Nella vita politica è gran bisogno che le opinioni si manifestino,
e ciascuno caldeggi la propria con lealtà e franchezza e con buon
coraggio civile. Da ciò nasce il profitto comune che la verità sia
discoperta e conosciuta con più sicurezza; e la discussione schietta e
libera sminuendo col tempo gli errori, le discrepanze, le ambiguità e
le amplificazioni, produca nell'universale un giusto criterio pratico:
oltrechè gli uomini politici sostenendo con dignità ed a viso aperto i
proprj pareri, possono divenire avversarj ma non nemici; e in quella
parte in cui tutti convengono, che per lo più sono i principj ed i
sentimenti d'amore patrio, d'indipendenza e di libertà, congiungono il
consiglio e l'azione con vigore e concordia maravigliosa.
A ciò abbiamo noi inteso con l'atto che jer l'altro compimmo di
addirizzare un Memoriale al Pontefice; il quale atto fortemente
suggella le nostre opinioni, e dichiara la via che vogliamo calcare
con indeclinabile lealtà e franchezza. E nostro pensiere non è stato al
sicuro, come stima taluno, di versar biasimo sulle insorte popolazioni;
e chi leggerà la Lega del 19 conoscerà bene sino a che punto (secondo
il nostro giudicio) sieno esse scusabili, ed a qual grado di fiera
disperazione abbiale trascinate la mala signoria che pure altra volta
Mosse Palermo a gridar mora mora.
A noi non fu presente se non solo questo concetto; che, cioè, la
sollevazione de' Siciliani da un lato e l'ostinazione cieca e feroce
dall'altro, mettevano del pari a pericolo estremo il risorgimento
pacifico e progressivo d'Italia; e però convien tentare ogni modo
d'intervenire fra esse, e porre ordine ai moti incomposti e freno agli
sformati voleri.
Noi non siamo di quelli che desiderano e sperano di vedere oggidì
in Italia rinnovarsi alcun che del furore repubblicano francese;
il quale, con eccessi inauditi e con ispaventevole vigoria, tenne
fronte agli eserciti collegati e domò le intestine discordie; ma poi,
stanco e della metà consumato, si riposò sotto una ferrea dittatura.
E di grazia, dove sono appo noi le oppressioni feudali, le proprietà
conculcate, i diritti sociali offesi che infiammino le moltitudini?
dove l'aspettazione certa ed universale d'un secolo d'oro di civiltà
vicinissimo, e più bello del sogno di tutti gli antichi filosofi?
dove il senso e l'essere di nazione, nudrito appresso i Francesi
da mille anni di vita comune? dove le tradizioni guerresche, dove
l'animo oltremodo disciplinevole, e le vittorie strepitose e continue,
generanti in quel popolo un salutare orgoglio e una fede invitta in sè
stesso? dove, in corpo smisurato, un solo e gagliardo capo, e membra
numerosissime avvezze a obbedire con alacrità e con ardore? dove,
infine, lo spazio dato alla Francia di parecchi anni bastevole ad
educare le moltitudini e prepararle per ogni guisa al combattimento?
E che? noi mezzo inermi e divisi, noi inesperti e indisciplinati, noi
tutto fuori di quelle singolarissime condizioni poc'anzi rassegnate,
sfideremo non che l'Austria ma pur l'Europa, e vinceremo ad un tempo il
nemico esteriore e interiore?
Chi farà questo enorme prodigio? forse lo immenso vigore della stessa
rivoluzione? Ma quel vigore onde nascerà, se le cagioni anzidette nè
sono nè hanno tempo di sorgere?
In somma, la salute d'Italia intera estremamente pericola se le
manca tempo e opportunità di unirsi, di educare le plebi, d'armarsi
e apparecchiarsi d'accordo co' suoi governi, d'accordo con tutti
gli ordini dello Stato. E però, a lei conviene fuggire le violenti
rivolture, e l'esorbitanza delle pretese e delle passioni che ne
conseguono, e il porsi in nimistà e in discordia co' principi suoi,
con la diplomazia europea, col Papa e la miglior parte del clero.
Questa è la credenza nostra invittissima; e se in lei sta il vero, e la
pluralità degl'Italiani così la pensa, dico che debbe loro rincrescere
fuor di modo così la caparbietà dell'uno come le sollevazioni degli
altri; dico che il disperar subito di salvare l'ordine e la concordia,
e di raddrizzare il moto delle miglioranze e riforme pacifiche, è
debolezza ed avventatezza; dico che dobbiamo invece por mano a tutti i
rimedj, quanti ne sono in facoltà nostra.
Obbiettano ancora, che l'intervenzione e ingerimento morale de'
principi e del Pontefice, e qualunque nostra cooperazione ed azione
privata, quando farà sentire gli effetti suoi, le sorti del Regno
saranno già consumate; imperocchè, o la sollevazione avrà ceduto alla
forza regia, o questa alla sollevazione.
E noi rispondiamo, che ciò per appunto dimostra la grande proficuità
del proposito nostro, riuscendo ugualmente opportuno e ugualmente
utile in ciascuno dei casi. Perchè, se la superano i sollevati,
l'intervenimento morale procaccerà con ogni sforzo di temperare i
vincitori e ricondurli all'ordine ed all'unione; e se il principe
rimarrà superiore, l'intervenimento del pari procaccerà di non pur
scemarne lo sdegno e il risentimento, ma di rompere l'ostinazione
sua contro le larghe riforme ed innovazioni. A chi, poi, estima
che l'una e l'altra cosa sono affatto impossibili ad ottenere, noi
rispondiamo, anzi tutto: che il procedere regolato e concorde del
nostro risorgimento è si bello, sì necessario e sì salutevole, porge
tal nuovo esempio ed arreca tal maraviglia all'Europa, innalza a
siffatta grandezza di fama e d'onore il nome e la sapienza italiana,
che merita sia tentata ogni prova per mantenerlo e difenderlo, e sia
prevenuto col nostro proprio l'intervento degli stranieri. Rispondiamo
in secondo luogo: che mai le cose umane, e massime le politiche, non
riescono tanto assolute ed inesorabili, quanto considerate in astratto
appariscono; e la forza del pubblico voto, qualora sia saldo, manifesto
ed universale, e si conformi affatto col desiderio dei buoni e coi
principii eterni della giustizia e del bene, acquista ne' nostri tempi
un valore ed un'efficacia tanto maggiore ed inestimabile, quanto sembra
celare l'azione sua, ed usar solo le armi spirituali e invisibili della
verità e della persuasione.
(Dalla _Lega Italiana_.)