorno che lo sa la mamma, lo saprà tutta Milano! Non credi?.. Non
importa? Devo assolutamente parlare, dir tutto anche alla mamma?...
Ebbene, se tu lo vuoi, lo farò, ma ad una condizione: dal momento
che ci deve essere uno scandalo, voglio approfittarne per separarmi,
per fare un processo, per non vederlo mai più, quel... signore,
finchè vivo. (_Interrompendosi: con un'alzata di spalle_) E poi, no!
(_Eccitandosi nuovamente_) E poi, no! Una volta ancora voglio vederlo!
Una volta ancora gli voglio parlare! Deve capire, deve sentire come lo
disprezzo!.. Noi due, fra di noi due... e nessun altro!
_Il dottore_. E, allora, non si dice niente alla mamma, non si dice
niente a nessuno... e, appunto, cercate insieme fra voi due... un
qualche accomodamento.
EMMA. Un qualche accomodamento? Che accomodamento! Dovrà accettare
le mie condizioni! Ciò che voglio io! E, prima di tutto, gli voglio
buttare in faccia la sua vigliaccheria.
_Il dottore_ (_inquieto_) Ecco... io invece sarei per consigliarti, in
questo caso, la massima prudenza. Tu sola, per esempio, a tu per tu...
(_Pausa: scrollando il capo_) Bada, veh, se è in realtà quale appunto
verrebbe a dimostrarsi col suo procedere... potrebbe anche, una volta
inasprito, irritato, non usare tutti quei modi... (_arrabbiandosi
e alzando la voce_) potrebbe anche, parlo chiaro, metterti le mani
addosso!
EMMA. Tu avresti paura di quell'uomo?
_Il dottore_. Insomma, io preferirei che, quando veniste ad una
spiegazione fra voi due... foste almeno in tre.
EMMA. Tu avresti paura di quell'uomo? Io no. È troppo vigliacco!
— Appunto. Non sono gli eroi che commettono certe cose!
— Troppo vigliacco, ed anche troppo interessato; troppo vano e troppo
furbo! In fine, egli non dovrà perdere altro che... sua moglie, ed è
tutto il resto che gli preme di più! Del suo onore, in faccia mia,
che gliene importa?... È la sua vanità in faccia al pubblico che
gli preme! Sono i suoi comodi, le sue conferenze, gli applausi, è il
Sant'Ambrogio! Non temere, sai. È lui che avrà paura di me!
_Il dottore_ (_sempre inquieto, poco persuaso_) E... che cosa gli
vorresti dire?
EMMA. Prima di tutto, che amo Carlo — perchè Carlo è la sua rabbia, la
sua invidia — e così anche per fissar bene le distanze, subito, fra me
e lui!
— Questo, invece, abbi pazienza, cara la mia _tosa_, ma è proprio
inutile andarglielo a raccontare... nemmeno per ischerzo.
— Invece, è questo che mi preme di più! È per dirgli questo, per
dirglielo in faccia, io stessa, che ho la smania di rivederlo!
_Il dottore_ (_dandole il braccio: battendole ancora affettuosamente
sulla mano, sorridendo_) Ma e... non pensi al... viaggiatore!...
Sicuro; a chi è in viaggio? (_Emma si ferma, guardandolo fisso_)
Certamente: è anche suo. Anzi, la legge lo fa più suo che tuo.
EMMA (_con un'alzata di spalle, rimettendosi a camminare al braccio del
dottore_) Ma che! Gli farò scegliere tra mio figlio e i miei danari:
sceglierà sempre i miei danari! (_Fermandosi di nuovo_) E tu... Senti
dottore: ti prego, ti supplico! Non farmi diventare matta e cattiva.
Non dirmi più che mio figlio è anche suo! Me lo faresti odiare! Non
capisci, non comprendi... (_rossa col viso che le diventa una fiamma,
di foco_) non capisci che è questo pensiero fisso — l'essere stata
sua — che ho bisogno di strappare dal mio sangue, dalla mia carne? Mi
odio — capisci? — mi detesto. Mi faccio orrore, mi faccio ribrezzo! La
mia faccia ch'egli ha baciato, la mia bocca che l'ha baciato, mi fan
ribrezzo!
_Il dottore_ (_continua ad accarezzare la mano di Emma: cercando di
calmarla, di distrarla, e poi sempre inquieto, titubante le domanda_)
Ma e... e Carlo?
EMMA. Carlo è pieno di buoni consigli, come te. Ma non importa. Faccio
io ciò che voglio e non lo lascio più.
_Il dottore_ (_vivamente_) Come, come... «non lo lascio più?»
EMMA. Finchè è ammalato, verrò io tutti i giorni a Val d'Olona; quando
sarà guarito, verrà lui, tutti i giorni da me, all'Argentera.
_Il dottore_ (_scrollando il capo e sospirando_) Guarito...
EMMA. Sì, guarito. Ne sono persuasa, ne sono convinta... Perchè credo
ancora in Dio!
_Il dottore_ (_le tira lo scialle sulle spalle, le copre anche un po'
la faccia e, prendendosela a braccetto e continuando la strada verso
Val d'Olona, ricomincia colla sua voce lenta, sommessa, penetrante_)
Sì, cara, ma quando si vuol ottenere un miracolo da Domeneddio, bisogna
che anche noi, — vero? — da parte nostra, facciamo tutto il possibile
per aiutarlo, per assecondarlo. E io credo che la tua vicinanza, la
tua frequenza, il vederti, insomma, troppo spesso... non sia, direi,
non credo molto indicato, nello stato presente di Carlo. Carlo non è
guarito, veh!.. Pur troppo, non è il caso di farci illusioni! È uno
stato ancora molto precario; la più piccola scossa, il più piccolo
turbamento, la più piccola emozione, anche piacevole, gli potrebbero
essere fatali. Però ti consiglierei, per il suo bene, di tenerti il
più possibilmente lontana... da Val d'Olona. Già; appunto. (_Pausa_)
Con te, è inutile far tanti misteri. Tu sei una donnina brava, buona,
ragionevole. Hai perduto la testa una volta per quello là, di Roma,
e adesso ti trovi a brutte conseguenze. Ma io spero ancora; vedrai.
Passato questo giorno di burrasca, la vita avrà per te nuovi argomenti
di distrazione, e di conforto... e anche di compiacenza. Su! Su! Con
quel faccino, con quegli occhi! Non guardare per terra: guarda il cielo
com'è bello, limpido, azzurro. E ti ricordi, invece, due o tre giorni
fa, com'era fosco? Tetro? — Dunque... un buon colpo di vento e spazza
via tutto — vero? — (_Un'altra pausa_) Tu sei piena di buon senso e di
cuore, due cose che, quando vanno insieme unite, il che succede molto
di rado, rimediano a grandi guai. Non vuoi dir niente alla mamma e
a nessuno?... Forse, in questo, puoi anche aver ragione. Fra te e...
quell'altro là, potrete forse intendervi meglio. Ma quando vi troverete
insieme, se io non devo essere presente, voglio almeno esserti vicino.
In quanto a Carlo... se tu pensi anche a volergli bene... è un'altra
quistione. Io non posso dire nè sì, nè no. Si tratta del tuo cuore
e della tua coscienza. (_Ridendo per far sorridere Emma_) Io sono
un dottore e non un confessore. E non mi preoccupo altro che della
mia partita, cioè della salute del corpo! Per ciò, devo concludere,
che non basta salvare le apparenze — cosa della quale sono convinto,
vero?, hai troppo rispetto di te stessa — ma... alla larga, almeno
per il momento, alla larga... da Val d'Olona! Già, siamo d'accordo: a
Carlo non è scoppiata la pleurite perchè abbia preso troppo freddo o
troppo caldo, ma in seguito ad un'anoressia nervosa, giunta persino
allo stadio più acuto della sitofobia, e alla quale ha dato origine
una forte eccitazione psichica di natura deprimente. Insomma, tu hai
sposato quel... Giordano, e Carlo non è stato più bene; e come ti avevo
scritto anche a Roma, in quella lettera che non si sa in che modo sia
andata smarrita, è guarito della pleurite, ma gli è rimasto latente nei
polmoni un... focolaio...
EMMA (_sorridendo, trasfigurandosi in viso_) Eccolo Carlo! Eccolo, ci
viene incontro!
_Il dottore_ (_punta gli occhi, diventando truce: gli si muove la
barba come se masticasse qualche gran minaccia, ma poi la voce non
corrisponde all'aspetto terribile_) A casa, a casa!... Subito a
casa!... E a letto!
CARLO (_scarno, pallidissimo, soltanto con le gote un po' accese_) Mi
sento meglio, oggi!... Molto meglio!
_Il dottore_ (_gli tocca il polso, la fronte_) Ragione di più, per
condursi in modo, appunto, da non perdere con un'imprudenza ciò che
si può aver guadagnato, sicchè... (_prendendolo per un braccio_) torna
indietro e per oggi basta: torna a letto!
EMMA. Dottore!... Come sei cattivo!
_Il dottore_ (_arrabbiandosi_) Insomma!... Bisogna tener presente che
ancora tre o quattro giorni fa eravamo in alto mare, coi senapismi e
colla digitale!
CARLO. Volevo soltanto prevenire la signora Emma che mi sono prevalso
del suo nome e del suo permesso e che ho ordinato al suo cocchiere di
attaccare.
EMMA. Perchè?
CARLO. Perchè è meglio ch'ella ritorni all'Argentera mentre c'è ancora
un po' di sole. Dopo, sentirebbe troppo freddo.
_Il dottore_. Carlo in questo ha ragione. (_Al Borghetti_) Hai fatto
benissimo. Per il freddo, appunto, e anche per tutto il resto! (_Ad
Emma_) Tienti il mio plaid se hai timore di non essere coperta
abbastanza e... giudizio! Da brava! Ci rivedremo prestissimo.
Intanto... torna quietina all'Argentera. Te lo ha consigliato Carlo; te
lo consiglio anch'io.
EMMA (_sorridendo_) Siete tutti e due tanto simpatici e coi vostri
consigli — auf! — diventate tanto noiosi! (_Vede la carrozza
avvicinarsi: stringendo la mano al dottore, nel salutarlo_) Ti troverò
ancora qui, domani, a Val d'Olona?... Io ci verrò — ricordati — con
qualunque tempo!