Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di
Ulfila nella _Gallia Gotica_ e nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava
le Leggi del suo _Breviario_ nel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti
suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto
giammai l'uso del _guidrigildo_ Germanico. Anche Teodorico degli
Amali pubblicò in Italia il suo _Editto_ pe' Goti e pe' Romani: ma
l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al
mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero
entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì
nel _Breviario_ una Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani
dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali
contraessero matrimonio fra' Romani ed i _Gentili_; e per _Gentili_,
Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a
tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'_Editto_ d'Italia sì
fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente
fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armi _pubbliche_ a'
Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non
si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nella _Gallia Gotica_,
bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo
unico, non diviso che dal solo divieto delle nozze _Gentili_. Sì fatta
congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o
fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia.
Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali,
e metteva in luce i suoi _Diciassette Capitoli_[38], dove per
l'uccisione d'un Franco assegnavasi un _guidrigildo_ maggiore di
quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i
Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un
popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il
solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani delle Gallie,
quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì
crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo
si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo
Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese
de' Borgognoni, _che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei
Romani_.
Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea
soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in
tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e
massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da
lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato
nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della
calce o delle tegole.
Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero
edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica.
Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor
_guidrigildo_, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire
l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di
mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo
motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (GOTHORUM
_est povere_). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome di
_Cani Goti_: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia di
_Cagot_ presso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità
de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi
pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono
il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni
altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese
o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed
ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i
Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti,
combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi,
non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozze
_Gentili_. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i
Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate;
anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di
Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione
fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi
si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di
Tolosa fu trasportata in Ispagna.
La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano _fusione_) dei Romani
delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta
punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò
ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica nella nostra
Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna,
edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare
l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto
Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò
Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil
nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti,
sarò contento di volgere gli sguardi solo all'_Architettura Gotica_
Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il
nome generalissima di _Architettura Gallica_, ciò che si vedrà ben
presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del
tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima
età l'appellazione di _Romanese_, che piacque ad alcuni paragonar con
la _Gallica_ dei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo
di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari
forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non
ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove
racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza
più le chiamò _Galliche_[39]; costruiti con travi distese in sul
suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con
calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel
corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono
alla _Druidica_ ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette
ad essi: nè _Galliche_ furono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna
Città: ed il _Giudice_ Visigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte
d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare,
che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare
sulle _Galliche mura_ d'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte,
insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale
verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fossero
_fragili_ ed avesser sembianza di _quasi brugiate_[41]; colpa o della
loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti,
che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio
non cessava di lamentarsi.