Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo,
allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre
il Danubio ed impadronirsi del lor _Sacro Monte_. Invano Stazio,
adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza _restituito a'
Daci_[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono
il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in
Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono
disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui
tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si
sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi
anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus in MOESIA DACIAQUE.... amissi;
tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam
de _limite Imperii et ripâ_, sed de hybernis legionum et possessione
dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus
funeribus ac cladibus insigniretur......».
Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo,
che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi
delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide
le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il Getico popolo apprese
da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia
dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in
Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania;
là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del
Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto
disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono
tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato
da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano
si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il
tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili
e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani.
E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo,
e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria
maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici
Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la
vita, e che portavano il nome d'_Immortali_. Ma larga materia di riso
apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti.
Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore
nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la
Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo
dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di
Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro
della Germania, verso l'anno 98 di GESÙ CRISTO. Non parlo di ciò che
ivi si dice del _guidrigildo_, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato
questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico
Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli
altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia
da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini
Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le
discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili
dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non
chiedevasi altro che il grano in Germania (_sola seges imperatur_):
soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano
le città (_urbes nullas habitari_) e non si costruivano i tugurj vicini
gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj
di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza
dell'arte d'edificare (_inscitia aedificandi_). Niun uso della calce;
niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di
fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate
in tal guisa fra le mura (_parietibus cohibere Deos_). Quando poi si
cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si
chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana.
So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di
Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si
tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità
fra essi Germani e gl'_Immortali_ così di Zamolxi come soprattutto di
Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà
mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso
della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.
Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle
selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza
toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e
massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali,
quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto
secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra'
Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla
Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e
che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio.
S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute
vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla
Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si
separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo
modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a
Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta
da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti
della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti
del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le
quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma,
che ho detto essersi chiamato _Ulfilano_. Questo s'andò successivamente
insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura
oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più
ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi
del Vangelo: ma chi più degli _Immortali_ di Zamolxi potea tenersi per
un popolo capace del Cristianesimo?