XV.

Clotario I.º, autor della _Mano Gotica_ in Roano, aveva unito nella

sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui Romani,

sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re d'Austrasia,

ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, mercè

un solenne Trattato del 562[47]. A Sigeberto nella _Gallia Gotica_

toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa l'Alverinia,

ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono alcune parti della

Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove sorgeva Marsiglia[48].

Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque nel 566 a regnare

sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate da Clodoveo dopo

la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia di quei Visigoti, che ho

detto[49] aver lo stesso Clodoveo lasciati non di rado al reggimento

di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual non fu il loro tripudio nel

veder salire sul Trono d'Austrasia la bella figliuola del Visigoto Re

Atanagildo? Brunechilde perdè il marito nel 575; allora ella tenne da

sè con varia fortuna i freni del Regno, invece or del figliuolo, ed or

de' nipoti. Qui niuno dirà, che la Regina preso avesse in Marsiglia

e negli altri luoghi dei Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro

_Architettura Gotica_ ed antichissima, nè che i quattro Re, nati

da Clotario I.º avessero dovuto aver in dispregio la _Mano Gotica_,

già sì cara dianzi al lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che

fu soprannominata la _Grande Edificatrice_, giovarono anche a' Goti

delle Città cadute in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º:

tra le quali mi giova ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges,

che spettò nel 562 a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568,

per breve ora obbedì al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel

suo Anfiteatro Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in

potere de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città

fossero strette per ogni verso e circondate dalle regioni della _Gallia

Gotica_, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi.

Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il Re

Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti,

che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando

Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia

di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, ed essi

Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla fede Ariana.

Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi più acceso di tutti

nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere nelle Chiese Ariane

in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi lamenti mosse il Vescovo

di Treviri San Nicezio, in una lunga sua Lettera da me ricordata nella

Storia[50]. Quei Clerici Ostrogoti furono in Italia non solamente i

dottori ed i maestri dei Longobardi Ariani, ma eziandio gli Architetti

così nel costruire le Chiese, che costoro v'edificarono, come nel

ridurre al rito Ariano l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma

io promisi di non parlar dell'Architettura Ostrogotica in Italia[51];

e, stando al mio proposito, non toccherò d'altro nel presente lavoro

se non della caduta del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani

sotto il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per

circa mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche

di Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali

poterono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti;

soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. E

però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe

Visigotico.

Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al quale i

Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e bella e della

cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese ad edificare una

grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; ed il Romano

Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al Duca, da' quali s'impara

in qual modo vispi e gagliardi, eziandio dopo le sciagure di Vouglè,

durassero quei Visigotici rigogli, onde favellai[52], a cagione della

dilettissima loro _Architettura Gotica_. Venanzio non seppe lodar

più degnamente sì fatte fabbriche se non dicendo, che aveale recate a

termine un _Barbaro_, ma _senza l'aiuto d'alcun Romano_:

»LAUNEBODES enim....... Ducatum

»Dum gerit, instruxit CULMINA SANCTA loci.

»Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT

»Hoc vir _Barbarica prole_ peregit opus[53]».

Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando

la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si

vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della

Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, che

parve _mirabile_ a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica[54], e

perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici.

Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un _Piloforo_

Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al 606,

sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. Fedele suo

Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per aver ristornato

il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi nuovi edifizî

e soprattutto per l'_eccelse Torri_, ch'ei soprappose alla _mole

sublime_ di quella Basilica. »CELSA TURRIUM FASTIGIA SUBLIMI PRODUXIT

IN ARCE[55]». Così diceva il Diacono di Merida Paolo, che a' giorni

di Mansona compose le Vite de' Vescovi Emeritensi. Da Merida il culto

di Santa Eulalia si diffuse da per ogni dove a cagione di sì augusto

Tempio, e gran numero di Basiliche s'eressero in onor di quella

Vergine, massimamente in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava

d'edificare Ospedali e Basiliche in Merida con _ammirabile artificio_,

per quanto afferma lo stesso Diacono Paolo; _artificio_, adoperato da

un nobilissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia

sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze

di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin da quella

stagione per sostegno delle Campane[56]. Il Greco Fedele dovè quivi

ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti Cattolici, non

i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella Chiesa già dianzi

ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni sorta di Torri, donde

avesse potuto il Vescovo di Merida voler trarre gli esempj.

Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar le

mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo una

Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero la più gran

parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo riconciliata

immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna e nella _Gallia Gotica_

non conquistata da' Franchi si diminuirono l'industrie, con le quali

s'andavano studiando gli Ariani di voler differenziar le loro Chiese

da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono al tutto gli Ariani. Per

un altro lato, da' Goti Cattolici si vide imposta la lor _Liturgia

Gotica_ ed Orientale anche a' lor sudditi Romani della Spagna e

della _Gallia Gotica_. Ciò si fece per Decreto del Terzo Concilio di

Toledo, preseduto da Mansona di Merida nel 589. Robusta poi sempre

si mantenne l'usanza presso i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore

la prisca loro Architettura, ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal

Danubio in Ispagna. E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i

servi nell'arti di edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta

dall'un di costoro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del

Duca Launede Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de'

servi _nati nella sua casa_, per ergere in Cadice due Chiese a Santo

Stefano ed a San Giovanni Martire nel 607: »OFERARIOS VERNULAS. Sumptu

Proprio[57]».

Della architettura gotica · 第 17 / 44 题