Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra, a far
venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno, se in voi
mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di più avanti considerare
l'essere sostanziale della virtù, seguitando a bene distinguerlo
e segregarlo dagli accidenti, massime dagli esteriori assai più
soggetti all'arbitrio dei casi e al torto giudicio degli uomini, le
lodi che mi rimangono a dire di CARLO ALBERTO riusciranno maggiori
e più rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi
con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì fra tutte le
genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse fattibile, io
chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda del mio discorso
gli uomini tutti che ànno in Europa autorità e ingerimento continuo
e principale nelle faccende publiche, ed assai facoltà d'informare e
allevare l'animo e l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero,
che io farei ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la
imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato mio esser
tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che fuor del mio
têma di per sè traluce e sfavilla.
Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono la nostra
età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti delle sue fatiche e de'
suoi tentamenti, il pessimo, al mio sentire, si è quella inerzia della
gente mezzana a combattere il male e zelare il bene; quel difetto
di fede profonda ed inconsumabile nella verità e nella giustizia;
quei concetti o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed
alle franchigie, come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese
cittadinesche; quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del
dovere, e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza
contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi, pur troppo, è
nato che l'eguaglianza civile e politica viene professata e voluta più
assai per invidia dei beni e delle preminenze altrui, che per ispirito
vivo e sincero di dolce fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi
ad alzare ed accostare gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni
cima, e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni condizione
e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura democrazía:
quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle speranze sopramondane,
e lasciatogli le sole mondane e caduche, l'amor dei piaceri e delle
ricchezze predomina e tiranneggia, e nel volgo si fa bestiale, ed
ogni promettitore d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano
in sullo scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione
ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto sdegno ed
irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è scosso e scomposto,
così nessun ordine e nessun assetto naturale e durabile abbia per
anche trovato; e nessun termine di moto e di mutazione al cominciamento
loro consenta e risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni
formidabili e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e
stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni succedono,
tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo della sua civiltà
e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso, vedesi ogni questione
di ordini e istituti politici vinta e risoluta dal ferro; e quei
governi rimanere al di sopra, che meglio conversero le milizie loro in
automati armati, e in cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di
uomini. In cotal guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una
e dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio dello
Stato; e a quella nazione che vive
Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi,
e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo, in
abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime parti e il
supremo arbitrato d'Europa.