III.

Andò scegliendo fra cespi ove spuntavano presso l’ombra la sanguinaria

e la quattrinella, se le compose in grembo.

I fiorelli si ammucchiavano, ella ne percepì il profumo appena

sensibile.

Stette la notte sulle cose, Malusa non temeva il silenzio e la tenebra.

Per fruscii che strisciarono fra i cespugli; per foglie che si smossero

tremando; per colpi, quasi passi vicini o allontanantesi in invisibili

sentieri, non alzò il capo, nè figurò alcuna tema, andò aguzzando

l’occhio, sempre curva per ben vedere, movendo passo a passo con

lentezza.

Erano anni ch’ella così usava. Aveva raccolto tant’erba e fiori da

farne montagne. La sanguinaria unita alla quattrinella avrebbe prodotto

un utile filtro per le malie.

Andò borbottando qualcosa, parole sconnesse: fu come il mormorare dei

pini al vento, come il passare di qualche corrente nascosta nell’ombra

più cupa. Disse: — Innocenzo — e cantò piccole note intorno al nome

ch’ella amava coprir di ghirlande. Intese l’anima sua, e qualche Dio

che vide nell’oscurità. Parlò così, rivolta a terra, bestia che fiuta e

raccoglie e par tutta compresa nell’opera della scelta.

Man mano si avanzò verso il folto, epperò sempre più diminuì la luce,

chè in alto le rame si fecer più spesse e più s’intralciarono.

Talvolta parve che fosse trattenuta da qualche mano: i rovi le si

aggrovigliavano alle vesti; li staccò paziente, senza fretta alcuna.

Usò con dolce mano su qualsiasi stelo.

Il fruscìo che produsse fu come d’erba su erba; i suoi passi non

si marcarono per stroppicii; parve invero una cosa vegetale, andò

strisciando; i piedi scalzi non lasciarono orma. Seppe evitare i

cespugli di ginepro, l’arbusto che arde più che resina e grida e piange

sempre, sì in vita, come in morte, nella sua piccola forma selvaggia;

si chinò più spesso al piede degli alti fusti, ove la sanguinaria

cresceva.

Il suo canto era strano, breve e quasi inudibile; parve il lamentarsi

di alcune fronde, lo stridore di qualche rovo a una minima brezza. Ella

aveva perduta la dolce voce, la soavità dell’accento, la grazia della

parola; tutto si era in lei rinchiuso, cosicchè ciò che non poteva

esprimere, o male rivelava, era nel suo pensiero in visioni eccelse e

singolari.

Seguì, ombra triste di miseria costretta all’orrore, una sua traccia

invisibile a traverso i pini.

Usava rimaner la notte intera nel pineto: quando, alzando gli occhi,

scorgeva qualche biancore come lane diffuse e trasparenti, riprendeva

il sentiero verso la capanna sua.

Su’ suoi capelli s’infissero cadendo i piccoli aghi appassiti dei pini,

parve nell’ombra che qualcosa d’oro, scintillasse sul suo capo. Eran

trent’anni, forse più, che andava immancabilmente tutte le notti nella

pineta.

Una lunga sequela di notti ininterrotte, un abitudine contratta, e

quasi un imperioso dovere; le pareva che il tempo fosse lontano e

indeterminato, ch’ella avesse visto altre generazioni, e fosse discesa

da altri costumi.

Tanto proseguì finchè udì il mormorio del Serchio, un impercettibile

suono, chè l’acque scorrevano lente e placide. Era il suo limite; si

avviò per il ritorno, ma non prese il cammino risolutamente, bensì

continuando il lavoro, rifece la via.

Una volta alzò il capo: lontano sì, ma inusitato, le giunse un suono

come di parole; non erano scalpiccii di cavalli, in quel lato della

pineta di solito non ve n’erano, non era crocidar di corvo; aguzzò

l’udito ponendo la mano stesa presso all’orecchio, e ristette vicino ad

un cespuglio di ginepro.

Ma il suono fu breve, nè altra eco le giunse. Malusa aggrottò le ciglia

e si ricurvò a cercare.

Non più borbottò fra i denti la sua canzone singolare, composta di note

aspre, ora si tacque e pensò.

Qualcuno doveva esservi nella pineta, Innocenzo no, certo; a quell’ora

dormiva, il buon vecchio. Chi adunque?

Di sanguinaria e di quattrinella ne aveva a sufficienza, sicchè lasciò

di raccorne e lentamente si diresse alla sorgente del suono. L’orecchio

suo non era atto ad ingannarsi, sapeva tutte le voci della pineta, come

la prima preghiera dell’infanzia. Qualcosa d’inusitato avveniva.

Gli occhi le scintillarono e si acuirono, ma oltre pochi metri non era

possibile vedere; qualche volta le parve scorgere lontanissimamente un

bagliore rossastro di una piccola face, curvò il capo e la persona si

protese: era forse un’illusione? Fra qualche interstizio, come al di là

della pineta, scintillò ancora. Qualcuno andò verso lei, chè la luce si

fece più chiara e vicina.

Ristette un poco e riudì un rumore sordo di parole.

Poi si curvò ad un tratto: l’inganno delle tenebre, le aveva fatto

sembrar molto più lontano il fioco lume. Ora vedeva due uomini

avanzare.

Per la breve luce gli parvero giganti.

S’illuminò un cespuglio, la parte di un tronco. La luce era simile a

macchie diffuse di color fosco.

Malusa si era chinata fra i rovi; aveva visto un istante la fisonomia

di uno degli uomini e tutto le si era fatto palese.

Portò una mano alla bocca per tema che il suo respiro agitando qualche

ramoscello la rivelasse. Ah! era l’attimo della sua gioia, forse la

fine della sua vita, ma poco le caleva di questo.

Udì, intese. Nella tenebra allungò la mano ad avvinghiare qualcosa,

l’immobilità l’avrebbe oppressa con dolore, facendole nascere il dubbio

di morire prima di avere agito.

Scure portava la lanterna; l’altro era Malocchio: un assassino.

Disse Scure:

— Questa volta non ci piglia e non ci scappa.

— Quando lo vedi, sii pronto, tiragli il laccio, io sparo. Tu sai che

foro un soldo per l’aria.

Malocchio tacque un poco, disse poi dubitativamente:

— Ma se la caccia sarà infruttuosa?

— No bestia; non hai inteso ancora? Noi andremo...

Malusa non udì altro, le giunse una parola che accrebbe il suo timore:

«ci aspettano...» Però, quando si furono allontanati un poco, si mosse

risoluta, nel maggior silenzio possibile, strisciando curvata.

Bisognava ch’essa sapesse dove si dirigevano, quali eran le loro

intenzioni.

Vide, si orizzontò con somma facilità per l’estrema pratica dei luoghi.

Andavano dalla parte della pineta, ove erano i cavalli in maggior

copia.

Da quel luogo la casa d’Innocenzo distava poco, essa vi poteva giungere

con una breve corsa. Poi, verso il mare, vide chiaramente accendersi e

spegnersi una fiamma, come un segnale, epperò udì Malocchio sussurrare:

— Ci sono.

Ella ebbe un brivido, incautamente spezzò un ramo, il colpo secco e

breve fu come nel suo cuore; tremò accosciandosi d’improvviso.

Scure si volse, diresse i fasci di luce verso il luogo ov’ella era

nascosta.

— Hai udito?

— No.

— Qualcuno ci segue.

Malocchio scrollò le spalle.

— Ma chi vuoi che sia! Sei pazzo? a quest’ora!

Scure tacque un poco e riprese:

— Vogliam guardare?

Malusa stette come una bestia che aspetta il colpo ed ha raggiunta

l’incoscienza dell’estremo terrore.

Malocchio prese il compagno per un braccio.

— Via, via, non c’è tempo da perdere, che sciocchezze hai per il capo

questa notte.

Proseguirono; la vecchia si segnò in croce dalla fronte al petto.

Avendo intuito il loro piano, poteva andarsene ma non seppe decidersi;

era avida di tutto sapere.

Più cauta, fra i cespugli, scostando le rame, strisciò via con l’occhio

aperto e lucente, con l’acuto orecchio in ascolto, in una tensione

massima di nervi. Ma i cespugli andavan diradandosi, siccome la pineta

giungeva al suo termine verso il mare; fu costretta ad attraversare

brevi tratti senza alcun riparo: se Scure in quegli attimi avesse

rivolto il capo l’avrebbe vista. Passò come l’ombra di un albero

piegato dal vento, sotto alla luna.

Aveva le idee confuse, a momenti si sarebbe fermata non sapendo perchè,

ma dentro di sè era una forza che la spingeva senza ch’ella per ragione

se ne sapesse render conto.

Udì un riso, udì una voce in accenti crudi.

— Lo appenderemo ad un albero.

Malocchio era più fine nella crudeltà, la sua mente non conosceva

confini nel crear martirii.

— Tu sei troppo spicciativo. Gli caveremo gli occhi e lo legheremo sul

dorso di un cavallo non domo. Vedrai, ciò sarà più lungo e più bello.

Malusa era uscita da una macchia, si arrestò ad un tratto, vedendo di

non poter proseguire nascosta. Volle indietreggiare, ma produsse un

subito fruscio.

Scure e Malocchio si volsero di scatto, questa volta avevano udito

entrambi. Ella rimase ritta nel fascio di luce che d’improvviso

l’avvolse, non tentò fuggire, s’irrigidì con l’occhio dei pazzi o degli

spettri. Scure mandò un grido selvaggio indietreggiando.

— La strega la strega.

L’altro che non ebbe impeti di superstizione, curvò il capo sul fucile

e prese la mira.

Diradato il fumo, Malocchio spinse il compagno.

— Va a vedere.

Scure si volse pieno di spavento, e lo guardò senza intendere.

— Va dunque, sogni?

— No no.

Malocchio si lanciò, aprì i cespugli cercando ovunque, poi si rivolse

all’altro che lo guardava muto ed alzò le spalle. La strega era

scomparsa.

L'antica madre · 第 8 / 19 题