Andò scegliendo fra cespi ove spuntavano presso l’ombra la sanguinaria
e la quattrinella, se le compose in grembo.
I fiorelli si ammucchiavano, ella ne percepì il profumo appena
sensibile.
Stette la notte sulle cose, Malusa non temeva il silenzio e la tenebra.
Per fruscii che strisciarono fra i cespugli; per foglie che si smossero
tremando; per colpi, quasi passi vicini o allontanantesi in invisibili
sentieri, non alzò il capo, nè figurò alcuna tema, andò aguzzando
l’occhio, sempre curva per ben vedere, movendo passo a passo con
lentezza.
Erano anni ch’ella così usava. Aveva raccolto tant’erba e fiori da
farne montagne. La sanguinaria unita alla quattrinella avrebbe prodotto
un utile filtro per le malie.
Andò borbottando qualcosa, parole sconnesse: fu come il mormorare dei
pini al vento, come il passare di qualche corrente nascosta nell’ombra
più cupa. Disse: — Innocenzo — e cantò piccole note intorno al nome
ch’ella amava coprir di ghirlande. Intese l’anima sua, e qualche Dio
che vide nell’oscurità. Parlò così, rivolta a terra, bestia che fiuta e
raccoglie e par tutta compresa nell’opera della scelta.
Man mano si avanzò verso il folto, epperò sempre più diminuì la luce,
chè in alto le rame si fecer più spesse e più s’intralciarono.
Talvolta parve che fosse trattenuta da qualche mano: i rovi le si
aggrovigliavano alle vesti; li staccò paziente, senza fretta alcuna.
Usò con dolce mano su qualsiasi stelo.
Il fruscìo che produsse fu come d’erba su erba; i suoi passi non
si marcarono per stroppicii; parve invero una cosa vegetale, andò
strisciando; i piedi scalzi non lasciarono orma. Seppe evitare i
cespugli di ginepro, l’arbusto che arde più che resina e grida e piange
sempre, sì in vita, come in morte, nella sua piccola forma selvaggia;
si chinò più spesso al piede degli alti fusti, ove la sanguinaria
cresceva.
Il suo canto era strano, breve e quasi inudibile; parve il lamentarsi
di alcune fronde, lo stridore di qualche rovo a una minima brezza. Ella
aveva perduta la dolce voce, la soavità dell’accento, la grazia della
parola; tutto si era in lei rinchiuso, cosicchè ciò che non poteva
esprimere, o male rivelava, era nel suo pensiero in visioni eccelse e
singolari.
Seguì, ombra triste di miseria costretta all’orrore, una sua traccia
invisibile a traverso i pini.
Usava rimaner la notte intera nel pineto: quando, alzando gli occhi,
scorgeva qualche biancore come lane diffuse e trasparenti, riprendeva
il sentiero verso la capanna sua.
Su’ suoi capelli s’infissero cadendo i piccoli aghi appassiti dei pini,
parve nell’ombra che qualcosa d’oro, scintillasse sul suo capo. Eran
trent’anni, forse più, che andava immancabilmente tutte le notti nella
pineta.
Una lunga sequela di notti ininterrotte, un abitudine contratta, e
quasi un imperioso dovere; le pareva che il tempo fosse lontano e
indeterminato, ch’ella avesse visto altre generazioni, e fosse discesa
da altri costumi.
Tanto proseguì finchè udì il mormorio del Serchio, un impercettibile
suono, chè l’acque scorrevano lente e placide. Era il suo limite; si
avviò per il ritorno, ma non prese il cammino risolutamente, bensì
continuando il lavoro, rifece la via.
Una volta alzò il capo: lontano sì, ma inusitato, le giunse un suono
come di parole; non erano scalpiccii di cavalli, in quel lato della
pineta di solito non ve n’erano, non era crocidar di corvo; aguzzò
l’udito ponendo la mano stesa presso all’orecchio, e ristette vicino ad
un cespuglio di ginepro.
Ma il suono fu breve, nè altra eco le giunse. Malusa aggrottò le ciglia
e si ricurvò a cercare.
Non più borbottò fra i denti la sua canzone singolare, composta di note
aspre, ora si tacque e pensò.
Qualcuno doveva esservi nella pineta, Innocenzo no, certo; a quell’ora
dormiva, il buon vecchio. Chi adunque?
Di sanguinaria e di quattrinella ne aveva a sufficienza, sicchè lasciò
di raccorne e lentamente si diresse alla sorgente del suono. L’orecchio
suo non era atto ad ingannarsi, sapeva tutte le voci della pineta, come
la prima preghiera dell’infanzia. Qualcosa d’inusitato avveniva.
Gli occhi le scintillarono e si acuirono, ma oltre pochi metri non era
possibile vedere; qualche volta le parve scorgere lontanissimamente un
bagliore rossastro di una piccola face, curvò il capo e la persona si
protese: era forse un’illusione? Fra qualche interstizio, come al di là
della pineta, scintillò ancora. Qualcuno andò verso lei, chè la luce si
fece più chiara e vicina.
Ristette un poco e riudì un rumore sordo di parole.
Poi si curvò ad un tratto: l’inganno delle tenebre, le aveva fatto
sembrar molto più lontano il fioco lume. Ora vedeva due uomini
avanzare.
Per la breve luce gli parvero giganti.
S’illuminò un cespuglio, la parte di un tronco. La luce era simile a
macchie diffuse di color fosco.
Malusa si era chinata fra i rovi; aveva visto un istante la fisonomia
di uno degli uomini e tutto le si era fatto palese.
Portò una mano alla bocca per tema che il suo respiro agitando qualche
ramoscello la rivelasse. Ah! era l’attimo della sua gioia, forse la
fine della sua vita, ma poco le caleva di questo.
Udì, intese. Nella tenebra allungò la mano ad avvinghiare qualcosa,
l’immobilità l’avrebbe oppressa con dolore, facendole nascere il dubbio
di morire prima di avere agito.
Scure portava la lanterna; l’altro era Malocchio: un assassino.
Disse Scure:
— Questa volta non ci piglia e non ci scappa.
— Quando lo vedi, sii pronto, tiragli il laccio, io sparo. Tu sai che
foro un soldo per l’aria.
Malocchio tacque un poco, disse poi dubitativamente:
— Ma se la caccia sarà infruttuosa?
— No bestia; non hai inteso ancora? Noi andremo...
Malusa non udì altro, le giunse una parola che accrebbe il suo timore:
«ci aspettano...» Però, quando si furono allontanati un poco, si mosse
risoluta, nel maggior silenzio possibile, strisciando curvata.
Bisognava ch’essa sapesse dove si dirigevano, quali eran le loro
intenzioni.
Vide, si orizzontò con somma facilità per l’estrema pratica dei luoghi.
Andavano dalla parte della pineta, ove erano i cavalli in maggior
copia.
Da quel luogo la casa d’Innocenzo distava poco, essa vi poteva giungere
con una breve corsa. Poi, verso il mare, vide chiaramente accendersi e
spegnersi una fiamma, come un segnale, epperò udì Malocchio sussurrare:
— Ci sono.
Ella ebbe un brivido, incautamente spezzò un ramo, il colpo secco e
breve fu come nel suo cuore; tremò accosciandosi d’improvviso.
Scure si volse, diresse i fasci di luce verso il luogo ov’ella era
nascosta.
— Hai udito?
— No.
— Qualcuno ci segue.
Malocchio scrollò le spalle.
— Ma chi vuoi che sia! Sei pazzo? a quest’ora!
Scure tacque un poco e riprese:
— Vogliam guardare?
Malusa stette come una bestia che aspetta il colpo ed ha raggiunta
l’incoscienza dell’estremo terrore.
Malocchio prese il compagno per un braccio.
— Via, via, non c’è tempo da perdere, che sciocchezze hai per il capo
questa notte.
Proseguirono; la vecchia si segnò in croce dalla fronte al petto.
Avendo intuito il loro piano, poteva andarsene ma non seppe decidersi;
era avida di tutto sapere.
Più cauta, fra i cespugli, scostando le rame, strisciò via con l’occhio
aperto e lucente, con l’acuto orecchio in ascolto, in una tensione
massima di nervi. Ma i cespugli andavan diradandosi, siccome la pineta
giungeva al suo termine verso il mare; fu costretta ad attraversare
brevi tratti senza alcun riparo: se Scure in quegli attimi avesse
rivolto il capo l’avrebbe vista. Passò come l’ombra di un albero
piegato dal vento, sotto alla luna.
Aveva le idee confuse, a momenti si sarebbe fermata non sapendo perchè,
ma dentro di sè era una forza che la spingeva senza ch’ella per ragione
se ne sapesse render conto.
Udì un riso, udì una voce in accenti crudi.
— Lo appenderemo ad un albero.
Malocchio era più fine nella crudeltà, la sua mente non conosceva
confini nel crear martirii.
— Tu sei troppo spicciativo. Gli caveremo gli occhi e lo legheremo sul
dorso di un cavallo non domo. Vedrai, ciò sarà più lungo e più bello.
Malusa era uscita da una macchia, si arrestò ad un tratto, vedendo di
non poter proseguire nascosta. Volle indietreggiare, ma produsse un
subito fruscio.
Scure e Malocchio si volsero di scatto, questa volta avevano udito
entrambi. Ella rimase ritta nel fascio di luce che d’improvviso
l’avvolse, non tentò fuggire, s’irrigidì con l’occhio dei pazzi o degli
spettri. Scure mandò un grido selvaggio indietreggiando.
— La strega la strega.
L’altro che non ebbe impeti di superstizione, curvò il capo sul fucile
e prese la mira.
Diradato il fumo, Malocchio spinse il compagno.
— Va a vedere.
Scure si volse pieno di spavento, e lo guardò senza intendere.
— Va dunque, sogni?
— No no.
Malocchio si lanciò, aprì i cespugli cercando ovunque, poi si rivolse
all’altro che lo guardava muto ed alzò le spalle. La strega era
scomparsa.