XVII.

Cadeva già il crepuscolo--un grigio crepuscolo autunnale--quando Alberto

all'indomani scese alla stazione di Muralto e prese la biancheggiante

via maestra che conduce in breve salita al Pian del Cigno e alla vecchia

villa dei marchesi Scotti di Castellazzo.

Riconobbe l'entrata del parco descrittagli dal giovane, decifrò il nome

sul cancello; lo schiuse ed entrò. Il giardino era triste e incolto, le

aiuole senza fiori, il viale maculato e molle di vecchie foglie

infradiciate.

Per quanto Adriano Scotti gli avesse descritto lo stato di rovina in cui

era caduta la vecchia dimora patrizia della sua famiglia, nobilissima ma

ormai quasi povera, Alberto provò un senso di sconforto, quasi di

sbigottimento, davanti alla decadenza e l'abbandono di quel luogo. Si

avanzò a passi lenti, spiando le finestre: nessuna di esse era aperta o

illuminata.

I suoi passi non fecero rumore sulla superficie umida e fangosa del

viale; ma quasi subito, sulla porta della villa, in cima alla breve

scalinata di marmo, comparve la figura smilza del giovane cieco.

--Chi c'è?--domandò con la voce giovanile un po' vibrante. E subito

ripetè con tono inquieto la domanda:--Chi c'è?

Alberto rallentò il passo.

--Sono io.--E pronunciò il suo nome.

--Ah!--fece il giovane, e rimase immobile sulla soglia.

Così ritto e immoto sullo sfondo nero della porta, aveva qualcosa di

macabro e di spettrale, con quei due grandi cerchi scuri al posto degli

occhi.

Alberto si avvicinò un poco titubante.

--Sono venuto a cercare... la signora... Mi ha pregato di venirla a

prendere e riaccompagnarla in città.

Il cieco trasalì. Indi disse con tono aspro:

--Non è qui.

--Non è qui?--esclamò Alberto, fermandosi ai piedi della breve

scalinata.--Ma come... non è qui?

--No. Non è venuta.

Alberto lo fissò stupito.

--Eppure... è partita di casa stamattina.

L'altro si strinse nelle spalle.

--Ah? è partita?--Ebbe un'amara risata. Poi chiese:--Vuole entrare?--E

si trasse in disparte per lasciar libero il passo.

Alberto salì i quattro scalini ed entrò nella casa.

Adriano lo precedette camminando spedito e sicuro in quell'ambiente a

lui noto. Traversarono la vasta anticamera buia e fredda; indi il

giovane cieco aprì la porta di un salone, vasto anch'esso e buio e

desolato.

--Non vorrei disturbare...--mormorò Alberto, esitando sul limitare.

--Entri, entri!--fece l'altro con una lieve nota d'impazienza; e Alberto

obbedì.

Il cieco chiuse la porta, e Alberto si guardò intorno. La grande stanza,

invasa dal crepuscolo e drappeggiata alle due finestre da ampie tende,

era quasi buia. Già, pensò con mestizia Alberto, di questo il suo

giovane ospite non si accorgeva!

Con una stretta di pietà al cuore Alberto obbedendo a un

breve--S'accomodi!--depose sul divano cappello e soprabito. Indi sedette

in una poltroncina accanto al caminetto spento.

Adriano Scotti prese posto in faccia a lui vicino al tavolo, e sedette

appoggiando il gomito e velandosi la fronte colla mano.

Dopo un breve silenzio parlò:

--Che cosa le ha detto ieri Rosàlia?--domandò a bassa voce.

--Che sarebbe venuta qui stamane.

--È tutto il giorno che l'aspetto.--E il giovane alzò nella penombra il

triste viso mutilato, fatto più bianco per le due chiazze scure

dell'orbite.

Un'onda di tristezza immensa invase il cuore di Alberto. E alla

tristezza si mesceva un senso di disgusto, di nausea della vita, di

orrore di sè, e di costui, e della donna che li faceva soffrire

entrambi.

--Crede che verrà ancora?--chiese l'altro e la sua voce pareva quella di

un bambino malinconico e pauroso.--Crede che verrà? Poichè le ha detto

di venirla a prendere?...

Alberto non rispose; e i due sedettero immobili, silenziosi nel buio.

D'un tratto Alberto trasalì. Aveva udito dei passi nell'andito. Ma il

suo compagno scosse malinconicamente il capo.

--No. Non è lei.

Si bussò alla porta. Nessuno dei due rispose; allora l'uscio si aprì e

sulla soglia comparve una contadina con una candela accesa in mano.

Parve stupita di vedere l'estraneo.

--La cena è pronta, signor Adriano,--disse.--Non vuol mangiare?

Quegli rispose:--No!

La contadina rimase, un po' perplessa, sulla porta.

--Non le occorre niente?

Il cieco ripetè:--No.

Gli occhi della donna vagarono incerti dal padrone allo sconosciuto

visitatore.

--Vogliono il lume?

Stavolta fu Alberto che, visto il silenzio del suo compagno,

rispose:--No!

Un'altra breve pausa, poi la donna disse:

--Allora me ne vado?

Nessuno le rispose, ed ella, dopo un istante d'incertezza, richiuse

l'uscio e si allontanò.

Si udirono i suoi passi aggirarsi per la casa, indi il cigolio della

porta d'uscita; un fruscio sul viale... poi più nulla.

E di nuovo il silenzio cadde sui due uomini seduti in quella stanza

ormai completamente immersa nell'oscurità.

Ad Alberto pareva di essere piombato in un fantastico sogno pauroso; gli

pareva di essere cieco anche lui, trascinato dal suo compagno silente in

un nero abisso di tristezza.

Finalmente, quando i suoi nervi non poterono più reggere alla tensione

di quel silenzio, egli si scosse e si alzò.

--È inutile che io aspetti,--disse.--Certo non verrà più.

E come un'eco più triste gli giunse nel buio la voce del suo compagno:

--Non verrà più.

E d'un tratto sentì che quello si abbatteva colla fronte sul tavolo e

piangeva.

Allora stese la mano cercando quella del giovane. La trovò; era madida e

fredda.

Scosso da un profondo sgomento, Alberto mormorò:

--Ditemi che cosa posso fare per voi?

Ora l'altro piangeva davvero; piangeva come un bambino, scosso da

disperati singulti. Alberto si chinò e gli cinse la spalla col braccio.

--Ditemi, ditemi che cosa posso fare?

--Restate qui!--mormorò l'altro.--Restate con me! Non mi lasciate. Ho

paura, qui, solo nel buio, coi miei ricordi... coi miei terribili

ricordi...

E per tutta la notte Alberto restò con lui, nel silenzio, nella

solitudine, nell'oscurità.

. . . . . . .

Nelle ore che precedono l'alba, quando la vitalità è più bassa, più

profondo lo spavento della vita e il bisogno di aggrapparsi a un'altra

anima, fu Alberto che, tenendo stretta la mano del compagno, narrò la

sua angosciante vicenda di passione.

--... Ed io non so,--concluse,--non so perchè l'amo! Non so neppure _se

l'amo_. So che soffro, soffro...

Allora l'altro, a sua volta, parlò:

--Ascoltami. Io, cieco, ti aprirò gli occhi.

...Sorella di Messalina: Romanzo · 第 25 / 36 题