Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte
Archeologiche, venne veduta l'_ogiva_ fin sulle Porte d'Atene; del che
promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben
conobbero l'_ogiva_, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce
se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno
tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'_ogiva_ tra
le ruine di Ninive, in compagnia dell'_arco rotondo_? So l'ogiva si
trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè
Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme
straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del
gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'_ogiva_
su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un _Dittico_
pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone
seduto sotto l'_arco acuto_ d'una muraglia: nell'847 si scavò una
Cappella _ogivale_ in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé,
non costituiscono lo _stile ogivale_. No, certo: ma egli, che col
nome d'_Antichi_ addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole
comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra,
che i Geti o Goti avessero avuto lo _stile ogivale_ in dispetto,
così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ ed in
Sant'Oveno di Roano?
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più
illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet
ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo _stile
ogivale_ non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma
per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della _Gallia Gotica_. Gli
altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo _stile ogivale_,
ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in
atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale,
recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento
dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo,
che la questione ivi agitata sull'Architettura _ogivale_ arde sopra
ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso,
il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì
non sono Franchi, ma _Neo-Latini_: Latini per le leggi, pe' costumi
e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno,
che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi
dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul
_guidrigildo_ minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti
o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì
da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non
conoscevano l'uso del _guidrigildo_.
La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa
Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta
le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de'
Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé
vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di
farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore
alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella _Legge Salica_
da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per
le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento
le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro
intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune
moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi,
dell'_Architettura Gotica_, le discipline della quale furono affatto
ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta
d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179],
del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito
di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della
Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che
incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'_Architettura
Gotica_. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della
bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della
Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in
Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte
Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione
d'ammirar con occhio imparziale così lo _stile ogivale_ della
Cattedrale di Strasburgo, come gli _archi rotondi_ nella Chiesa di San
Paolo in Roma.