Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di
additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici
dei nuovi suoi sudditi Visigoti della _Gallia Gotica_; e piacquegli
di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura
Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme
Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè
in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio,
il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece
costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la
Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in
onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò
ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando
edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato
di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio
di Roano servirsi della _Mano Romana_, si rivolse in vece alla _Mano
Gotica_, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico
Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio,
al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a
Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor
oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di
quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè
i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della
Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose
la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora:
ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de'
Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo
della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente
il nome di Geti a questi Normanni[43].
Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di
Sant'Oveno od Audoeno:
»In Basilica Beati PETRI Apostoli Beatum AUDOENUM sepelierunt. Denique
ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, _quadris lapidibus_,
MANU GOTHICA, a primo LOTHARIO rege FRANCORUM _olim_ est NOBILITER
constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante FLAVIO Episcopo
ROTHOMAGENSI»[44].
_Gotica_ dunque, non _Romana_, fu la _Mano_ che rizzò quella _mirabile
opera_ del Tempio per comandamento di Clotario I.º: _Gotica_, e nuova
del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria,
dove prevalea l'arte Romana. Se la _Mano Gotica_ non fosse stata nuova
ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza
il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco
ricordata in oltre la forma delle _pietre riquadrate_, poste in atto
dalla _Mano Gotica_, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della
Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono
fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di
Decebalo.
Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi
Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non
diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita
del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo
Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo
ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua _mirabile
opera Gotica_. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il
Wiltheim, parla non in generale della _Mano Gotica_, ma sì degli
_Artefici Goti_, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim
nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'_Architettura
Gotica_: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi
tutte le menti.
»Hinc, egli dice, _haud dubie_ efficitur, habuisse GOTHOS........
quamquam a CHLODOVEO subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI
PROPRIUM[45]».