I tre fratelli e il padre stavano muti dal giorno primo del loro
ritorno. Nessuno aveva rivolto la parola all’altro, come se un peso
incombesse sulla loro coscienza e avessero paura di leggerselo in
viso, non si guardarono mai, anzi evitarono con cura che i loro sguardi
s’incontrassero.
Il nome della sorella e della figlia non venne pronunziato neppure di
sfuggita, ma ciascuno insistentemente vi pensò.
Solo Rosa continuò ad agitare la zana vuota e a dire certi suoi
ritornelli senza significato.
Le opere consuete furono riprese ma con lentezza e svogliatezza,
ciascuno andò per suo conto senza guardare ove l’altro si dirigesse.
Eran tornati con allegrezza perchè era riuscito loro di accumulare
qualche po’ di denaro; i fratelli avevan trovato una nota allegra e
il padre amava conversare, mentre prima difficilmente levava la voce
per dire le cose più necessarie. Eran venuti con l’anima aperta e
pieni di speranze come non mai e ad un tratto, in gruppo, eran stati
spinti nell’abisso, vi si eran trovati inaspettatamente e nel modo più
brutale.
Ciascuno pensò! ciò ch’era stato fatto era necessario, ma ora non
necessitava incrudelire; quella povera figlia, sola, sarebbe morta e
così pure il suo bambino che non ne aveva una colpa al mondo.
Ciascuno pensava ciò ma non lo confessava all’altro per tema
d’incontrare una volontà contraria, ciò che avrebbe inasprito le
relazioni fra loro.
Il padre non avrebbe mai parlato ai figli di ciò e i figli, allo
stesso modo, non avrebbero iniziato un discorso per difendere Maria;
ma ciascuno, nell’anima sua, la compiangeva, ciascuno la desiderava,
ciascuno voleva dirle, il perdono poichè ella era debole e sola, sola
come nessun altro e bella.
Ora ella era stata punita, aveva sofferto abbastanza, sapevan bene che
nelle sue condizioni aiuti ne avrebbe trovati pochi, anzi nessuno. E
se il suo bambino fosse morto? E s’ella fosse morta? Chi avrebbe avuto
sulla coscienza il delitto?
Così chè ciascuno s’inaspriva e s’adirava con sè stesso e avrebbe
voluto schiantar qualcosa pur di manifestare in qualche modo il suo
stato d’animo, pur di dar sfogo all’ira enorme che l’accasciava.
Passaron così i tre giorni, già alla fine dell’ultimo, quando
rincasarono, nella mente di tutti era il pensiero di romperla e, s’era
necessario, d’imporre agli altri la propria volontà.
Si raccolsero a mensa senza parlare e nessuno assaggiò cibo senza
preoccuparsi dell’altro.
La lampada arse fumigando.
Fuori la tempesta si rivolgeva schiantando e distruggendo con orribile
frastuono di tuoni e lampeggii acciecanti di fulmini.
Fu l’atto di un vecchio poichè ululò più aspra la bufera e un fulmine
presso alla casa cadde.
Michele rizzò il capo ed alzò gli occhi interrogando. Negli occhi dei
figli era la stessa domanda e la stessa preghiera.
Egli allora si gettò la mantella sulle spalle, prese la lanterna e si
avviò per uscire.