II.

Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i Geti o

Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana

in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati,

quando si videro prorompere alla volta del Macedone i _Pii_, ravvolti

nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor _Cetre_ in mano,

sì come narra lo Storico Dione Crisostomo[3]. A' loro concenti non

aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente

Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, nata dal

Re loro Gotila[4]. In quell'età, già le Colonie dei Geti di Tracia

erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già costruita

la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli assalì con

breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi giunse non

osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle biade cresciute

nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, ma i Geti ne

fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo il suo

Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila Macedoni contro essi.

Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella che presero di Lisimaco,

successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, quando il Re de' Geti

Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, e, secondo il costume

Zamolxiano, apprestogli splendide cene, dopo le quali e' diè al vinto

Lisimaco una sua figliuola in nuora.

Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante la

pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e

del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono

tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci la

Storia de' progressi, che il popolo degl'_Immortali_ di Zamolxi fece

nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori Ecateo

d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, per quanto può

raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico di Lesbo,

Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non tacquero de' Geti e

delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse con altre genti e

narrò incredibili cose, quantunque avesse detto il vero, lodando

le _Cetre_ de' _Pii_[5]. Nel secondo secolo innanzi l'Era Volgare,

Posidonio rammentò l'usanze de' Getici _Ctisti_ o _Capnobati_ da' quali

s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera una particolar sorta

di suffumigj e di sacrificj[6]. Queste memorie di Posidonio ci furono

trasmesse da Strabone, che più e meglio di qualunque altro avrebbe con

la sua perspicua brevità potuto delinearci le Storie antiche de' Goti:

ma da ciò per l'appunto, e con nostro grave danno, e' disse volersi

rimanere[7]. Niun popolo intanto fra quelli, a' quali davasi da' Greci

l'appellazione di Barbari, avea Storie più antiche e più certe di

quelle de' Geti o Goti.

Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica

presso gl'_Immortali_ recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone

distingue col titolo di _prestigiatore_, per additare le maravigliose

riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed i suoi

stabilimenti sul Sacro Monte detto de' _Cogeoni_. Venne dall'Egitto e

dall'Oriente sì fatto _prestigiatore_: introdusse il culto dei Minori

Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli Tempj, che

attestano sempre viva e fiorente la successione delle Architettoniche

arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo di Zamolxi avea dato i

lineamenti, Orientali forse, non Egizj, e che fu la sede primiera delle

sue incantagioni.

Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando

Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti

e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale

Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli fe' onori e

lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero spargesse

nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra gl'_Immortali_.

Deceneo diè il nome di _Pilofori_ o di _Pileati_ agli antichi _Zorabos

Tereos_, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, cioè, di sì

fatti _Pilofori_, donde i Re uscivano, e nell'altro de' _Capelluti_

o _Criniti_, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in Italia

sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, dette

_Bellagini_[8], le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora

scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto

secolo di nostra salute.

In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i Geti si

servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di qualche

altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era Volgare

in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto alla forma, che oggi

questo conserva, e che da lui prese il nome di _Ulfilano_. Allo stesso

modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti nella patria e primitiva

lor lingua, usarono per lunga stagione l'Alfabeto Siriaco: poi venne

Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, e si fece autor di quello, che fiorì e

fiorisce in Armenia.

Poichè le _Bellagini_ vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene

senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'_Immortali_ era già dunque

costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando nei giorni

d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di quà dal Danubio.

Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare i costumi

barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di quà e di là dal gran

fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? all'esule s'apprese la

fiamma di scrivere un libriccino in lingua Getica, od almeno di fingere

d'averlo scritto; e sebbene un Romano ed un odiator sì fiero di quel

popolo dicesse, che di ciò _vergognavasi_[9], egli nondimeno affermò

d'averlo dettato quel suo libriccino o poemetto. Fu in lode di Augusto,

ed ordinato ad ottener la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di

teneri affetti e di delicate adulazioni.

Della architettura gotica · 第 4 / 44 题