XIII.

Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di

additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici

dei nuovi suoi sudditi Visigoti della _Gallia Gotica_; e piacquegli

di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura

Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme

Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè

in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio,

il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece

costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la

Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in

onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò

ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando

edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato

di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio

di Roano servirsi della _Mano Romana_, si rivolse in vece alla _Mano

Gotica_, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico

Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio,

al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a

Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor

oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di

quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè

i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della

Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose

la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora:

ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de'

Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo

della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente

il nome di Geti a questi Normanni[43].

Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di

Sant'Oveno od Audoeno:

»In Basilica Beati PETRI Apostoli Beatum AUDOENUM sepelierunt. Denique

ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, _quadris lapidibus_,

MANU GOTHICA, a primo LOTHARIO rege FRANCORUM _olim_ est NOBILITER

constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante FLAVIO Episcopo

ROTHOMAGENSI»[44].

_Gotica_ dunque, non _Romana_, fu la _Mano_ che rizzò quella _mirabile

opera_ del Tempio per comandamento di Clotario I.º: _Gotica_, e nuova

del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria,

dove prevalea l'arte Romana. Se la _Mano Gotica_ non fosse stata nuova

ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza

il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco

ricordata in oltre la forma delle _pietre riquadrate_, poste in atto

dalla _Mano Gotica_, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della

Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono

fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di

Decebalo.

Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi

Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non

diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita

del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo

Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo

ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua _mirabile

opera Gotica_. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il

Wiltheim, parla non in generale della _Mano Gotica_, ma sì degli

_Artefici Goti_, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim

nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'_Architettura

Gotica_: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi

tutte le menti.

»Hinc, egli dice, _haud dubie_ efficitur, habuisse GOTHOS........

quamquam a CHLODOVEO subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI

PROPRIUM[45]».

Della architettura gotica · 第 15 / 44 题