Avendo i Romani perduto il lor nome nella Spagna Visigotica e nella
_Gallia Gotica_, dovè loro sembrar odiosa ed insopportabile questa
condizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si confusero
daddovero insieme in un comune servaggio, quando sopraggiunsero gli
Arabi. Allora i Visigoti alla lor volta perdettero il nome loro: e
così essi come i Romani vinti da' Saracini si chiamarono _Muzarabi_
nelle Provincie Spagnuole occupate dal nuovo nemico: allora i desiderj
di scuotere il giogo abborrito divampò ugualmente ne' petti dell'uno
e dell'altro popolo Cristiano. I loro studj e le lor discipline si
confusero altresì presso i _Muzarabi_, e crebbe massimamente l'amore
per la _Liturgia Gotica_, imposta dal Terzo Concilio di Toledo
anche a' Romani. Questa da indi in qua chiamossi e chiamasi tuttora
_Muzarabica_. Io ne riparlerò in poco d'ora, ma la breve Storia, che
ne farò, ci verrà dimostrando la sua continua durata in Ispagna,
e però il tenace proposito, con cui ella fu ivi custodita dalle
genti di sangue Romano. Santo Ildefonso pregò secondo quella _Gotica
Liturgia_, e soprattutto Santo Isidoro di Siviglia, l'amico del Re
Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro _Della natura delle
cose_. La conservazione della _Liturgia Gotica_ non potè disgiungersi
dall'esercizio dell'_Architettura Gotica Sacra_ in ogni luogo di
Spagna, dove i Saracini permisero a' _Muzarabi_ d'edificare o di
conservare le loro Chiese.
Ma si lascino i _Muzarabi_ nella loro sventura, e si volga il pensiero
alle felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qualche secolo
dovea discendere il liberatore aspettato. Don Pelagio con una mano
di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto sorse la città
d'Oviedo, e v'inalberò la Croce di GESÙ CRISTO. Con questo segno
tutelare alla mano mosse agli Arabi la guerra, e s'illustrò con la
perseveranza della sua nobile resistenza contro gl'infedeli. Carlo
Martello intanto saccheggiava e metteva in fondo la _Gallia Gotica_:
orrido fatto, che spingea con immenso ardore i cuori de' _Muzarabi_ da
un lato e dall'altro quello de' Visigoti, oppressi dal Principe Franco,
a desiderare il trionfo del cittadino loro nell'Asturia. Don Pelagio
morì nel 737: Alfonso il Cattolico gli succedette, che non lasciò di
ristorar con felici armi le speranze de' suoi. Sì lieti principj si
turbarono per l'ignavia del Re Mauregato, ch'ebbe la mala voce d'aver
promesso a' Mori l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alla
fine d'ogni anno. Froila, figliuolo d'Alfonso il Cattolico, riportò la
lode d'avere in mezzo a tante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo
d'avervi costruito un Tempio al Salvatore: costruzioni, che niuno dirà
non essere state d'_Architettura Gotica_. Nondimeno questi Principi
furono superati da un edificatore assai più fortunato e grande, che
pose in più splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arricchillo con
aurei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto, nome temuto dagli Arabi.
Al tempo di lui giunse Carlomagno in Ispagna, verso l'anno 778. Fu
fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfonso il Casto, fosse
stato l'autor principale della disfatta di Carlomagno in Roncisvalle,
non che della morte d'Orlando. Larga sorgente d'eroiche geste, cantate
ne' Romanzi e nelle favole della Cavalleria del Medio-Evo; ma le
rimembranze Visigotiche intorno a Bernardo del Carpio accrebbero fin da
quel tempo il numero de' Romanzi, che piacquero tanto al popolo di Don
Pelagio dopo il Waltario d'Aquitania e l'Ildegonda di Borgogna.
I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni e di
magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano.
Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette Vescovi
nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito molte vittorie
sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla Vergine Santa, ed un
terzo a San Giuliano: ma più elegante di tutti parve quel di San Tirso,
che la Cronica d'Albelda nella Rioia (scrittura dell'883) ammirava
per le sue marmoree colonne, pei suoi archi e pe' suoi molti angoli
(_Miro aedificio CUM MULTIS ANGULIS_[91]). Veggano gli Architetti
se quest'opera cotanto angolosa d'un Re Visigoto possa giudicarsi
non Visigotica, ma _Romanese_. Più caro a que' Goti riuscì Alfonso
il Casto, quando egli ridusse la nascente città d'Oviedo alle prette
sembianze della perduta loro Toledo. Chi fra essi non sospirava per
questa cara Toledo? Chi non dolorava di non poter più innalzar gli
occhi verso l'alte cime di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il
Casto adunque tutto compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il
novello Palagio dei Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca
d'Albelda ebbe a dire: »OMNEM GOTHORUM ORDINEM, SICUT TOLETI FUERAT,
TAM IN ECCLESIIS QUAM IN PALATIO, OVETI CUNCTA CONSTITUIT[92]». Chi
non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia,
fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica? Chi
non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo, col quale
i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva del _falso
Simoenta_ in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari della Porta
Scea?
In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate di Toledo
a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A quella
stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona, col
nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto da per ogni
dove in fama pel gran numero di Monasteri da lui edificati dopo il suo
proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo, afferma, che assai grande fu
la Chiesa d'Aniana, e che i Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per
le sue marmoree colonne, fabbricaronsi con _nuova opera_[93]. Furono
essi _Romanesi_ o Visigotici sì fatti Portici, voltati da uno de'
_Pilofori Visigoti_? Dovè questo _Piloforo_ ignorare ciò che Alfonso
il Casto faceva in Oviedo? Con qual dritto e con quale ragione si può
egli presupporre, come pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti
dell'ottavo e del nono secolo abbiano antiposta la _Romanese_ alla
nativa loro _Architettura Gotica_? E chi può negar, che di questa
fossero andati superbi non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli
ultimi tra' Visigoti?