1 marzo 1848.

Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti battiture

delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di pace risorgeva

così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente de' danni passati,

ma lasciavasi addietro quasi ogni altra italiana in prosperità e in

ricchezza. La qual cosa, aggiunge quel gran pensatore, procedeva

singolarmente dalla partecipazione immediata d'ogni cittadino al

Governo ed alla sovranità; il che promoveva in ciascuno un tal senso

della dignità e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente

e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri tempi avendo

abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e potendo le moltitudini

partecipare al Governo solo indirettamente coi mandati che affida ai

rappresentanti, a noi sembra, parlandosi in genere, che sia molto male

ristringere il numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè

gli è un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e

il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere

ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre

Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj.

Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a dir vero,

la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti ed agli ottimi,

e questi debbono essere dall'universale riconosciuti e salutati: e

però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione dovrà reputarsi

migliore, ch'esclude dall'atto di solenne e spontanea ricognizione

coloro soltanto ne' quali difetta compiutamente la facoltà di ravvisare

e stimare il pregio degli uomini.

Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al proprio bene

e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi ed i maggiorenti

scordino l'altrui bene, o non se ne curino. Da ciò è proceduto, che le

moderne Costituzioni poco hanno giovato la parte più numerosa e più

sfortunata del popolo. Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la

legge elettorale parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento

più numerosi patrocinatori del popolo minuto.

V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi; il privato de'

Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto temperamento

consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere affatto e senza

misura il primo al secondo; come in Francia si fa sovente, ed altri

paesi s'avviano a fare. Per tal riguardo, che è pure di gran momento,

la legge elettorale migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti

rappresentare, con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i

Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera.

Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro) sono nel

mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini non idiote, e la

scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque, con ogni industria

da procacciare che il consesso dei Deputati raccolga in sè quelle

due eccellenze; e v'abbia da un lato chi sia pieno dello spirito

popolare; e chi dall'altro partecipi alla sapienza dei pochi; e di

questi ultimi v'abbia i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e

i sommi amministratori. Dove trionfa la sola democrazia e il numero

fa la legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente ogni

cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni. Quivi,

così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di servire e giovare la

patria, fannosi a corteggiar la plebe, e pensieri affettano ed usi

ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto studiare un modo, il quale

senza togliere al popolo il dritto di concorrere all'elezione e farsi

validamente patrocinare nei consessi legislativi, conservi agli uomini

d'alto ingegno e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli

esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee

procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non siano più

del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e perciò, dee lasciarsi

aperta una qualche via onde alle persone di singolar merito che hanno

ottenuto il suffragio di tale o tal municipio, ma non quello del

generale scrutinio, si possa ciò nonpertanto ascrivere la dignità e

l'ufficio di Deputato.

Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti v'è più sapere e

maggiore esperienza, e che i pensieri vi si compongono meno angusti, e

il modo di giudicare è più franco, e procede con massime razionali ed

universali.

Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni cenni

d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e diciamo Italiana, non

perchè molto diversa da tutte le forestiere, ma perchè pon sue radici

nel municipio e negli istituti letterarj, i due più antichi e più

peculiari elementi della civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo,

e quasichè a dire in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo

particolarmente allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale

larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di Stato ha suo

fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali.

1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa

all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente e con

egual diritto a quella de' Deputati.

Scritti politici · 第 165 / 310 题