La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio movente
l'odio pubblico e antico inverso il governo di Roma; per occasione, la
cacciata di Carlo decimo dal suolo di Francia; e per ultimo impulso,
il principio del non intervento con solennità proclamato dai ministri
di Luigi Filippo. Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel
principio ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave
moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati; e ciò, non
per poca avversione contro al governo assoluto, massime contro a quello
sbrigliato e sconvolto de' preti; ma per avere in sulle porte uno
straniero formidabile, apparecchiato a spegner nel sangue ogni sorgente
favilla di libertà. Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media
con ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi
fecela operare e procedere in ogni cosa con languore non iscusabile.
Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti politici anteriori, un
vero incremento di bene in ciò, ch'ella fu tutta di pensieri e di
voglie italiane, senz'ombra d'interessi e ambizioni municipali: il
che in ispecie lasciòssi scorgere e ravvisare ne' colori nazionali
inalberati dappertutto spontaneamente, nel gridarsi non altro che
_Viva l'Italia_; e in questo eziandio, che il governo principale colà
costituito s'intitolò _Governo provvisorio delle provincie unite
italiane_, volendo significare ch'egli aspettava altro maggiore
e miglior governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero
addivenuti provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare a
certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del governo
particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili a' poveri
Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li salutava fratelli e
amávali come tali; ma la sciocca paura di non dare appicco all'Austria
d'intervenire e alla Francia di non impedirlo, fece scrivere e fare
parecchie inutili dissimulazioni, e certe finte e mostre più da
fanciulli che da uomini gravi e sensati.
«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva all'Italia
media mancare altresì ogni fede in sè medesima, e ogni gagliardia
disperata per tentare di mettere in salvo la libertà. Tuttavolta io
penso che più di un fortunato accidente poteva impedire il disastro,
o ripararlo in massima parte, e cangiare forse per sempre i destini
della Penisola. Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse
scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore degli animi
ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli non fossero ascesi
al trono in que' medesimi dì due principi nuovi, a cui riuscì molto
facile il tener sospesi i corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i
più) con vane aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra
piega avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi
giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso un
uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando le poche ma buone
truppe stanziate in que' luoghi, fosse proceduto diritto inverso gli
Abbruzzi per sollevarli, od anche avesse marciato fin sotto Roma; tale
era in que' giorni lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati,
che quella Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si
importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità nel vicino
reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano le cose mutato faccia:
tanto nelle rivoluzioni conviene essere attivi e solleciti. Io accenno
poi cotesti varj supposti, ognuno de' quali non mi par temerario a dire
che bastava forse a far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè
si vegga che quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come
taluni van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del vero,
dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà quel paese, ove
un qualche favorevole accidente la può far sorgere e far perdurare.
Ma tornando alla sollevazione del 1831, egli è da avvertire che sul
cadere di marzo la corte romana, per lettere autografe di personaggi
altissimi, venne accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere
a rimetterla in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa
tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli spiriti,
e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò gente campagnuola
e rozza, raggranellata nella Sabina e in Marittima; sparse danari e
indulgenze in Trastevere; sollevò gli animi, come potè il meglio, colle
predicazioni, e colle altre solite arti giovátele ne' vecchi tempi
maravigliosamente, e neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo
ciò, l'entrare in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani
volontarj più non era fattibile; e la causa della libertà italiana
dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti generazioni
ed alle future, che la salute della patria non istà mai in altre mani
salvo che nelle proprie, e non vien data ma vien rapita, non si trova
ma si conquista.
Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato romano, tre
cose, a mio giudizio, furono di momento. La prima, che quanto grande
mostròssi in ciascuno l'inesperienza de' gravi negozj, altrettanto
riuscì bella e notabile la modestia, la probità e il disinteresse. La
seconda, che troppo si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente
de' mezzi legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta
dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia. La
terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione iterata e solenne
di abolire affatto il dominio temporale de' papi, nè scandalizzavano
le moltitudini, nè accendevano contro di noi la parte loro più
numerosa e ignorante. Gl'increduli e gl'indifferenti ne giubilavano;
i credenti e pii vi scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi
peccati del clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto,
la sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai nelle
sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo nella
storia civile de' nostri tempi; conciossiachè ella dichiarò al mondo
intiero cristiano, che quel dominio pontificale, stato per secoli una
delle funeste cagioni delle sventure italiane, e la principalissima
de' vizj e disordini della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza
propria, e sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle
popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini suoi, e
per quanto il comporta la nostra età, ripristinare le forme e gli abiti
popolari antichi, e rimettersi in cuore gli spiriti generosi del regno
di Alessandro III.