In una casupola antichissima, sulla quale pesa la leggenda di un turpe
delitto commesso da Ezzelino da Romano. La facciata nera dà sulla
Piazza delle Erbe, ma vi si accede da un vicoletto augusto e da una
porticina alta, al primo piano, sopra una piccola scaletta. Appena
dentro, al buio, per un giro tortuoso di corridoi e seguendo nel tanfo
di rinchiuso certe zaffate di un puzzo più forte di cavoli a lesso, si
arriva dinanzi ad un piccolo uscio a vetri, con una tendina stinta;
di fianco, inchiodato sul muro, vicino al cordone del campanello, un
cartellino, con su scritto a mano: