VI.

Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra, a far

venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno, se in voi

mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di più avanti considerare

l'essere sostanziale della virtù, seguitando a bene distinguerlo

e segregarlo dagli accidenti, massime dagli esteriori assai più

soggetti all'arbitrio dei casi e al torto giudicio degli uomini, le

lodi che mi rimangono a dire di CARLO ALBERTO riusciranno maggiori

e più rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi

con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì fra tutte le

genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse fattibile, io

chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda del mio discorso

gli uomini tutti che ànno in Europa autorità e ingerimento continuo

e principale nelle faccende publiche, ed assai facoltà d'informare e

allevare l'animo e l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero,

che io farei ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la

imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato mio esser

tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che fuor del mio

têma di per sè traluce e sfavilla.

Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono la nostra

età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti delle sue fatiche e de'

suoi tentamenti, il pessimo, al mio sentire, si è quella inerzia della

gente mezzana a combattere il male e zelare il bene; quel difetto

di fede profonda ed inconsumabile nella verità e nella giustizia;

quei concetti o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed

alle franchigie, come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese

cittadinesche; quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del

dovere, e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza

contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi, pur troppo, è

nato che l'eguaglianza civile e politica viene professata e voluta più

assai per invidia dei beni e delle preminenze altrui, che per ispirito

vivo e sincero di dolce fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi

ad alzare ed accostare gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni

cima, e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni condizione

e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura democrazía:

quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle speranze sopramondane,

e lasciatogli le sole mondane e caduche, l'amor dei piaceri e delle

ricchezze predomina e tiranneggia, e nel volgo si fa bestiale, ed

ogni promettitore d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano

in sullo scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione

ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto sdegno ed

irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è scosso e scomposto,

così nessun ordine e nessun assetto naturale e durabile abbia per

anche trovato; e nessun termine di moto e di mutazione al cominciamento

loro consenta e risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni

formidabili e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e

stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni succedono,

tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo della sua civiltà

e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso, vedesi ogni questione

di ordini e istituti politici vinta e risoluta dal ferro; e quei

governi rimanere al di sopra, che meglio conversero le milizie loro in

automati armati, e in cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di

uomini. In cotal guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una

e dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio dello

Stato; e a quella nazione che vive

Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi,

e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo, in

abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime parti e il

supremo arbitrato d'Europa.

Scritti politici · 第 269 / 310 题