IV.

Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo,

allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre

il Danubio ed impadronirsi del lor _Sacro Monte_. Invano Stazio,

adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza _restituito a'

Daci_[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono

il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in

Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono

disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui

tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si

sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi

anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus in MOESIA DACIAQUE.... amissi;

tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam

de _limite Imperii et ripâ_, sed de hybernis legionum et possessione

dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus

funeribus ac cladibus insigniretur......».

Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo,

che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi

delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide

le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il Getico popolo apprese

da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia

dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in

Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania;

là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del

Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto

disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono

tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato

da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano

si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il

tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili

e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani.

E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo,

e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria

maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici

Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la

vita, e che portavano il nome d'_Immortali_. Ma larga materia di riso

apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti.

Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore

nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la

Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo

dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di

Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro

della Germania, verso l'anno 98 di GESÙ CRISTO. Non parlo di ciò che

ivi si dice del _guidrigildo_, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato

questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico

Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli

altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia

da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini

Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le

discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili

dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non

chiedevasi altro che il grano in Germania (_sola seges imperatur_):

soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano

le città (_urbes nullas habitari_) e non si costruivano i tugurj vicini

gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj

di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza

dell'arte d'edificare (_inscitia aedificandi_). Niun uso della calce;

niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di

fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate

in tal guisa fra le mura (_parietibus cohibere Deos_). Quando poi si

cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si

chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana.

So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di

Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si

tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità

fra essi Germani e gl'_Immortali_ così di Zamolxi come soprattutto di

Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà

mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso

della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.

Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle

selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza

toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e

massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali,

quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto

secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra'

Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla

Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e

che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio.

S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute

vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla

Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si

separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo

modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a

Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta

da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti

della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti

del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le

quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma,

che ho detto essersi chiamato _Ulfilano_. Questo s'andò successivamente

insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura

oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più

ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi

del Vangelo: ma chi più degli _Immortali_ di Zamolxi potea tenersi per

un popolo capace del Cristianesimo?

Della architettura gotica · 第 6 / 44 题