Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso
il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i
Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e GESÙ CRISTO;
poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri
Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora
un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli
Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro _Pilofori_, nè
dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè
tardò Clemente Alessandrino[18] rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193,
i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora
le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj,
e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la
rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi
ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce
all'_Architettura Gotica_, ed alla rinomanza degli edificj posti a
quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut
e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori
a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie
i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran
ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori.