VI.

Quel giorno ancora Maria bussò ad un nuovo uscio, tentò una nuova

capanna. Mariangela aveva ricevuto da lei molti benefici quando si era

ritrovata in tristezze, ora ella avrebbe reso bene per bene, perchè non

era atta a scordare, anzi aveva mostrato d’essere riconoscente assai.

Era di mattina, sentiva una necessità grande di nutrirsi con qualche

po’ di cibo, il bambino fra le sue braccia non voleva calmarsi e

porgergli il seno era ormai cosa inutile. Quando l’uscio si aperse,

Mariangiola guardò di traverso, poi chiese con voce rude, mostrando di

non riconoscerla:

— Cosa vuoi?

— Me lo dai un pane Mariangela?

— Non ce n’ho.

E accennava di chiuder l’uscio.

— Per carità...

Mariangela grugnì un poco, poi disse:

— La carità si fa ai cristiani.

— Io lo sono...

— Tu sei una scomunicata dopo ciò che hai fatto. Non c’è niente per te.

E rinchiuse l’uscio con forza.

Maria chinò il capo e riprese il suo pellegrinaggio; di casa in casa,

di umiliazione in umiliazione, di rifiuto in rifiuto.

Non v’era chi la guardasse con bontà, non uno che si movesse a

compassione di tutte le sue miserie, di tutte le sue tribolazioni;

tutti erano collegati nel disprezzo, chi più poteva la calpestava quasi

con voluttà; la sua miserrima condizione anzichè dare sensazioni di

tristezza parea acuisse il desiderio di vederla soffrire più ancora,

fino alla morte. La bestialità umana nel confronto si compiacque e

trionfò.

Perchè (le anime giuste si volean fare una ragione secondo le dottrine

religiose che il parroco impartiva loro) ella era stata scacciata dal

padre; suo padre l’aveva ripudiata, diveniva per le genti come il cane

malato d’idrofobia; ognuno si sentiva non che il diritto, il dovere di

perseguitarlo, di finirlo; ognuno saziava su lui gl’istinti malvagi

che in ogni anima si annidano e sorgono ad occasione propizia. Ella

aveva perduto qualsiasi diritto nella legge morale delle genti, era

diseredata, una creatura fuori dal comune, imparagonabile, un essere

che non ha se non una speranza: la morte. Le donne specialmente, le

donne, più aspre nell’esecuzione della condanna, non le avrebbero

perdonato mai; esse iniziavano, compivano il male; esse si compiacevano

di allungarlo e di incrudelirlo con malvagità animale.

Esse, che potevano prevedere e misurare l’estensione della colpa, più

e più nella condanna erano rigide ed aspre. Se qualcuna, veramente

buona nel cuore, sentì l’orridezza della cosa, fu costretta a tacersi

e a seguire la maggioranza per non porsi fra i piedi un invincibile

inciampo.

Le donne, se una legge fosse stata che dichiarasse la morte a giudizio

di popolo per certe deboli creature che possono cadere, le donne

avrebbero fatto il giudizio, imponendosi selvaggie e brutali come in

tutte le occasioni in cui si tratta di soffocare il sentimento e di

agire dietro ragioni sbagliate, di legge o di superstizione. Avrebbero

gridato:

— Sia morta! sia morta!

Con l’impassibile freddezza del bruto che non sa di uccidere e non

conosce il valore del sangue sparso, ma se ne pasce con insensibilità

cieca, condannato così dalla natura.

Maria sentiva morirsi.

Se trovò qualche aiuto, fu un vecchio che glielo dette. Simone. Un uomo

retto, che aveva vissuto sempre solo e non sapeva amore di nessuno.

Egli non temeva alcun biasimo, era presso alla terra, come si esprimeva

egli stesso, un giorno o l’altro avrebbe chiesto alla buona madre che

gli facesse da guanciale per il suo sonno ultimo. Simone le aveva dato

del pane due volte e, se fosse ritornata, il vecchio non le avrebbe

negato nulla finchè nella madia ci fosse stato qualcosa. Maria non

voleva abusare di quella bontà, benchè fosse tanta grazia nel suo

porgere, ed egli mostrasse di non far l’elemosina, ma di spartire, fra

due che avevan fame, un po’ di cibo che la provvidenza aveva mandato.

Egli non sapeva biasimarla, solo aveva detto:

— Se fosse stato mio figlio, vedi l’avrei ucciso con queste mani mie,

piuttosto che vederlo partire.

Ma poi si era taciuto e non aveva detto altro su questo argomento.

Parlava poco, era un vecchio curvo e bianco e silenzioso; solo, figlio

della terra, ne amava i silenzi e come la terra era buono.

Era tre giorni che Maria errava fra i monti e per le valli e in

questo poco tempo aveva avuto campo ad esperimentare la vita nelle sue

molteplici insidie, nelle sue bassezze e viltà.

Maddalena del Bosco continuò a perseguitarla, tanto che una volta le

aveva fatto schifo e si era rivolta gridandole:

— Anche se dovessi morire dalla fame, anche se fossi boccheggiante e

vedessi già il mio bambino morto, da te strega, da te non accetterei

nulla, neppure l’olio Santo!

L’altra se ne era andata ridendo:

— Oh! verrai, verrai cagnolina, verrai che ti costringerà la miseria.

E sarai tu a pregare Vincenzo allora...

Essa si sentiva rivoltare, tutto ciò le dava maggior dolore che se

l’avessero schiaffeggiata e calpestata.

Doveva seguire quella via adunque, vendersi per un po’ di pane, per il

suo bambino?

Mio Dio! quand’egli avesse saputo ciò, quando gli avessero detto:

— Tua madre per camparti ha venduto il suo corpo; certo avrebbe avuto

una maledizione, per lei, un’ingiuria.

— Perchè hai messo al mondo un bastardo?

E il disprezzo che avevan per lei sarebbe ricaduto sul figlio

moltiplicandosi.

Ella sentiva desiderio di finirla e non voleva morire, eran due forze

che si combattevano in lei stessa, due tendenze in continua lotta che

le tormentavano il cervello esausto di già per le precedenti scosse

continuate. Tre giorni, dal momento in cui il padre la trascinò pei

capelli fuori dalla porta, tre giorni in cui tutte le sofferenze eran

passate ad una, ad una, come goccie di fuoco sull’anima sua.

Un calvario tristissimo e infinito, una via di rovi e di fiamme, un

patimento lento ed atroce, un avvio verso una tenebra senza confini. Si

sentiva rabbrividire e stringeva il suo bambino al seno e lo cullava

baciandolo perchè non piangesse, perchè nel sonno trovasse alfine un

po’ di calma.

Una volta aveva incontrato una frotta di monelli che si eran fermati

con curiosità a vederla passare; poi s’era imbattuta in Vanna, la

sua migliore amica, che non la guardò neppure. Un uomo solo, verso il

meriggio, osò fermarla e le fece proposte d’amore.

E andava, sempre, senza una meta, cercando, aspettando in una

incoscienza completa dell’avvenire, con una speranza vaga in fondo al

cuore.

A volte si addormentava stanca ad un’ombra, le sue belle guancie si

erano disfatte, infossate, erano pallide, livide; le labbra, un tempo

sottili e graziose, eran secche ed esangui, gli occhi solo eran vivi

ancora sotto la fronte bianca, una pallida fronte di martire.

In pochi mesi s’era invecchiata di anni, ma i suoi capelli stavano

ancora come un cespo di capreoli selvaggi.

— S’egli mi vedesse, pensava, s’egli tornasse ad amarmi! Ora sono

brutta e non mi vorrebbe più.

Poi si rivolgeva al bimbo.

— Tu sì, tu mi vorrai, amor mio, mio bene! e lo baciava piangendo.

Poi che Mariangela le ebbe rifiutato il pane era il mattino del terzo

giorno e non aveva mangiato da ventiquattro ore, proseguì la via, tentò

altri luoghi.

C’era la Santa, suo figlio, era in America e le mandava denari, ella

poteva farla l’elemosina. Andò alla sua casa, quando chiese:

— Santa... mi dai un pane?

L’altra la guardò:

— Ma chi sei tu?

La donna era un po’ cieca.

— Io? Voi mi conoscete, sono Maria...

— Ah! ho capito. Ed hai il coraggio di venire in casa mia, svergognata?

— Santa Santa, ho tanta fame.

— Ebbene muori... ma vai lontano di qui.

Maria tremò tutta e l’altra rinchiuse l’uscio con impeto.

Riprese la via trascinando i passi, sentendo un languore impossessarsi

di tutta la sua persona, avvolgerla come con legami.

Percorse tanto cammino e già il sole era alto e il caldo opprimeva.

Pellegrinò fra ingiurie, rifiuti e si decise finalmente a bussare da

Simone. La sua casetta stava presso la selva, sul monte; ella vi salì

lentamente, con fatica, ma quando vi giunse bussò invano, nessuno

rispose, Simone era assente.

Allora s’internò nella selva e cadde ad un’ombra in un sonno grave che

la prese e la tenne.

Quando si ridestò, il sole era presso a morire, il suo primo

sguardo fu per il piccino: questi stava senza più gridare sul suo

grembo, sollevando solo a tratti le piccole mani e boccheggiando

insistentemente con un piccolo moto convulso.

Ella ne ebbe una pietà infinita e sorse nel suo pensiero un’assoluta

volontà di aiutarlo, di farlo rivivere. Pertanto abitualmente le sue

mani apersero il corsetto e porsero le mammelle alle avide labbra che

si protesero. Il bambino premette un poco, ma poi scostò le labbra

respingendo con la lingua una bava sanguigna che gli colava lungo gli

angoli della bocca.

Ella vide e rabbrividì. Ecco, d’improvviso le parole di Maddalena le

tornavano in mente: — Il tuo bambino succhierà il sangue dal tuo seno

e tu morrai di fame... — Bisognava trovare un rimedio, un rimedio

qualsiasi pur di vivere, pur di vivere per la sua creatura. Cercava,

cercava pensieri, ma la sua mente rimaneva in una oscurità terribile,

la fame la spingeva all’inerzia completa; ella non sarebbe stata capace

di concepire il piano più semplice e cercava pensieri, senza muoversi,

tremando per la vuotezza terribile della sua mente.

Si appressava la notte, e una tempesta, per il vento freddo e sibilante

che si era levato ad un tratto con impeto e veemenza, si annunziava.

Un bubbolio cupo, uno scrosciare, un ripercuotersi di suoni brevi e

moltiplicantesi andava per l’aria; per il sole morente gli orli delle

nubi si illuminavano di sanguigno; volavan per l’aria ramicelli e

foglie. Come uno spavento per l’imminente bufera era nelle creature

vegetali, parea che gli steli più piccoli si rintuzzassero cercando di

sparire per esser salvi. E il giorno scendeva rapidamente, finchè quasi

ad un tratto fu scuro e il cielo tutto coperto.

Maria stava ancora seduta presso al tronco ove il sonno l’aveva presa e

guardava la sua creaturina portarsi le manine alla bocca con insistenza

e il pensiero consolatore non era ancora nato, anzi si svegliava a

volte di soprassalto da un buio intenso che le si avvicinava sempre più

come ad inghiottire il suo essere. Ma poi le balenò un pensiero rapido

come un lampo, non le restava altro; o la morte, o vendersi; tanto era

sulla via e tutti la disprezzavano più di una meretrice.

Maddalena glie l’aveva detto: — Tu verrai... — Ora bisognava curvare il

capo alla fame, al destino che ve la spingeva senza tregua. E per il

bambino, per salvar lui. Oh! se avesse potuto parlare a suo padre, se

avesse potuto dirglielo:

— Campami il bambino, ch’io morirò se tu vorrai o non mi farò più

vedere. — Ma Michele era inflessibile ed ella non avrebbe arrischiato

una parola con lui perchè si sentiva, di fronte al suo vecchio, la più

colpevole fra le donne.

Ora la condotta da tenersi, una volta varcato il limite, era

indifferente per lei.

Si levò con fatica e prese la via che doveva condurla alla sua ultima

fermata. Per giungervi la strada era lunga e faticosa e conveniva

passare innanzi alla casa sua. E perciò fece core e nell’oscurità si

avviò fra il vento e la tempesta.

L'antica madre · 第 14 / 19 题