X.

Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie

Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo

di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da

quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure

della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della

gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34] ammirò le

pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato

i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più le

_Cetre_ de' _Pii_. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro

certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano

in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del

vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti

corruppe lentamente nella Spagna e nella _Gallia Gotica_ i loro

costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e

massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani.

All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di

carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella

de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania,

e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono

scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava un

_metricanoro_: fondamento principalissimo delle quali è la finzione,

che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più

antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamarono

_Romanzi_: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica

dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde

uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui;

egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice

appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti:

e però il tutto si mescola col _Ciclo_ de' popoli o Goti o divenuti

Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il

rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove

poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono

le Corti dette d'Amore nella _Gallia Gotica_, quando i Goti aveano

cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi

quivi stampata. Qui anche surse la _Lingua Provenzale_: qui, per molte

generazioni, operarono e cantarono i _Trovatori_.

Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria

le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della

Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi

Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi

Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria

dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de'

Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro

si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo

dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche

altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò

quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne

costruì dell'_Ariano suo dogma_. Più amara sorgente diversità fra

l'_Architettura Gotica_ e l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna

e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio

dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a'

Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano

III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi

vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando

l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e

quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.

Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad

Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere

a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno

comprendere il _Dritto pubblico_ di quel secolo, e l'obbligazioni de'

Goti _Federati_ verso l'Imperio. Gli scrisse, che il _Marte inquilino_,

cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive

della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità di _Federati_ a

difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole:

»EORICE, TUAE MANUS ROGANTUR,

Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM

Defenset TENUEM GARUMNA TIBRIM»[36].

All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che

l'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora

implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse

alle forme Romane? Che l'Architettura _Sui Dogmatis_ del fiero Principe

Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze abborrite

delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava,

che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde

stalle, aperte a tutti gli armenti[37].

Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la

Visigotica spada in pro del _tenue Tevere_. Nè la trasse. Roma nel

475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli

Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già

levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli

Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè

avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline,

sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di

sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare

Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da'

Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso

degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi

abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente

del _Semideo_ Gapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe

condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla

Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.

Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere

il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica

loro _Architettura Gotica_ Oltredanubiana. S'invaghirono delle forme

Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li

tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica.

In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le

Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere

in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un

qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile

di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver

conservate intere le memorie dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana

spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali.

Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù

illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a

queste Provincie delle Gallie il nome di _Gallia Gotica_; nome, che

sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io

da indi in qua userò altro vocabolo se non questo di _Gallia Gotica_,

per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti

nelle Gallie.

Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si

trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere

stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono e si

distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese

Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a

tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto _Ulfilano_ e la

Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti

d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta

Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in

altre Provincie d'Europa. Tale il _Codice argenteo_ d'Upsal; cioè la

Traduzione _Ulfilana_ de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato

in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della

lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.

Della architettura gotica · 第 12 / 44 题