Quel giorno ancora Maria bussò ad un nuovo uscio, tentò una nuova
capanna. Mariangela aveva ricevuto da lei molti benefici quando si era
ritrovata in tristezze, ora ella avrebbe reso bene per bene, perchè non
era atta a scordare, anzi aveva mostrato d’essere riconoscente assai.
Era di mattina, sentiva una necessità grande di nutrirsi con qualche
po’ di cibo, il bambino fra le sue braccia non voleva calmarsi e
porgergli il seno era ormai cosa inutile. Quando l’uscio si aperse,
Mariangiola guardò di traverso, poi chiese con voce rude, mostrando di
non riconoscerla:
— Cosa vuoi?
— Me lo dai un pane Mariangela?
— Non ce n’ho.
E accennava di chiuder l’uscio.
— Per carità...
Mariangela grugnì un poco, poi disse:
— La carità si fa ai cristiani.
— Io lo sono...
— Tu sei una scomunicata dopo ciò che hai fatto. Non c’è niente per te.
E rinchiuse l’uscio con forza.
Maria chinò il capo e riprese il suo pellegrinaggio; di casa in casa,
di umiliazione in umiliazione, di rifiuto in rifiuto.
Non v’era chi la guardasse con bontà, non uno che si movesse a
compassione di tutte le sue miserie, di tutte le sue tribolazioni;
tutti erano collegati nel disprezzo, chi più poteva la calpestava quasi
con voluttà; la sua miserrima condizione anzichè dare sensazioni di
tristezza parea acuisse il desiderio di vederla soffrire più ancora,
fino alla morte. La bestialità umana nel confronto si compiacque e
trionfò.
Perchè (le anime giuste si volean fare una ragione secondo le dottrine
religiose che il parroco impartiva loro) ella era stata scacciata dal
padre; suo padre l’aveva ripudiata, diveniva per le genti come il cane
malato d’idrofobia; ognuno si sentiva non che il diritto, il dovere di
perseguitarlo, di finirlo; ognuno saziava su lui gl’istinti malvagi
che in ogni anima si annidano e sorgono ad occasione propizia. Ella
aveva perduto qualsiasi diritto nella legge morale delle genti, era
diseredata, una creatura fuori dal comune, imparagonabile, un essere
che non ha se non una speranza: la morte. Le donne specialmente, le
donne, più aspre nell’esecuzione della condanna, non le avrebbero
perdonato mai; esse iniziavano, compivano il male; esse si compiacevano
di allungarlo e di incrudelirlo con malvagità animale.
Esse, che potevano prevedere e misurare l’estensione della colpa, più
e più nella condanna erano rigide ed aspre. Se qualcuna, veramente
buona nel cuore, sentì l’orridezza della cosa, fu costretta a tacersi
e a seguire la maggioranza per non porsi fra i piedi un invincibile
inciampo.
Le donne, se una legge fosse stata che dichiarasse la morte a giudizio
di popolo per certe deboli creature che possono cadere, le donne
avrebbero fatto il giudizio, imponendosi selvaggie e brutali come in
tutte le occasioni in cui si tratta di soffocare il sentimento e di
agire dietro ragioni sbagliate, di legge o di superstizione. Avrebbero
gridato:
— Sia morta! sia morta!
Con l’impassibile freddezza del bruto che non sa di uccidere e non
conosce il valore del sangue sparso, ma se ne pasce con insensibilità
cieca, condannato così dalla natura.
Maria sentiva morirsi.
Se trovò qualche aiuto, fu un vecchio che glielo dette. Simone. Un uomo
retto, che aveva vissuto sempre solo e non sapeva amore di nessuno.
Egli non temeva alcun biasimo, era presso alla terra, come si esprimeva
egli stesso, un giorno o l’altro avrebbe chiesto alla buona madre che
gli facesse da guanciale per il suo sonno ultimo. Simone le aveva dato
del pane due volte e, se fosse ritornata, il vecchio non le avrebbe
negato nulla finchè nella madia ci fosse stato qualcosa. Maria non
voleva abusare di quella bontà, benchè fosse tanta grazia nel suo
porgere, ed egli mostrasse di non far l’elemosina, ma di spartire, fra
due che avevan fame, un po’ di cibo che la provvidenza aveva mandato.
Egli non sapeva biasimarla, solo aveva detto:
— Se fosse stato mio figlio, vedi l’avrei ucciso con queste mani mie,
piuttosto che vederlo partire.
Ma poi si era taciuto e non aveva detto altro su questo argomento.
Parlava poco, era un vecchio curvo e bianco e silenzioso; solo, figlio
della terra, ne amava i silenzi e come la terra era buono.
Era tre giorni che Maria errava fra i monti e per le valli e in
questo poco tempo aveva avuto campo ad esperimentare la vita nelle sue
molteplici insidie, nelle sue bassezze e viltà.
Maddalena del Bosco continuò a perseguitarla, tanto che una volta le
aveva fatto schifo e si era rivolta gridandole:
— Anche se dovessi morire dalla fame, anche se fossi boccheggiante e
vedessi già il mio bambino morto, da te strega, da te non accetterei
nulla, neppure l’olio Santo!
L’altra se ne era andata ridendo:
— Oh! verrai, verrai cagnolina, verrai che ti costringerà la miseria.
E sarai tu a pregare Vincenzo allora...
Essa si sentiva rivoltare, tutto ciò le dava maggior dolore che se
l’avessero schiaffeggiata e calpestata.
Doveva seguire quella via adunque, vendersi per un po’ di pane, per il
suo bambino?
Mio Dio! quand’egli avesse saputo ciò, quando gli avessero detto:
— Tua madre per camparti ha venduto il suo corpo; certo avrebbe avuto
una maledizione, per lei, un’ingiuria.
— Perchè hai messo al mondo un bastardo?
E il disprezzo che avevan per lei sarebbe ricaduto sul figlio
moltiplicandosi.
Ella sentiva desiderio di finirla e non voleva morire, eran due forze
che si combattevano in lei stessa, due tendenze in continua lotta che
le tormentavano il cervello esausto di già per le precedenti scosse
continuate. Tre giorni, dal momento in cui il padre la trascinò pei
capelli fuori dalla porta, tre giorni in cui tutte le sofferenze eran
passate ad una, ad una, come goccie di fuoco sull’anima sua.
Un calvario tristissimo e infinito, una via di rovi e di fiamme, un
patimento lento ed atroce, un avvio verso una tenebra senza confini. Si
sentiva rabbrividire e stringeva il suo bambino al seno e lo cullava
baciandolo perchè non piangesse, perchè nel sonno trovasse alfine un
po’ di calma.
Una volta aveva incontrato una frotta di monelli che si eran fermati
con curiosità a vederla passare; poi s’era imbattuta in Vanna, la
sua migliore amica, che non la guardò neppure. Un uomo solo, verso il
meriggio, osò fermarla e le fece proposte d’amore.
E andava, sempre, senza una meta, cercando, aspettando in una
incoscienza completa dell’avvenire, con una speranza vaga in fondo al
cuore.
A volte si addormentava stanca ad un’ombra, le sue belle guancie si
erano disfatte, infossate, erano pallide, livide; le labbra, un tempo
sottili e graziose, eran secche ed esangui, gli occhi solo eran vivi
ancora sotto la fronte bianca, una pallida fronte di martire.
In pochi mesi s’era invecchiata di anni, ma i suoi capelli stavano
ancora come un cespo di capreoli selvaggi.
— S’egli mi vedesse, pensava, s’egli tornasse ad amarmi! Ora sono
brutta e non mi vorrebbe più.
Poi si rivolgeva al bimbo.
— Tu sì, tu mi vorrai, amor mio, mio bene! e lo baciava piangendo.
Poi che Mariangela le ebbe rifiutato il pane era il mattino del terzo
giorno e non aveva mangiato da ventiquattro ore, proseguì la via, tentò
altri luoghi.
C’era la Santa, suo figlio, era in America e le mandava denari, ella
poteva farla l’elemosina. Andò alla sua casa, quando chiese:
— Santa... mi dai un pane?
L’altra la guardò:
— Ma chi sei tu?
La donna era un po’ cieca.
— Io? Voi mi conoscete, sono Maria...
— Ah! ho capito. Ed hai il coraggio di venire in casa mia, svergognata?
— Santa Santa, ho tanta fame.
— Ebbene muori... ma vai lontano di qui.
Maria tremò tutta e l’altra rinchiuse l’uscio con impeto.
Riprese la via trascinando i passi, sentendo un languore impossessarsi
di tutta la sua persona, avvolgerla come con legami.
Percorse tanto cammino e già il sole era alto e il caldo opprimeva.
Pellegrinò fra ingiurie, rifiuti e si decise finalmente a bussare da
Simone. La sua casetta stava presso la selva, sul monte; ella vi salì
lentamente, con fatica, ma quando vi giunse bussò invano, nessuno
rispose, Simone era assente.
Allora s’internò nella selva e cadde ad un’ombra in un sonno grave che
la prese e la tenne.
Quando si ridestò, il sole era presso a morire, il suo primo
sguardo fu per il piccino: questi stava senza più gridare sul suo
grembo, sollevando solo a tratti le piccole mani e boccheggiando
insistentemente con un piccolo moto convulso.
Ella ne ebbe una pietà infinita e sorse nel suo pensiero un’assoluta
volontà di aiutarlo, di farlo rivivere. Pertanto abitualmente le sue
mani apersero il corsetto e porsero le mammelle alle avide labbra che
si protesero. Il bambino premette un poco, ma poi scostò le labbra
respingendo con la lingua una bava sanguigna che gli colava lungo gli
angoli della bocca.
Ella vide e rabbrividì. Ecco, d’improvviso le parole di Maddalena le
tornavano in mente: — Il tuo bambino succhierà il sangue dal tuo seno
e tu morrai di fame... — Bisognava trovare un rimedio, un rimedio
qualsiasi pur di vivere, pur di vivere per la sua creatura. Cercava,
cercava pensieri, ma la sua mente rimaneva in una oscurità terribile,
la fame la spingeva all’inerzia completa; ella non sarebbe stata capace
di concepire il piano più semplice e cercava pensieri, senza muoversi,
tremando per la vuotezza terribile della sua mente.
Si appressava la notte, e una tempesta, per il vento freddo e sibilante
che si era levato ad un tratto con impeto e veemenza, si annunziava.
Un bubbolio cupo, uno scrosciare, un ripercuotersi di suoni brevi e
moltiplicantesi andava per l’aria; per il sole morente gli orli delle
nubi si illuminavano di sanguigno; volavan per l’aria ramicelli e
foglie. Come uno spavento per l’imminente bufera era nelle creature
vegetali, parea che gli steli più piccoli si rintuzzassero cercando di
sparire per esser salvi. E il giorno scendeva rapidamente, finchè quasi
ad un tratto fu scuro e il cielo tutto coperto.
Maria stava ancora seduta presso al tronco ove il sonno l’aveva presa e
guardava la sua creaturina portarsi le manine alla bocca con insistenza
e il pensiero consolatore non era ancora nato, anzi si svegliava a
volte di soprassalto da un buio intenso che le si avvicinava sempre più
come ad inghiottire il suo essere. Ma poi le balenò un pensiero rapido
come un lampo, non le restava altro; o la morte, o vendersi; tanto era
sulla via e tutti la disprezzavano più di una meretrice.
Maddalena glie l’aveva detto: — Tu verrai... — Ora bisognava curvare il
capo alla fame, al destino che ve la spingeva senza tregua. E per il
bambino, per salvar lui. Oh! se avesse potuto parlare a suo padre, se
avesse potuto dirglielo:
— Campami il bambino, ch’io morirò se tu vorrai o non mi farò più
vedere. — Ma Michele era inflessibile ed ella non avrebbe arrischiato
una parola con lui perchè si sentiva, di fronte al suo vecchio, la più
colpevole fra le donne.
Ora la condotta da tenersi, una volta varcato il limite, era
indifferente per lei.
Si levò con fatica e prese la via che doveva condurla alla sua ultima
fermata. Per giungervi la strada era lunga e faticosa e conveniva
passare innanzi alla casa sua. E perciò fece core e nell’oscurità si
avviò fra il vento e la tempesta.