XIV.

Raimonda ora, ogni tanto, spariva. Senza preavviso, senza lasciar detto

nulla, partiva e rimaneva assente talvolta un giorno solo, talvolta tre

o quattro giorni, talvolta anche una settimana.

Durante quelle assenze Alberto si aggirava inquieto e sdegnato tra lo

studio e la casa in corso Umberto, covando dei foschi propositi di

rottura e di vendetta; poi, non appena la rivedeva, pur trovandola

sciupata e intristita, pur sentendo quasi di odiarla, ricadeva sotto al

fascino di lei. Ella, d'altronde, non faceva più nulla per avvincerlo o

ammaliarlo. Ormai lo teneva. Lo teneva colla forza speciale della donna

non bella, della donna non giovane, della donna non buona. Lo teneva,

soprattutto, colla forza incrollabile della donna che ha amato e che

sembra aver cessato di amare.

--Tu non sei mia come una volta,--ansava Alberto, stringendola convulso.

--Ma che idea! Ma perchè?...--diceva lei, ravviandosi i capelli.

--Ti sento diversa... lontana... Una volta eri tutto fuoco e furore...

--Mio caro,--sorrideva lei, respingendolo con soave noncuranza e

accendendo una sigaretta,--se avessi continuato ad amarti con fuoco e

furore, tu a quest'ora mi detestavi e mi tradivi.

Alberto protestò, sdegnato; ma in cuor suo sentiva che forse ella diceva

il vero.

--Già,--riflettè lei pensierosa;--voi uomini siete strani. Amarvi come

voi volete è il modo più sicuro di farci disamare da voi. Perchè voi ci

amiate noi vi dobbiamo tradire.

--Tradire!--disse lui, fissandola colle ciglia aggrottate.--Tradire!...

Orribile parola! Orribile pensiero!

--Orribile, orribile!--assentì lei con un piccolo brivido e socchiudendo

gli occhi verdognoli.--Per un uomo, non so; ma per una donna, certo, il

tradire è una cosa infinitamente triste.

--Infinitamente infame!--esclamò Alberto.

Ella parve non udirlo. Fissava in lui lo sguardo un po' velato, un po'

lontano.

--Ciò che per noi donne vi è di più triste e tragico nei nostri

inganni,--continuò lei,--è l'impossibilità di riamare un uomo una volta

che lo abbiamo tradito. Per quanto disperatamente possiamo averlo un

giorno amato, quando lo abbiamo tradito non lo amiamo più.

Alberto guardandola sentì una piccola stretta fredda al cuore.

--E questo è assai triste,--sospirò la donna, fissandolo collo sguardo

trasognato.--È triste perchè rende vane tutte le sofferenze passate,

tutte le gioie passate. Rende vano tutto.

--E perchè tradite, allora?--gridò il giovane, sdegnato, quasi

rivolgesse quel grido a tutto il sesso frale e fatale.--Perchè tradite?

--Perchè?... Perchè?... Quando te lo dicessi non mi crederesti.--E china

verso di lui gli prese la mano.--Vuoi conoscere la psicologia del nostro

tradimento? Ebbene, sappi che noi donne non vorremmo tradire mai. Mai!

Noi siamo per indole e per istinto delle creature tenere, fedeli,

costanti, immutabili. Siamo «_crampons_» noi; non siamo vagabonde in

amore. Quando amiamo un uomo, è per l'eternità.

Il giovane crollò le spalle con gesto incredulo. Ella continuò,

veemente:

--Sì! noi amiamo con disperata angoscia, con incrollabile tenacia;

amiamo con profondo spasimo di sentimento più ancora che di sensualità.

La donna che ama non conosce stanchezza, non conosce sazietà; si

attacca, si avvinghia, si avviticchia; e non chiede che di restare nelle

braccia dell'amante, chiusa sul suo petto, per sempre!

--Ebbene?

--Ebbene, l'uomo non vuole quella frenesia di passione, quel disperato

abbandono che getta la femmina ai suoi piedi come uno straccio, senza

ritegno e senza volontà. L'uomo rifugge dalla catena; ha terrore

dell'immutabile, dell'indissolubile, dell'eterno.

--Ma no!--protestò Alberto.--Non è vero.

Ella alzò verso l'amante il viso sottile e sagace.

--Allora noi, quasi per rassicurarlo, per tranquillizzarlo, per

convincerlo che questa nostra frenesia non sarà eterna, assumiamo verso

di lui degli atteggiamenti frivoli; sfoggiamo capricci e volubilità. E

poichè nella morsa della passione o l'uno o l'altro deve pel primo

rallentare la stretta, allora... allora perchè non sia lui, siamo noi,

noi che, disperate e straziate fingiamo di volerlo lasciare! Perch'egli

non ci sfugga fingiamo di volergli sfuggire; perch'egli non ci tradisca

fingiamo di volerlo tradire.

--Fingete?--esclamò Alberto con una risata amara,--Se vi limitaste a

fingerlo!

--Sì; da principio fingiamo soltanto. Per inquietarlo, per destare la

sua gelosia, per tenerlo e trattenerlo, mostriamo d'interessarci ad

altri, d'incoraggiare gli altri, gli estranei, gli intrusi che ci sono

perfettamente indifferenti, o anche perfettamente odiosi.

--Già,--fece Alberto ironico.

--E poi... e poi... visto che tutti gli uomini press'a poco si

assomigliano e si equivalgono...

--Ma bene! bene!--proruppe Alberto, con un'aspra risata.

--... e visto che l'ammirazione altrui ci rialza il morale, ci rende più

gioiose, più gaie, più padrone di noi... e quindi più padrone anche

degli altri...

--Allora?

--Allora... per ridarci sicurezza, per renderci più affascinanti agli

occhi di colui che amiamo, incoraggiamo il nuovo arrivato finch'egli, a

sua volta, s'innamora di noi. Sempre--divagò Raimonda,--l'uomo

s'innamora della donna che ha l'aria di promettere e di non voler

mantenere, della donna che ride di lui e piange... non per lui!

--Avanti!--fece Alberto, coi denti stretti.--Avanti pure!

Ella continuò, senza badargli, fissi nel vuoto gli occhi d'acquamarina

che parevano divenuti più glauchi e più profondi.

--E viene il giorno in cui (per dispetto o per disperazione? per vanità

o per follìa? per ira o per dolore?...) cadiamo in quelle braccia che si

aprono a noi, cerchiamo rifugio e conforto in quell'anima ignota!... E

la bocca dell'amante nuovo soffoca sulla nostra bocca il singulto che

prorompe per l'altro, placa nel nostro cuore lo struggimento per

l'altro, spegne nei nostri nervi il desiderio dell'altro.

Alberto si sentì impallidire.

Ella continuò, quasi parlando a sè stessa:

--E quando ci siamo date a lui... ecco che--per un fenomeno misterioso

della nostra anima--è di lui che siamo innamorate! Eccoci guarite di uno

spasimo, e piombate in uno spasimo nuovo. Ecco il nuovo amante che ci

strazia, ci tortura, ci dilania come ci aveva straziato e dilaniato il

primo...

Tacque un istante; indi riprese:

--E l'altro?... il primo?... quello che fino allora abbiamo amato sino

al delirio, sino alla follìa?... Egli per noi non esiste più. È caduto

dai nostri desideri come una cosa morta. È diventato per noi un essere

trascurabile e insignificante; nulla in lui ci piace più, nulla in lui

ci agita o ci commuove. La sua passione ci stanca, la sua bramosia ci

ripugna, le sue ire ci fanno sorridere, il suo dolore ci lascia

indifferenti...

Vi fu un nuovo silenzio; poi ella volse all'amante il viso un poco

impallidito:

--E così la catena continua. Così noi passiamo di amore in amore, di

tradimento in tradimento; noi, che non vorremmo tradire giammai!

Alberto proruppe in un'esclamazione di sdegno.

--Facile teoria!

--Ah no! No! Non facile,--disse lei, e la sua voce si era abbassata di

tono; era grave, vibrante, profonda.--No; è terribile, terribile non

poter mai _riposare_ nell'amore. Non poter mai amare con abbandono, con

gioia, con semplicità! È terribile, terribile dover ricominciare sempre

da capo la straziante tragicommedia della passione...

--Già--fece il giovane con un sogghigno.--A sentir voi, la donna

tradisce l'uomo ... perchè l'ama!

--L'hai detto,--rispose lei senza sorridere.--La donna tradisce l'uomo

perchè l'ama. E quando lo ha tradito non lo ama più.

...Sorella di Messalina: Romanzo · 第 22 / 36 题