AGLI ELETTORI DI PINEROLO E DEL SESTO COLLEGIO DI GENOVA.

Fallitami una condizione richiesta ad esercitare l'ufficio di Deputato,

a me fallisce, Elettori, eziandio l'onore e la dignità di sedere

vostro rappresentante nel Parlamento. Ciò, per altro, non mi scema

il dovere di ringraziarvi pubblicamente, siccome fo, del mandato da

voi proffertomi; il quale, secondo mio costume, nè avea chiesto, nè

in alcuna guisa brigato e sollecitato. Io vi ringrazio, pertanto, con

caldo animo di aver voluto, scegliendomi, rendere buona testimonianza

all'intera mia vita, e dimostrare altresì ai popoli subalpini, che

voi tenete per concittadini vostri tutti i figliuoli d'Italia, e

credete ottimo consiglio di non rimovere dalla patria ogni soccorso

d'ingegno e d'opera che venir le possa da quelli. Intanto, col vostro

suffragio succeduto alle stampe del Comitato Elettorale della Liguria

da me sottoscritte, voi dato avete conferma e sanzione ai principii

in esse manifestati; e di ciò pure vi riferisco grazie speciali, e

trággone assicuranza e compiacimento: perchè non è mancato chi à voluto

appuntarle, e far chiose e commenti strani intorno ad alcuni nomi;

quasi che una lista prolissa di candidati non sia materia sottoposta

a molti accidenti, e ad alcuni peculiari e individuali rispetti e

motivi; e la volontà e l'opinione dei proponenti non uscisse chiara

e sincera dal tutto insieme della nota. E neppure è mancato in altre

provincie d'Italia chi quelle mie proteste d'imparzialità e di spirito

temperato e conciliativo à stimato insufficienti, e non abbastanza al

presente ministero inchinevoli e amiche: come se un ministero leale

e fidante nel proprio operato voglia e possa adombrarsi d'uomini

moderati, imparziali e conciliativi; atteso che questi certissimamente

piegheranno alla parte sua non pure quando la visibile bontà degli

atti di lui e il suo antico e assennato amore delle libere istituzioni

ad essi lo raccomandi, ma ben anche allora che, salvo l'onore e i

principii, la necessità dell'utile pubblico ciò senz'altro rispetto

e ragione lor comandasse. E in ambo i casi tanto più peserebbe e

fruttificherebbe il lor voto, quanto non cadrebbero appo veruno in

sospetto di servilità e di cieca adesione; e in quanto (giova serbarlo

in memoria) le passate miserie e paure non concedono ancora alla

moltitudine di spogliarsi di ogni sinistra preoccupazione inverso chi

regge la cosa pubblica, o loro s'accosta senza riserbo. D'altro lato,

io non so intendere come in paese da passioni tuttora commosso, e dalle

quali non sembrava abbastanza immune neppure chi amministra e provvede,

e quando era discrepanza non lieve di giudicii e di massime, chi volea

ragionar di concordia e persuadere ogni mente ad accorrere a dare i

suffragi, dovesse tutto gittarsi dall'una delle bande, e farsi tromba

di un sol partito.

Il proposito di tutti voi, Elettori, fu di sottrarre da ogni rischio

non solo la legge fondamentale, ma eziandio ciascuna di quelle che sono

domandate organiche, e mallevano l'uso e l'autorità dei vostri supremi

diritti. Nell'una e nell'altre torna funesta al presente ogni notabile

mutazione; imperocchè al popolo fa ora bisogno, sopra ogni cosa, il

sentimento comune e profondo della sicurezza, della fiducia e della

stabilità e perduranza; e il potere egli, senza alcuna apprensione e

sospetto, restringersi tutto col Governo, e francamente e vigorosamente

ajutarlo. Ma sia lode al vero; da chi temiamo oggi che possa procedere

maggiore pericolo di mutazione e maggior contrasto alle nuove

franchigie? dai nemici della libertà, ovvero dai troppo amici? Contro

questi è la condizione grave dei tempi, sono l'uso e l'esperienza

cresciuti, è il buon senso italiano che disnebbiato dal fumo delle

astiose passioni, torna a poco a poco a risplendere di sua tranquilla e

nitida luce. Per contra, ai nemici palesi od occulti della libertà, e

a coloro che se non ucciderla affatto, vorrebbono almeno a tisichezza

condurla, ogni cosa sembra in Europa dare ansa e recar favore; e

poco meno che la intera Diplomazia, massime intorno di noi, dà loro

di spalla, e tutto dì li rinfocola e sprona e consiglia. Ciò posto,

chi non vede la convenienza, o, meglio, la necessità di mandare al

Parlamento uomini tanto caldi e fermi e fondati nell'amore di libertà,

quanto assegnati e riguardosi; e così indipendenti, imparziali e scevri

d'ogni affetto di parte, come leali e conciliativi? Conciossiachè

siffatti uomini solamente, senza spiacere agli incerti e incuranti,

che sono i più, nè troppo offendere quelli cui il passato facea prode,

valgono a spirare fidanza piena e durabile alla parte viva e illuminata

del popolo, nella quale sola può da ultimo il nostro liberale Governo

trovare difesa sincera, e sostegno naturale e gagliardo. Solo uomini

indipendenti e conciliativi insieme ànno vera facoltà di porgere ajuto

efficace e valido al ministero presente, talchè resista, dove occorra,

con avveduta saldezza e prudenza alle aperte e alle soppiatte esigenze

ed insidie esterne; e perchè respinga facilmente sì le innovazioni

importune e immature, e le smoderanze degli impazienti e fanatici; e sì

quello che al dì d'oggi è più temibile assai, le voglie cioè risorte

e i disegni ripigliati di reazione, e qualunque infelice proposta di

legge, con fine d'intaccare e restringere le libertà delle quali tutti

per lo Statuto godiamo.

Queste considerazioni moveano voi, Elettori, nella vostra scelta;

moveano me, con pochi altri buoni italiani, a sottoscrivere le

circolari del Comitato Elettorale della Liguria. Io mi do pace assai

facilmente che se ne facciano ora poco benevole interpretazioni, e

ingiuriose alla fama mia. Più d'una volta i fatti ànnomi vendicato e

assoluto degli altrui torti giudicj;[44] ed io so troppo bene, che pesa

continuo sopra di me la sventura ostinata, ma non però ingloriosa, di

aver dispiaciuto a gente che mai non si placa e mai non perdona.

Genova, li 27 dicembre del 1849.

Scritti politici · 第 282 / 310 题